XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – C – (Lc 20, 27-38)
“Gli si avvicinarono alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione” (Lc 20, 27)
“Ah! Figlia mia, la vera felicità la porta la mia Volontà, solo essa racchiude tutti i beni nell’anima, e facendosi corona intorno all’anima la costituisce regina della vera felicità. Esse sole saranno regine del mio trono, perché sono parto del mio Volere. È tanto vero questo, che quella gente non fu felice; molti mi videro, ma non mi conobbero perché il mio Volere non risiedeva in loro come centro di vita, quindi ad onta che mi videro rimasero infelici; e solo quelli che ricevettero il bene di ricevere nei loro cuori il germe del mio Volere, si disposero a ricevere il bene di vedermi risorto.
Ora il portento della mia redenzione fu la risurrezione – che più che fulgido sole coronò la mia umanità facendovi splendere anche i miei più piccoli atti, d’uno splendore e meraviglia tale da far stupire cielo e terra – che sarà principio, fondamento e compimento di tutti i beni, corona e gloria di tutti i beati. La mia risurrezione è il vero sole che glorifica degnamente la mia umanità, è il sole della religione cattolica, è la vera gloria d’ogni cristiano; senza la risurrezione sarebbe stato come il cielo senza sole, senza calore e senza vita.
Ora la mia risurrezione è simbolo delle anime che formeranno la santità nel mio Volere. I santi di questi secoli passati sono simboli della mia umanità, che sebbene rassegnati non hanno avuto attitudine continua nel mio Volere, quindi non hanno ricevuto l’impronta del sole della mia resurrezione, ma l’impronta delle opere della mia umanità prima della risurrezione. Perciò saranno molti, quasi come stelle mi formeranno un bell’ornamento al cielo della mia umanità; ma i santi del vivere nel mio Volere, che simboleggeranno la mia umanità risorta, saranno pochi. Difatti la mia umanità, prima di morire, molte turbe e folle di gente la videro, ma la mia umanità risorta la videro pochi, i soli credenti, i più disposti, e potrei dire solo quelli che contenevano il germe del mio Volere, ché se ciò non avessero [avuto], mancava loro la vista necessaria per poter vedere la mia umanità gloriosa e risorta, e quindi essere spettatori della mia salita al cielo.
Ora se la mia risurrezione simboleggia i santi del vivere nel mio Volere – e questo con ragione, perché ogni atto, parola, passo, ecc., fatti nel mio Volere è una risurrezione divina che l’anima riceve, è un’impronta di gloria che subisce, è un uscire di sé per entrare nella Divinità e nascondersi nel fulgido sole del mio Volere, e vi ama, opera, pensa – che meraviglia se l’anima resta tutta risorta ed immedesimata nello stesso sole della mia gloria e mi simboleggia la mia umanità risorta? Ma pochi sono quelli che si dispongono a ciò, perché le anime, nella stessa santità vogliono qualche cosa di proprio bene; invece la santità del vivere nel mio Volere, nulla, nulla ha di proprio, ma tutto di Dio; e per disporsi le anime a ciò, di spogliarsi dei beni propri, troppo ci vuole. Perciò non saranno molti; tu non sei nel numero dei molti, ma dei pochi. Perciò sempre attenta alla chiamata ed al tuo volo continuo.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Aprile 15, 1919)
“… Gli posero questa domanda” (Lc 20, 27)
Questa mattina mi sentivo tutta oppressa, siccome era stato monsignore a visitarmi, ché diceva che non era certo che fosse Gesù Cristo che operasse in me. Nel venire il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, per comprendere bene un soggetto ci vuole la credenza, perché senza questa tutto è buio nell’intelletto umano, mentre il solo credere accende nella mente una luce, e per mezzo di questa luce scorge con chiarezza la verità e la falsità, quando opera la grazia e quando la natura [umana], e quando la diabolica.
Vedi, il Vangelo è noto a tutti, ma chi comprende il significato delle mie parole, le verità che in esso contiene? Chi se le conserva nel proprio cuore e ne fa un tesoro per comprarsi il regno eterno? Chi crede; e per tutti gli altri, non solo non ne comprendono un’acca, ma se ne servono per farsene beffe e mettere in burla le cose più sante. Onde si può dire che tutto è scritto nei cuori di chi crede, spera ed ama, e per tutti il resto, niente è scritto per loro. Così è di te, chi tiene un po’ di credenza vede le cose con chiarezza e trova la verità; chi no, vede le cose tutte confuse.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Gennaio 9, 1903)
————————————
“Figlia mia, tutte le cose quaggiù, tanto nell’ordine soprannaturale quanto nell’ordine naturale, sono tutte velate; solo nel cielo sono svelate, perché nella patria celeste non esistono veli ma si veggono le cose come sono in se stesse, sicché lassù non deve lavorare l’intelletto per comprenderle, perché da se stesse si mostrano qual sono, e se lavoro c’è da fare nel beato soggiorno, se pure si può chiamare lavoro, è quello di godere e felicitarsi nelle cose che svelatamente vede; invece quaggiù non è così.
Siccome la natura umana è spirito e corpo, quindi il velo del corpo impedisce all’anima di vedere le mie verità. I sacramenti e tutte le altre cose sono velati, io stesso, Verbo del Padre, avevo il velo della mia Umanità, tutte le mie parole, il mio Vangelo [erano] sotto forme d’esempi e di similitudini, e mi comprendeva chi si avvicinava ad ascoltarmi colla fede nel cuore, coll’umiltà e col voler conoscere le verità che io manifestavo a loro, per metterle in pratica; col far ciò rompevano il velo che nascondeva le mie verità e trovavano il bene che c’era in esse. Colla fede, coll’umiltà e col voler conoscere le mie verità, era un lavoro che facevano, e con questo lavoro rompevano il velo e trovavano le mie verità quali sono in se stesse e quindi restavano legati a me e col bene che contenevano le mie verità. Altri, che non facevano questo lavoro, toccavano il velo delle mie verità, non il frutto che c’era dentro, perciò restavano digiuni, non ne capivano nulla, e voltandomi le spalle si partivano da me.
Così sono le mie verità che io con tanto amore ti ho manifestato sulla mia Divina Volontà; per fare che risplendessero come soli svelati, qual sono, [gli uomini] devono fare il loro lavoro, la via per toccarle, ch’è la fede, devono desiderarle di volerle conoscere, e pregare ed umiliare il loro intelletto per aprirlo, per fare entrare in loro il bene e la vita delle mie verità. Se ciò faranno, romperanno il velo e le troveranno più che fulgido sole, altrimenti resteranno ciechi ed io ripeterò loro il detto del Vangelo: ‘Avete occhi e non vedete, orecchie e non ascoltate, lingua e siete muti’. Vedi, anche nell’ordine naturale tutte le cose son velate; le frutta tengono il velo della corteccia, [ma] chi gusta il bene di mangiarle? Chi fa il lavoro di avvicinarsi all’albero, di coglierlo, di togliere la corteccia che nasconde il frutto, questi gusta e fa suo cibo il frutto desiderato. I campi sono velati di paglie; chi prende il bene che quelle paglie nascondono? Chi li sveste di quelle paglie ha il bene di prendere il grano, per formare il pane per farne il suo cibo quotidiano. Insomma tutte le cose hanno quaggiù il velo che le copre, per dare all’uomo il lavoro e la volontà, l’amore di possederle e gustarle.
Ora le mie verità superano di gran lunga le cose naturali e si presentano alla creatura come nobili regine velate in atto di darsi a loro, ma vogliono il loro lavoro, vogliono che avvicinino i passi della loro volontà ad esse per conoscerle, possederle ed amarle, condizioni necessarie per rompere il velo che le nasconde; rotto il velo, colla loro luce si fanno strada da loro stesse, dandosi in possesso di chi le ha cercate. Ecco la ragione per [cui] chi legge le verità sulla mia Divina Volontà e fanno vedere che non comprendono ciò che leggono, anzi si confondono: perché manca la vera volontà di volerle conoscere; si può dire che manca il lavoro per conoscerle, e senza lavoro non si acquista nulla, né meritano un tanto bene, ed io con giustizia nego loro ciò che abbondantemente do agli umili e che sospirano il gran bene della luce delle mie verità.
Figlia mia, quante mie verità soffogate da chi non ama di conoscerle e non vuol fare il suo piccolo lavoro per possederle! Mi sento che vogliono, se lo potessero, soffogare me stesso. Ed io nel mio dolore son costretto a ripetere ciò che dissi nel Vangelo, e lo faccio coi fatti: che tolgo a chi non tiene o che tenesse qualche piccola cosa dei miei beni, e li lascio nella squallida miseria, perché questi, non volendoli e non amandoli, li terranno senza stimarli e senza frutto, e darò più abbondante a quelli che tengono, perché questi li terranno come preziosi tesori, che li fruttificheranno sempre più”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 28; Agosto 2, 1930)

