Lunedì della XIII settimana del Tempo Ordinario (Mt 8,18-22)

18Vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva. 19Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». 20Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
21E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 22Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».

“Il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (Mt 8, 20)

Mentre continuavo il mio giro nella Divina Volontà, il suo dolce impero, la sua forza irresistibile, il suo amore e la sua luce inestinguibile si riversa sulla mia piccolezza, la quale come rapita si trova nel mare della Divina Volontà; ed oh, le dolci sorprese, i suoi modi sempre nuovi, la sua bellezza rapitrice, la sua immensità che porta come nel suo grembo tutti e tutto!
Ma quello che più colpisce è il suo amore per la creatura: pare che è tutta occhio per guardarla, tutta cuore per amarla, tutta mani e piedi per portarla stretta al suo seno e per darle il passo.
Oh, come sospira di dare la sua vita alla creatura, affinché potesse vivere della sua! Pare che sia un delirio che tiene, un impegno che ha preso, una vincita che a qualunque costo vuol fare, che la sua vita formasse la vita della creatura. Quindi la mia mente si perdeva in mezzo a questo spettacolo d’amore della Divina Volontà, ed il mio dolce Gesù tutto tenerezza mi ha detto:
“Figlia mia, l’uomo col fare la sua volontà perdette il capo, la ragione divina, il regime, l’ordine del suo Creatore. E siccome perdette il capo, tutte le membra volevano far da capo, ma non essendo ufficio delle membra tenere virtù ed abilità di fare da capo, non seppero tenere il regime né l’ordine fra loro, ed un membro si mise contro dell’altro e si divisero tra loro, sicché rimasero come membra sparse, perché non possedevano l’unità del capo.
Ma il nostro Ente Supremo amava l’uomo, e vedendolo senza capo ci faceva pena ed era il più grande dei disonori alla nostra opera creatrice, né potevamo tollerare uno strazio sì grande in colui che tanto amavamo.
Ecco perciò la nostra Volontà Divina ci dominò ed il nostro amore ci vinse, e facendomi scendere dal Cielo in terra mi costituì capo dell’uomo e riunì tutte le membra sparse sotto del mio capo, e le membra acquistarono il regime, l’ordine, l’unione e la nobiltà del capo.
Sicché la mia Incarnazione, tutto ciò che feci e patii e la stessa mia morte, non fu altro che via che feci per cercare queste membra sparse e far fluire dalla virtù del mio capo divino la vita, il calore e la resurrezione delle membra morte, per formare di tutte le umane generazioni un sol corpo sotto del mio capo divino.
Quanto mi costò! Ma il mio amore mi fece superare tutto, affrontare tutte le pene e trionfare di tutto. Ora, figlia mia, vedi dunque che significa non fare la mia Volontà: perdere il capo, dividersi dal mio corpo, e come membra distaccate, a stento ed a tentoni camminare quaggiù come tanti mostri da fare pietà.
Tutto il bene della creatura è accentrato nella mia Volontà Divina, e[ssa] forma la gloria nostra e quella delle umane generazioni. Ecco perciò il nostro delirio, il nostro impegno, e vogliamo vincere a via d’amore e di sacrifici inauditi, ché la creatura viva nella nostra Volontà. Quindi sii attenta e contenta il tuo Gesù”. (dagli scritti della Serva (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Febbraio 24, 1934)

“Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti»” (Mt 8,22)

… “Povera piccina mia, di che temi? Coraggio, sono io che farò tutto nella mia figlia piccola; tu non farai altro che seguirmi fedelmente, non è vero? Tu hai ragione che sei troppo piccola e non puoi nulla, ma io farò tutto in te.
Non vedi come io sto in te e tu non sei altro che l’ombra che mi copri? Sono io che valicherò in te gli eterni ed interminabili confini del mio Volere, io che abbraccerò tutte le generazioni per portarle insieme con la tua ombra ai piedi dell’Eterno, affinché le due volontà, l’umana e [la] Divina, si bacino insieme, si sorridano e non più si guardino tra loro come estranee, divise ed in cagnesco, ma una si fonda nell’altra e si formi una sola.
È la potenza del tuo Gesù che ciò deve fare, tu non devi fare altro che aderire. Lo so, lo so che tu sei nulla e puoi nulla, perciò ti affliggi, ma è la potenza del mio braccio che vuole e può operare, e mi piace operare cose grandi nei più piccoli.
E poi la vita della mia Volontà è già stata sulla terra, non è del tutto nuova; sebbene fu come di passaggio, ci fu nella mia inseparabile e cara Mamma. Se la vita della mia Volontà non ci fosse stata in lei, io Verbo Eterno non sarei potuto scendere dal Cielo: mi mancherebbe la via per scendere, la stanza dove entrare, l’umanità per coprire la mia Divinità, l’alimento per nutrirmi; mi mancherebbe tutto, perché tutte le altre cose non sono adatte per me.
Invece col trovare la mia Volontà nella mia diletta Mamma, io trovavo lo stesso mio Cielo, le mie gioie, i miei contenti; al più feci cambio d’abitazione dal Cielo alla terra, ma del resto nulla cambiai: ciò che tenevo in Cielo, in virtù della mia Volontà posseduta da lei lo trovavo in terra, e perciò con tutto amore vi scesi a prendere in lei umana carne.
Poi fece vita la mia Volontà sulla terra nella mia Umanità, in virtù della quale feci la redenzione; non solo, ma in virtù della mia Volontà mi distesi su tutto l’operato delle umane generazioni, suggellandolo coi miei atti divini, ed impetrai dal mio Celeste Padre non solo di redimere l’uomo, ma che a suo tempo entrasse nella grazia della nostra Volontà, come quando fu creato, per vivere secondo lo scopo da noi voluto: che la Volontà fosse una, quella del Cielo e quella della terra.
Quindi da me tutto fu fatto, il piano della redenzione e quello del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra. Non sarebbe stata opera degna di me se non avessi riabilitato in tutto l’uomo come fu creato; sarebbe un’opera a metà, non intera, ed il tuo Gesù non sa fare opere incomplete; al più aspetto secoli per dare il bene completo da me preparato.
Quindi non vuoi tu essere insieme con me per dare all’uomo l’opera che io completai con la mia venuta sulla terra? Perciò sii attenta e fedele, non temere, ti terrò sempre piccola per poter maggiormente completare i miei disegni su di te.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Novembre 10, 1923)

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… “Mio Gesù, mi sento che ci vuole la tua mano onnipotente per farmi scrivere ciò che tu dici sul vivere nel tuo Volere. Alle tante difficoltà che fanno, specie quando mi si ripete: ‘Possibile che nessun’altra creatura sia vissuta nella tua Santissima Volontà?’, mi sento tanto annientata che vorrei scomparire dalla faccia della terra, affinché nessuno più mi vedesse; ma a mio malgrado sono costretta a starci, per compiere la tua Santa Volontà.”
E Gesù: “Figlia mia, il vivere nel mio Volere porta con sé la perdita di qualunque diritto di volontà propria, tutti i diritti sono da parte della Volontà Divina; e se l’anima non perde i propri diritti, non si può dire vero vivere nel mio Volere; al più si può dire vivere rassegnata, uniformata, perché il vivere nel mio Volere non è la sola azione che [si] faccia a seconda della mia Volontà, ma è che tutto l’interno della creatura non dà luogo né a un affetto né a un pensiero né a un desiderio, neppure a un respiro in cui il mio Volere non abbia il suo posto.
Né il mio Volere tollererebbe anche un affetto umano e che lui non ne sia la vita; avrebbe schifo di far vivere l’anima nella mia Volontà coi suoi affetti, pensieri ed altro che potrebbe avere una volontà umana. E credi tu che sia facile che un’anima volontariamente perda i propri diritti? Oh, quanto è difficile!
Anzi ci sono anime che quando giungono al punto di perdere tutti i diritti sulla loro volontà, si danno indietro e si contentano di menare una vita di mezzo, perché il perdere i propri diritti è il più grande sacrifizio che può fare la creatura, e che dispone la mia bontà ad aprirle le porte del mio Volere e, facendola vivere in esso, contraccambiarla coi miei diritti divini. Perciò sii attenta, e non uscire mai dai confini della mia Volontà.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 17; Settembre 22, 1924)