Mercoledì della XXXII settimana del Tempo Ordinario (Lc 17,11-19)
11Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. 12Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza 13e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!».
14Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. 15Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, 16e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
17Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? 18Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». 19E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
“Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? …»” (Lc 17,17)
Continuando il mio solito stato, quando appena ho visto il mio benedetto Gesù quasi in atto di castigare le genti, ed avendolo pregato che si placasse mi ha detto:
“Figlia mia, l’ingratitudine umana è orrenda; non solo i sacramenti, la grazia, i lumi, gli aiuti che do all’uomo, ma anche le stesse doti naturali che gli ho dato, sono tutte luce che servono all’uomo per stradarlo nella via del bene e quindi trovare la propria felicità, e l’uomo convertendo tutto questo in tenebre vi cerca la propria rovina, e mentre vi cerca la rovina dice che cerca il mio (1) proprio bene.
Questa è la condizione dell’uomo; si può dare cecità ed ingratitudine più grande di questa? Figlia, l’unico mio sollievo e gusto che mi può dare la creatura in questi tempi è il sacrificarsi volontariamente per me, perché essendo stato il mio sacrifizio tutto volontario per loro, dove trovo la volontà di sacrificarsi per me mi sento come ricompensato di ciò che feci per loro.
Perciò se vuoi sollevarmi e darmi gusto, sacrificati volontariamente per me.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Settembre 27, 1904)
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(1) forse: suo
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… Detto ciò è scomparso, ma dopo poco è ritornato nell’atto della sua passione quando fu coperto d’obbrobri, d’ignominie, di sputi; ed io gli ho detto: “Signore, insegnatemi che cosa potrei fare per allontanare da voi questi obbrobri e restituirvi gli onori, le lodi e adorazioni.”
E lui ha detto:
“Figlia mia, intorno al mio trono c’è un vuoto, e questo vuoto dev’essere riempito dalla gloria che mi deve la creazione; onde chi mi vede disprezzato dalle altre creature e mi onora, non solo per sé, ma per gli altri, mi fa rinascere gli onori in questo vuoto; quando non mi vede amato e mi ama, mi fa rinascere l’amore; quando vede che riempio le creature di benefizi e non mi sono grate e neppure mi ringraziano, ed essa mi è grata come se fossero fatti ad essa i benefizi e mi ringrazia, mi fa rinascere in questo vuoto il fiore della gratitudine e del ringraziamento, e così di tutto il resto che mi deve la creazione e con ingratitudine nera mi nega.
Ora essendo tutto questo un trabocco della carità dell’anima – che non solo mi rende quello che mi deve per sé, e quello che trabocca da sé me lo fa per altri – essendo frutto della carità questa gloria, questi fiori che mi manda in questo vuoto intorno al mio trono, ne ricevono una tinta più bella e a me gradita.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Dicembre 22, 1903)
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… “Figlia mia, tra tante ferite che contiene il mio cuore, vi sono tre ferite che mi danno pene mortali e tale acerbità di dolore da sorpassare tutte le altre ferite insieme; e queste sono:
Le pene delle mie anime amanti: quando veggo un’anima tutta mia soffrire per causa mia, torturata, conculcata, pronta a soffrire anche la morte più dolorosa per me, io sento le sue pene come se fossero mie e forse di più ancora.
Ah, l’amore sa aprire squarci più profondi, tanto da non far sentire le altre pene! In questa prima ferita entra per prima la mia cara Mamma. Oh, come il suo cuore trafitto per causa delle mie pene traboccava nel mio e ne sentiva al vivo tutte le sue trafitture!
E nel vederla morente e non morire per causa della mia morte, io sentivo nel mio lo strazio, la crudezza del suo martirio, e sentivo le pene della mia morte che sentiva il cuore della mia cara Mamma, ed il mio cuore ne moriva insieme.
Sicché tutte le mie pene unite insieme, innanzi alle pene [da me sofferte per le pene] della mia Mamma, [queste] sorpassavano tutto…
… La seconda ferita mortale del mio cuore è l’ingratitudine. La creatura coll’ingratitudine chiude il mio cuore, anzi lei stessa vi mena la chiave a doppie girate, ed il mio cuore si gonfia perché vuol versare grazie, amore, e non può perché la creatura me l’ha chiuso e vi ha messo il suggello coll’ingratitudine; ed io vo in delirio, smanio senza speranza che questa ferita mi sia rimarginata, perché l’ingratitudine me la va sempre inasprendo dandomi pena mortale.
La terza è l’ostinazione. Che ferita mortale al mio cuore! L’ostinazione è la distruzione di tutti i beni che ho fatto verso la creatura, è la firma di dichiarazione che mette la creatura di non più conoscermi, di non appartenermi più, è la chiave dell’inferno [in] cui la creatura va a precipitarsi; ed il mio cuore ne sente lo strappo, mi si fa in pezzi e mi sento portar via uno di quei pezzi.
Che ferita mortale è l’ostinazione! Figlia mia, entra nel mio cuore e prendi parte a queste mie ferite, compatisci il mio cuore straziato, soffriamo insieme e preghiamo.”
Io sono entrata nel suo cuore: come era doloroso, ma bello, soffrire e pregare con Gesù! (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Gennaio 27, 1919)
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… Sì, o Gesù, Grazie ti ripeto le mille e mille volte, e ti lodo e benedico per tutto ciò che hai fatto e patito per me e per tutti. Grazie e Ti benedico per ogni goccia di sangue che hai versato, per ogni tuo respiro, palpito, passo, parola, sguardo, e per ogni amarezza e offesa che hai sopportato. Per tutto, o mio Gesù, intendo segnarti con un Grazie e un Ti benedico.
Deh, o Gesù, fa che tutto il mio essere ti mandi un flusso continuo di ringraziamenti e benedizioni, in modo da attirare su di me e su tutti il flusso delle tue grazie e benedizioni!… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – Le Ore della Passione; Preghiera di Ringraziamento)

