SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE – COMPATRONA D’EUROPA – FESTA (Mt 25,1-13)

1 Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. 2Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; 4le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi.
5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6A mezzanotte si alzò un grido: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!».
7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8Le stolte dissero alle sagge: «Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono».
9Le sagge risposero: «No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene». 10Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.
11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: «Signore, signore, aprici!». 12Ma egli rispose: «In verità io vi dico: non vi conosco».
13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”.

“Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo” (Mt 25,1)

… “Io sono il fiore dell’Eden celeste ed è tanto il profumo che vi spando, che al mio olezzo vi resta attirato tutto l’empireo; e siccome io sono il lume che manda luce a tutti, tanto da tenerli inabissati nella luce, tutti i miei santi attingono da me le loro piccole lucerne, onde non c’è luce nel cielo che non è stata attinta da questo lume.”
Ah, sì, non c’è neppure odore di virtù senza Gesù, e non c’è luce ancorché si andasse nel più alto dei cieli, senza Gesù! (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 3; Febbraio 20, 1900)

“Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono” (Mt 25, 5)

Mi sentivo nel sommo dell’afflizione per la privazione del mio dolce Gesù e nel mio interno gli dicevo: “Amor mio e vita mia, come ti sei partito da me senza dirmi addio né insegnarmi dove muovere i miei passi né la via che debbo battere per ritrovarti?
Anzi mi sembra che tu stesso mi hai bruciato le vie per farti trovare, e per quanto possa girare e chiamarti tu non mi ascolti. Le vie son chiuse ed io sfinita dalla stanchezza son costretta a fermarmi, e rimpiangere colui che a qualunque costo vorrei trovare e non trovo. Ah, Gesù, Gesù, ritorna, vieni a colei che non può vivere senza di te!”
Ma mentre sfogavo il mio dolore, appena si è mosso nel mio interno, ed io nel sentirlo muovere gli ho detto: “Mio Gesù, vita mia, come mi fai tanto aspettare fino a non poterne più?
E se ti fai vedere sono lampi appena, e senza dirmi nulla si fa più oscuro di prima ed io resto nelle smanie, e delirando di dolore ti cerco, ti chiamo, ma invano ti aspetto”. E Gesù compassionandomi mi ha detto: “Figlia mia, non temere, son qui con te.
Quello che voglio [è] che mai esci da dentro la mia Volontà, che continui i tuoi atti sempre senza mai spostarti dai confini del Regno del Fiat Supremo, e questo ti darà la fermezza che ti rassomiglierà al tuo Creatore, che fatto una volta un atto, quell’atto ha vita continua senza mai cessare.
Un atto sempre continuato è solo di Dio che non soffre interruzione negli atti suoi, perciò la nostra fermezza è incrollabile e stendendosi ovunque con la nostra immensità rende senza interruzione i nostri atti, e ovunque ci poggiamo troviamo la nostra fermezza che ci fa il più grande onore, ci fa conoscere per Ente Supremo, Creatore di tutto, e rende inesorabile il nostro Essere e gli atti nostri.
Perché dovunque vogliamo poggiarci troviamo la nostra fermezza che tutto sostiene. Figlia mia, la fermezza è natura e dote divina ed è giusto che diamo questa partecipazione e dote di natura divina a chi deve essere figlia del nostro Fiat Divino e vivere nel regno nostro.
Sicché il continuare i tuoi atti in essa senza mai interromperli fa conoscere che già sei in possesso della dote della nostra fermezza. Quante cose dice la fermezza! Dice che l’anima si muove solo per Dio, dice che si muove con ragione e con puro amore, non con passione e con interesse proprio.
Dice che conosce il bene che fa e perciò sta ferma in esso senza mai interromperlo. La fermezza dice con caratteri incancellabili ‘Qui c’è il dito di Dio’. Perciò sii ferma negli atti tuoi ed avrai la nostra fermezza divina nel tuo operare”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 21; Marzo 5, 1927)

“Ecco lo sposo! Andategli incontro!” (Mt 25, 6)

O mio Gesù, prigioniero celeste, già il sole è al tramonto e le tenebre invadono la terra, e tu resti solo nel tabernacolo d’amore! Parmi di vederti atteggiato a mestizia per la solitudine della notte, non avendo attorno a te la corona dei tuoi figli e delle tue tenere spose, che almeno ti facciano compagnia alla tua volontaria prigionia.
O mio divin prigioniero, anch’io mi sento stringere il cuore nel dovermi allontanare da te, e son costretta a dirti addio!
Ma che dico, o Gesù, mai più addio, non ho il coraggio di lasciarti solo, addio con le labbra, ma non col cuore; anzi il mio cuore lo lascio insieme con te nel tabernacolo. Conterò i tuoi palpiti e vi corrisponderò con un mio palpito d’amore, numererò i tuoi affannosi sospiri e per rinfrancarti ti farò riposare nelle mie braccia.
Ti farò da vigile sentinella, starò tanto attenta a guardare se qualche cosa t’affligge o ti addolora, non solo per non lasciarti mai solo, ma per prendere parte a tutte le tue pene.
O cuore del mio cuore, o amore del mio amore, lascia quest’aria di mestizia e consolati, non mi dà il cuore di vederti afflitto; mentre con le labbra ti dico addio, ti lascio i miei respiri, i miei affetti, i miei pensieri, i miei desideri e tutti i miei movimenti, che inanellando tra loro continui atti d’amore, uniti ai tuoi ti formeranno corona che ti ameranno per tutti; non sei contento, o Gesù? Pare che mi dici di sì, non è vero?
Addio, o amante prigioniero; ma non ho finito ancora, prima che io parta voglio lasciarti anche il mio corpo innanzi a te. Intendo delle mie carni, delle mie ossa, fare tanti minutissimi pezzi per formare tante lampade per quanti tabernacoli esistono nel mondo, e del mio sangue tante fiammelle per accendere queste lampade, ed in ogni tabernacolo intendo di mettere la mia lampada, che unendosi alla lampada del tabernacolo che ti rischiara la notte, ti dirà: “Ti amo, ti adoro, ti benedico, ti riparo e ti ringrazio per me e per tutti.”
Addio, o Gesù, ma senti un’altra parola ancora: patteggiamo, ed il patto sia che ci ameremo di più. Mi darai più amore, mi chiuderai nel tuo amore, mi farai vivere d’amore e mi seppellirai nel tuo amore; stringiamo più forte il vincolo dell’amore, sarò sol contenta se mi darai il tuo amore per poterti amare davvero.
Addio, o Gesù, benedite me, benedite tutti. Stringimi al tuo cuore, imprigionami nell’amor tuo, e ti lascio con lo scoccarti un bacio sul cuore. Addio, addio. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; L’addio della sera a Gesù sacramentato)

“Le stolte dissero alle sagge: «Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono” (Mt 25,8)

Stavo pensando come poteva succedere che il mio dolce Gesù, come pensava, parlava, operava, ecc., stendeva i suoi pensieri in ciascun pensiero di creatura, in ciascuna parola e opera. Ed il mio amato Gesù muovendosi nel mio interno mi ha detto: “Figlia mia, nulla c’è da meravigliare di ciò, in me c’era la Divinità con la luce interminabile della sua Volontà Eterna.
In questa luce io scorgevo in modo facilissimo ciascun pensiero, parola, palpito e atto delle creature; e come io pensavo, la luce che io contenevo portava il mio pensiero a ciascun pensiero delle creature, e così la mia parola e tutto il resto che io facessi e soffrissi.
Vedi, anche il sole possiede questa virtù: la sua luce è una, eppure quanti non restano inondati da quella luce? Se si potesse vedere tutto l’interno dell’uomo: pensieri, palpiti, affetti, come il sole invade ciascuno con la sua luce, così farebbe scorrere la sua luce in ciascun pensiero, palpito e altro.
Ora se ciò può fare la luce del sole, senza che scenda dall’alto in basso per dare a ciascuno il suo calore e la sua luce, eppure non è altro che l’ombra della mia luce, molto più lo posso fare io che contengo luce immensa ed interminabile.
E poi la mia Volontà Divina che contiene questa virtù, come l’anima entra nel mio Volere, così apre la corrente della luce che la mia Volontà contiene, e la mia luce invadendo tutti porta a ciascuno il pensiero, la parola, l’atto che è entrato nella corrente della sua luce. Perciò non c’è cosa più sublime, più estesa, più divina, più santa del vivere nel mio Volere; le generazioni dei suoi atti sono incalcolabili.
Sicché l’anima quando non è unita con la mia Volontà né entra in essa, non dà la giratina né apre la corrente della sua luce interminabile; quindi tutto ciò che fa resta personale od individuale: il suo bene, la sua preghiera è come quella piccola luce che si usa nelle stanze, che non tiene virtù di dar luce a tutti i ripostigli della casa, molto meno può dare luce al di fuori, e se manca l’olio, cioè la continuazione dei suoi atti, la piccola luce si smorza e resta all’oscuro.” (dagli scritti della Serva (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Marzo 2, 1924)

“Vegliate dunque…” (Mt 25,13)

Dolce mio bene, il cuore più non mi regge: ti guardo e vedo che continui ad agonizzare. Il sangue a rivi ti scorre da tutto il corpo ed in tanta copia che, non reggendo più in piedi, ne sei caduto in un lago.
O mio Amore, mi si spezza il cuore nel vederti sì debole e sfinito! Il tuo adorabile volto e le tue mani creatrici poggiano in terra e s’imbrattano di sangue.
Parmi che ai fiumi di iniquità che le creature ti mandano, tu voglia dare fiumi di sangue per fare che queste colpe restino affogate in esso, e così con esso dare a ciascuno il rescritto del tuo perdono. Ma, deh, o mio Gesù, sollevati!
È troppo ciò che soffri! Basti fin qui al tuo amore. E mentre pare che il mio amabile Gesù muoia nel proprio sangue, l’amore gli dà nuova vita. Lo vedo muoversi stentatamente, si alza e, così intriso di sangue e di fango, par che voglia camminare, e, non avendo forza, a stento si trascina.
Dolce mia Vita, lascia che ti porti fra le mie braccia. Vai forse dai cari discepoli? Ma quale non è il dolore del tuo adorabile cuore nel trovarli di nuovo addormentati! E tu, con voce tremula e fioca li chiami: “Figli miei, non dormite. L’ora è vicina. Non vedete come mi sono ridotto? Deh, aiutatemi, non mi abbandonate in queste ore estreme!”.
E quasi vacillante, stai per cadere vicino a loro, mentre Giovanni stende le braccia per sorreggerti. Sei tanto irriconoscibile che, se non fosse stato per la soavità e dolcezza della tua voce, non ti avrebbero riconosciuto.
Poi, raccomandando loro la veglia e la preghiera, ritorni nell’orto, ma con una seconda trafittura nel cuore.
In questa trafittura vedo, mio Bene, tutte le colpe di quelle anime che, nonostante le manifestazioni dei tuoi favori in doni, baci e carezze, nelle notti della prova, dimenticando il tuo amore e i tuoi doni, sono rimaste come assopite ed assonnate, perdendo così lo spirito di continua preghiera e di veglia.
Mio Gesù, è pur vero che dopo aver visto te, dopo aver gustato i tuoi doni, rimanerne privi e resistere, ci vuol gran forza. Solo un miracolo può far che tali anime reggano alla prova.
Perciò, mentre ti compatisco per queste anime, le cui negligenze, leggerezze e offese sono le più amare al tuo cuore, ti prego che, qualora esse giungessero a dare un solo passo che possa menomamente dispiacerti, tu le circondi di tanta grazia, da arrestarle, perché non perdano lo spirito di continua preghiera… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – Le Ore della Passione; dalle 11 alla mezzanotte: La terza ora di agonia nell’Orto di Getsemani)