Giovedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Lc 6, 27-38)

27Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, 28benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male.
29A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. 30Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
31E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. 32Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano.
33E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. 34E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.
35Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. 36Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
37Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. 38Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

“Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi” (Lc 6, 35)

Continuando il mio stato, io pensavo alle pene del mio amabile Gesù ed offerivo il mio martirio interno unito alle pene di Gesù, e Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, i carnefici poterono lacerare il mio corpo, insultarmi, calpestarmi, ecc., ma non poterono toccare né la mia Volontà né il mio amore; questi li volli liberi, affinché come due correnti potessero correre, correre senza che nessuno potesse impedirle, riversandomi a bene di tutti, anche degli stessi nemici. Oh, come trionfava la mia Volontà, il mio amore in mezzo ai nemici!
Loro mi colpivano con i flagelli, ed io colpivo i loro cuori col mio amore e con la mia Volontà l’incatenavo; loro mi pungevano la testa con spine, ed il mio amore accendeva la luce nelle loro menti per farmi conoscere; loro mi aprivano piaghe, ed il mio amore sanava le piaghe delle anime loro; loro mi davano morte ed il mio amore restituiva loro la vita, tanto che mentre spirai sulla croce, le vampe del mio amore, toccando il loro cuore, li costrinse a prostrarsi innanzi a me ed a confessarmi per vero Dio. Mai fui così glorioso e trionfatore, come lo fui nelle pene, nel corso della mia vita mortale quaggiù.
Ora figlia mia, a mia somiglianza ho dotato l’anima libera nella volontà e nell’amore. Sicché gli altri possono impadronirsi dell’operato esterno della creatura, ma dell’interno, della volontà, dell’amore, nessuno, nessuno. Ed io stesso la volli libera in questo, affinché liberamente, non forzata, potesse correre questa volontà e questo amore verso di me, ed immergendosi in me potesse offerirmi gli atti più nobili e puri che la creatura può darmi; ed essendo io libero ed essa pure, possiamo riversarci a vicenda e correre, correre verso il Cielo per amare e glorificare il Padre e dimorare insieme con la Trinità Sacrosanta, verso la terra per fare bene a tutti, correre nei cuori di tutti per colpirli d’amore e con la volontà incatenarli e farne conquiste; sicché dote più grande non potevo dare alla creatura.
Ma dove la creatura può fare più sfoggio di questa libera volontà e di questo amore? Nel patire, l’amore cresce, s’ingigantisce la volontà, e come regina regge se stessa, lega il mio cuore, e le sue pene come corona mi circondano, m’impietosiscono e mi faccio dominare. Sicché non so resistere alle pene di un’anima amante, e come regina la tengo al mio fianco, ed è tanto il dominio di questa creatura nelle pene, che le fanno acquistare modi nobili, dignitosi, insinuanti, eroici, disinteressati, simili ai miei modi, che le altre creature fanno a gara a farsi dominare da quest’anima.
E quanto più l’anima opera con me, sta unita con me, s’immedesima con me, tanto più mi sento assorbito dall’anima; sicché come pensa, mi sento assorbire il mio pensiero nella sua mente; come guarda, come parla, come respira, così mi sento assorbire lo sguardo, la voce, il respiro, l’azione, il passo, il palpito; tutto mi assorbe, e mentre mi assorbe fa sempre acquisto dei miei modi, della mia somiglianza, ed io vado continuamente rimirandomi in lei e trovo me stesso.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Dicembre 30, 1916)

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… “Figlia mia benedetta, ciò che è impossibile agli uomini, tutto è possibile a Dio. E se fosse impossibile che la mia Volontà possa regnare come in Cielo così in terra, la mia bontà tutta paterna non avrebbe insegnato la preghiera del Pater Noster, perché far pregare per cose impossibili non l’avrei né io recitato con tanto amore per primo, mettendomi a capo di tutti, né l’avrei insegnata agli apostoli affinché l’insegnassero a tutto il mondo come la preghiera più bella e la più sostanziosa della mia Chiesa. Cose impossibili io non le voglio né le pretendo dalla creatura né io stesso le faccio, le cose impossibili.
Quindi se fosse stato impossibile che la mia Volontà Divina potesse regnare come in Cielo così in terra, avrei insegnato una preghiera inutile e senza effetto, ed io cose inutili non ne so fare; al più aspetto anche secoli, ma devo far sorgere il frutto della mia preghiera insegnata; molto più che gratuitamente, senza che nessuno me l’avesse detto che io dessi questo gran bene che la mia Volontà si facesse come in Cielo così in terra, io stesso come una seconda creazione, [come] senza che nessuno mi pregò io distesi i cieli, creai il sole e tutto il resto, così di mia Volontà tutta spontanea io dissi: ‘Pregate, che la mia Volontà si faccia come in Cielo così in terra’.
E quando spontaneamente si dice: ‘Pregate che ciò avvenga’, senza che nessuno mi ha importunato, significa che prima guardai tutto nella mia onniveggenza, ponderai ben bene le cose, e quando vidi che ciò era possibile allora mi decisi d’insegnare il Pater Noster, volendo la volontà unita alla nostra, che sospirasse e che venisse a regnare come in Cielo così in terra.
Sicché tutto ciò che ho manifestato sulla mia Volontà sta racchiuso in quelle sole parole: ‘Sia fatta la tua Volontà come in Cielo così in terra’. In queste poche parole sono racchiusi abissi di grazie, di santità, di luce, e abissi di comunicazioni e trasformazioni divine tra il Creatore e le creature. Figlia mia, era il regalo che faceva il tuo Gesù alle umane generazioni come compimento della mia redenzione. Il mio amore non era contento ancora, le mie pene non mi avevano portato piena sazietà; volevo, volevo dare ancora, volevo vedere il mio Cielo in terra in mezzo ai figli miei.
Perciò pochi giorni prima di partire per il Cielo, prima decisi di dare la mia Volontà come in Cielo così in terra e dopo insegnai il Pater Noster, nel quale io restai compromesso di dare questo dono. Il tuo Gesù quando si compromette non viene mai meno, perciò non mettere dubbi, e se gli altri dubitano lasciali fare; che ne sanno loro come devo svolgere le cose? Io ho potere e volere nelle mie mani, e ciò mi basta. E tu resta in pace e segui sempre il mio volo; fidati del tuo Gesù e vedrai”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 31; Febbraio 24, 1933)

“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36)

Continuando il mio solito stato, cercavo, e con ansia, il mio sempre amabile Gesù, e lui tutto bontà è venuto e mi ha detto:
“Figlia diletta del mio Volere, vuoi venire nella mia Volontà a sostituir[ti] in modo divino a tanti atti non fatti dagli altri nostri fratelli? a tanti altri fatti umanamente e ad altri atti santi, sì, ma umani e non in ordine divino?
Io tutto ho fatto nell’ordine divino, ma non sono contento ancora, voglio che la creatura entri nella mia Volontà ed in modo divino venga a baciare i miei atti, sostituendosi a tutto come feci io. Perciò vieni, vieni, lo sospiro, lo desidero tanto, che mi metto come in festa quando veggo che la creatura entra in questo ambiente divino e moltiplicandosi insieme con me si moltiplica in tutti, ed ama, ripara, [si] sostituisce a tutti e per ciascuno in modo divino.
Le cose umane non le riconosco più in lei, ma [sono] tutte cose mie; il mio amore sorge e si moltiplica, le riparazioni si moltiplicano all’infinito, le sostituzioni sono divine. Che gioia! Che festa!
Gli stessi santi si uniscono con me e fanno festa e aspettano con ardore che una loro sorella [si] sostituisca agli stessi atti loro, santi nell’ordine umano, ma non nell’ordine divino; mi pregano che subito faccia entrare in questo ambiente divino la creatura e che tutti i loro atti siano sostituiti solo col Voler Divino e con l’impronta dell’Eterno. L’ho fatto io per tutti, ora voglio che lo faccia tu per tutti.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Febbraio 13, 1919)

“Perdonate e sarete perdonati” (Lc 6, 37)

Stavo molto afflitta per la privazione del mio adorabile Gesù e piangevo amaramente, e siccome stavo facendo le Ore della Passione, il pensiero mi tormentava col dirmi: “Vedi a che ti hanno giovato le riparazioni per gli altri? A farti sfuggire Gesù”; e tanti altri spropositi. Ed il benedetto Gesù, mosso a compassione delle mie lacrime, mi ha stretto al suo cuore e mi ha detto:
“Figlia mia, tu sei il mio pungolo; il mio amore si trova alle strette con le tue violenze. Se sapessi quanto soffro al vederti soffrire per causa mia! Ma la giustizia che vuole sfogare e le violenze tue stesse mi costringono a nascondermi, e le cose imperverseranno di più; perciò pazienza.
E poi sappi che le riparazioni fatte per gli altri ti hanno giovato moltissimo, perché riparando per gli altri tu intendevi di fare ciò che feci io, ed io riparavo per tutti ed anche per te, chiedevo perdono per tutti, mi dolevo delle offese di tutti, come pure chiedevo perdono per te, e per te anche mi dolevo.
Quindi facendo tu ciò che feci io, vieni a prendere insieme le riparazioni, il perdono ed il dolore che ebbi per te. Onde che ti potrebbe giovare di più: le mie riparazioni, il mio perdono, il mio dolore, o il tuo? E poi non mi fo vincere mai in amore.
Quando veggo che l’anima per amore mio sta tutta intenta a ripararmi, ad amarmi, a scusarmi e chiedere perdono per i peccatori, io per renderle la pariglia in modo speciale chiedo perdono per lei, riparo ed amo per parte sua, e vado abbellendo l’anima col mio amore, con le mie riparazioni e perdono. Perciò segui a riparare e non suscitare contese tra te e me.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Novembre 30, 1916)