16Venuta intanto la sera, i suoi discepoli scesero al mare, 17salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; 18il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.
19Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. 20Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». 21Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

“Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti” (Gv 6,17)

Stavo secondo il mio solito incominciando il mio giro nella Divina Volontà, e volendo riordinare tutte le intelligenze create in ordine a Dio, dal primo all’ultimo uomo che verrà sulla terra, dicevo: “Metto il mio ti amo sopra ciascun pensiero di creatura, affinché in ogni pensiero chiedo il dominio del Fiat Divino sopra di ciascuna intelligenza”.
Ma mentre ciò facevo pensavo tra me: “Come posso io giungere ad imperlare col mio ti amo ciascun pensiero di creatura? Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:
“Figlia mia, col mio Volere puoi tutto e puoi giungere a tutto. Or tu devi sapere che Adamo, prima della colpa, in ogni suo pensiero che faceva, in ogni sguardo, parola, opera, passo, palpito, dava a Dio il suo atto e Dio dava all’uomo il suo atto continuato.
Sicché le condizioni di lui erano di sempre dare al suo Creatore e di sempre ricevere; c’era tale armonia tra Creatore e creatura, che non potevano stare d’ambo le parti, se l’uno non dava e l’altro non riceveva per ridare di nuovo l’atto suo, fosse pure un pensiero, uno sguardo.
Perciò ogni pensiero dell’uomo cercava Dio, e Dio correva per riempire il suo pensiero di grazia, di santità, di luce, di vita, di Volontà Divina. Si può dire che il più piccolo atto dell’uomo amava e riconosceva colui che gli aveva dato la vita, e Dio riamava col contraccambiarlo col suo amore e col far crescere in ogni piccolo e grande atto dell’uomo la sua vita divina.
Lui era incapace di ricevere tutta insieme la vita divina, era troppo stretto, e Dio gliela dava a sorsi a sorsi in ogni atto che faceva per amor suo, prendendo diletto nel dargli sempre per formare in lui la sua vita divina. Quindi ogni pensiero ed atto dell’uomo sboccava in Dio, e Dio sboccava in lui.
Questo era il vero ordine della creazione: trovare nell’uomo, in ogni atto suo, il suo Creatore, per potergli [Dio] dare la sua luce e ciò che aveva stabilito di dargli. La nostra Divina Volontà che stava in noi ed in lui si faceva portatrice dell’uno e dell’altro, e formando in lui il pieno giorno metteva in comune i beni dell’uno e dell’altro.
Com’erano felici le condizioni dell’uomo quando il nostro Fiat Divino regnava in lui! Si può dire che cresceva sulle nostre ginocchia, attaccato al nostro petto da dove attingeva la crescenza e la sua formazione.
Ecco, perciò voglio che nel mio Voler Divino ogni atto di creatura abbia il tuo ti amo, per richiamare l’ordine tra Creatore e creatura, perché tu devi sapere che l’uomo col peccare, non solo respinse il nostro Fiat, ma spezzò l’amore verso colui che tanto lo aveva amato, si mise a distanza col suo Creatore, e l’amor lontano non può formare vita, perché il vero amore sente il bisogno d’essere alimentato dell’amore di colui che ama e di starsi talmente vicino, che gli riesce impossibile il separarsi.
Sicché la vita dell’amore creato da noi nel creare l’uomo, restò senza alimento e quasi morendo, molto più che ogni atto umano che faceva senza della nostra Volontà Divina, erano tante notti che formava nell’anima sua: se pensava, era notte che formava; se guardava, parlava ed altro, tutto era tenebre che formavano una notte oscura.
Senza del mio Fiat non ci può essere giorno né sole, al più qualche piccola fiammella che stentatamente le strada il passo. Oh, se sapessero che significa vivere senza del mio Voler Divino! Ancorché non fossero cattivi e facciano qualche bene, l’umana volontà è sempre notte per l’anima, che l’opprime, l’amareggia, le fa sentire il peso della vita.
Perciò sii attenta né ti far sfuggire nulla che non entri nel mio Fiat Divino, il quale ti farà sentire il pieno giorno che ti restituirà l’ordine della creazione, richiamerà l’armonia che metterà in vigore il dare continuo degli atti tuoi ed il ricevere continuato del tuo Creatore; ed abbracciando tutta l’umana famiglia potrai impetrare che ritorni l’ordine del come furono creati, che cessi la notte dell’umana volontà e sorga il pieno giorno della mia Divina Volontà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 27; Novembre 30, 1929)

“Il mare era agitato, perché soffiava un forte vento… Ed ebbero paura»” (Gv 6,18.19)

Stavo valicando il mare di luce del Fiat Divino seguendo i suoi atti, ed oh, come comprendevo che tutto il bene sta in esso! Ed il mio sempre amabile Gesù muovendosi nel mio interno mi ha detto:
“Figlia mia, fino a quando la creatura non giunge a far regnare la mia Divina Volontà in essa, sarà sempre infelice, sempre inquieta, perché sentirà in sé, per quanto fosse buona, santa, dotta, ricca, che le manca la pienezza della felicità ed il mare della pace, che da nessun lato la possono turbare e spezzare la sua felicità.
Quindi potrà essere a metà la felicità e dimezzata la sua pace, e siccome non è intera, la metà che le manca terrà la via aperta per portare l’infelicità e il disturbo. Vedi, anche nell’ordine naturale succede così.
Se uno è ricco e non gli manca nulla, possiede i suoi dieci, venti milioni oppure miliardi, ma conoscendo che potrebbe acquistare altro ed essere più ricco ancora, si sente inquieto, infelice, e mettendo come da parte le sue ricchezze è tutto piede, tutto opere, tutto parole, tutto occhio alle altre ricchezze che vorrebbe acquistare.
Poveretto, come può essere felice e pacifico se gli manca la sorgente dei beni che gli dice: ‘Riposati, tutto è tuo e tutto ciò che vuoi è in tuo potere’? Un altro è re, ma quanta infelicità sotto quella corona: timore di poter perdere il suo regno, speranze ed avidità di acquistare altri regni, d’imperare a costo di guerre su tutto il mondo!
Sicché il possedere un regno non è altro che una via aperta per rendere infelice ed inquieto il povero re. Un terzo è dotto, ma non possedendo tutte le scienze e sapendo di poter possedere altre scienze, non riposa né si sente felice e pacifico. Quante volte innanzi ad un altro più scienziato di lui si sente umiliato e sente l’infelicità perché gli manca la pienezza della scienza!
Ora così succede nell’ordine soprannaturale. Quel tale è buono, ma non sente in sé che possiede la sorgente della bontà, perché si sente che nelle occasioni la sua pazienza è debole, la sua fermezza nel bene è intermittente, la sua carità spesso spesso zoppica, la sua preghiera è incostante.
Ciò lo rende infelice, inquieto, perché vede che la sua bontà non è intera, è come a metà, e l’altra metà che gli manca serve a torturarlo ed a infelicitarlo.
Poveretto, come si vede chiaro che gli manca il Regno della mia Volontà, perché se regnasse in lui possederebbe la sorgente della bontà e gli direbbe: ‘Riposati, tutto è in tuo potere: sorgente di pazienza, di fermezza, di carità, di preghiera’.
E sentendo in sé la sorgente si sentirebbe distendere dentro e fuori di lui il mare della felicità e della pace, e l’infelicità e l’inquietudine non troverebbe più la via per entrare in lui.
Un altro è santo, ma alle circostanze non sente in sé la sorgente della santità, la luce che tutto fa conoscere e tutto gli addita, perché la strada, la felicità, la conoscenza di Dio, non è piena.
L’eroismo delle virtù vacillano in lui, onde con tutta la sua santità non è felice né pacifico, perché mancando il totale dominio del mio Fiat Divino, gli manca la sorgente della luce che eclissa il germe di tutti i mali e vi sostituisce la sorgente della felicità e della pace.
Ecco perciò, fino a quando le creature non faranno regnare la mia Volontà, nel mondo non si avrà neppure l’idea né conoscenza vera di ciò che significa pace vera e pienezza di felicità.
Tutte le cose per quanto buone e sante non avranno la loro pienezza, perché mancando il dominio ed il regnare del mio Supremo Volere, manca chi comunica la sorgente di tutte le felicità, perché essendo sorgente si può prendere ciò che si vuole e come si vuole.
Ecco perciò le mie premure perché la mia Volontà sia conosciuta e formi il suo regno in mezzo alle creature, perché voglio renderle felici di quella felicità che diedi loro nel crearle e come furono messe fuori dal seno del loro Creatore, il quale possiede tutte le felicità possibili ed immaginabili”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 22; Settembre 3, 1927)

“Sono io, non abbiate paura!” (Gv 6, 20)

… “Figlia mia, non temere, sono io né ti lascio; e poi come posso lasciarti? Il vivere nella mia Volontà rende l’anima inseparabile da me; la mia vita è per lei più che anima al corpo, e come il corpo senza l’anima si converte in polvere, perché manca la vita che lo sostiene, così tu senza della mia vita in te resteresti vuota di tutti gli atti della mia Volontà in te, non sentiresti più nel fondo dell’anima tua la mia voce ripetitrice che ti suggerisce il modo di farti compiere l’ufficio nella mia Volontà.
Se c’è la mia voce c’è anche la mia vita che la emette. Come sei facile a pensare che posso lasciarti! Non lo posso. Dovresti tu prima lasciare la mia Volontà e poi potresti pensare che io ti ho lasciato, ma il lasciare tu la mia Volontà ti sarà anche difficile, per non dirti quasi impossibile.
Tu ti trovi quasi simile alle condizioni in cui si trovano i beati nel Cielo; essi non hanno perduto il libero arbitrio, questo è un dono che diedi all’uomo, e ciò che io una volta do non tolgo mai.
Nel Cielo non è entrata mai la schiavitù, sono Dio dei figli, non degli schiavi, sono Re che faccio tutti regnare, non c’è divisione tra me e loro; ma è tale e tanta la conoscenza dei miei beni, della mia Volontà e felicità mia, che ne sono ripieni fino all’orlo, fino a traboccarne fuori, [tanto] che la loro volontà non trova luogo per agire, e mentre sono liberi, la conoscenza d’una Volontà infinita e di beni infiniti in cui sono immersi li porta con una forza irresistibile ad usare della loro volontà come se non l’avessero, reputando ciò a somma loro fortuna e felicità, ma spontaneamente liberi e di tutta loro volontà.
Così tu, figlia mia: il farti conoscere la mia Volontà è stata la grazia più grande che ti ho fatto; e mentre sei libera di fare o non fare la tua volontà, innanzi alla mia la tua si sente incapace d’operare, si sente annullata, e conoscendo il gran bene della mia Volontà aborri la tua, e senza che nessuno ti sforzi ami di fare la mia in vista del gran bene che te ne viene.
E le tante conoscenze che ti ho manifestato della mia Volontà sono vincoli divini, catene eterne che ti circondano, possedimenti dei beni celesti; e sfuggire da queste catene eterne, rompere questi vincoli divini, perdere questi possedimenti celesti, anche in vita la tua volontà sebbene libera non trova la via per uscire, s’imbroglia, vede la sua piccolezza e temendo di sé, di qualche tiro, si tuffa e si sprofonda con più amore spontaneo nella mia Volontà.
La conoscenza apre le porte di quel bene che si conosce, e quante conoscenze di più ti ho manifestato sulla mia Volontà, tante diverse porte in più di beni ti ho aperto di luce, di grazia e di partecipazioni divine.
Queste porte sono aperte per te, e come queste conoscenze giungeranno in mezzo alle creature, si apriranno queste porte per loro, perché la conoscenza fa sorgere l’amore al bene conosciuto.
E la prima porta che aprirò sarà la mia Volontà, per chiudere la piccola porta della loro. La mia Volontà farà aborrire la loro, perché innanzi alla mia Volontà, l’umana è incapace di agire. Con la luce della mia, [la creatura] vede quanto è insignificante e buona a nulla, perciò come di conseguenza la metteranno da parte la propria volontà.
Oltre di ciò tu devi sapere che quando ti manifesto una conoscenza della mia Volontà, allora mi decido di aprirti un’altra porta della mia conoscenza, quando tu hai fatto entrare nell’anima tua tutto il bene di quello che ti ho manifestato; se ciò non facessi sarebbe la sola notizia di quel bene, non il possedimento di quel bene. Io ciò non so fare.
Quando parlo, io voglio che si possieda il bene che manifesto; perciò sii attenta nell’esercizio della mia Volontà, affinché ti apra altre porte delle mie conoscenze, e tu entri di più nei possedimenti divini.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 17; Maggio 30, 1925)