Giovedì della VI settimana del Tempo Ordinario (Mc 8,27-33)

27Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». 28Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti».
29Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». 30E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
31E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. 32Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo.
33Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

“Ma voi, chi dite che io sia?” (Mc 8,29)

Questa mattina il mio amabile Gesù è venuto in mezzo ad una luce, e guardandomi come se mi penetrasse da per tutto, tanto che mi sentivo annichilita, mi ha detto: “Chi sono io e chi sei tu?”
Queste parole mi penetravano fino alle midolla delle ossa, scorgevo l’infinita distanza che passa tra l’infinito e il finito, tra il Tutto e il niente; non solo, ma vi scorgevo la malizia di questo nulla, ed il modo come si era infangato. Mi pareva come un pesce che nuota nelle acque; così l’anima mia nuotava nel marciume, nei vermi e in tante altre cose, atte solo a mettere orrore alla vista. O Dio, che vista abominevole! L’anima mia avrebbe voluto fuggire dinnanzi alla vista di Dio tre volte Santo; ma con altre due parole mi lega, e cioè: “Qual è l’amor mio verso di te? E qual è il tuo contraccambio verso di me?”
Ora mentre alla prima parola avrei voluto fuggire, spaventata dalla sua presenza, alle seconde parole: “Qual è l’amor mio verso di te?”, mi son trovata legata, inabissata e legata da tutte le parti dal suo amore, sicché la mia esistenza è un prodotto dell’amore suo; onde se quest’amore cessava, io più non esistevo. Quindi mi pareva che i palpiti del cuore, [l’]intelligenza e fino il respiro, d’essere un riprodotto del suo amore. Io nuotavo in lui, ed anche a voler fuggire mi parrebbe impossibile farlo, perché il suo amore da per tutto mi circonda. Il mio amore poi mi pareva come una gocciolina d’acqua gettata nel mare, che scomparisce, non si sa più discernere. Quante cose ho compreso, ma il volerle dire, andrei troppo per le lunghe.
Quindi Gesù è scomparso ed io son rimasta tutta confusa; mi vedevo tutta peccati, e nel mio interno imploravo perdono e misericordia. Dopo poco il mio unico Bene è ritornato, ed io mi sentivo tutta inzuppata dall’amarezza e dal dolore dei miei peccati, e lui mi ha detto: “Figlia mia, quando un’anima è convinta d’aver fatto male nell’offendermi, già fa l’uffizio della Maddalena che bagnò i miei piedi con le sue lacrime, li unse col balsamo e li asciugò coi suoi capelli.
L’anima, quando incomincia a rimirare in sé il male che ha fatto, mi prepara un bagno alle mie piaghe; vedendo il male, ne riceve un’amarezza e ne prova un dolore, e con questo viene ad ungere le mie piaghe con un balsamo squisitissimo. Da questa conoscenza l’anima vorrebbe fare una riparazione, e vedendo l’ingratitudine passata si sente nascere in sé l’amore verso un Dio tanto buono, e vorrebbe mettere la sua vita per attestare l’amore suo, e questo sono i capelli che, come tante catene d’oro, la legano all’amore mio.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 2; Ottobre 28, 1899)

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La mia piccola intelligenza va sempre spaziandosi nel mare immenso del Divin Volere, ed appena sa ritenere le goccioline delle tante verità ed innumerevoli bellezze che gli appartengono. Oh, Volontà inarrivabile, amabile ed adorabile, chi mai potrà dire di te il tutto che tu sei e narrare la tua lunga ed eterna storia?
Né gli angeli né i santi avranno parole sufficienti per parlare di te, molto meno io che sono la piccola ignorantella, che appena so balbettare d’un Volere sì santo. Onde mentre la mia mente si perdeva nel Fiat Divino, il mio amabile Gesù facendosi vedere mi ha detto:
“Figlia mia, solo il tuo Gesù può tenere vocaboli sufficienti per parlarti del mio eterno Volere, perché in Natura Divina sono la stessa Volontà; ma devo limitarmi nel dire, perché la tua piccola capacità non può abbracciare e comprendere e racchiudere tutto ciò che ad essa appartiene, e devo contentarmi di farti conoscere le sue goccioline, perché la tua mente creata non può contenere il suo mare immenso ed increato; e queste goccioline di luce le cambio in parole, per adattarmi per la tua piccola capacità e così farti comprendere qualche cosa del mio Fiat indescrivibile ed immensurabile.
Basta dire che il mio Volere Divino è tutto, racchiude tutto; se una sol virgola gli mancasse di tutto ciò che esiste in cielo ed in terra, non si potrebbe chiamare Tutto.
Quindi la creatura per entrare nel mio Fiat deve svuotarsi di tutto, ridursi a quel punto quando il suo Creatore chiamandola dal nulla le dava l’esistenza, a come la forza creatrice della mia Divina Volontà la creava, bella, svuotata di tutto e sola[mente] riempita della vita di colui che l’aveva creata, così l’anima facendosi investire di nuovo dalla forza creatrice del mio Fiat, la sua luce ed il suo calore la svuoteranno, e [il mio Fiat] la ridurrà bella come l’uscì dal nulla e l’ammetterà a vivere nel tutto della mia Volontà.
E la creatura in essa respirerà il tutto, si sentirà tutta santità, tutt’amore, tutta bellezza, perché il tutto del mio Fiat Divino la terrà nel suo mare, dove il tutto starà a sua disposizione, nessuna cosa le sarà data a metà o a piccola proporzione, perché chi è Tutto sa darsi tutto, non a misura, e solo nel mio Volere la creatura può dire: ‘Posseggo tutto, anzi il Tutto è mio’.
Invece chi non vive nel mio Volere Divino, non stante il suo essere sotto l’impero di una forza creatrice, non può possedere tutta la pienezza d’una vita divina né si sentirà fino all’orlo dell’anima sua tutta riempita di luce, di santità, d’amore fino a sboccarne fuori e formare mari intorno a lei, da sentirsi che il tutto è suo; al più sentirà le piccole particelle divine, la impressione della grazia, dell’amore, della santità, ma non tutto.
Ecco perciò che solo chi vive nel mio Fiat è la sola fortunata di conservarsi nel prodigio della sua creazione e di tenere i diritti di possedere e vivere nell’abbondanza dei beni del suo Creatore”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 26; Settembre 20, 1929)

“Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini” (Mc 8,33)

Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù mi ha detto: “Figlia mia, io voglio la vera consumazione in te, non fantastica, ma vera, ma in modo semplice ed attuabile. Supponi che ti venisse un pensiero che non è per me: tu devi distruggerlo e sostituire il divino; e così avrai fatto la consumazione del pensiero umano ed avrai acquistato la vita del pensiero divino.
Così se l’occhio vuol guardare cosa che mi dispiace o che non si riferisce a me, e l’anima si mortifica, ha consumato l’occhio umano e acquistato l’occhio della vita divina; e così [per] il resto del tuo essere. Oh, come queste novelle vite divine me le sento scorrere in me e prendono parte a tutto il mio operare! Le amo tanto queste vite, che per amor loro cedo a tutto.
Le prime sono queste anime innanzi a me, e se le benedico, attraverso di loro vengono benedetti gli altri; sono le prime beneficiate, amate, e per mezzo loro vengono beneficiati ed amati gli altri.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Maggio 21, 1913)