Giovedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario (Lc 17,20-25)

20I farisei gli domandarono: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, 21e nessuno dirà: «Eccolo qui», oppure: «Eccolo là». Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
22Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. 23Vi diranno: «Eccolo là», oppure: «Eccolo qui»; non andateci, non seguiteli.
24Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. 25Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione.

“Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: «Eccolo qui», oppure: «Eccolo là». Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!” (Lc 17,20-21)

Questa mattina il mio dolce Gesù si faceva vedere tanto sofferente, che la povera anima mia si sentiva struggere di compassione. Teneva tutte le membra slogate, piaghe profonde e tanto inasprite che Gesù gemeva e si contorceva sotto l’acerbità dello spasimo.
Si è messo a me vicino come se volesse farmi parte delle sue pene; già solo a guardarlo mi sentivo riflettere in me le sue pene, e Gesù tutto bontà mi ha detto: “Figlia mia, non ne posso più; tocca le mie piaghe inasprite per raddolcirle, scocca il tuo bacio d’amore su di esse, affinché il tuo amore mi mitighi lo spasimo che sento.
Questo mio stato sì doloroso è il vero ritratto in cui si trova la mia Volontà in mezzo alle creature: sta in mezzo a loro, ma come divisa, perché facendo [esse] la loro volontà, non la mia, [la mia] resta slogata ed impiagata dalle creature. Perciò unisci la tua volontà alla mia e dammi un ristoro al mio slogamento.”
Io me lo sono stretto, gli ho baciato le piaghe delle mani; oh, come erano inasprite per tante opere, anche sante, ma che non avevano il loro principio dalla Volontà di Dio!
Per raddolcire loro lo spasimo le stringevo nelle mie mani, e Gesù tutto si faceva fare, anzi lo voleva; e così ho fatto alle altre piaghe, tanto che quasi tutta la mattina si è stato sempre con me. Finalmente, prima di lasciarmi mi ha detto: “Figlia mia, mi hai raddolcito, mi sento le ossa al posto; ma sai tu chi può raddolcirmi e riunire le mie ossa slogate? Chi fa regnare in sé la mia Volontà.
Quando l’anima mette da parte la sua volontà non dandole neppure un atto di vita, la mia Volontà fa da padrona nell’anima: regna, comanda ed impera; si trova come se stesse a casa sua, cioè come nella mia patria celeste.
Sicché essendo casa mia, padroneggio, dispongo, ci metto del mio, perché come abitazione mia posso mettere quello che voglio per farne ciò che voglio, e ricevo il più grande onore e gloria che la creatura mi può dare.
Invece chi vuol fare la sua volontà, fa lei da padrona, dispone, comanda, e la mia Volontà sta come una povera straniera, non curata e se occorre disprezzata.
Vorrei mettere del mio, ma non posso perché la volontà umana non mi vuol cedere un posto; anche nelle stesse cose sante vuol fare lei come capo, ed io niente posso mettere del mio. Come mi trovo male nell’anima che fa regnare la sua volontà!
Succede come ad un padre che va a trovare un suo figlio lontano, oppure un amico ad un altro amico: mentre bussa si apre la porta, ma si fa restare alla prima stanza, non si prepara il pranzo, non il letto dove farlo dormire, non gli fanno parte né delle loro gioie né delle loro pene.
Che affronto! Che dolore per questo padre oppure amico! Se ha portato tesori per complimentarlo, nulla lascia e se ne va trafitto nel fondo del suo cuore. Invece un altro non appena lo vedono si mettono in festa, preparano il più bel pranzo, il letto più soffice, anzi gli danno piena padronanza di tutta la casa e fin di loro stessi.
Non è questo il più grande onore, amore, rispetto, sudditanza che si può usare ad un padre o ad un amico? Che cosa non lasceranno loro di bello e di buono per compensare tanta liberalità?
Tale è la mia Volontà: viene dal Cielo per abitare nelle anime, ed invece di rendermi padrone mi tengono come uno straniero e derelitto. Ma la mia Volontà non si parte, ad onta che mi tengono da straniero rimango in mezzo a loro aspettando per dar loro i miei beni, le mie grazie e la mia santità.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 17; Febbraio 8, 1925)

——————

… “Amor mio, la tua Volontà è dappertutto, sicché tutti vivono in essa, eppure non tutti ricevono questa somiglianza”. E Gesù subito ha soggiunto: “Che c’entra, figlia mia?
È vero che tutti vivono nella mia Volontà, perché non c’è punto dove essa non si trovi, ma quasi tutti vivono in essa da estranei o come mercenari, altri forzati, altri ribelli; questi tali vivono in essa e non la conoscono né posseggono i suoi beni, anzi sono usurpatori di quella stessa vita che hanno ricevuto dalla mia Volontà.
Ogni atto di questi è una dissomiglianza che acquistano tra la loro volontà e quella del loro Creatore, è la conferma della loro povertà, delle loro passioni e delle fitte tenebre di cui si riempiono, in modo che sono ciechi per tutto ciò che è Cielo.
Per giungere alla parità della mia Volontà non si può vivere da estranei, ma da padroni, [l’anima] deve guardare tutte le cose come cose sue, averne tutta la cura; perciò è necessario conoscerla per amarla e possederla.
Per quanto bella e buona è una cosa, se non è totalmente sua non si ama, non si stima, non si usa tutta quella cura che merita, si ha sempre un occhio freddo nel guardarla e un palpito senza vita per amarla.
Invece se la cosa fosse sua, è tutt’occhio per guardarla e tutto cuore per amarla, la stima e giunge a tanto che ne fa un idolo per il proprio cuore; la cosa in sé stessa non si è fatta più bella, quello che era è, non ha subìto nessun cambiamento, il cambiamento lo ha subito la persona col farne acquisto e tenerla come cosa esclusivamente sua.
Ecco quello che riceve l’anima col vivere nella mia Volontà: la riceve come sua, la possiede, sente la sua aura celeste, la sua vita di Cielo, la somiglianza di colui che l’ha creata, e come vive nel mio Volere si sente tempestata dai riflessi del suo Creatore; in tutto sente la potenza di quel Fiat che dà vita a tutte le cose, e nel pelago dei beni che possiede dice: ‘Come sono felice! La Volontà di Dio è mia, la posseggo e l’amo’. Perciò tutti gli atti fatti nel mio Volere si diffondono su tutti, e prendono parte tutti.
Vedi, quando tu al primo sorgere del giorno dicevi: ‘Sorga la mia mente nella Volontà Suprema per coprire tutte le intelligenze delle creature con la tua Volontà, affinché tutti sorgano in essa, ed io a nome di tutti ti do l’adorazione, l’amore, la sottomissione di tutte le intelligenze create’, mentre ciò dicevi una rugiada celeste cadeva su tutte le creature, che le copriva per portare a tutte il ricambio del tuo atto.
Oh, come era bello vedere coperte tutte le creature con questa rugiada celeste che formava la mia Volontà, simbolo della rugiada notturna, che al mattino si trova su tutte le piante per abbellirle, fecondarle, e a quelle che stanno per inaridire impedire che si possano seccare; col suo tocco celeste pare che metta un tocco di vita per farle vegetare.
Com’è incantevole la rugiada al primo del mattino! Molto più è incantevole e bella la rugiada degli atti che forma l’anima nella mia Volontà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 18; Novembre 22, 1925)

——————

… “Che farebbe una creatura se dopo che ha fatto un’opera con sacrifici inauditi e per lungo tempo, opera che le costa la vita, opera di valore incalcolabile, e solo che le mancasse un punto, una sfumatura, un colore, non può completare l’opera che le costa tanto?
E per quanto bella la sua opera, per quanto preziosa e di valore incalcolabile, che formerebbe la sua fortuna, la gloria e la sua felicità completa, non può presentarla al pubblico né può dire ch’è opera compiuta, perché manca un punto.
[Per] questa tale la vita si cambierebbe in dolore, e sentirebbe il peso della sua opera, bella sì, ma non compiuta; e perciò si sente infelice ed invece di [ricevere] gloria si sente umiliata. E quali sacrifici non farebbe? Metterebbe la vita per mettere quel punto per fare compiuta l’opera sua.
[In] tale [modo] ci troviamo noi; nulla manca all’opera nostra della creazione, cieli, soli, opere e magnificenza d’ogni specie, ma manca un punto, ma punto che mi sfigura un’opera sì bella; ma questo punto è il più importante, è la sfumatura più bella, è il colore più vivo che manca alla creazione.
Tutto e tutti vivono nel mio Fiat, ma un punto di essa, cioè l’umana famiglia, è fuori di esso, fuori del mio regno e vive infelice. Qual dolore! C’è posto per tutti nel mio Volere, eppure c’è chi vive fuori. Oh, come ce la sfigurano e ce la rendono incompleta [la creazione]!
E che cosa non faremmo per vederla compiuta? Qualunque sacrificio, figlia mia, tutto siam disposti a fare; già ho messo la mia vita nella redenzione per mettere questo punto all’opera creatrice.
E quando conosceranno che significa Volontà di Dio, il gran bene che può fare, e come a noi l’unica cosa che più c’importa è mettere in salvo i diritti del nostro Fiat Divino e farlo regnare, per vedere tutti felici nella Volontà nostra, della nostra stessa felicità, non più si meraviglieranno di leggere in queste carte ciò che ti ho detto e fatto di grande nell’anima tua, anzi diranno: ‘Ad una Volontà sì santa che tutto ha fatto, era giusto che ci voleva questo sfoggio di grazie e tanti insegnamenti sublimi, per farcela comprendere, amare e sospirare, in chi doveva fare il primo deposito del suo regno.
Perciò sii attenta, perché si tratta di dare i diritti ad una Volontà Divina per rendere completa l’opera della creazione”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 26; Maggio 16, 1929)

——————

Mi sentivo tutta impensierita sul Fiat Divino, mille pensieri si affollavano alla mente di ciò che il mio dolce Gesù mi aveva detto sopra di esso, specie sul suo regnare; e poi dicevo tra me: “Ma ora regna sulla terra la Divina Volontà?
È vero che si trova dappertutto, non c’è punto dove non esista, ma tiene il suo scettro, il suo assoluto comando in mezzo alle creature?”
Ma mentre la mia mente si perdeva in tanti pensieri, il mio amabile Gesù uscendo da dentro di me mi ha detto: “Figlia mia, la mia Divina Volontà regna. Essa è paragonata a me, Verbo eterno, che scendendo dal Cielo mi chiusi nel seno della mia Madre celeste; chi ne sapeva nulla?
Nessuno, neppure San Giuseppe sapeva, a[l] principio del mio concepimento, che io già stavo in mezzo a loro; solo la mia inseparabile Mamma era a giorno di tutto. Sicché il gran portento della mia discesa dal Cielo in terra era avvenuta ed in realtà, mentre colla mia immensità esistevo ovunque, Cieli e terra erano immersi in me, colla mia personalità ero chiuso nel seno materno dell’Immacolata Regina; nessuno mi conosceva, ero ignorato da tutti.
Ed ecco, figlia mia, il primo passo di paragone tra me, Verbo Divino, quando scesi dal Cielo, e la mia Divina Volontà che fa il suo primo passo per venire a regnare sulla terra: come io rivolsi i miei primi passi verso la Vergine Madre, così essa rivolse i suoi primi passi in te, e come ti chiese il tuo volere e tu lo cedesti, formò subito il suo atto primo di concepimento nell’anima tua, e come ti manifestava le sue conoscenze dandoti come tanti sorsi divini, formava la sua vita e dava il principio alla formazione del regno suo.
Ma per tanto tempo chi ne conosceva nulla? Nessuno, solo io e te eravamo a giorno di tutto, e dopo qualche tempo fu a giorno il mio rappresentante di ciò che succedeva in te, colui che ti dirigeva, simbolo del mio rappresentante San Giuseppe che doveva figurarmi da padre presso le creature, che prima che io uscissi dal seno materno ebbe il grande onore e dono di conoscere che io già stavo in mezzo a loro.
Ai primi passi feci [seguire] il secondo: andai a Bethlem a nascere; fui riconosciuto e visitato dai pastori di quel luogo, ma non erano persone influenti, si tennero con loro la bella notizia che io ero già venuto sulla terra, quindi non si occuparono a farmi conoscere, a divulgarmi dappertutto, ed io continuai a rimanere il Gesù nascosto ed ignorato da tutti, ma per quanto ignorato io già stavo in mezzo a loro, simbolo ciò della mia Divina Volontà.
Spesso, spesso sono venuti da te, e da lontano e da vicino, altri miei rappresentanti, i quali hanno ascoltato la bella notizia del Regno della mia Divina Volontà, le sue conoscenze e come vuole essere riconosciuta; ma chi per mancanza d’influenza e chi di volontà, non si sono occupati a divulgarla ed è restata sconosciuta ed ignorata, ad onta che già esista in mezzo a loro, ma siccome non conosciuta non regna; regna solo in te, come me ne stavo solo colla mia Mamma celeste e col mio padre putativo San Giuseppe.
Il terzo passo della mia venuta sulla terra: l’esilio; e questo mi toccò ché vennero i Santi Magi a visitarmi, i quali fecero un po’ di rumore col cercarmi; questa mia ricerca mise in timore Erode ed invece d’unirsi insieme per venire a trovarmi, mi voleva tramare la vita per uccidermi, ed io fui per necessità costretto ad esiliarmi, simbolo della mia Divina Volontà: spesso, spesso sembra che fanno rumore, che la vogliono far conoscere col pubblicarla, macché?
Chi è preso da timore, chi teme di compromettersi, chi non si sente di sacrificarsi ora con un pretesto ed ora con un altro, tutto finisce in parole, e la mia Divina Volontà resta esiliata da mezzo le creature.
E come non mi partii al Cielo, nell’esilio restai in mezzo alle creature, e solo colla mia divina Madre e con San Giuseppe che mi conoscevano benissimo e formavo il loro paradiso in terra, per gli altri era come se non esistessi; così il mio Fiat: avendo formato in te la sua vita con tutto il corteggio delle sue conoscenze, se non riceve gli effetti, lo scopo perché si è fatto conoscere, come si può partire?
Perché noi quando desideriamo di fare un’opera, un bene, non c’è chi ci sposta, quindi ad onta dell’esilio e del suo nascondimento, come fec’io che dopo trent’anni di vita nascosta feci la mia vita pubblica e mi feci conoscere, così il mio Voler Divino non potrà restare sempre nascosto, ma avrà il suo intento di farsi conoscere per regnare in mezzo alle creature.
Perciò sii attenta e sappi apprezzare il gran dono della mia Divina Volontà nell’anima tua”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 27; Ottobre 21, 1929)