Sabato della XIV settimana del Tempo Ordinario (Mt 10,24-33)
24Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; 25è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!
26Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. 27Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
28E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. 29Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro.
30Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
32Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.
“È sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore” (Mt 10, 25)
… Dopo che il mio divin maestro mi sottrasse dal mondo esterno, facendomi allontanare da qualsiasi creatura, e mi liberò dai pensieri ed affetti verso la creatura, vi pose mano a purificare tutto l’interno del mio cuore, da cui faceva risuonare spesso spesso, la sua dolce voce al mio udito, dicendomi:
“Adesso che siamo rimasti soli, e non v’è più chi possa disturbarci, non sei più contenta ora, più di prima, che eri intenta a contentare coloro che ti erano sempre da vicino? Vedi quanto è più facile contentare uno solo che tanti?
Ora contentiamoci a vicenda, facendo conto che tu ed io siamo soli in questo mondo; promettimi di essermi fedele, ed io verserò in te tali e tante grazie da restarne tu stessa meravigliata.
Sopra di te ho fatto grandi disegni; sempre però che tu voglia corrispondere e conformarti al mio Volere, mi delizierò nel fare di te una perfetta mia immagine, cominciando tu ad imitar me dal mio nascere sino al morire.
Non aver dubbio che tu non possa riuscirvi, perché io stesso t’insegnerò un po’ alla volta il modo da tenervisi.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 1; cap. 6)
“E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo” (Mt 10,28)
… “Ah, Signore! Quante gocce [di sangue e di lacrime] versaste, quante spine soffriste, quante ferite [sosteneste], tanta gloria intendo darvi, per quanta gloria dovrebbero darti tutte le creature se non ci fosse il peccato di superbia, e tante grazie intendo chiedervi per tutte le creature per fare che questo peccato si distruggesse.”
Mentre ciò dicevo, ho visto che Gesù comprendeva in sé tutto il mondo, come una macchina contiene in sé gli oggetti, e tutte le creature si sono mosse in lui e Gesù si muoveva verso di loro, e pareva che Gesù avesse la gloria della mia intenzione e le creature fossero ritornate da lui per poter ricevere il bene da me imprestato (1) per loro. Io sono restata stupefatta, e lui vedendo il mio stupore ha detto:
“Pare sorprendente tutto questo, non è vero? Eppure pare una cosa da nulla ciò che tu hai fatto, eppure non è così; quanto bene si potrebbe fare con [il] replicare questa intenzione, e non si fa!” …(dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Settembre 9, 1901)
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… Il benedetto Gesù è ritornato con la corona di spine, e tanto addentrata nella testa che le spine parevano fin dentro alla bocca; e mi ha detto: “Ah, figlia mia, eppure molti non lo credono che le spine penetrarono fin dentro alla bocca.
È tanto brutto il peccato della superbia, che è veleno all’anima, che l’uccide; siccome chi tiene una cosa attraverso alla bocca impedisce che passi alcun cibo nel corpo per dargli vita, così la superbia impedisce la vita di Dio nell’anima.
Perciò volli tanto soffrire per la superbia umana, e con tutto ciò la creatura giunge a tanta superbia, che ubriaco di superbia perde la conoscenza di se stesso e giunge ad uccidersi il corpo e l’anima”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 7; Marzo 5, 1906)
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(1) impetrato
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… “Figlia mia, se il sole è il re dell’universo, se con la sua luce simboleggia la mia maestà e col suo calore il mio amore e la mia giustizia – che quando trova la terra che non vuol prestarsi alla fecondità, col suo alito bruciante la finisce di disseccare e renderla sterile – l’acqua si può dire regina della terra, che simboleggiando la mia Volontà non c’è punto dove non entri né c’è creatura che possa stare senza di lei.
Forse senza il sole si può vivere, ma senza l’acqua nessuno; essa entra in tutto, fin nelle vene, nelle viscere umane, come nelle profonde viscere della terra; essa in muto silenzio fa il suo corso continuato. Si può dire che l’acqua non solo è regina, ma è come l’anima della terra: senza l’acqua la terra sarebbe come un corpo morto.
Tale è la mia Volontà. Non solo è regina, ma è più che anima di tutte le cose create, è vita d’ogni palpito, d’ogni fibra del cuore. Il mio Volere come acqua scorre in tutto, or silenzioso e nascosto ed or palpitante e visibile.
L’uomo si può sottrarre dalla mia luce, dal mio amore, dalla mia grazia, ma dalla mia Volontà non mai; sarebbe come uno che volesse vivere senza l’acqua; è vero che ci può essere qualche pazzo che odi l’acqua, ma con tutto ciò che l’odia, che non l’ama, sarà costretto a berla: o l’acqua o la morte.
Così è della mia Volontà. Essendo vita di tutto, le creature o la terranno con loro con amore, o con odio, ma loro malgrado saranno costrette a far scorrere il mio Volere in loro come il sangue nelle vene; e chi volesse sottrarsi dal mio Volere sarebbe come suicidare l’anima propria, ma il mio Volere neppure le lascerebbe, seguirebbe su di loro il corso della giustizia, non avendo potuto seguire su di loro il corso dei beni che contiene il mio Volere.
Se l’uomo sapesse che significa fare o non fare la mia Volontà, tutti tremerebbero di spavento al solo pensiero di sottrarsi per un solo istante dal mio Volere.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 13; Luglio 26, 1921)
“Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!” (Mt 10, 31)
Sebbene mi sento abbandonata nelle braccia del Voler Divino, la mia mente me la sento piena d’apprensione e di timori, ma li offrivo al mio dolce Gesù affinché li investisse col suo Fiat e me li cambiasse in pace ed amore; e lui facendomi la sua breve visitina tutto bontà mi ha detto:
“Figlia mia benedetta, il timore ancorché fosse santo è sempre virtù umana, spezza il volo all’amore e fa nascere la paura e lo stento; nel camminare nella via del [bene] fa guardare sempre a destra ed a sinistra, e [l’anima] giunge a temere di colui che tanto l’ama; toglie il dolce incanto alla fiducia che la fa vivere nelle braccia del suo Gesù, e se [l’anima] teme troppo sperde Gesù, e [il timore] la fa vivere a se stessa.
Invece l’amore è virtù divina e col suo fuoco tiene la virtù purificatrice di purificare l’anima da qualunque macchia, la unisce e la trasforma nel suo Gesù e le dà tale fiducia da farsi rapire dal suo Gesù.
Il dolce incanto della fiducia è tale e tanto, che si rapiscono a vicenda, che l’uno non può stare senza dell’altro, e se [la creatura] guarda, guarda solo se ama colui che tanto l’ama.
Sicché tutto l’essere suo viene racchiuso nell’amore, e siccome l’amore è figlio inseparabile del Voler Divino, perciò dà il primo posto di dominio alla mia Divina Volontà: essa si stende in tutti gli atti della creatura, umani e spirituali, nobilita tutto, e sebbene gli atti umani restano nella forma e materia di cui sono formati, non subiscono nessun cambiamento esterno, tutto il cambiamento resta nel fondo della volontà umana, restando tutto ciò che fa, anche le cose più indifferenti, cambiate in divino e confermate dalla Divina Volontà.
Il suo lavorio è incessante e su tutto ciò che fa la creatura stende il suo soggiorno di pace, e come vera Madre non fa altro che arricchire con conquiste divine la sua cara figlia.
Perciò sbandisci ogni timore, nel mio Volere non hanno ragione d’esistere né timore né paure né sfiducia, non sono cose che ci appartengono, e tu non devi fare altro che vivere d’amore e di Volontà mia.
Tu devi sapere che una delle più pure gioie che mi può dare la creatura è la fiducia in me: me la sento figlia mia e ne faccio quello che voglio; posso dire che la fiducia mi fa conoscere chi io sono, che sono l’Essere immenso, la mia bontà senza termine, la mia misericordia senza limiti, e quanto più fiducia trovo, più l’amo e più ab-bondo verso le creature”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Maggio 26, 1935)

Sailko, CC BY-SA 3.0
After Jusepe de Ribera, CC BY-SA 4.0