Martedì della XXII settimana del Tempo Ordinario (Lc 4,31-37)
31Poi scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. 32Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
33Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: 34«Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
35Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male. 36Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?».
37E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.
“Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità” (Lc 4,32)
Venendo questa mattina l’amantissimo Gesù, gli ho detto: “Diletto mio Gesù, io credo che tutto ciò che scrivo siano tanti spropositi.”
E Gesù: “La mia parola non solo è verità, ma è luce ancora, e quando la luce entra in una stanza oscura, che fa? Snebbia le tenebre e fa scovrire gli oggetti che ci sono, brutti o belli, se ci sta ordine o disordine, e dal modo come trova si giudica la persona che occupa quella stanza.
Or la vita umana è la stanza oscura, e quando la luce della verità entra in un’anima snebbia le tenebre, cioè fa scovrire il vero dal falso, il temporale dall’eterno; onde caccia da sé i vizi e si mette l’ordine delle virtù, perché essendo la mia luce santa, che è la stessa Divinità, non potrà comunicare altro che santità ed ordine.
Quindi l’anima si sente uscire da sé luce di pazienza, d’umiltà, di carità ed altro. Se la mia parola produce in te questi segni, a che pro temere?”
Dopo ciò Gesù mi ha fatto sentire che pregava il Padre suo per me, dicendo:
“Padre Santo, vi prego per quest’anima, fate che adempisca in tutto perfettamente la nostra Santissima Volontà. Fate, o Padre adorabile, che le sue azioni siano tanto conformate con le mie, da non potersi discernere le une dalle altre, e così poter compiere sopra di es-sa ciò che ho disegnato.”
Ma chi può dire la forza che mi sentivo infondere nell’animo da questa preghiera di Gesù? Mi sentivo vestire l’anima di una fortezza tale, che per adempire la Volontà Santissima di Dio non mi sarei curata di soffrire mille martìri, se così fosse il suo beneplacito. Sia sempre ringraziato il Signore che tanta misericordia usa con questa povera peccatrice. … (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 2; Agosto 18, 1899)
————————-
… Onde mentre scrivevo, pensavo tra me: “Prima di scrivere certe piccole cose che Gesù mi dice, mi sembrano di pochissima importanza e perciò non mi sembrava necessario di metterle sulla carta; ma nell’atto di scriverle, il modo che Gesù me le ordina nel mio interno, cambia la scena e mi sembrano piccole nelle apparenze, ma di grande importanza nella sostanza.
Stando così tutto ciò, qual conto daranno a Dio chi ha tenuto e chi tiene autorità su di me, per quando non si sono imposti con la loro obbedienza a farmi scrivere? Quante cose ho tralasciato quando non ho ricevuto nessun comando!”
E Gesù, muovendosi nel mio interno, mi ha detto:
“Figlia, certo che mi daranno conto se credono che sono io; il conto sarà strettissimo, perché credere che sono io e non far conto anche di una sola parola, è come se volessero soffocare un mare di bene per l’utile delle creature, perché la mia parola parte sempre dalla forza della potenza creatrice.
Difatti un Fiat dissi nella creazione e vi distesi un cielo tempestato di innumerevoli milioni di stelle, un altro Fiat e vi formai il sole, non dissi venti [Fiat] o parole per formare un solo Fiat nella creazione, ma un solo Fiat mi bastò. Ora la mia parola contiene ancora la sua potenza creatrice e non potete sapere se la mia parola è diretta a formare un cielo, una stella, un mare, un sole per le anime.
Quindi non facendone conto e non mettendola in vista per le creature, mi vengono a respingere in me stesso questo cielo, questo sole, stelle e mare, che potrebbero fare tanto bene alle creature; ed il danno che ne verrebbe sarà incolpato a colui che non facendone conto, l’ha soffocato dentro di me.
Se poi non credono, peggio ancora, perché sono tanto ciechi che non hanno occhi per vedere il sole della mia parola, e l’incredulità porta all’ostinazione ed alla durezza del cuore. Invece la credenza rammolisce il cuore, lo dispone a farsi soggiogare dalla grazia e gli dà la vista di poter comprendere le mie verità”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Febbraio 9, 1927)
————————-
… “Figlia mia, non ti dar pensiero; sarò io vigile custode, perché troppo mi costano; mi costa la mia Volontà cui entra a questi scritti come vita primaria; potrei chiamarli testamento d’amore che fa la mia Volontà alle creature.
Si fa donatrice di sé stessa e li chiama a vivere nella sua eredità, ma con modi sì supplicanti, attraenti, amorosi, che solo i cuori di pietra non si muoveranno a compassione e non sentiranno il bisogno di ricevere un sì gran bene.
Perciò questi scritti sono pieni di vite divine, le quali non si possono distruggere; e se qualcuno ci volesse provare, gli succederebbe come a colui che vorrebbe provare a distruggere il cielo, il quale offeso gli piomberebbe sopra da tutte le parti e lo annienterebbe sotto la sua volta azzurra.
Sicché il cielo rimarrebbe al suo posto, e tutto il male cadrebbe sopra a colui che vorrebbe distruggere il cielo. O pure, chi vorrebbe distruggere il sole, il sole si riderebbe di costui e lo brucerebbe; un altro che vorrebbe distruggere le acque del mare, il mare lo affogherebbe.
Troppo ci vuole a toccare ciò che ti ho fatto scrivere sulla mia Volontà, perché posso chiamarla nuova creazione vivente e parlante; sarà l’ultimo sfoggio del mio amore verso le umane generazioni.
Anzi tu devi sapere che [in] ogni parola che ti faccio scrivere sul mio Fiat, raddoppio il mio amore verso di te e verso di chi li leggeranno, per farli restare imbalsamati dal mio amore.
Perciò come scrivi mi dai il campo ad amarti di più, veggo il gran bene che faranno, sento in ogni mia parola le vite palpitanti delle creature, che conosceranno il bene della mia parola e formeranno la vita della mia Volontà in loro. Perciò l’interesse sarà tutto mio, e tu abbandona tutto in me.
Tu devi sapere che questi scritti sono usciti dal centro del gran sole della mia Volontà, i di cui raggi sono pieni delle verità uscite da questo centro, i quali abbracciano tutti i tempi, tutti i secoli, tutte le generazioni.
Questa gran raggiera di luce riempie Cielo e terra, ed a via di luce bussa a tutti [i] cuori, e prega e supplica che ricevano la vita palpitante del mio Fiat, cui la nostra paterna bontà si è benignata e si è degnata di dettare da dentro il suo centro coi modi più insinuanti, attraenti, affabili, pieni di dolcezza, e con amore sì grande che dà dell’incredibile, da far stupire gli stessi angeli; ogni parola può chiamarsi un portento d’amore, uno più grande dell’altro.
Perciò voler toccare questi scritti è voler toccare me stesso, il centro del mio amore, le mie finezze amorose con cui amo le creature; ed io saprò difendere me stesso e confondere chi volesse menomamente disapprovare anche una sola parola di ciò ch’è scritto sulla mia Divina Volontà.
Perciò seguimi ad ascoltare, figlia mia, né voler inceppare il mio amore né volermi legare le braccia col respingere nel mio seno ciò che voglio che seguiti a scrivere. Troppo mi costano questi scritti, mi costano quanto mi costa me stesso. Quindi avrò tal cura, che neppure una parola farò andare perduta”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Giugno 20, 1938)
“Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?” (Lc 4,34)
… “Gli imponemmo il nome santissimo di Gesù, voluto dall’angelo. Nel pronunciare questo nome santissimo, fu tale la gioia, il contento, da raddolcire il nostro dolore.
Molto più che in questo nome, chi lo volesse, avrebbe trovate il balsamo ai suoi dolori, la difesa nei pericoli, la vittoria nelle tentazioni, la mano per non cader in peccato, la medicina a tutti i suoi mali.
Questo nome santissimo di Gesù [fa] tremare l’inferno, lo riveriscono gli angeli, suona dolce all’orecchio del Padre Celeste. Innanzi a questo nome tutti si inchinano ed adorano.
Nome potente, nome santo, nome grande, e chi lo invoca con fede sentirà le meraviglie, il segreto miracoloso del[la] virtù di questo nome santissimo. Ora, figlia mia, ti raccomando: pronunzialo sempre questo nome: ‘Gesù’.
Quando vedi che la tua volontà umana debole, vacillante, tentenna nel fare la Divina, il nome ‘Gesù’ te la farà risorgere nel Fiat Divino; se sei oppressa chiama Gesù, se lavori chiama Gesù, se dormi chiama Gesù, e se ti svegli, la prima parola sia Gesù; chiamalo sempre; è un nome che contiene mari di grazia, ma che dà a chi lo chiama ed ama.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà: Appendice 2)
“Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza…” (Lc 4,36)
Continuando il mio solito stato, il benedetto Gesù quando appena è venuto, in atto di reggere e di dominare tutto e di regnare con la corona di re in testa e con lo scettro di comando in mano; e mentre lo vedevo in questa posizione mi ha detto, però in latino, ma io lo dico secondo che ho capito:
“Figlia mia, io sono reggitore dei re e Signore dei dominanti, ed a me solo spetta questo diritto di giustizia che mi deve la creatura, e che non dandomelo mi disconosce come Creatore e padrone di tutto.”
E mentre ciò diceva, pareva che prendesse in pugno il mondo e lo rovesciava sottosopra per fare che le creature si sottoponessero al suo regime e dominio.
Ed in questo mentre vedevo pure come Nostro Signore reggeva e dominava l’anima mia con una maestria tale che mi sentivo tutta inabissata in lui, e da lui partiva il regime della mia mente, degli affetti, dei desideri, sicché tra me e lui passavano tanti fili elettrici, che tutto dirigeva e dominava. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Agosto 5, 1904)
————————-
… “Tutto è possibile quando noi vogliamo. Tanta facilità mettiamo nel fare le cose piccole quanto nelle grandi, perché tutta la virtù e potenza sta nell’atto nostro, non nel bene che riceve l’atto della nostra potenza.
Difatti quando stavo sulla terra, siccome in tutti gli atti miei correva la mia potenza, si rendeva potente il tocco delle mie mani, l’impero della mia voce, e così di seguito…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 30; Aprile 2, 1932)

Berthold Werner, Public domain, via Wikimedia Commons
Jl FilpoC, CC BY-SA 4.0