Venerdì della XXVII settimana del Tempo Ordinario (Lc 11,15-26)
15Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». 16Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
17Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in sé stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. 18Ora, se anche Satana è diviso in sé stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl.
19Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. 20Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
21Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. 22Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
23Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde. 24Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: «Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito».
25Venuto, la trova spazzata e adorna. 26Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».
“Ogni regno diviso in sé stesso va in rovina e una casa cade sull’altra” (Lc 11,17)
Continuando il mio solito stato, il mio dolce Gesù mi ha detto: “Figlia mia, le tenebre sono fitte e le creature precipitano di più, anzi in queste tenebre si vanno scavando il precipizio dove periranno.
La mente dell’uomo è rimasta cieca, non ha più luce per guardare il bene, ma solo il male, ed il male lo inonderà e lo farà perire. Sicché dove credevano di trovare scampo troveranno la morte. Ah, figlia mia! Ah, figlia mia!”
Poi ha soggiunto: “Gli atti fatti nella mia Volontà sono come soli che illuminano tutti, e finché dura l’atto della creatura nella mia Volontà, un sole di più splende nelle menti cieche.
E chi tiene un poco di buona volontà troverà luce per scampare dal precipizio, gli altri tutti periranno. Perciò in questi tempi di fitte tenebre quanto bene fanno gli atti della creatura fatti nella mia Volontà! Chi scamperà, sarà in virtù solo di questi atti.”
Detto ciò si è ritirato. Dopo è ritornato di nuovo ed ha soggiunto: “L’anima che fa la mia Volontà e vive in essa, posso dire, è la mia carrozza, ed io tengo le briglie di tutto: tengo la briglia della mente, degli affetti, dei desideri, e neppure uno [ne] lascio in suo potere.
E sedendomi sul suo cuore per starmi più comodo, il mio dominio è completo e faccio ciò che voglio: ora la faccio correre, la carrozza, ora volare, ora mi porta al cielo, ora giro tutta la terra, ora mi fermo.
Oh, come sono glorioso, vittorioso e domino ed impero! Se poi l’anima non fa la mia Volontà e vive del volere umano, la carrozza si sfascia, mi toglie le briglie, ed io resto senza dominio come povero re cacciato dal suo regno; ed il nemico prende il mio posto, e le briglie restano in balia delle proprie passioni.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Settembre 28, 1917)
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Stavo facendo i miei soliti atti nel Voler Supremo ed una luce inaccessibile avvolgeva il mio piccolo essere, e facendomi come presente tutte le opere del mio Creatore, io avevo un ti amo per ciascuna cosa creata, un moto per ogni moto, una adorazione, un grazie di riconoscenza per tutta la creazione; ma però comprendevo che era la stessa luce che mi somministrava quel ti amo per ogni cosa, quel moto, quell’adorazione; io ero solo in preda della luce ed essa mi allargava, m’impiccoliva e faceva della mia piccolezza quello che voleva.
Ora mentre mi trovavo in questo stato, io ero dolente che non vedevo il mio dolce Gesù e pensavo tra me: “Gesù mi ha lasciata, ed in questa benedetta luce io non so dove rivolgere i miei passi per ritrovarlo, perché non si vede né dove comincia né dove finisce.
Oh, luce santa, fammi trovare colui che è tutta la mia vita, il mio Bene Sommo!” Ma mentre mi sfogavo per il dolore della privazione di Gesù, tutto bontà è uscito da dentro il mio interno e tutto tenerezza mi ha detto:
“Figlia mia, perché temi? Io non ti lascio, ma è piuttosto il Voler Supremo che mi ecclissa in te. La luce della mia Volontà è interminabile, infinita né si trovano i confini dove comincia e dove finisce; invece la mia umanità ha i suoi confini, i suoi limiti e perciò, essendo la mia umanità più piccola della mia eterna Volontà, io resto coinvolto in essa e come ecclissato.
Mentre sto in te do il campo d’azione al mio Volere e godo del suo operato divino nella piccolezza dell’anima tua e preparo una nuova lezione da farti, per farti conoscere sempre più le maraviglie del mio Supremo Volere.
Perciò quando nuoti in esso sii certa che sto con te, anzi faccio con te ciò che fai tu, e per darle tutto il campo d’azione io sto in te come nascosto per godermi i suoi frutti. Onde tu devi sapere, figlia mia, che la vera luce è inseparabile.
Guarda, anche il sole che sta nell’atmosfera tiene questa prerogativa e possiede l’unità della luce; è tanto compatta insieme la luce nella sua sfera, che non ne perde un atomo e ad onta che scende nel basso, riempiendo di luce tutta la terra, la luce non si divide mai; è tanto compatta in sé stessa, unità inseparabile che nulla mai perde della sua luce solare, tanto vero che tutt’insieme spande i suoi raggi fugando da per tutto dalla terra le tenebre, e tutta insieme ritira la sua luce non lasciando neppure le tracce dei suoi atomi.
Se la luce del sole fosse divisibile, da quanto tempo si sarebbe impoverito di luce e non avrebbe più forza d’illuminare tutta la terra, e si potrebbe dire: luce divisa, terra desolata.
Sicché il sole può cantare vittoria e possiede tutta la sua forza e tutti i suoi effetti nell’unità della sua luce; e se la terra riceve tanto mirabili ed innumerevoli effetti, che si può chiamare vita della terra il sole, tutto ne viene dall’unità della luce che possiede, che da tanti secoli non ha sperduto neppure un atomo di luce da Dio affidatogli.
E perciò è sempre trionfante, maestoso e fisso e sempre stabile a decantare nella sua luce il trionfo e la gloria della luce eterna del suo Creatore.
Ora figlia mia, il sole è il simbolo del mio eterno Volere, e se questo simbolo possiede l’unità della luce, molto più la mia Volontà che non è simbolo ma la realtà della luce, e che il sole si può chiamare la sfioritura della luce inaccessibile della mia Volontà.
E tu l’hai vista la sua immensità e che non si vede un globo di luce com’è il sole, ma vastità immensa cui l’occhio umano non può giungere a guardare né dove finisce né dove incomincia.
Eppure tutta questa interminabilità di luce è un atto solo dell’eterno Volere, è tanto compatta insieme tutta questa luce increata, che si rende inseparabile, indivisibile; sicché più che sole possiede l’unità eterna in cui viene fondato il trionfo di Dio e di tutte le nostre opere. Ora questo trionfo dell’unità del Supremo Volere, il centro della sua sede, del suo trono, è il centro della Trinità Sacrosanta.
Da questo centro divino partono i suoi raggi fulgidissimi ed investono tutta la patria celeste, e tutti i santi ed angeli sono investiti dall’unità del mio Volere, e tutti ricevono gli effetti innumerevoli, che rapendoli tutti a sé forma di loro una sola unità coll’unità suprema della mia Volontà.
Questi raggi investono la creazione tutta e [l’unità del mio Volere] forma la sua unità coll’anima che vive nella mia Volontà. Guarda, l’unità di questa luce della mia Volontà che sta nel centro delle Tre Divine Persone è già affissata in te, sicché una è la luce, uno è l’atto, una è la volontà.
Ora mentre stai facendo i tuoi atti in quest’unità, sono già incorporati a quell’atto solo del centro e la Divinità è già con te a fare ciò che fai tu. La Mamma celeste, i santi ed angeli e tutta la creazione, tutti in coro ripetono il tuo atto e sentono gli effetti della Volontà Suprema.
Guarda, ascolta il prodigio non mai visto di quell’atto solo che riempie cielo e terra e che la stessa Trinità, unificandosi colla creatura, si mette come a primo atto dell’atto della creatura”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 19; Maggio 27, 1926)
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… “O potenza della mia Volontà, quanto sei grande! Tu sola unisci l’Essere più grande, più alto, con l’essere più piccolo e più basso e ne formi uno solo.
Tu sola hai la virtù di svuotare la creatura di tutto ciò che a te non appartiene, per poter coi tuoi riflessi formare in lei quel sole eterno, che coi suoi raggi riempiendo cielo e terra va a confondersi col sole della Maestà Suprema.
Tu sola tieni questa virtù di comunicare la forza suprema, in modo da potersi, con la tua forza, innalzare la creatura a quell’atto solo del Dio Creatore. Ah, figlia mia, la creatura, quando non vive nell’unità della mia Volontà, perde la forza unica e resta come disunita da quella forza che riempie cielo e terra e sostiene tutto l’universo come se fosse la più piccola piuma.
Ora quando l’anima non si fa dominare dalla mia Volontà, perde la forza unica in tutte le sue azioni; quindi tutti i suoi atti, non uscendo da una forza sola, restano divisi tra loro: diviso l’amore, separata l’azione, disgiunta la preghiera. Sicché tutti gli atti della creatura, essendo divisi, sono poveri, meschini, senza luce.
Sicché la pazienza è povera, la carità è debole, l’ubbidienza è zoppa, l’umiltà è cieca, la preghiera è muta, il sacrifizio è senza vita, senza vigore, perché mancando la mia Volontà manca la forza unica, che unendo tutto dà la stessa forza a ciascun atto della creatura.
E perciò non solo [gli atti della creatura] restano divisi tra loro, ma restano viziati dalla volontà umana e perciò restano ognuno col suo difetto. Ciò successe ad Adamo.
Col sottrarsi dalla Volontà Suprema perdette la forza unica del suo Creatore, e restando con la sua forza umana limitata sentiva lo stento del suo operare; molto più che la forza che metteva nel compiere un’azione lo debilitava, e dovendo far[n]e un’altra non si sentiva la stessa forza.
Sicché toccò con mano la povertà delle sue azioni, che non avendo la stessa forza non solo erano diverse, ma ognuna aveva il suo difetto. Successe come ad un ricco signore che possiede proprietà estesissima.
Fino a tanto che questa è di un solo padrone, lui sfoggia, sfoggia, fa grandi opere; chi sa quanti servi mantiene sotto di lui, e dalle grandi rendite che ricava fa sempre nuovi acquisti.
Ma supponi che questa proprietà fosse divisa con altri eredi, ecco è già perduta la sua grande forza né più può sfoggiare come prima né fare nuovi acquisti; si deve limitare nelle spese, i suoi servi sono pochi, sicché la sua grandezza, la sua signoria è svanita, appena gli restano le tracce.
Così successe ad Adamo. Col sottrarsi dalla mia Volontà perdette la forza unica del suo Creatore, e con ciò perdette la sua signoria, il suo dominio, né più sentiva la forza di sfoggiare nel bene.
E così succede per chi non è del tutto abbandonato in braccio alla mia Volontà, perché con essa la forza del bene si converte in natura e la povertà non esiste”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 19; Agosto 8, 1926)
“Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me” (Lc 11, 21-23)
Dopo ciò pensavo tra me: “Il mio primo padre Adamo, prima di peccare, possedeva tutti questi vincoli e rapporti di comunicazione con tutta la creazione, perché possedendo lui integra la Volontà Suprema, era come connaturale sentire in sé tutte le comunicazioni dovunque essa operava.
Ora nel sottrarsi da questo Volere sì santo, non sentì lo strappo che faceva da tutta la creazione? lo spezzamento di tutte le comunicazioni e tutti [i] vincoli rotti, come da un sol fiato, da essa?
Che io, solo col pensare se debbo o no farlo un atto, e solo col tentennare, sento che il cielo trema, il sole si ritira, tutta la creazione si scuote e sta in atto di lasciarmi sola, tanto che io stessa insieme con loro e spaventata, subito, senza esitare faccio quello che devo fare. Come potette fare? non sentì questo strappo così straziante e crudele?”
E Gesù, muovendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, Adamo sentì questo strappo sì straziante; con tutto ciò cadde nel labirinto della sua volontà, che non gli dette più pace, né a lui né ai suoi posteri.
Come in un solo fiato tutta la creazione si ritirò da lui, ritirandosi la felicità, la pace, la forza, la sovranità, tutto; restò solo a sé stesso. Povero Adamo, quanto gli costò il sottrarsi dalla mia Volontà!
Al solo sentirsi isolato, non più corteggiato da tutta la creazione, sentiva tale spavento e raccapriccio che diventò l’uomo pauroso, temeva di tutto e delle stesse opere mie, e con ragione, perché si dice: ‘Chi non è con me è contro di me’. Non essendo lui più vincolato con esse, di giustizia si dovevano mettere contro di lui.
Povero Adamo, c’è molto da compatirlo: lui non aveva nessun esempio d’un altro che era caduto e del gran male che gli era successo, che poteva stare sull’attenti a non caderci. Lui non aveva nessuna idea del male.
Perché, figlia mia, il male, il peccato, la caduta d’un altro tiene due effetti: per chi è cattivo e vuol cadere serve come esempio, come spinta, come incentivo a precipitare nell’abisso del male.
Per chi è buono e non vuol cadere serve come antidoto, come freno, come aiuto e come difesa a non cadere, perché vedendo il gran male, la sventura dell’altro serve d’esempio a non cadere ed a non fare la stessa via per non trovarsi in quella stessa sventura.
Sicché il male altrui fa stare sull’attenti e guardinghi. Perciò la caduta di Adamo è per te di grande aiuto, di lezione, di richiamo, mentre lui non aveva nessuna lezione del male, perché il male allora non esisteva”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Novembre 10, 1926)

Andrea Solari, CC BY-SA 3.0