Lunedì della XIX settimana del Tempo Ordinario (Mt 17,22-27)
22Mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse loro: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini 23e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
24Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». 25Rispose: «Sì». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?».
26Rispose: «Dagli estranei». E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. 27Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».
“Il vostro maestro non paga la tassa?” (Mt 17, 24)
… Ed io: “Amor mio, ad onta che cerco d’operare sempre nel tuo Volere e prego e riprego che venga il suo regno sulla terra, nulla si vede ancora”.
E Gesù: “Figlia buona, questo dice nulla, perché tu devi sapere che le preghiere, gli atti fatti nel nostro Volere, siccome entrano nel nostro atto divino, hanno tale potenza che debbono portare alle creature il bene che contengono.
Essi si mettono a guardia dei secoli e li guardano con tanto amore, e con pazienza invitta aspettano e riaspettano, e colla luce che posseggono bussano ai cuori, si fanno luce alle menti, e senza mai stancarsi, perché non sono soggetti né a stanchezza né a diminuire di potenza; fanno come i piantoni, le fide sentinelle che non si partono se non quando hanno dato il bene che posseggono.
Questi atti sono i posseditori del mio Volere, ed in modo assoluto lo vogliono dare alle creature, e se una sfugge loro, un’altra ne prendo[no] di mira. Se un secolo non li riceve, essi non si arrestano né si partono, perché abbiamo dato loro i secoli in lor potere, e formano e formeranno il nostro esercito divino in mezzo alle umane generazioni, per formare il Regno della nostra Volontà.
In questi atti c’è l’umano coronato dalla potenza divina, e danno il diritto alle creature di possedere un tal regno. Vi è la nostra Volontà operante in questi atti, e dà il diritto a Dio di regnare e dominare col nostro Fiat onnipotente la creatura.
Essi sono come caparra e capitale che pagano Dio per le creature e tengono diritto di dare alle umane generazioni ciò che hanno pagato; e come sole che né si ritira né si stanca mai di battere la terra colla sua luce, per dare i beni che possiede, così essi più che soli girano per ogni cuore, girano i secoli, sono sempre in moto né si danno mai per vinti, fino a tanto che non hanno dato la mia Volontà operante che posseggono, molto più che sanno con certezza di ottenere l’intento e vittoria.
Perciò se nulla vedi, non ti dar pensiero; tu continua la tua vita e gli atti tuoi nella mia Volontà. Questo è più necessario di tutto: formare la moneta per pagare per i tuoi fratelli un regno sì santo. E poi tu devi sapere che la mia stessa vita passata sulla terra ed i miei stessi atti si trovano nelle stesse condizioni.
Io pagai per tutti, e la mia vita e ciò che feci sta a disposizione di tutti e si vogliono dare a tutti per dare il bene che posseggono. E sebbene partii per il cielo, partii e restai per girare i cuori, i secoli, per dare a tutti il bene della mia redenzione.
Sono circa venti secoli, e la mia vita e gli atti miei continuano a girare, ma non tutti sono stati presi dalle creature, tanto che varie regioni non mi conoscono ancora. Sicché la mia vita, la pienezza dei miei beni ed atti miei non si ritirano; corrono e girano sempre, abbracciano i secoli come un solo per dare a tutti il bene che posseggono.
Perciò è necessario fare, pagare, formare il capitale; il resto verrà da sé. Quindi sii attenta ed il tuo volo nel mio Fiat sia continuo”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 30; Luglio 14, 1932)
“«Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei». E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi” (Mt 17,25-26)
Stavo impensierita di ciò che sta scritto sul vivere nel Divin Volere, e pregavo Gesù che mi desse più luce per spiegarmi meglio, onde poter più chiarire a chi sono in obbligo di farlo, questo benedetto vivere nella Divina Volontà; ed il mio dolce Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, non si vuol capire. Il vivere nella mia Volontà è regnare, il fare la mia Volontà è stare ai miei ordini; lo primo è possedere, lo secondo è ricevere i miei ordini ed eseguirli. Il vivere nel mio Volere è far sua la mia Volontà come cosa propria, è disporre di essa; il fare la mia Volontà è tenerla in conto come Volontà di Dio, non come cosa propria, né poter disporre di essa come si vuole.
Il vivere nella mia Volontà è vivere con una sola Volontà qual è quella di Dio, la quale essendo una Volontà tutta santa, tutta pura, tutta pace, ed essendo una sola Volontà che regna, non ci sono contrasti, tutto è pace; le passioni umane tremano innanzi a questa Suprema Volontà e vorrebbero fuggirla, né ardiscono di muoversi né di opporsi, vedendo che innanzi a questa Santa Volontà tremano Cieli e terra.
Sicché il primo passo del vivere nel Voler Divino, che fa? Gettare l’ordine divino nel fondo dell’anima, svuotarla di ciò che è umano, di tendenze, di passioni, d’inclinazioni ed altro.
Invece il fare la mia Volontà è vivere con due volontà, e quando do gli ordini di eseguire la mia, [la creatura] sente il peso della sua volontà che le mette contrasti, e ad onta che segua gli ordini della mia Volontà con fedeltà, sente il peso della natura ribelle, le sue passioni ed inclinazioni.
E quanti santi, ad onta che siano giunti alla perfezione più alta, sentono questa loro volontà che gli fa guerra, che li tiene oppressi, e tanti che sono costretti a gridare: ‘Chi mi libererà da questo corpo di morte, cioè da questa mia volontà che vuol dare morte al bene che voglio fare?’” Il vivere nella mia Volontà è vivere da figlio; il fare la mia Volontà è vivere da servo.
Nel primo, ciò che è del padre è del figlio; e molte volte fanno più sacrifizi i servi che i figli: a loro spetta esporsi a servizi più faticosi, più umili, al freddo, al caldo, a viaggiare a piedi; infatti quanto non hanno fatto i miei santi per eseguire gli ordini della mia Volontà?
Invece il figlio sta con suo padre, tiene cura di lui, lo rallegra coi suoi baci e con le sue carezze, comanda ai servi come se comandasse suo padre; se esce non va a piedi, ma viaggia in carrozza.
E se il figlio possiede tutto ciò che è del padre, ai servi non si dà altro che la mercede del lavoro che hanno fatto e restano liberi di servire o non servire il loro padrone, e se non servono non hanno più diritto di ricevere nessun altro compenso.
Invece tra padre e figlio nessuno può togliere questi diritti, che il figlio possiede i beni del padre; nessuna legge, né celeste né terrestre, può togliere questi diritti né svincolare la figliolanza tra padre e figlio.
Figlia mia, il vivere nella mia Volontà è il vivere che più si avvicina ai beati del Cielo; ed è tanto distante da chi fa la mia Volontà e sta fedelmente ai miei ordini, quanto è distante il Cielo dalla terra, quanta distanza passa tra figlio e servo, tra re e suddito. E poi questo è un dono che voglio fare in questi tempi sì tristi: che non solo facciano la mia Volontà, ma che la posseggano.
Non sono forse io padrone di dare ciò che voglio, quando voglio e a chi voglio? Non è padrone un signore di dire ad un servo: ‘Vivi in casa mia, mangia, prendi, comanda come un altro me stesso’? E per fare che nessuno possa impedirgli il possesso dei suoi beni, si legittima questo servo per figlio e gli dà il diritto di possedere.
Se ciò può fare un ricco, molto più posso farlo io. Questo vivere nel mio Volere è il dono più grande che voglio fare alle creature; la mia bontà vuole sempre più sfoggiare in amore verso le creature, ed avendole dato tutto, né avendo più che dar loro per farmi amare, voglio far dono della mia Volontà, affinché possedendola amino il gran bene che posseggono.
Né ti maravigliare se vedi che non capiscono; per capire dovrebbero disporsi al più grande dei sacrifizi, qual è quello di non dar vita, anche nelle cose sante, alla propria volontà.
Allora sentirebbero il possesso della mia e toccherebbero con mano che significa vivere nel mio Volere. Tu però sii attenta, né t’infastidire delle difficoltà che fanno, ed io a poco a poco mi farò strada per far capire il vivere nella mia Volontà.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 17; Settembre 18, 1924)
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… “Figlia mia, vuoi sapere il perché vogliamo che la creatura viva nel nostro Voler Divino? Perché vogliamo darle sempre nuovi doni, nuovo amore, nuovi carismi; vogliamo dirle sempre cose nuove del nostro Essere Divino.
Ed essa, che deve ricevere ed ascoltarci, se non vive nel nostro Volere non terrà posto dove mettere i nostri doni, e noi non usciamo i nostri doni se non abbiamo dove depositarli; e restiamo col dolore che vogliamo dare e non possiamo, siamo come soffogati dall’amore e non possiamo alleggerirci perché non vi è chi lo prenda, e siamo costretti a vedere la creatura povera, debole, ignorante.
Che dolore! Mentre nel nostro Volere mettiamo in comune i beni nostri e le andiamo sempre dicendo: ‘Prendi ciò che vuoi, e per riconoscenza dacci il piccolo tributo del tuo amore e della tua volontà’.
Perciò figlia mia facciamo i patti, mettiamoci d’accordo, che io devo sempre darti e tu devi sempre darmi il tuo piccolo amore; così staremo sempre in comunicazione, avremo sempre che fare insieme, ameremo d’un solo amore, saremo felici di una stessa felicità”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 35; Marzo 16, 1938)
“… Una moneta d’argento” (Mt 17, 27)
Continuando il mio giro nel Fiat Divino pensavo tra me: “A che servono queste ripetizioni continue di chiedere e richiedere il Regno della Divina Volontà, e la ripetizione di girare in essa per impegnarla a cedere il suo regno, affinché venga a dominare in mezzo alle creature?”
In questo mentre il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, quando si vuol fare una compra si danno gli anticipi, e quanto più anticipi si danno, tanto più resta assicurata la compra e meno resta da pagare quando si viene agli ultimi atti della compra definitiva.
Ora volendo tu il Regno della mia Volontà, è necessario che tu dai gli anticipi, ed ogni qualvolta ti gira in essa e chiedi e richiedi il suo regno ed emetti i tuoi atti per tutti, per lo stesso scopo, tanti anticipi aggiungi per metterti al sicuro l’acquisto del Regno del mio Fiat Divino; e siccome è il suo acquisto che vuoi fare, è necessario che i tuoi atti vengano fatti in essa, ché acquistano il valore di moneta coniata dalla mia Volontà Divina, altrimenti non sarebbe moneta valevole e che potrebbe correre per l’acquisto di essa, sarebbe come una moneta fuori regno.
Perché chi Volontà Divina vuole acquistare, deve dare atti di anticipi fatti in essa, ed essa si benignerà di coniarli col valore del suo Fiat, in modo che l’anima può dare gli anticipi necessari per il suo acquisto.
Ecco a che servono le tue giratine nel mio Fiat, gli atti che emetti in esso, il chiedere e richiedere che venga il suo regno. Sono tutte cose necessarie e che ci vogliono per il suo grande acquisto.
Non feci io lo stesso per la redenzione? Dovetti pagare l’anticipo degli atti miei innanzi al mio celeste Padre, e dovetti pagare per tutti per ottenere il Regno della Redenzione, e quando sborsai tutto il pagamento, allora mi fu firmato dalla Divinità che il regno era mio.
Perciò continua a mettere i tuoi anticipi se vuoi che ti sia firmato che il Regno del mio Fiat è tuo”. (dagli scritti della Serva (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 24; Luglio 4, 1928)

Masaccio, Public domain, via Wikimedia Commons
Meister des Mausoleums der Galla Placidia in Ravenna, Public domain, via Wikimedia Commons
Maître HB à la tête de griffon, Public domain, via Wikimedia Commons