57Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. 58I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
59Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. 60Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni».
61Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». 62Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse.
63Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. 64All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
65Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. 66Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

“Diede alla luce un figlio” (Lc 1, 57)

Mi sentivo tutta immersa nel Santo Voler Divino, un’aria celeste e divina mi circondava ed una luce inaccessibile mi faceva presenti, come in atto, tutti gli atti del Voler Supremo, i quali trovando in me lo stesso Volere mi davano il loro bacio ed il loro amore, ed io gli ridavo il mio bacio ed imprimevo il mio ti amo in ogni atto dell’Eterno Volere.
Mi sembrava che tutti volevano essere riconosciuti da me per averne il mio ricambio, accordo perfetto e scambievole possesso. Ora mentre mi trovavo in questo stato, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e con le sue mani divine mi legava in quella luce, in modo che nulla più vedevo che Gesù, la sua Volontà e tutto ciò che essa faceva.
Come mi sentivo felice! Quante gioie inesprimibili provavo! Gesù stesso era tutto in festa e provava tale contento nel vedermi tutta per il suo Volere e nel suo Volere, che sembrava che dimenticava tutto per occuparsi solo della sua Volontà affinché fosse completa in me, e trionfando di tutto potesse avere lo scopo per cui tutte le cose furono create.
Onde dopo mi ha detto: “Figlia mia, piccola neonata della mia Volontà, tu devi sapere che chi è nata nella mia Volontà può essere anche madre, col dare alla luce molti figli al mio Supremo Volere.
Per essere madre è necessario avere materia sufficiente nell’interno, per poter formare con il suo sangue, con la sua carne e con gli alimenti continui il parto che si vuol dare alla luce.
Se non c’è il germe e materia sufficiente, è inutile sperare d’essere madre. Ora in te, essendo nata nel mio Volere, c’è il germe della fecondità, come pure c’è la materia sufficientissima di tutte le manifestazioni che ti ho fatto sul mio Volere.
Ogni conoscenza che ti ho dato, si può dire che può dare un figlio alla luce alla mia Volontà; i tuoi atti continui nel mio Volere sono alimenti abbondanti per formarli prima in te questi figli del Cielo, e poi uscirli fuori come trionfo, onore, gloria e corona della mia Volontà, e perenne gioia della madre che li ha partoriti.
Vedi dunque che significa una manifestazione di più: è un parto di più che fa la mia Volontà, è una vita divina che esce a bene delle creature, è un debilitare le forze dell’umana volontà per costituirvi la fortezza della Volontà Divina.
Come devi dunque stare attenta a non sperdere nulla, anche delle più piccole manifestazioni che ti faccio, perché verresti a togliermi l’onore d’avere un figlio di più, che può narrare a tutti un bene di più sulla mia Volontà per darlo alle creature, onde poterla amare di più e farsi soggiogare dalla potenza del mio Supremo Volere”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 18; Febbraio 21, 1926)

“Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome»” (Lc 1,63)

Continuando il mio solito stato, mi sentivo tutta oppressa per la privazione del mio dolce Gesù. Ora mentre pregavo mi son sentita una persona dietro le mie spalle, ed io non sapendo che fosse Gesù ho avuto un tremito di paura; e lui ha steso il suo braccio e prendendomi la mano in mano mi ha detto:
“Luisa, non temere, sono io.”
Ed io oppressa come stavo e stanca dall’aspettarlo ho detto: “Si vede, o Gesù, che non mi vuoi più bene come prima. Mi hai tolto tutto, anche il patire; mi eri rimasto tu solo e spesso spesso ti involi, e non so come fare né dove trovarti; ah, è proprio vero, non mi vuoi più bene!” E Gesù prendendo un aspetto dignitoso da far temere, ha soggiunto:
“Tu mi offendi col dirmi che non ti voglio più bene come prima. Badaci bene, che il solo sospetto che non t’amassi è per me il più grande affronto. Come, non ti amo! Come, non ti amo! Sicché tieni per un nonnulla tutte le grazie che ti sto facendo?”
Io son restata confusa e tremavo davvero nel vedere l’aspetto severo di Gesù, e nel fondo del mio cuore imploravo perdono, pietà. E lui mitigandosi:
“Promettimi di non dirmelo più; e per farti vedere che ti amo, voglio farti patire facendoti parte delle mie pene.”
Onde dopo aver un poco sofferto, ha ripetuto: “Ora voglio farti vedere come ti amo.”
Onde faceva vedere il suo cuore aperto, e da dentro uscivano mari immensi di potenza, di sapienza, di bontà, d’amore, di bellezza, di santità; ed in ogni centro di questi mari stava scritto:
“Luisa, figlia della mia immensità, figlia della mia potenza, figlia della mia sapienza, figlia della mia bontà, figlia del mio amore, figlia della mia bellezza, figlia della mia santità.”
Io quanto più vedevo, tanto più restavo confusa; e Gesù: “Hai visto quanto ti amo? e come non solo nel mio cuore, ma in tutti i miei attributi porto scritto il tuo nome?
E questo tuo nome scritto in me, fa aprire sempre nuove correnti di grazia, di luce, d’amore, eccetera, verso di te; eppure dici che non ti amo? Come puoi sospettarlo?”
Lo sa solo Gesù come son rimasta schiacciata pensando che avevo offeso il mio Gesù, e poi alla sua presenza. Oh, Dio, che pena! Quanto è brutta la colpa! (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Maggio 15, 1922)

“All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio” (Lc 1, 64)

… “Figlia carissima della mia Volontà, tu devi sapere che il mio Volere non sa fare atti a metà, ma compiuti e con tale pienezza da poter dire: ‘Dove c’è la mia Volontà c’è il mio atto’; e la nostra Divinità vedendo nella nostra Volontà Divina distesa l’adorazione, l’amore della sua creatura, trova il suo poggio nella sua immensità in qualunque punto vuole poggiarsi.
Onde sentiamo la nostra adorazione pro-fonda, che la creatura ci ha messa nella nostra Volontà, e ci poggiamo e riposiamo; sentiamo che dovunque ci ama e ci poggiamo nel suo amore, e così delle sue lodi e benedizioni.
Sicché la creatura nella nostra Volontà diventa il nostro poggio ed il nostro riposo, non vi è cosa che più ci diletta che di trovare il nostro riposo nella creatura nostra, simbolo del riposo che prendemmo dopo aver creata tutta la creazione.
Oltre di ciò la nostra Divina Volontà sta dovunque, e Cielo e terra e tutto sono riempiti fino all’orlo di essa ; sicché tutti sono veli che la nascondono, ma veli muti, e se nel loro mutismo eloquentemente parlano del loro Creatore, non sono loro, ma la mia stessa Volontà nascosta nelle cose create parla a via di segni come se non avesse parola: parla nel sole a via di segni di luce e di calore, nel vento dando segni penetranti ed imperanti, nell’aria dà segni muti, da formarsi respiro di tutte le creature. Oh, se il sole, il vento, l’aria e tutte le al-tre cose create avessero il bene della parola, quante cose direbbero del loro Creatore!
Invece chi è l’opera parlante dell’Ente Supremo? È la creatura. Noi nel crearla l’amammo tanto, che le demmo il gran bene della parola; la nostra Volontà si volle fare parola della creatura, volle uscire dal mutismo delle cose create, e formando l’organo della voce in essa, formò la parola per poter parlare.
Quindi la voce delle creature è velo parlante in cui la mia Volontà parla eloquentemente, sapientemente; e siccome la creatura non dice né fa sempre la stessa cosa come le cose create che non cambiano mai azione, sono sempre al loro posto a fare quella stessa azione che Dio vuole da loro, perciò la mia Volontà mantiene l’attitudine continua della molteplicità dei modi che nella creatura ci sono; onde si può dire che non solo parla nella voce, ma si rende parlante nelle opere, nei passi, nella mente e nel cuore delle creature.
Ma quale non è il nostro dolore nel vedere questa creazione parlante servirsi del gran bene della parola per offenderci, servirsi del dono per offendere il donatore ed impedire il gran prodigio che posso fare, di grazie, d’amore, di conoscenze divine, di santità, che posso fare nell’opera parlante della creatura!
Ma per chi vive nella mia Volontà sono voce che parla, ed oh, quante cose le vado manifestando! Sono in moto ed attitudine continua, godo la piena libertà di fare e dire cose sorprendenti e compio il prodigio della mia Volontà parlante, amante ed operante nella creatura.
Perciò dammi piena libertà, e vedrai ciò che sa fare il mio Volere in te”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 29; Febbraio 13, 1931)