Lunedì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Lc 8,16-18)
16Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. 17Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
18Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».
“Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce” (Lc 8, 16)
Trovandomi nel solito mio stato, il mio adorabile Gesù nel venire, vedendomi tutta ritrosa nel manifestare e nello scrivere ciò che lui mi dice, con un’imponenza da farmi tremare mi ha detto:
“Figlia mia, la mia parola è creatrice, e quando parlo facendo conoscere una verità che mi appartiene, non sono altro che nuove creazioni divine che faccio nell’anima.
E siccome quando creai il cielo con un solo Fiat distesi i cieli e li tempestai di miliardi di stelle tanto che non c’è parte della terra dalla quale non si veda questo cielo, e se da qualche punto non si vedesse sarebbe un disonore alla potenza creatrice, e potrebbero dire che la forza creatrice non aveva potere di distendersi ovunque così le mie verità sono più che cielo che vorrei far conoscere a tutti, da un punto all’altro della terra, e come tante stelle passare di bocca in bocca per ornarmi il cielo delle verità che ho manifestato.
Se la creatura volesse occultare le mie verità, farebbe come se volesse impedirmi che creassi il cielo, e col segreto che vorrebbe mi darebbe il disonore come se una persona volesse impedire che gli altri guardassero il cielo, il sole e tutte le cose da me create, per non farmi conoscere.
Ah! Figlia mia, la verità è luce e la luce da per sé stessa si stende, ma per stendersi è necessario farla conoscere, il resto lo farà da per sé stessa, altrimenti resterà compressa, senza il bene di poter illuminare e fare la via che vuole.
Perciò sii attenta e non impedirmi di poter stendere la luce delle mie verità.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 13; Gennaio 30, 1922)
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Onde sentendomi oppressa perché mi era stato scritto che il reverendo padre Di Francia stava facendo stampare le memorie della mia infanzia e tutto ciò che segue; e nel mio dolore dicevo al mio amato Gesù:
“Amor mio, vedi un poco che mi combinano: dal far conoscere ciò che tu mi hai detto sulle virtù e sulla tua adorabile Volontà, mettono ciò che riguarda me. Al più questo lo dovrebbero fare dopo la mia morte, non ora; solo per me c’era questa confusione e questo dolore sommo, per gli altri no.
Ah! Gesù, dammi la forza che faccia anche in questo la tua Santa Volontà”. E Gesù, stringendomi fra le sue braccia per darmi forza, tutto bontà mi ha detto: “Figlia mia, non t’affliggere tanto.
Tu devi sapere che le altre santità sono piccole luci che si formano nell’anima, e queste luci sono soggette a crescere, a decrescere ed anche a smorzarsi. Quindi non è giusto che finché si vive nel tempo, fino a tanto che la luce non è più soggetta a smorzarsi col passare all’altra vita, si metta in istampa.
Che figura farebbe se si conoscesse che questa luce non esiste più? Invece la santità del vivere nel mio Volere non è luce, ma sole, quindi non soggetto né ad impoverirsi di luce né a smorzarsi.
Chi mai può toccare il sole? chi può togliergli una sola stilla di luce? Nessuno! chi smorzare un atomo del suo calore? chi può farlo scendere anche un millesimo al di sotto del suo posto, dell’altezza in cui regna e domina tutta la terra? Nessuno!
Se non ci fosse il sole del mio Fiat Supremo, non avrei permesso di farle stampare. Piuttosto ho premura, perché il bene che può fare un sole non può fare una luce, perché il bene della luce è troppo limitato e, non mettendola in vista, non è né un gran bene se si mette né un gran danno se non si fa sorgere.
Invece il bene del sole abbraccia tutto, fa bene a tutti, e non facendolo sorgere quanto più prima, è un gran danno, ed è un gran bene farlo sorgere anche un giorno prima. Chi può dire il gran bene che può fare una giornata piena di sole?
Molto più il sole della mia eterna Volontà. Sicché, quanto più si tarda, tante giornate di sole [si] levano alle creature e tante giornate [si] levano al sole, costringendo i suoi raggi nella nostra patria celeste”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Novembre 27, 1926)
“Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce” (Lc 8,17)
… In questo mentre me la son sentita vicina, che nascondendomi sotto il suo manto azzurro e prendendomi nel suo grembo materno, con un amore che non so dire, mi ha detto:
“Figlia del mio materno cuore, il Regno della Divina Volontà sarà regno mio, a me la Trinità Sacrosanta me lo ha affidato; come mi affidò il Verbo eterno quando scese dal Cielo in terra, così mi fidò il suo ed il mio regno.
Perciò i miei sospiri sono ardenti, le mie preghiere incessanti, non faccio altro che assalire la Trinità Santissima col mio amore, coi diritti di Regina e di Madre che mi diede, affinché ciò che mi affidò venga alla luce, forma la sua vita, affinché il mio regno trionfa sulla faccia della terra.
Tu devi sapere che è tanto il mio desiderio che mi brucia, che mi sento come se non avessi gloria – mentre ne ho tanta che Cieli e terra sono riempiti – se non veggo formato il Regno della Divina Volontà in mezzo ai figli miei, perché ognuno di questi figli che vivranno in esso mi darà tanta gloria, da raddoppiarmi la gloria che posseggo, perciò vedendomi priva mi sento come se non avessi gloria di Regina ed amore di Madre dai figli miei.
Perciò nel mio Cuore chiamo sempre e vo’ ripetendo: ‘Figli miei, figli miei, venite alla Mamma vostra, amatemi da Madre come io vi amo da figli. Se non vivrete di quella stessa Volontà che io vissi, non possiate darmi l’amore di veri figli né possiate conoscere dove giunge il mio amore per voi’.
Tu devi sapere ch’è tanto il mio amore e le mie ansie ardenti che voglio che questo regno esiste sulla terra, che scendo dal Cielo, giro per le anime per vedere chi sta più disposta a vivere di Voler Divino, faccio loro la spia, e quando le veggo disposte entro nei loro cuori e formo la mia vita in esse, come preparazione, onore e decoro di quel Fiat che prenderà possesso e formerà la sua vita in loro.
Perciò io sarò inseparabile da loro, metterò la mia vita, il mio amore, le mie virtù, i miei dolori a loro disposizione, come muro di fortezza insormontabile, affinché possono trovare nella Madre loro ciò che ci vuole per vivere in questo regno sì santo.
Ed allora sarà la mia festa completa, il mio amore si riposerà nei figli miei, la mia maternità troverà chi mi ama da figlio, e darò grazie sorprendenti e metterò tutto in festa, Cielo e terra; la farò da Regina largheggiando con grazie inaudite. Perciò, figlia mia, starai unita colla tua Mamma, affinché preghi e sospiri con me il Regno della Divina Volontà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Febbraio 10, 1937)
“A chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere” (Lc 8, 18)
… “Figlia mia, chi vive nell’ambiente della mia Volontà sta a porto di tutte le ricchezze, e chi vive fuori di questo ambiente della mia Volontà sta a porto di tutte le miserie; perciò si dice nel Vangelo che a chi tiene sarà dato e a chi non tiene sarà tolto quel poco che tiene, perché chi vive nella mia Volontà, stando a porto di tutte le ricchezze non è maraviglia che si andrà sempre più arricchendo di tutti i beni, perché vive in me come nella propria casa, ed io tenendolo in me sarò forse avaro? Non andrò di giorno in giorno, or dandole un favore, or un altro, e mai cesserò di darle fino a tanto che non l’avrò partecipato di tutti i miei beni? Sì, certo.
Invece chi vive a porto delle miserie, fuori della mia Volontà, già per sé stessa la propria volontà è la più grande delle miserie e distruggitrice d’ogni bene; che maraviglia dunque che se tiene qualche poco di bene, non avendo contatto con la mia Volontà, e vedendolo inutile in quell’anima, le venga tolto?” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Gennaio 16, 1906)

William Holman Hunt, Public domain, via Wikimedia Commons
William-Adolphe Bouguereau, Public domain, via Wikimedia Commons