1 In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea 2dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». 3Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate isuoi sentieri!
4E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. 5Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui 6e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
7Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? 8Fate dunque un frutto degno della conversione, 9e non crediate di poter dire dentro di voi: «Abbiamo Abramo per padre!». Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo.
10Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 11Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
12Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

“Preparate la via del Signore, raddrizzate isuoi sentieri!” (Mt 3,3)

La mia povera intelligenza gira sempre nel Fiat Divino per incontrarmi coi suoi atti, immedesimarmi con essi, corteggiarli, amarli, e potergli dire: “Ho l’amore degli atti tuoi in mio potere, perciò ti amo come mi ami tu, e ciò che fai tu faccio io”.
Oh, com’è bello poter dire: “Sono scomparsa nella Divina Volontà e perciò la sua forza, il suo amore, la sua santità, il suo operato è mio; facciamo un sol passo, abbiamo un sol moto ed un solo amore”!
E la Divina Volontà tutta in festa par che dica: “Come son contenta, non sono più sola, sento in me un palpito, un moto, una volontà che corre in me e fusa insieme non mi lascia mai sola e fa ciò che faccio io”.
Onde mentre la mia mente si perdeva nel Voler Divino, pensavo tra me: “Ma qual bene fanno questi miei atti fatti nella Divina Volontà? Mentre io non faccio nulla, fa tutto essa; e siccome sto insieme, dentro di essa, mi dice [che] faccio ciò che essa fa, e lo dice con ragione, perché stando in essa e non fare ciò che essa fa è impossibile, perché la sua potenza è tanta che investe il mio nulla e fa fare ciò che fa il Tutto, né può fare né sa fare diversamente.
Quindi il mio dolce Gesù sorprendendomi colla sua breve visitina mi ha detto: “Mia piccola figlia della mia Volontà, com’è bello!, onore più grande non può ricevere la creatura, di quello di venire ammessa dentro di essa.
Gli istanti, i più piccoli atti fatti in essa, abbracciano secoli, e siccome sono divini sono investiti di tal potere, che ciò che si vuol fare con essi, tutto si può fare e tutto ottenere; l’Essere Divino resta legato in questi atti, perché sono atti suoi, e deve dar loro il valore che meritano.
Oltre di ciò tu devi sapere che gli atti fatti nella mia Volontà formano le vie che devono servire alle anime per farle entrare in essa, e son tanto necessari, che se prima non escono anime eroiche che vivono in essa per formare le vie principali del suo regno, le generazioni non trovando le vie non sapranno come fare per entrare nella mia Volontà.
Figlia mia, per formare una città prima si formano le vie che formano l’ordine che deve tenere una città, e poi si gettano le fondamenta per costruirla; se non si formano le vie, le uscite, le comunicazioni che deve tenere, passa pericolo che invece d’una città possono i cittadini formarsi un carcere, perché non essendo corredata di vie non sanno da dove uscire.
Vedi quanto sono necessarie le vie. Ora la città senza via è l’umana volontà, che chiusa nel suo carcere ha chiuso tutte le vie per entrare nella città celeste della mia Divina Volontà.
Ora l’anima che entra in essa rompe il carcere, atterra l’infelice città senza vie, senza uscite, ed unita colla potenza del mio Volere, ingegnere divino, forma il piano della città, ordina le vie, le comunicazioni, e facendola da artefice insuperabile forma la nuova cittadella dell’anima, con tale maestria da formare le vie di comunicazione per fare entrare le altre anime e formare tante cittadelle, per poter formare un regno; la prima sarà il modello delle altre.
Vedi dunque a che servono gli atti fatti nella mia Volontà, mi son tanto necessari che senza di essi mancherebbe la via per farla regnare. Perciò sempre nella mia Volontà ti voglio, non uscirne giammai se vuoi rendere contento il tuo Gesù.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Marzo 4, 1934)

“Fate dunque un frutto degno della conversione…” (Mt 3,8)

Continuando il mio solito stato, quando appena è venuto il benedetto Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, è necessario operare attraverso il velo dell’Umanità di Cristo per trovare la Divinità, cioè operare unito con la sua Umanità, con la stessa Volontà di Cristo, come se la sua e la nostra fosse una sola, per piacere solo a lui.
Operando coi suoi stessi modi, indirizzando tutto a Cristo, chiamandolo insieme in tutto ciò che facciamo come se lui stesso dovesse fare le nostre stesse azioni, così facendo l’anima si trova in continuo contatto con Dio, perché l’Umanità a Cristo non era altro che una specie di velo che copriva la Divinità; onde operando in mezzo a questi veli, [l’anima] già si trova con Dio.
E colui il quale non vuole operare per mezzo dell’Umanità Santissima e vuol trovare Cristo, è come quel tale che vuol trovare il frutto senza trovare la corteccia; questo è impossibile.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Ottobre 17, 1904)

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… Dopo di ciò stavo pensando sull’unità del Fiat Divino e dicevo tra me: “Come, tutti quelli che hanno fatto il bene, tante opere grandi, come potevano farle se non possedevano la sua unità?”
E Gesù sempre benigno ha soggiunto: “Figlia mia, tutto il bene fatto finora dalle creature è stato fatto in virtù degli effetti della mia Volontà Divina, perché non c’è bene senza di essa; ma che siano vissuti totalmente e pienamente nella sua unità, nessuno finora, solo la mia Mamma Regina, e perciò attirò il gran prodigio dell’incarnazione del Verbo; se ciò fosse, la terra sarebbe ritornata allo stato dell’Eden.
E poi colui che l’avrebbe posseduta l’unità del mio Volere, non avrebbe potuto né contenerla né resistere senza parlarne, sarebbe stato come se il sole si volesse racchiudere dentro un vaso di cristallo senza spandere i suoi raggi; non avrebbe piuttosto col suo calore crepato il vetro per essere libero nello spandere i suoi raggi?
Possedere l’unità del mio Fiat e non parlarne, e non spandere i suoi raggi, la bellezza delle sue conoscenze, le sarebbe stato impossibile, le creperebbe il cuore se non desse sfogo a manifestare in parte la pienezza della sua luce e dei beni di esso. Quindi il bene è stato fatto in virtù degli effetti di esso.
Ciò succede, che il sole in virtù degli effetti che contiene la sua luce, fa germogliare le piante e fa produrre tanto bene alla terra; pare che la terra e gli effetti del sole lavorano insieme per produrre piante, frutti e fiori alle creature, ma la terra non si eleva nella sfera del sole, se ciò facesse, il sole avrebbe tanta forza di togliere la sua parte oscura, e tutti i suoi atomi di polvere li convertirebbe in luce, e la terra diventerebbe sole.
Ma siccome la terra non si eleva né la sfera del sole scende nel basso, la terra rimane terra ed il sole non la trasforma in esso; pare che l’uno e l’altra si guardano da lontano, si aiutano e lavorano insieme per mezzo degli effetti della luce che dall’altezza della sua sfera spande sulla terra.
E sebbene [la terra] riceve tanti mirabili effetti, produce le più belle fioriture, ma passa gran distanza tra la terra ed il sole, non si rassomigliano tra loro, né la vita dell’uno diventa vita dell’altra; e perciò la terra non sa parlare del sole né dire tutti gli effetti che contiene né quanto calore e luce possiede.
Tale si trova la creatura che non possiede l’unità della mia Volontà: non si eleva nella sua sfera altissima per diventare sole, né il mio sole divino scende per formare la vita di essa, ma volendo fare il bene si aggira intorno alla sua luce, ed essa comunica gli effetti per fare germogliare il bene che [le creature] vogliono.
Perché il mio Fiat non si nega a nessuno, anzi colla sua luce risveglia la natura umana per farla rinverdire e farle produrre frutti d’opere buone”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 23; Febbraio 2, 1928)

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Sono sempre nel Voler Divino, sebbene tra amarezze indicibili, come se volessero rendere torbido il suo stesso mare; ma questo mare del Fiat forma le sue onde, mi copre, mi nasconde dentro, mi raddolcisce le amarezze, mi ridona la forza e mi fa continuare la via nella sua Volontà.
La sua potenza è tanta, che mi riduce nel nulla le mie amarezze e mi fa risorgere da dentro di esse la sua vita piena di dolcezza, tutta bella e maestosa; ed io l’adoro, la ringrazio, la prego che non mi lascia mai sola ed abbandonata. Onde il mio dolce Gesù ripetendomi la sua visitina mi ha detto:
“Figlia mia buona, coraggio, se tu ti abbatti perderai la forza di vivere sempre nel mio Volere, né ti dar pensiero di ciò che dicono e fanno, tutta la nostra vittoria è che non ci possono impedire di fare quello che vogliamo; quindi io posso parlarti del mio Voler Divino e tu puoi ascoltarmi, nessuna potenza ce lo può impedire.
Ciò che io ti dico sul mio Volere, non è altro che lo svolgimento del nostro decreto, fatto ab æterno nel concistoro della nostra Trinità Sacrosanta: che esso deve tenere il suo regno sulla terra; ed i nostri decreti sono infallibili, nessuno ce li può impedire che non vengono effettuati.
Come fu decreto la creazione, la redenzione, così è decreto nostro il Regno della nostra Volontà sulla terra. Quindi per compiere questo nostro decreto, io dovea manifestare i beni che ci sono in essa, le sue qualità, le sue bellezze e meraviglie.
Ecco la necessità che io dovea parlarti tanto, per poter compire questo decreto. Figlia, io per giungere a ciò, io volevo vincere l’uomo a via d’amore, ma la perfidia umana me lo impediscono; perciò userò la giustizia, spazzerò la terra, toglierò tutte le creature nocive che come piante velenose avvelenano le piante innocenti.
Quando avrò tutto purificato, le mie verità troveranno la via per dare ai superstiti la vita, il balsamo, la pace che esse contengono; e tutti la riceveranno, le daranno il bacio di pace, ed a confusione di chi non le ha creduto, anzi [l’ha] condannata, regnerà, ed avrò il mio regno sulla terra, che la mia Volontà si faccia come in Cielo così in terra.
Perciò ti ripeto: non ci spostiamo in nulla, facciamo la via nostra e canteremo vittoria, e loro facciano la via loro in cui troveranno confusione e vergogna di loro stessi. Succederà di loro come ai ciechi, che non credono alla luce del sole perché loro non la vedono; loro resteranno nella loro cecità, e quelli che la vedono e credono godranno, sfoggeranno nei beni della luce con loro sommo contento”.
Gesù ha fatto silenzio, e la mia povera mente è restata funestata dai tanti mali raccapriccianti di cui è investita e sarà investita la terra. In questo mentre si faceva vedere la Sovrana Regina cogli occhi rossi e come insanguinati dal tanto pianto che avea fatto; ma che stretta al cuore nel veder piangere la mia Mamma celeste!
E col suo accento materno, con una tenerezza indicibile, piangendo mi ha detto: “Figlia mia carissima, prega insieme con me. Come mi duole il cuore nel vedere i flagelli in cui sarà ravvolta l’umanità intera!
La volubilità dei capi, oggi dicono e domani disdicono, getterà i popoli in un mare di dolori ed anche di sangue; poveri figli miei! Prega figlia mia, non mi lasciare sola nel mio dolore, che il tutto avvenga per il trionfo del Regno della Divina Volontà”.
Onde seguivo la Divina Volontà nei suoi atti, tutta abbandonandomi nelle sue braccia; ed il mio dolce Gesù ha ripreso a dire:
“Figlia mia, come la creatura entra nella nostra Volontà per farla sua, essa fa sua la nostra e noi facciamo nostra la sua, ed in tutto ciò che fa, se ama, se adora, se opera, se soffre, se prega, il nostro Volere forma il germe divino negli atti suoi; ed oh, come cresce bella, fresca, santa!
La nostra Volontà è come la linfa alle piante, se c’è la linfa le piante crescono belle, sono verdi, folte di foglie e producono frutti maturi, pingui e saporiti; se invece incomincia a mancare la linfa, la povera pianta perde il verde, le foglie cadono, né ha virtù di produrre i suoi bei frutti e finisce col seccare, perché la linfa è come l’anima della pianta, come gli umori vitali che sostengono e fanno fiorire la pianta.
Tale è l’anima senza della mia Volontà: perde il principio, la vita, l’anima del bene, perde la vegetazione, la freschezza, il vigore, si scolorisce, si abbrutisce, si debilita e finisce col perdere il seme del bene. Se tu sapessi quanto mi fa compassione un’anima che vive senza della mia Volontà!
Potrei chiamarla le mie scene dolorose della creazione; io che tutte le cose creai con tale bellezza ed armonia, sono costretto dall’ingratitudine umana a vedere le mie più belle creature che creai, povere, deboli, coperte di piaghe da far pietà.
Eppure la mia Volontà sta a disposizione di tutti, non si nega a nessuno; solo chi la respinge, chi ingrata non la vuol conoscere, volontariamente si priva di essa, con sommo nostro dolore”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Ottobre 2, 1938)