31Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. 32Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?».
33Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». 34Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi?
35Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata -, 36a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: «Tu bestemmi», perché ho detto: «Sono Figlio di Dio»?
37Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; 38ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». 39Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
40Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. 41Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». 42E in quel luogo molti credettero in lui.

“Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi?” (Gv 10, 34)

Scrivo solo per ubbidire e con mia grande ripugnanza. Avendo letto un santo sacerdote i miei scritti, mi aveva mandato a dire che in certi capitoli il benedetto Gesù mi esaltava troppo, fino a dirmi che mi metteva vicina alla sua Mamma Celeste perché fosse il mio modello.
Nel sentire ciò mi son sentita confusa e turbata, mi ricordavo d’averlo scritto solo per ubbidire e con mia somma ripugnanza, e che ero connessa alla missione di far conoscere la Divina Volontà; e mi lamentavo col mio Gesù d’avermi ciò detto mentre io sono così cattiva e che solo lui sa tutte le mie miserie.
Ciò mi confondeva e umiliava tanto, che non mi dava pace; sentivo tale distanza tra me e la Madre Celeste, come ci fosse un abisso di distanza tra me e lei. Onde mentre mi trovavo così turbata il mio amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno, e stringendomi forte fra le sue braccia per infondermi la pace, mi ha detto:
“Figlia mia, perché tanto ti turbi? Non sai tu che la pace è il sorriso dell’anima, è il cielo azzurro e sereno dove il sole divino sfolgora più vivida la sua luce, così che nessuna nube fa spuntare sull’orizzonte, che potesse occupare la luce?
La pace è la rugiada benefica che vivifica tutto ed imperla l’anima d’una bellezza rapitrice, ed attira il bacio continuo del mio Volere su di essa. E poi che cosa c’è che si oppone alla verità? Dov’è questo esaltarti troppo? .
Solo perché ti dissi che ti mettevo vicina alla mia divina Madre, perché essendo stata lei la depositrice di tutti i beni della mia redenzione, quindi come Madre mia, come Vergine, come Regina, la mettevo a capo di tutti i redenti, dandole una missione distinta, unica e speciale, che a nessun altro gli sarà data.
Gli stessi apostoli e tutta la Chiesa da lei dipende e da lei riceve; non c’è bene che lei non possieda; tutti i beni da lei escono. Era giusto che come Madre mia dovevo affidare al suo cuore materno tutto e tutti, abbracciare tutto e poter dare tutto a tutti, era solo della Madre mia.
Ora ti ripeto che come la mia Mamma io mettevo a capo di tutti e deponevo in lei tutti i beni della redenzione, così sceglievo un’altra vergine che mettevo vicina a lei, dandole la missione di far conoscere la mia Divina Volontà.
E se grande è la redenzione, più grande ancora è la mia Volontà; e come nella redenzione ci fu un principio nel tempo, non nell’eternità, così la mia Volontà Divina, sebbene eterna, ci doveva avere il suo principio, nel tempo, di farsi conoscere.
Quindi essendo la mia Volontà che esiste in Cielo ed in terra, ed è la sola, unica, che possiede tutti i beni, dovevo scegliere una creatura in cui dovevo affidare il deposito delle sue conoscenze, come ad una seconda madre farne conoscere i pregi, il valore, le prerogative, affinché l’amasse e gelosa ne conservasse il deposito.
E come la mia Madre Celeste, vera depositaria dei beni della redenzione, ne è larga a chi ne vuole, così questa seconda madre sarà larga di far conoscere a tutti il deposito dei miei insegnamenti, la sua santità ed il bene che vuol dare la mia Divina Volontà, come essa vive sconosciuta in mezzo alle creature e come dal principio della creazione dell’uomo sospira, prega e supplica che l’uomo ritorni al suo principio, cioè nella mia Volontà, e che le siano restituiti i diritti della sua sovranità sulle creature.
La mia redenzione fu una e me ne servii della mia cara Madre per eseguirla. La mia Volontà è anche una, e me ne dovevo servire di un’altra creatura, che mettendola come a capo e facendo in lei il deposito, mi doveva servire per far conoscere i miei insegnamenti e compire i disegni della mia Divina Volontà.
Quindi dove c’è questo esaltarti troppo? Chi può negare che siano due missioni uniche e simili, la redenzione ed il compimento della mia Volontà, che dandosi la mano tutte e due, la mia Volontà farà completare i frutti della redenzione e restituirci i diritti della creazione mettendovi il suggello allo scopo per cui tutte le cose furono create?
Perciò ci interessa tanto questa conoscenza della missione della nostra Volontà, perché nessun’altra farà tanto bene alle creature come questa; essa sarà come compimento e corona di tutte le nostre opere. Oltre di ciò si disse di Davide che fu una mia immagine, tanto che tutti i suoi salmi rivelano la mia Persona; di san Francesco d’Assisi che fu una mia copia fedele.
Si dice nel Santo Vangelo, niente meno: ‘Siate perfetti come perfetto il Padre vostro che sta nei Cieli’; si aggiunge pure che nessuno entrerà nei Regni dei Cieli se non è simile all’immagine del Figlio di Dio, e tant’altre cose. Tutti questi, non si dice che sono stati esaltati troppo, e che non sono cose conformi a verità dette dalla mia stessa bocca.
Solo perché a te ho detto che ti volevo paragonare alla Vergine, farti sua copia fedele, ti ho esaltato troppo? Sicché paragonàti a me non era esaltarli, né si facevano dubbi e difficoltà; paragonati alla Vergine è troppa esaltazione. Ciò significa che non avrebbero compreso bene la missione della conoscenza della mia Volontà.
Anzi ti ripeto che non solo ti metto qual piccola figlia vicina a lei nel suo grembo materno, affinché ti guidi, ti ammaestri come devi imitarla per riuscire sua copia fedele col far sempre la Divina Volontà, e così dal suo grembo passare nel grembo della Divinità; perché la missione della mia Volontà è eterna ed è proprio la missione del nostro Padre Celeste, che null’altro vuole, comanda, esige che la sua Volontà si conosca e si ami, affinché si faccia come in Cielo così in terra.
Così tu, facendo tua questa missione eterna ed imitando il Padre Celeste, non devi volere altro su di te e su tutti che la mia Volontà sia conosciuta, amata e adempita.
E poi quando si esalta la creatura c’è da pensare, ma quando essa sta al suo posto ed io la esalto, a me tutto è lecito di far giungere dove voglio e come voglio. Perciò fidati di me e non ti dar pensiero.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 17; Aprile 15, 1925)

“Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre” (Gv 10,37-38)

La mia povera intelligenza seguiva la vita del mio dolce Gesù nella Divina Volontà, nella quale lo trovavo in atto di continuare la sua vita quando stava sulla terra, ed oh, quante maraviglie, quante sorprese d’amore non mai pensate!
Sicché il Fiat Divino racchiude tutti gli atti della vita di Gesù come in atto di ripeterli sempre per amore delle creature, per dare a ciascuna la sua vita intera, le sue pene, il suo amore ardente.
Onde il mio dolce Gesù tutto bontà mi ha detto: “Mia piccola figlia del mio Volere, il mio amore vuole sfogarsi, sente il bisogno di far conoscere a chi vuol vivere di mia Volontà ciò che io feci e faccio perché ritorni a regnare e dominare in mezzo alle creature.
Tu devi sapere che tutta la mia vita non fu altro che il richiamo continuo della mia Volontà in mezzo ad esse ed il richiamo delle creature nel mio Fiat Supremo…

Dalla vita pubblica passai alla passione, simbolo della passione della mia Volontà, che per tanti secoli aveva sofferto tante volontà ribelli delle creature, che col non volersi sottomettere ad essa avevano chiuso il Cielo, spezzate le comunicazioni col loro Creatore e si erano rese infelici schiave del nemico infernale.
La mia Umanità lacerata, cercata a morte, crocifissa, rappresentava l’umanità infelice senza del mio Volere innanzi alla divina giustizia, ed in ogni pena chiamavo il mio Fiat a darsi il bacio di pace colle creature, per renderle felici, e chiamavo loro in esso per far cessare la passione dolorosa alla mia Volontà.
Finalmente la morte, che maturò la mia resurrezione, la quale chiamava tutte [le creature] a risorgere nel mio Fiat Divino; ed oh, come simboleggia al vivo, la mia resurrezione, il Regno della mia Volontà! La mia Umanità piagata, deformata, irriconoscibile, risorgeva sana, d’una bellezza incantevole, gloriosa e trionfante.
Essa preparava il trionfo, la gloria alla mia Volontà, chiamando tutti in essa ed impetrando che tutti risorgessero nel mio Volere: da morti vivi, da brutti belli, da infelici felici.
La mia Umanità risorta assicura il regno alla mia Volontà sulla terra; fu l’unico mio atto pieno di trionfo e di vittoria, e ciò mi conveniva, perché non volevo partire per il Cielo se prima non dessi tutti gli aiuti alle creature per farle rientrare nel Regno del mio Volere, e tutta la gloria, l’onore, il trionfo al mio Fiat Supremo per farlo dominare e regnare.
Perciò unisciti con me e fa’ che non ci sia atto che fai e pena che soffri, che non chiami la mia Volontà a prendere il suo posto regio e dominante, e da vincitore conquida tutti per farsi conoscere, amare e volere da tutti”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Maggio 31, 1936)

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Sono tra le braccia del Voler Divino, il quale mi ama tanto che non vuole che scendo dalle sue braccia più che paterne, per custodirmi e crescermi come lui vuole e [gli] piace; e se mi sente dire che io l’amo, oh, come festeggia!
E mi forma intorno mari del suo amore, che in ogni istante mi dice: “Ti amo, ti amo!” Ed il mio dolce Gesù, visitando la piccola anima mia e trovandomi nelle braccia del suo Volere, tutto contento mi dice:
“Figlia mia benedetta, come amo di trovarti sempre tutta abbandonata in queste braccia! La tua sorte è assicurata: vivrai dello stesso nostro cibo, avremo beni comuni.
Tu devi sapere che scopo unico perché creammo la creazione fu proprio questo: la creazione dovea servire come abitazione dell’uomo, e l’uomo dovea servire per abitazione nostra.
Volevamo formare tante nostre vite per quante creature uscivamo alla luce del giorno; ognuna di esse dovea possedere la nostra vita, ma vita parlante ed operante, né sappiamo stare, dove stiamo, senza dire nulla e senza operare: se ciò fosse, sarebbe formarci tante carceri che ci imponevano il silenzio e l’inutilità.
Il nostro Ente Supremo parla ed opera; la parola chiama l’opera, l’opera manifesta chi noi siamo e ci forma tali beatitudini e gioie da rendere felici noi e tutti quelli che convivono con noi. Sicché ogni nostra parola ed opera è una nuova gioia e felicità che ci creiamo.
Ecco, perciò vogliamo formare nell’uomo la nostra vita parlante ed operante, che dovevamo formare tali maraviglie del nostro Essere Divino, da creare nuove e sempre più belle creazioni; volevamo sfoggiare e dare il corso a ciò che possiamo e sappiamo fare, ed il corso alle nuove gioie e felicità; e dove tutto questo?
Nella nostra abitazione dell’uomo. Ma vuoi sapere tu chi è la nostra parola? La nostra Volontà. Essa è l’operatrice delle nostre opere, la narratrice del nostro Essere Divino, la portatrice e la conservatrice della nostra vita nella creatura; senza di essa noi non ci moviamo dal nostro trono né formiamo vita in nessuna abitazione.
Vedi la grande necessità che si possieda e si viva nella nostra Divina Volontà, perché con essa possiamo far tutto, mettere fuori le nostre opere più belle, mantenere in vigore il nostro scopo, formare del nostro Essere quante vite vogliamo.
Senza di essa tutto è inceppo: resta inceppato il nostro amore, la nostra potenza, arrestate le nostre opere; si può dire che restiamo il Dio muto per le creature. Che ingratitudine, che delitto ridurci al silenzio!
E mentre le volevamo onorare con la nostra vita in loro, come abitazione delle nostre delizie e maraviglie, ci hanno respinto non dandoci la libertà di formarla, ed in luogo nostro hanno dato l’abitazione alle passioni, al peccato e ai vizi più brutti.
Povero uomo senza della nostra Volontà, senza scopo divino! Sarebbe come se volesse vivere senza respiro, senza palpito, senza circolazione di sangue, che sono le fondamenta della vita umana; che vita farebbe egli mai? Non sarebbe uccidersi d’un colpo?
Tale sarebbe la nostra vita nella creatura senza respiro, senza palpito, senza moto, senza parola: sarebbe una vita straziante, opprimente, che finirebbe col morire.
È vero che colla nostra potenza ed immensità coinvolgiamo tutti, ci troviamo in tutti e da per tutto, ma mancando il nostro Voler Divino in loro, non ci sentono mai parlare, non comprendono nulla del nostro Essere Supremo, vivono nella nostra immensità perché nessuno può sfuggire da noi, perciò non si sentono figli nostri, ma come estranei da noi.
Che dolore, tenere da dire tante cose e tacere, potere operare chissà quante meraviglie e non poterle fare, perché la nostra Volontà non regna in loro!
Eppure il nostro amore è tanto che non si arresta, siamo tutt’occhi per guardare chi vuol vivere in essa, tutto orecchie per ascoltare chi la chiama a vivere in loro, tutt’amore per poggiare il nostro grande amore sul piccolo amore della creatura; e non appena la vediamo disposta, formiamo la nostra vita parlante e le narriamo la storia della nostra Volontà, la lunga storia del nostro eterno amore, quanto l’amiamo, i nostri sospiri di voler essere amati. Perché tu devi sapere che quando noi amiamo e non troviamo chi ci ama, il nostro amore non ha dove poggiarsi per esse[re] riamato, quindi va errante, delira, smania, e se non trova anche un piccolo ti amo di creatura dove poggiarsi, si ritira in noi dove teniamo il nostro centro d’amore, ma con tal dolore che è incomprensibile a mente creata.
Le pene dell’amore non riamato sono inenarrabili, sorpassa tutte le altre pene. Noi vogliamo dare sempre, stiamo in atto continuo di dare, ma vogliamo la sua volontà che vuole ricevere, un suo desiderio, un sospiro, che formano il luogo, i piccoli poggi dove dobbiamo poggiare la nostra Volontà e ciò che vogliamo dare e fare.
Questi desideri e sospiri sono come orecchie che ci ascoltano, occhi che ci guardano, cuore che ci amano, mente che ci comprendono, e se non troviamo questi piccoli poggi non possiamo darle nulla, ed essa resta cieca, sorda, muta e senza cuore.
Quindi la nostra vita viene messa in fuga, ricoverandosi nelle nostre regioni celesti”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 35; Settembre 6, 1937)