Venerdì della XXI settimana del Tempo Ordinario (Mt 25,1-13)

1Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. 2Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; 4le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi.
5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6A mezzanotte si alzò un grido: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!». 7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade.
8Le stolte dissero alle sagge: «Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono». 9Le sagge risposero: «No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene».
10Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: «Signore, signore, aprici!». 12Ma egli rispose: «In verità io vi dico: non vi conosco».
13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

“Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo” (Mt 25, 1)

Onde non pensavo affatto che io dovessi quella stessa sera venire nella Casa della Divina Volontà, presso il mio prigioniero Gesù; solo lo pregavo che non me lo facesse sapere il quando, per non profanare colla mia volontà umana un atto simile, che niente mettessi di mio, ma in tutto operasse il Divin Volere.
Erano le otto di sera e fuori del solito venne il confessore, il quale pregato dalle reverende madri superiore s’impose per ubbidienza che io dovessi cedere e contentare le superiore; resistetti alquanto perché si pensavo, se il Signore il volessi nel mese d’aprile, stagione più calda, allora si penserebbe.
Ma il confessore tanto insistette, che io dovetti cedere; onde verso le nove e mezza di sera fui portata in questa casa, vicino al mio prigioniero Gesù. Ecco la piccola storia perché mi trovo nella Casa della Divina Volontà.
Ora riprendo il mio dire: la notte lasciai (1) sola col mio sacramentato Gesù, i miei occhi erano fissi nella porticina del tabernacolo, la lampada col suo tremolio continuo mi sembrava che ora volesse spegnersi, ma poi si ravvivasse, ed io avevo un sussulto al cuore, temendo che Gesù potesse rimanere all’oscuro.
Ed il mio sempre amabile Gesù movendosi nel mio interno mi ha stretta fra le sue braccia e mi ha detto: “Figlia mia non temere, ché la lampada non si spegne, e se si spegnesse tengo te, lampada viva, lampada che col tuo tremolio, più che col tremolio della lampada eucaristica, mi dice ti amo, ti amo, ti amo.
Oh, come è bello il tremolio del tuo ti amo! Il tuo tremolio mi dice amore, ed unendosi colla mia Volontà, di due volontà ne formiamo una sola. Oh, com’è bella la tua lampada ed il tremolio del tuo ti amo!
Non c’è da paragonarsi colla lampada che arde innanzi al mio tabernacolo d’amore, molto più che stante in te la mia Divina Volontà, formi il tremolio del tuo ti amo nel centro del sole del mio Fiat, ed io veggo e sento che non una lampada, ma un sole mi brucia davanti.
Sia la ben venuta la mia prigioniera, sei venuta a far compagnia al tuo prigioniero. Siamo tutti e due in prigione, tu nel letto ed io nel tabernacolo, è giusto che siamo vicino, molto più che uno è lo scopo che ci tiene in prigione: la Volontà Divina, l’amore, le anime.
Come mi sarà gradita la compagnia della mia prigioniera! Ce la sentiremo insieme, per preparare il Regno del mio Fiat Supremo. Ma sappi, figlia mia, che il mio amore ti ha prevenuto, io mi son messo primo in questa custodia prigioniero per aspettare la mia prigioniera e la tua dolce compagnia; vedi dunque come il mio amore è stato il primo a correre verso di te.
Come ti ho amato e ti amo!, ché dopo tanti secoli di prigionia in questo tabernacolo non ho avuto mai una prigioniera che mi facesse compagnia, che mi stesse vicina, vicina, sono stato sempre solo o al più in compagnia di anime non prigioniere, in cui non vedevo in loro le mie stesse catene; ora finalmente è giunto il tempo d’aver una prigioniera, per tenerla continuamente vicina sotto dei miei sguardi sacramentali, che solo le catene della mia Volontà Divina la tengono prigioniera.
Compagnia più dolce e più gradita non mi poteva venire. Quindi mentre saremo insieme in prigione, ci occuperemo del Regno del Fiat Divino, lavoreremo insieme e ci sacrificheremo per farlo conoscere alle creature”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 25; Ottobre 7, 1928)
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(1) restai

“Poiché lo sposo tardava …” (Mt 25,5)

… In una parola, Gesù ha cercato di far morire la mia volontà anche nelle cose più minute, per farla vivere solo e sempre in lui.
Ecco perché il Signore permetteva che anche in questo amore tutto santo e totalmente per lui mi venissero le più grandi contraddizioni; tanto è vero che, quanto più vivo si faceva in me il desiderio di avvicinarmi alla mensa eucaristica, tanto che il giorno precedente e tutta la notte non facevo altro che prepararmi, per meglio dispormi a riceverlo, non chiudendo gli occhi al sonno per i continui atti di amore a Gesù, dicevogli spesso spesso:
“Signore, fa presto, che non posso starmi senza riceverti; accelera le ore, sorga subito il sole, che mi viene meno il cuore per il grande desiderio della santa comunione.”
E Gesù mi diceva: “Vedi, io sto solo e soffro senza di te; tu però non darti pena che non puoi dormire, si tratta di un sacrificio, facendo da lontano compagnia al tuo Dio, al tuo sposo, al tuo tutto, che è in veglia per amor tuo; vieni a sentire tutte le offese che continuamente gli si fanno dalle creature…
Deh, non negarmi questo sollievo con la tua amorosa compagnia, affinché i palpiti del tuo amore, unendosi ai miei, vengano a scemare, in parte, l’amarezza che mi procurano le tante offese che ricevo di giorno e di notte, ed io non ti lascerò sola nelle tue sofferenze ed afflizioni, ma ti ricambierò della mia compagnia.”
Ebbene, la mattina seguente, non appena si faceva giorno, con questo grande desiderio di ricevere Gesù in sacramento, andavo in chiesa, e recandomi dal confessore, questi, senza che gli facessi parola, più di una volta mi diceva:
“Questa mattina voglio che ti privi della santa comunione”; il che mi riusciva tanto amaro che alle volte, mentre mi struggevo in lacrime, non ardivo di palesare nemmeno al confessore l’amarezza che provava l’anima mia, giacché lo stesso Gesù voleva che mi comportassi in tal modo, altrimenti mi rimproverava, e voleva però che avessi piena confidenza in lui, mio sommo bene, per cui gli aprivo spesso il mio cuore e gli dicevo:
“Ahi, mio dolce amore, è questo il frutto della veglia che abbiamo fatta entrambi questa notte? Chi avrebbe potuto mai immaginare che dopo tanto aspettare e tanto desiderarti avrei dovuto restare priva di te?
Conosco bene che in tutto e sempre devo ubbidire, ma dimmi, o mio buon Gesù, posso io stare senza di te? Chi mi darà la forza a starmene priva? E potrò avere io mai il coraggio di partirmene di chiesa, senza che ti porti meco in casa, mio sommo bene? Io non so che altro fare, ma tu, o mio Gesù, se vuoi, puoi a tutto rimediare.” Ma mentre così parlavo mi sentivo un fuoco insolito vicino a me, poscia una fiamma d’amore mi si accendeva in me, ed una voce interna che così mi parlava:
“Chetati, chetati… Ecco che sono già nel tuo cuore; di che temi adesso? Non più affliggerti; voglio io stesso asciugarti le lacrime… Poverina, tu hai ragione, che non potevi stare senza di me, non è vero?”
A questo operato di Gesù ed a questo suo parlare, io ne restavo sorpresa, e tanto annientata in me stessa, che rivolta al mio Gesù gli dicevo: “Se io fossi stata buona, e non così cattiva, non avresti data l’ispirazione al confessore di contraddirmi così.”
E lo pregavo, quindi, a non permettere più simili contraddizioni, perché senza di lui non avrei potuto affatto resistere, e avrei fatto chissà quanti spropositi. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 1; cap. 11)

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Continuando il mio solito stato, il mio adorabile Gesù non ci veniva. Onde avendo molto stentato, mi sentivo tutta scoraggiata e temevo forte che questa mattina non ci venisse del tutto. Quindi essendo dopo venuto, quando appena mi ha detto:
“Figlia mia, non sai tu che uccide più anime lo scoraggiamento che il resto degli altri vizi?
Perciò coraggio, coraggio, ché come lo scoraggiamento uccide, così il coraggio fa rivivere ed è l’atto più lodevole che l’anima possa fare; perché mentre si sente scoraggiata, dallo stesso scoraggiamento prende coraggio, disfa sé stessa e spera, e disfacendo sé stessa, già si trova rifatta in Dio.” (dagli scritti della Serva (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Settembre 8, 1904)

“Vegliate dunque…” (Mt 25,13)

O mio dolce Gesù, è già passata un’ora che ti trovi in quest’Orto. L’amore ha preso il primato in tutto, facendoti soffrire tutto insieme ciò che i carnefici ti faranno soffrire in tutto il corso della tua amarissima passione, anzi supplisce e giunge a farti soffrire ciò che loro non possono farti, nelle parti più interne della tua divina persona. O mio Gesù, già ti vedo vacillante nei passi, eppure vuoi camminare.
Dimmi, o mio Bene, dove vuoi andare? Ah, ho capito! A trovare i tuoi amati discepoli. Anch’io voglio accompagnarti, affinché, se tu vacilli, io ti sostenga. Ma, o mio Gesù, un’altra amarezza per il tuo cuore: già essi dormono, e tu, sempre pietoso, li chiami, li svegli e con amore tutto paterno li ammonisci e raccomandi loro la veglia e la preghiera. E torni nell’Orto.
Ma ti porti un’altra trafittura nel cuore. In quella trafittura vedo, o Amore mio, tutte le trafitture delle anime a te consacrate che, o per tentazione, o per stato d’animo, o per mancanza di mortificazione, invece di stringersi a te, di vegliare e pregare, si abbandonano a sé stesse, e sonnacchiose, invece di progredire nell’amore e nell’unione con te, indietreggiano.
Quanto ti compatisco, o Amante appassionato! E ti riparo tutte le ingratitudini dei tuoi più fidi. Sono queste le offese che più contristano il tuo cuore adorabile, ed è tale e tanta l’amarezza che ti fanno andare in delirio.
Ma, o Amore senza confini, il tuo sangue che già bolle nelle vene, vince tutto e tutto dimentica. Ti vedo prostrato per terra e preghi, ti offri, ripari e per tutti cerchi di glorificare il Padre per le offese fatte a lui dalle creature.
Anch’io, o mio Gesù, mi prostro con te, ed insieme con te intendo fare ciò che fai tu… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – Le Ore della Passione; dalle 10 alle 11 della notte: La seconda ora di agonia nell’Orto di Getsemani)