1 In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. 2Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte?
3No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. 40 quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
6Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7Allora disse al vignaiolo: «Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?».
8Ma quello gli rispose: «Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. 9Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai»».

… “Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo” (Lc 13,3)

… “Figlia mia, soffro per il gran dolore della mia Volontà. La mia Umanità soffrì, ebbe la sua croce, ma la sua vita fu breve sulla terra; invece la mia Volontà, è lunga la sua vita in mezzo alle creature: sono già seimila anni e durerà ancora.
E sai tu chi è la croce continuata di essa? L’umana volontà. Ogni suo atto opposto alla sua ed ogni atto della mia che [l’umana volontà] non riceve, è una croce che forma al mio eterno Volere; quindi le croci di esso sono innumerevoli. Se tu guardi tutta la creazione, la troverai piena di croci formate dall’umano volere.
Guarda il sole. Il mio Divin Volere porta la sua luce alle creature, e loro prendono la sua luce e non riconoscono chi porta loro questa luce; ed il mio Volere riceve nel sole tante croci per quanti non lo riconoscono, e mentre se la godono, se ne servono della stessa luce per offendere quel Volere Divino che le illumina.
Oh, come è duro e doloroso far del bene e non essere riconosciuto! Il vento è pieno di croci; ogni sua ondata è un bene che porta alle creature, [ed esse] si prendono e godono quel bene, ma non riconoscono chi è colui che nel vento le carezza, le rinfresca, purifica loro l’aria, e perciò [il mio Volere] si sente infiggere chiodi d’ingratitudine e croci ad ogni vento che spira.
L’acqua, il mare, la terra, sono pieni di croci formate dall’umano volere. Chi non se ne serve dell’acqua, del mare e della terra? Tutti. Eppure il mio Volere, che conserva tutto ed è vita primaria di tutte le cose create, non è riconosciuto e sta solo in esse per ricevere croci dall’ingratitudine umana.
Perciò le croci del mio Volere sono senza numero e più dolorose di quelle della mia Umanità, molto più che a questa non mancano delle anime buone che hanno compreso il suo dolore, i suoi strazi, le pene che mi fecero soffrire ed anche la morte, di compatirmi e di riparare ciò che io soffrii nella mia vita mortale.
Invece quelle del mio Fiat Divino sono croci che non si conoscono e quindi senza compatimento e senza riparazione. E perciò è tanto il dolore che sente il mio Volere Divino in tutta la creazione, che fa scoppiare ora la terra, ora il mare, ora il vento in dolore, e nel suo dolore scarica flagelli di distruzione.
È l’estremo dolore di essa, che non potendone più colpisce coloro che non la riconoscono. Ecco perciò perché ti chiamo spesso spesso a girare in tutta la creazione, per farti conoscere ciò che il mio Volere fa in essa, il dolore e le croci che riceve dalle creature, affinché tu lo riconosca in ciascuna cosa creata, l’ami, l’adori, lo ringrazi, e sia la sua prima riparatrice e consolatrice d’un Volere sì santo.
Perché solo chi vive in esso può penetrare nei suoi atti e riconoscere i suoi dolori, e colla sua stessa potenza farsi difenditrice e consolatrice della mia Volontà, che da tanti secoli vive isolata e crocifissa in mezzo all’umana famiglia”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 23; Settembre 17, 1927)

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… “Non c’è male maggiore che la creatura può farsi, né torto più grande che può fare alla nostra paterna bontà, che il non fare regnare la nostra Volontà in essa.
Se stesse in suo potere c’indurrebbe a distruggere tutta la creazione, perché la creatura fu fatta che doveva essere nostra abitazione, e non sola essa, ma tutte le cose create, cieli, sole, terra, tutto, essendo opere uscite dalla nostra Altezza Suprema, teniamo il diritto di abitarle, e coll’abitarle le conserviamo con decoro belle e sempre nuove, come nell’atto che le uscimmo alla luce.
Ora la creatura col non fare la nostra Volontà ci mette fuori dalla nostra abitazione, e succede a noi come succederebbe ad un ricco signore, che volendosi fabbricare un grande e bello palazzo, quando l’ha finito va per abitarlo e [gli] si chiudono le porte in faccia, [gli] si lanciano le pietre addosso, in modo che è costretto a non mettervi piede dentro.
Ed un non potere abitare la stessa abitazione da lui formata, non meriterebbe che fosse distrutta da colui che l’ha formata? Ma non lo fa perché ama l’opera sua; ma aspetta e riaspetta, chi sa [che] la può vincere in amore e da sé stessa gli apra le porte per farlo entrare col dargli la libertà di farlo abitare.
In tale condizione ci mette la creatura col non fare regnare la nostra Volontà nell’anima sua: ci chiude le porte in faccia e ci lancia le pietre delle sue colpe contro di noi. E noi con pazienza invitta e divina aspettiamo, e non volendo [la creatura] in sé la nostra Volontà come vita, con paterna bontà gli diamo gli effetti di essa, quali sono le leggi, i sacramenti, il Vangelo, gli aiuti dei miei esempi e preghiere.
Ma tutto questo gran bene, nessuno [lo] può eguagliare al gran bene che può fare la mia Volontà come vita perenne della creatura, perché essa è tutta insieme legge, Sacramenti, Vangelo, vita, significa tutto: poter dar tutto, possedere tutto, e ciò basta per poter comprendere la gran differenza che c’è tra la mia Volontà come vita continua nella creatura, e tra gli effetti suoi che può produrre non in modo perenne, ma a circostanze, a tempo, negli stessi sacramenti.
E sebbene gli effetti possono fare gran beni, ma mai possono giungere a produrre tutti i beni che può produrre la vita della mia Divina Volontà regnante e dominante nella creatura. Perciò sii attenta, figlia mia, e dalle la santa libertà di fare ciò che vuole nell’anima tua”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 30; Maggio 30, 1932)

“Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò” (Lc 13, 6)

… “Figlia mia, quando l’anima pratica una virtù, il primo atto che pratica forma il germe, e come pratica il secondo ed il terzo atto e così di seguito, così coltiva il germe, lo innaffia, cresce in pianta e porta i suoi frutti.
Se poi si pratica una sol volta o qualche volta, il germe non viene né innaffiato né coltivato; muore, e l’anima resta senza pianta e senza frutto, perché non forma mai una virtù un atto solo, ma ripetuti atti.
Succede come alla terra, che non basta gettarle il seme nel suo seno, ma conviene spesso coltivare la terra, innaffiarla, se si vuole la pianta ed i frutti di quel seme, altrimenti la terra si fa dura sopra il seme e lo seppellisce senza dargli la vita.
Ora chi vuole la virtù della pazienza, dell’ubbidienza ed altro, deve gettare il primo germe e poi con altri atti innaffiarli e coltivarli, così nell’anima sua formerà tante belle e diverse piante.
Invece la mia Volontà non è germe come le virtù, ma vita, e come l’anima incomincia a rassegnarsi, a guardarla in tutto ed a vivere in essa, così viene formata in lei la piccola vita divina; e come [l’anima] si va inoltrando nella pratica di vivere nel mio Volere, così cresce e si va ingrandendo questa vita divina fino a riempire l’anima di tutta questa vita, in modo che non resta di lei che il solo velo che la copre e nasconde dentro di sé.
E come alle virtù, così per la mia Volontà; se la creatura non dà l’alimento continuo degli atti suoi in essa alla piccola vita divina, questa non cresce e non la riempie tutta intera. Succede come ad un bambino nato, che se non si alimenta muore sul nascere.
Perché la mia Volontà essendo vita ha più bisogno delle virtù, che sono immagine delle piante, del continuo alimento per crescere e formarsi vita intera per quanto è capace una creatura.
Ecco perciò la necessità che tu vivi sempre in essa, per prendere il suo cibo prelibato dallo stesso mio Volere per alimentare la sua vita divina in te. Vedi dunque che gran differenza c’è tra le virtù e la mia Volontà: le prime sono piante, fiori e frutti che abbelliscono la terra e dilettano le creature, invece il mio Fiat è cielo, sole, aria, calore, palpito, cose tutte che formano vita, e vita divina nella creatura.
Quindi amala questa vita e dalle alimento continuo, affinché tutta ti riempie e nulla resta di te”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 24; Aprile 29, 1928)

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… “Ora figlia mia, tu devi sapere ch’è mia Volontà assoluta che la creatura faccia la mia Volontà. Come sospiro di vederla regnante ed operante in essa!
Come voglio sentir dire: ‘La Volontà di Dio è la mia, ciò che vuole Dio voglio io, ciò che fa Dio faccio io’! Ora essendo mia Volontà che viva in essa, dovevo darle i mezzi, gli aiuti necessari.
Ed ecco la mia Umanità che si mette a disposizione della creatura nel piccolo campicello dell’immensità della mia Volontà assegnatole, che esibisco la mia forza per sostenere la sua debolezza, le mie pene per aiuto delle sue, il mio amore per nascondere il suo nel mio, la mia santità per coprirla, la mia vita per appoggio e sostegno della sua e per farne il modello; insomma la mia Divina Volontà deve trovare tanti Gesù per quante creature vogliono vivere di mia Volontà.
Ed allora essa non troverà più intoppo da parte di esse, perché io le terrò nascoste in me ed avrà che ci fare più con me che con esse, e le creature troveranno tutti gli aiuti necessari sovrabbondanti per vivere di mia Volontà.
È solito di Dio che quando vuole una cosa, dà tutto ciò che ci vuole per fare che ciò che vuole avesse il suo compimento. Quindi vorrei che sappiano le creature che io mi metto a disposizione di quelli che vogliono vivere di mia Volontà; essi troveranno la mia vita che supplirà a tutto ciò che ci vuole per farli vivere nel mare del mio Voler Divino.
Altrimenti il loro piccolo campicello nella mia immensità resterà senza lavoro e quindi senza frutto, senza felicità e senza gioia; saranno come quelli che vivono sotto al sole senza mai far nulla, ed il sole servirà a bruciarli ed a dar loro una sete ardente, da sentirsi morire.
Sicché le creature tutte, per ragione di creazione si trovano in questa immensità, ma se la loro volontà non se la fa con la mia, vivono a loro stesse, si sentiranno bruciare tutti i beni ed avranno la sete delle passioni, del peccato, delle debolezze che le tormenteranno.
Perciò non vi è male maggiore che non vivere di mia Volontà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Agosto 23, 1936)

“Allora disse al vignaiolo: «Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo…»” (Lc 13,7)

… “Figlia mia, tutto deve finire nella mia Volontà, e quando l’anima è giunta a questo ha fatto tutto; e se avesse fatto molto e non l’ha racchiuso nella mia Volontà, si può dire che ha fatto nulla, perché di tutto ciò che finisce nella mia Volontà io tengo conto, essendo solo in quella come impegnata la mia stessa vita, ed è giusto che come cosa mia ne tenga conto, anche delle più piccole cose e degli stessi nonnulli.
Perché in ogni piccolo atto che la creatura fa unita con la mia Volontà, sento che prima lo prende da me e poi opera; sicché nel più piccolo atto va compresa tutta la mia santità, la mia potenza, sapienza, amore, e tutto ciò che sono.
Onde sento in quell’atto, fatto unito con la mia Volontà, ripetere la mia vita, le mie opere, la mia parola, il mio pensiero, e via via. Quindi se le cose tue sono finite nella mia Volontà, che vorresti di più?
Tutte le cose hanno un solo punto finale: il sole ha un solo punto, che la sua luce invada tutta la terra; l’agricoltore semina, zappa, lavora la terra, soffre freddo e caldo, ma non è questo il suo punto finale, no, il suo punto è di raccogliere per farne suo alimento; e così di tant’altre cose, che molte sono, ma si risolvono dentro d’un punto solo e questo costituisce la vita dell’uomo.
Così l’anima tutto deve far finire nel punto solo della mia Volontà, e questa costituirà la sua vita ed io ne farò mio cibo.”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Giugno 17, 1915)

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La mia povera mente è sempre di ritorno nel centro supremo del Volere eterno; e se qualche volta penso ad altro, Gesù stesso con un suo detto chiama la mia attenzione a valicare il mare interminabile della sua Santissima Volontà.
Onde siccome pensavo ad altro, il mio dolce Gesù, geloso, mi ha stretta a sé e mi ha detto: “Figlia mia, sempre nella mia Volontà ti voglio, perché in essa c’è la natura del bene.
Un bene allora si può chiamare vero bene, quando non finisce mai né ha principio né fine. Il bene, quando tiene il suo principio ed il suo fine, è pieno d’amarezze, di timore, d’ansietà ed anche di passione.
Tutto questo rende infelice lo stesso bene, e molte volte si passa con facilità dal bene delle ricchezze alle miserie, dalla fortuna si passa all’infortunio, dalla salute alla malattia, perché tutti i beni che hanno principio sono vacillanti, passeggeri, caduchi e si risolvono nella fine del nulla.
Perciò la natura del vero bene la possiede la mia Volontà Suprema, perché non ha né principio né fine, e perciò il bene è sempre eguale, sempre pieno, sempre stabile, non soggetto a nessuna mutazione.
Ecco perciò, tutto ciò che l’anima fa entrare nel Supremo Volere, tutti i suoi atti formati in esso acquistano la natura del vero bene, perché fatti in una Volontà stabile, non movibile, che contiene beni eterni senza misura.
Sicché il tuo amore, la tua preghiera, i tuoi ringraziamenti e tutto ciò che puoi fare prendono posto in un principio eterno che non finisce mai, e perciò acquistano la pienezza della natura del bene.
Quindi la tua preghiera acquista il pieno valore ed il frutto completo, in modo che tu stessa non potrai comprendere dove si stenderanno i frutti e i beni della tua preghiera.
Essa girerà l’eternità, si darà a tutti e nel medesimo tempo resterà sempre piena nei suoi effetti. Il tuo amore acquista la natura del vero amore, di quell’amore incrollabile che mai vien meno e mai finisce, che ama tutti e si dà a tutti e resta sempre con la pienezza del bene della natura del vero amore.
E così tutto il resto. [A] tutto ciò che entra nella mia Volontà, la sua forza creatrice comunica la sua stessa natura e li converte in atti suoi, perché non tollera in essa atti dissimili dai suoi.
E perciò si può dire che gli atti della creatura fatti nella mia Volontà entrano nelle vie imperscrutabili di Dio, né si possono conoscere tutti gli innumerevoli effetti. Ciò che non ha principio né fine si rende incomprensibile alle menti create, che hanno il loro principio, perché, mancando in loro la forza di un atto che non ha principio, tutte le cose divine e tutto ciò che entra nella mia Volontà si rendono ininvestigabili ed imperscrutabili.
Vedi dunque il gran bene dell’operare nella mia Volontà, in qual punto alto eleva la creatura, come le viene restituita la natura del bene, come la uscì dal suo seno il suo Creatore.
Invece tutto ciò che si può fare fuori della mia Volontà, fosse anche bene, non si può chiamare vero bene; primo ché manca l’alimento divino, la sua luce, e [secondo] sono [atti] dissimili dagli atti miei, togliendo all’anima la somiglianza dell’immagine divina, perché la sola Volontà mia è quella che la fa crescere a mia somiglianza, e tolta questa si toglie il più bello, il valore più grande all’operato umano.
Sicché sono opere svuotate di sostanza, di vita e di valore; sono come piante senza frutto, come vita senza sostanza, come statue senza vita, come lavori senza mercede, che stancano le membra dei più forti.
Oh, la gran differenza tra l’operare nella mia Volontà e tra l’operare senza di essa! Perciò sii attenta né darmi questo dispiacere di farmi vedere in te un atto che non dà di mia somiglianza”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 19; Agosto 29, 1926)