Sabato della IV settimana del Tempo Ordinario (Mc 6,30-34)
30Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. 34Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
“Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.” (Mc 6,31)
Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù è venuto; e siccome stavo un poco sofferente, mi ha preso nelle sue braccia dicendomi:
“Figlia diletta mia, diletta figlia mia, riposati in me. Anzi le tue pene non tenerle con te, mandale sulla mia croce, affinché facciano corteggio alle mie pene e mi sollevino e le mie pene corteggino le tue e ti sostengano, brucino dello stesso fuoco e si consumino insieme.
Ed io guarderò le tue pene come mie, darò loro gli stessi effetti, lo stesso valore, e faranno gli stessi uffici che feci io sulla croce presso il Padre e presso le anime.
Anzi vieni tu stessa sulla croce. Come saremo felici stando insieme anche patendo! Perché non è il patire che rende infelice la creatura, anzi il patire la rende vittoriosa, gloriosa, ricca, bella; ma è resa infelice quando manca qualche cosa al suo amore.
Tu unita con me sulla croce sarai appagata in tutto nell’amore; le tue pene saranno amore, la tua vita amore, tutta amore, e perciò sarai felice.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Aprile 12, 1917)
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… “Figlia mia, sento il bisogno che la creatura riposi in me ed io in lei; ma sai tu quando la creatura riposa in me ed io in lei? Quando la sua intelligenza pensa a me e mi comprende, lei riposa nell’intelligenza del suo Creatore, e quella del Creatore trova il suo riposo nella mente creata.
Quando la volontà umana si unisce con la Volontà Divina, le due volontà si abbracciano e riposano insieme. Se l’amore umano si eleva su tutte le cose create ed ama solo il suo Dio, che bel riposo trovano a vicenda Dio e l’anima!
Chi dà riposo lo trova; io le faccio da letto e la tengo nel più dolce sonno, avvinta fra le mie braccia. Perciò tu vieni e riposa nel mio seno.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Marzo 18, 1922)
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… “Figlia, sono qui, abbandonati nelle mie braccia e riposati in me; il tuo abbandono in me chiama il mio abbandono in te e forma il mio dolce riposo nell’anima tua.
L’abbandono in me forma la dolce e potente catena che mi lega tanto all’anima, che non posso svincolarmi da essa, fino a rendermi il suo caro e dolce prigioniero.
L’abbandono in me partorisce la vera fiducia, ed essa ha fiducia di me ed io ho fiducia di lei; ho fiducia nel suo amore che non verrà mai meno, ho fiducia nei suoi sacrifici, che non mi rifiuterà mai nulla di ciò che voglio, ed ho tutta la fiducia che posso compiere i miei disegni.
L’abbandono in me dice che mi dà libertà e sono libero di fare ciò che io voglio, ed io affidandomi a lei le manifesto i miei più intimi segreti.
Perciò, figlia mia, ti voglio tutta abbandonata nelle mie braccia, e quanto più abbandonata in me, più sentirai il mio abbandono in te”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 29; Ottobre 26, 1931)
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… “Figlia del mio Volere, hai visto come l’immensità del mio Fiat è irraggiungibile? Nessuna mente creata, per quanto santa, può abbracciarla e guardare dove terminano i suoi confini; tutti tengono il loro posto in essa, anzi ogni creatura tiene il suo piccolo campo nell’immensità della mia Divina Volontà. Ma chi lavora questo piccolo campo assegnatole?
Chi vive in essa, perché vivendo in essa [la mia Divina Volontà] si fa la prima lavoratrice, e prendendo nel suo grembo la creatura la tiene occupata, immedesimata nel lavoro che vuole che faccia nel piccolo campicello che le è stato dato nella mia Volontà ; e siccome possiede la sua forza creatrice, ciò che la creatura potrebbe fare in un secolo, insieme con essa lo fa in un’ora, sicché in un’ora può acquistare un secolo d’amore, d’opere, di sacrifizi, di conoscenze divine, d’adorazioni profonde.
E dopo il lavoro [la mia Divina Volontà] chiama l’anima al riposo per felicitarsi e riposarsi insieme; e poi vedendo il bello del campicello, la gioia che provano, per felicitarsi di più ritornano al lavoro.
È un alternarsi di lavoro e di riposo, perché tra le tante qualità che possiede, la mia Divina Volontà è moto e attitudine continua, non è oziosa; anzi ad ogni cosa creata ha dato il suo lavoro continuo per glorificarsi e per fare bene a tutti.
Gli oziosi non esistono nella mia Volontà, anzi in essa tutto è lavoro; se [la creatura] ama è lavoro, se si occupa a conoscerci è lavoro, se ci adora, se soffre, se prega, è lavoro, e lavoro divino, non umano, che convertendosi in monetina d’infinito valore, possono acquistare come formare il loro campicello più grande.
Ora figlia mia, tu devi sapere ch’è mia Volontà assoluta che la creatura faccia la mia Volontà. Come sospiro di vederla regnante ed operante in essa! Come voglio sentir dire: ‘La Volontà di Dio è la mia, ciò che vuole Dio voglio io, ciò che fa Dio faccio io’! Ora essendo mia Volontà che viva in essa, dovevo darle i mezzi, gli aiuti necessari.
Ed ecco la mia Umanità che si mette a disposizione della creatura nel piccolo campicello dell’immensità della mia Volontà assegnatole, che esibisco la mia forza per sostenere la sua debolezza, le mie pene per aiuto delle sue, il mio amore per nascondere il suo nel mio, la mia santità per coprirla, la mia vita per appoggio e sostegno della sua e per farne il modello; insomma la mia Divina Volontà deve trovare tanti Gesù per quante creature vogliono vivere di mia Volontà.
Ed allora essa non troverà più intoppo da parte di esse, perché io le terrò nascoste in me ed avrà che ci fare più con me che con esse, e le creature troveranno tutti gli aiuti necessari sovrabbondanti per vivere di mia Volontà. È solito di Dio che quando vuole una cosa, dà tutto ciò che ci vuole per fare che ciò che vuole avesse il suo compimento.
Quindi vorrei che sappiano le creature che io mi metto a disposizione di quelli che vogliono vivere di mia Volontà; essi troveranno la mia vita che supplirà a tutto ciò che ci vuole per farli vivere nel mare del mio Voler Divino.
Altrimenti il loro piccolo campicello nella mia immensità resterà senza lavoro e quindi senza frutto, senza felicità e senza gioia; saranno come quelli che vivono sotto al sole senza mai far nulla, ed il sole servirà a bruciarli ed a dar loro una sete ardente, da sentirsi morire.
Sicché le creature tutte, per ragione di creazione si trovano in questa immensità, ma se la loro volontà non se la fa con la mia, vivono a loro stesse, si sentiranno bruciare tutti i beni ed avranno la sete delle passioni, del peccato, delle debolezze che le tormenteranno.
Perciò non vi è male maggiore che non vivere di mia Volontà” … (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Agosto 23, 1936)
“Riposatevi un po’” (Mc 6, 31)
Trovandomi fuori di me stessa, mi pareva che fosse notte e vedevo tutto l’universo, tutto l’ordine della natura, il cielo stellato, il silenzio notturno; insomma mi pareva che tutto avesse un significato. Mentre ciò vedevo, mi pareva vedere Nostro Signore che prendendo la parola su ciò che vedevo ha detto:
“Tutta la natura invita ad un riposo, ma qual è il vero riposo? È il riposo interno, il silenzio di tutto ciò che non è Dio. Vedi le stelle scintillanti di luce temperata, non abbagliante come il sole, il sonno, il silenzio di tutta la natura, degli uomini e fin degli animali, che tutti cercano un luogo, una tana dove starsene in silenzio e riposarsi dalla stanchezza della vita.
Se ciò è necessario per il corpo, molto più per l’anima. È necessario riposarsi nel suo proprio centro che è Dio. Ma per potersi riposare in Dio è necessario il silenzio interno, come al corpo è necessario il silenzio esteriore per potersi placidamente addormentare.
Ma qual è questo silenzio interiore? È di far zittire le proprie passioni col tenerle a posto, di imporre silenzio ai desideri, alle inclinazioni, agli affetti, insomma, a tutto ciò che non chiama Dio.
Or qual è il mezzo per giungere l’uomo a ciò? L’unico mezzo ed assolutamente necessario è di disfare il proprio essere secondo la natura, ridurlo al nulla come un nulla era prima che fosse creato; e quando avrà ridotto al nulla il suo essere, riprenderlo in Dio. Figlia mia, tutte le cose dal nulla hanno principio.
Questa stessa macchina dell’universo che tu rimiri con tanto ordine, se prima di crearla fosse stata ripiena d’altre cose, non avrei potuto mettere la mia mano creatrice per farla con tanta maestria e renderla tanto splendida ed ornata; al più avrei potuto disfare tutto ciò che ci poteva essere, e poi rifarla come a me piaceva.
Ma siamo sempre lì, che tutte le mie opere dal nulla hanno principio, e quando c’è mischianza di altre cose non è decoroso della mia Maestà scendere ed operare nell’anima; ma quando l’anima si riduce al nulla e risale a me e prende il suo essere nel mio, allora io vi opero da quel Dio che sono, e l’anima vi trova il vero riposo. Eccoti che tutte le virtù dall’umiltà e dall’annientamento di sé stesso hanno principio.”
Chi può dire quanto comprendevo su ciò che mi diceva il benedetto Gesù? Oh, come felice sarebbe l’anima mia se potessi giungere a disfare il mio povero essere per poter ricevere dal mio Dio il suo Essere Divino! Oh, come mi nobiliterei, come resterei santificata! Ma quale sciocchezza è la mia? dove mi abbia il cervello se ancor non lo faccio?
Che miseria umana che, invece di cercare il suo vero bene e di prendere il suo volo in alto, si contenta di arrampicarsi per terra e di vivere nel fango e nel marciume! (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 3; Maggio 20, 1900)

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Public domain, via Wikimedia Commons