Giovedì della XVI settimana del Tempo Ordinario (Mt 13,10-17)

10Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». 11Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.
12Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
14Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. 15Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!
16Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. 17In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!

“A colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza” (Mt 13, 12)

Stavo facendo il mio giro nella creazione e redenzione, e la mia piccola intelligenza si è fermata quando il mio vezzoso bambinello, nell’atto d’uscire dal seno materno, si slanciò nelle braccia della Mamma celeste, e sentendosi il bisogno di fare il suo primo sfogo d’amore cinse colle sue piccole braccia il collo della sua Mamma e la baciò.
Anche la divina Regina sentì il bisogno di fare il suo primo sfogo d’amore verso l’infante divino, e gli restituì il bacio materno con tale affetto da sentirsi uscire il cuore dal petto; erano i primi sfoghi che facevano Madre e Figlio.
Pensavo tra me: “Chi sa quanti beni racchiudevano in questo sfogo!” Ed il mio dolce Gesù facendosi vedere piccolo bambino in atto di baciare la Mamma sua, mi ha detto:
“Figlia mia, come sentii il bisogno di fare questo sfogo colla Mamma mia! perché tutto ciò che è stato fatto dal nostro Essere Supremo non è stato altro che sfogo d’amore, ed io accentravo nella Vergine Regina tutto il nostro sfogo d’amore che ebbimo nella creazione, perché stando in lei la mia Divina Volontà, era capace di poter ricevere questo nostro sfogo sì grande col mio bacio e di potermelo ricambiare, perché solo chi vive di mia Volontà Divina accentra in sé l’atto continuato di tutta la creazione e l’attitudine di riversarla in Dio.
[A] chi possiede la mia Divina Volontà tutto posso dare, e tutto può darmi, molto più che la creazione, avendola uscita in uno sfogo d’amore per darla alla creatura, dura e durerà sempre, e chi sta nella mia Divina Volontà sta come in casa nostra, ricevendo la continuità di questo nostro sfogo, con l’atto continuato di tutta la creazione, perché col conservarla come la fecimo, è come se stessimo in atto sempre di crearla e di dire alla creatura: ‘Questo nostro sfogo d’aver creato tante cose ti dice: t’amai, t’amo e t’amerò sempre’.
E l’anima che si fa dominare dal nostro Voler Divino, sulle ali di esso, non potendo contenere questo nostro sfogo d’amore sì grande, sfoga anch’essa e ci dice e ripete il nostro stesso ritornello: ‘Nel tuo Volere t’amai, t’amo e t’amerò sempre, sempre’. Difatti non sono tutte le cose create sfoghi d’amore che il nostro Fiat come primo attore attestava alla creatura?
Sfogo d’amore è il cielo azzurro, e collo starsi sempre disteso, tempestato di stelle, senza mai sbiadirsi né mutarsi, sboccia il nostro sfogo d’amore continuo verso la creatura; sfogo d’amore è il sole, e sfoga il nostro amore continuo col riempire di luce tutta la terra, e tutti gli effetti che produce, che sono innumerevoli, sono continui e ripetuti sfoghi che attesta alla creatura; sfogo del nostro amore è il mare, e come mormora ripete le sue onde altissime, ora placide ora tempestose, e come produce i tanti pesci, non sono altro che continui sfoghi del nostro amore; sfogo dell’amor nostro è la terra, e come si squarcia per produrre fiori, piante, alberi e frutti, così il nostro amore riprende il suo sfogo ardente; insomma non c’è cosa da noi creata dove non c’è lo sfogo continuo del nostro amore.
Ma chi è a giorno di tanti nostri sfoghi? Chi sente investirsi dalla nostra forza creatrice e tocca con mano le nostre fiamme inestinguibili, fino a sentirsi il bisogno di contraccambiarci coi suoi sfoghi amorosi il suo Creatore?
Chi vive del nostro Fiat Divino; per essa è continua creazione, sente la potenza della nostra forza creatrice, che operando in essa le fa toccare con mano che il suo Creatore sta in atto di continuamente creare per amor suo, facendole sentire i suoi sfoghi non mai interrotti, per riceverne il suo ricambio.
Ma chi può dirti il nostro contento quando vediamo che la creatura possedendo il nostro Fiat Divino riceve e riconosce questi nostri sfoghi, ed essa non potendo contenere il grande eccesso d’amore dei nostri sfoghi divini, nel nostro stesso sfogo d’amore forma il suo sfogo verso il suo Creatore?
Allora ci sentiamo come contraccambiati di tutto ciò che fecimo nella creazione, sentiamo nel suo delirio d’amore che ci dice: ‘Maestà adorabile, se stesse in mio potere vorrei anch’io crearti un cielo, un sole, un mare e tutto ciò che tu creasti, per dirti che ti amo col tuo stesso amore e colle tue stesse opere, perché l’amore che non opera non si può chiamare amore; ma siccome il tuo Voler Divino tutto mi donò di tutto ciò che creasti, io te lo ridono per dirti che ti amo, ti amo’.
Quindi l’armonia, lo scambio dei doni, l’ordine ritorna tra Creatore e creatura come da Dio fu stabilito nella creazione. Or tu devi sapere che l’uomo col fare la sua volontà perdette l’ordine, l’armonia, e perdette i diritti del dono della creazione, perché solo in chi regna la mia Divina Volontà, essendo essa la creatrice di tutta la creazione, dove essa regna, essendo cosa sua, fa dono con diritto alla creatura.
Ma dove non regna, [l’uomo] si può chiamare un intruso nelle opere sue e perciò non può farla da padrone né dare a Dio ciò che non è suo, né può sentire tutti i nostri sfoghi d’amore che esistono nella creazione, perché non tiene la nostra Divina Volontà in suo possesso che le dice la nostra storia d’amore; senza del nostro Voler Divino l’uomo è il vero ignorantello del suo Creatore, è come il piccolo discepolo senza del maestro.
Oh, com’è doloroso vedere l’uomo senza del nostro Fiat! molto più che la nostra creazione è il nostro portavoce, è la porgitrice dei nostri baci amorosi, dei nostri abbracci affettuosi. Oh, come sentiva tutto ciò la mia Umanità stando su questa terra!
Come uscivo all’aperto, il sole mi dava il bacio che la mia stessa Volontà aveva depositato nella sua luce per darlo alle creature; il vento mi dava le carezze, gli abbracci che conteneva in deposito dalla mia stessa Divina Volontà.
Tutta la creazione è pregna di carismi divini per darli alle creature, e la mia Umanità tutto riceveva, ricambiandoli, per dare sfogo a tanti baci repressi, abbracci respinti ed amore non riconosciuto per tanti secoli, perché non regnando il mio Voler Divino, l’uomo era incapace di ricevere ciò che di bene aveva messo la mia stessa Volontà in tutta la creazione; e la mia Umanità possedente la mia stessa Volontà Divina dava il primo sfogo, e riceveva e dava il contraccambio a tutto ciò che la mia stessa Volontà Divina aveva messo in tutta la creazione.
Perciò come io uscivo, tutte le cose create facevano festa ed a gara mi davano ciò che possedevano. Perciò sii attenta e ti stia solo a cuore di vivere nella mia Divina Volontà, se vuoi sentire al vivo ciò che il tuo Gesù ti dice del mio Fiat Supremo”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 27; Settembre 28, 1929)

“Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano” (Mt 13, 16)

… “Figlia mia, chi vuol conoscere tutti i rapporti che ci sono tra Creatore e creatura e mantenere in vigore i suoi vincoli, deve far regnare in lei con assoluto dominio la mia Divina Volontà, perché stando in tutta la creazione la vita di essa, formerà una sola vita per tutte le cose create; ed essendo una la vita, [la creatura] intenderà il linguaggio di essa ed i rapporti che ci sono tra il suo Creatore.
Ogni cosa creata parla del suo Creatore, possiede caratteri leggibili del mio Fiat Divino. Ma sai tu chi è capace di sentire la loro voce, d’intendere il loro parlare celeste e di leggere i caratteri divini che ogni cosa creata tiene impressa?
Chi possiede la mia Volontà tiene l’udito per ascoltare la loro voce, l’intelligenza per comprenderli, occhi per leggere i caratteri divini che con tanto amore impresse il Creatore in ciascuna cosa creata.
Invece per chi non fa regnare la mia Volontà si trova nelle condizioni di chi è sordo e non ascolta, di chi è cretino e non comprende, di chi non ha studiato la varietà delle lingue e per quanto si dice non capisce nulla.
Così pure per mantenere i rapporti e conoscerli fra Redentore e redenti, devono studiare la mia vita, ogni mia parola, opera, passo, palpito e pene, che erano tutti vincoli con cui venni a vincolare tutti i redenti, ma chi resta vincolato?
Chi studia la mia vita e cerca di imitarmi; come mi imita, così resta vincolato con le mie parole, opere, passi, eccetera, e riceve la vita di essi e terrà l’udito per ascoltare tutti i miei insegnamenti, mente per comprenderli ed occhi per leggere tutti i caratteri impressi in me nel venire a redimere il genere umano.
E se ciò la creatura non fa, i caratteri della redenzione saranno illeggibili per lei, sarà un linguaggio estraneo per essa, ed i rapporti ed i vincoli della redenzione non avranno vigore; la creatura sarà sempre il cieco nato per tutti i nostri beni di cui la volevamo arricchire.
E per chi vuole conoscere e ricevere tutti i rapporti e i vincoli della santità deve amare il Santificatore, e lo Spirito Santo mette in via le sue fiamme verso di chi ama davvero e lo vincola coi rapporti della sua santità; senza amore non c’è santità, perché i vincoli della vera santità sono già spezzati”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 22; Giugno 12, 1927)

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Sono sempre da capo nel girare negli atti della Divina Volontà, e mentre mi sembra d’aver girato nelle sue opere e compreso tutto il bello, il santo, i beni infiniti che contengono, nel girare di nuovo mi sento analfabeta, piccola ignorantella e veggo che c’è molto ancora da comprendere e da prendere e da imparare dalle opere della Volontà Suprema.
Ma mentre la mia piccola intelligenza restava come rapita nel guardare la magnificenza delle sue opere, il mio celeste Re Gesù, visitando la mia povera anima, mi ha detto:
“Figlia mia benedetta, tutte le mie opere contengono valore e beni infiniti. Perciò mentre ti pare che hai compreso tutto, ritornando di nuovo in mezzo alle opere nostre trovi che ti resta molto e molto da comprendere, e questo ne avviene, ché l’infinito non può essere racchiuso nel finito, al più si può riempire, ma racchiudere tutto l’infinito le sarà impossibile.
Ed essendo la tua intelligenza finita, si esaurisce innanzi all’infinito, si riempie e le pare che ha compreso tutto, ma non è vero; è piuttosto che essendosi riempita non ha dove mettere le altre cognizioni divine, ma poi masticandole e ripensandole forma il nuovo posticino nella sua intelligenza, e trovandosi di nuovo in mezzo alle opere nostre trova nuove cose da prendere ed imparare.
Ecco perciò, tu ti senti sempre in analfabeta ogni qual volta ti trovi di fronte alla magnificenza delle nostre opere divine. Tu devi sapere che tanto le opere della creazione quanto quelle della redenzione, noi mettevamo in ciascuna di esse la pienezza della felicità, della luce, della grazia, della bontà e così di seguito, di tutte le qualità divine, e tutte queste prerogative [erano] in atto di versarsi sulla creatura per renderla felice.
La felicità delle opere nostre come aria celeste porta il profumo, l’imbalsamazione divina a chiunque si avvicina per comprenderle, e straripando da loro comunicano i beni infiniti che posseggono.
Noi mettevamo, per mezzo delle opere nostre, la creatura sotto la pioggia della nostra felicità per renderli felici, ma siccome non si avvicinano per comprenderle, sono infelici e sentono l’aria velenosa della loro volontà umana.
Nessuno opera con lo scopo di rendersi infelice o di essere portatore d’infelicità e di non prendere l’utile, il bene dell’opera sua; molto più l’Ente Supremo che tutto ha fatto per formare la scala della felicità alla creatura.
Ora è l’unico nostro contento vedere la creatura in mezzo alle opere nostre per unificarsi, godersele e comprenderle, e formarsi la norma come deve operare nelle opere sue. E siccome la nostra Volontà non sa fare opere dissimili, ripete nella creatura il facsimile delle nostre opere”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 31; Novembre 20, 1932)