SOLENNITÀ DELL‘IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA B.V. MARIA (Lc 1, 26-38)
26Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
28Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». 29A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.
30L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
34Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». 35Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.
36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
“Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te»” (Lc 1, 28)
Questa mattina, dopo aver molto stentato è venuta la Regina Madre col bambino in braccio, e me l’ha dato a me dicendomi che lo tenessi cogli atti continui d’amore, corteggiato. Ho fatto per quanto ho potuto, e mentre ciò facevo Gesù mi ha detto:
“Diletta mia, le parole più gradite e che più consolano la mia Madre è il Dominus tecum, perché non appena furono pronunziate dall’arcangelo, sentì in sé comunicarsi tutto l’Essere Divino, e quindi si sentì investita del divin potere, in modo che il suo, a fronte del potere divino, si disperdette e mia Madre rimase col potere divino nelle sue mani.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Gennaio 10, 1903)
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… “Mio dolce Gesù, mentre sono avvinta a te voglio attestarti il mio amore, la mia gratitudine e tutto ciò che la creatura è in dovere di fare, per avere [tu] creato la nostra Regina Mamma Immacolata, la più bella, la più santa ed un portento di grazia, arricchendola di tutti i doni e facendola anche nostra Madre.
E questo lo faccio a nome delle creature passate, presenti e future; voglio prendere al volo ciascun atto di creatura: parola, pensiero, palpito e passo, ed in ciascuno di essi dirti che ti amo, ti ringrazio, ti benedico, ti adoro, per tutto ciò che hai fatto alla mia e tua celeste Mamma”.
Gesù ha gradito il mio atto, ma tanto che mi ha detto: “Figlia mia, con ansia aspettavo questo tuo atto a nome di tutte le generazioni; la mia giustizia, il mio amore ne sentivano il bisogno di questo contraccambio, perché grandi sono le grazie che scendono su tutti per avere tanto arricchito la mia Mamma, eppure non hanno mai una parola, un grazie da dirmi”… (Dal vol. 12 – Dicembre 18, 1920)
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… “Figlia mia, l’Immacolato Concepimento della mia diletta Mamma fu prodigioso ed al tutto maraviglioso, tanto che Cieli e terra ne stupirono e fecero festa.
Tutte e tre le Divine Persone fecero a gara: il Padre sboccò un mare immenso di potenza, io Figlio sboccai un mare infinito di sapienza e lo Spirito Santo un mare immenso d’eterno amore, che confondendosi in un solo mare [ne] formarono uno solo ed in mezzo a questo mare fu formato il concepimento di questa Vergine, eletta fra le elette.
Sicché la Divinità somministrò la sostanza di questo concepimento, e non solo era centro di vita di questa mirabile e singolare creatura, ma questo mare le stava d’intorno, non solo per tenerla difesa da tutto ciò che potesse ombrarla, ma per darle in ogni istante nuove bellezze, nuove grazie, potenza, sapienza, amore, privilegi, eccetera.
Sicché la sua piccola natura fu concepita nel centro di questo mare e si formò e crebbe sotto l’influsso di queste onde divine, tanto che non appena fu formata questa nobile e singolare creatura, [la Santissima Trinità] non volle aspettare come il solito delle altre creature; voleva i suoi amplessi, il ricambio del suo amore, i suoi baci, godersi i suoi innocenti sorrisi.
E perciò non appena fu formato il suo concepimento le diedi l’uso di ragione, la dotai di tutte le scienze, le feci conoscere le nostre gioie ed i nostri dolori a riguardo della creazione; e fin dal seno materno lei veniva nel Cielo ai piedi del nostro trono per darci gli amplessi, il ricambio del suo amore, i suoi teneri baci, e gettandosi nelle nostre braccia ci sorrideva con tale compiacenza di gratitudine e di ringraziamento, da strappare i nostri sorrisi.
Oh, come era bello vedere questa innocente e privilegiata creatura, arricchita di tutte le qualità divine, venire in mezzo a noi tutta amore, tutta fiducia, senza paura, perché il solo peccato è quello che mette distanza tra Creatore e creatura, spezza l’amore, sperde la fiducia ed incute timore.
Sicché lei veniva in mezzo a noi come Regina, che col suo amore dato da noi ci dominava, ci rapiva, ci metteva in festa e si faceva rapitrice d’altro amore; e noi la facevamo fare, godevamo dell’amore che ci rapiva e la costituimmo Regina del Cielo e della terra.
Cielo e terra esultarono e fecero festa insieme con noi, nell’avere dopo tanti secoli la loro Regina: il sole sorrise nella sua luce e si credette fortunato nel dover servire la sua Regina col darle la luce; il cielo, le stelle e tutto l’universo sorrisero di gioia e fecero festa perché dovevano allietare la loro Regina facendole vedere l’armonia delle sfere e della loro bellezza; sorrisero le piante che dovevano nutrire la loro Regina, ed anche la terra sorrise e si sentì nobilitata nel dover dare l’abitazione e farsi calpestare dai passi della loro Imperatrice.
Solo l’inferno pianse e si sentì perdere le forze dal dominio di questa Sovrana Signora. Ma sai tu qual fu il primo atto che fece questa celeste creatura quando si trovò la prima volta innanzi al nostro trono?
Lei conobbe che tutto il male dell’uomo era stata la rottura tra la volontà sua e quella del suo Creatore, e lei ebbe un tremito e senza frapporre tempo in mezzo legò la sua volontà ai piedi del mio trono, senza neppure volerla conoscere, e la mia Volontà si legò a lei e si costituì centro di vita, tanto che tra lei e noi si aprirono tutte le correnti, tutti i rapporti, tutte le comunicazioni, e non ci fu segreto che non le affidammo.
Fu proprio questo l’atto più bello, più grande, più eroico che fece: il deporre ai nostri piedi la sua volontà, e che a noi, come rapiti, ce la fece costituire Regina di tutti.
Vedi dunque che significa legarsi con la mia Volontà e non conoscere la propria? Il secondo atto fu offrirsi a qualunque sacrifizio per amore nostro. Il terzo, di restituirci l’onore, la gloria di tutta la creazione, che l’uomo ci aveva tolto col fare la sua volontà; e fin dal seno materno [essa] pianse per amore nostro, ché ci vide offesi, e pianse per dolore dell’uomo colpevole.
Oh, come c’intenerivano queste lacrime innocenti ed affrettavano la sospirata redenzione! Questa Regina ci dominava, ci legava, ci strappava grazie infinite, c’inclinava tanto verso il genere umano, che non potevamo né sapevamo resistere alle sue replicate istanze.
Ma donde le veniva un tale potere e tanta ascendenza sulla stessa Divinità? Ah, tu l’hai capito: era la potenza del nostro Volere che agiva in lei, che mentre la dominava si rendeva dominatrice di Dio medesimo. E poi come potevamo resistere a sì innocente creatura posseduta dalla potenza e santità del nostro Volere? Sarebbe resistere a noi stessi.
Noi scorgevamo in lei le nostre qualità divine come onde affluivano su di lei i riverberi della nostra santità, i riverberi dei modi divini, del nostro amore, della nostra potenza, eccetera ed il nostro Volere, che ne era il centro, che attirava tutti i riverberi delle nostre qualità divine e si faceva corona e difesa della Divinità abitante in lei.
Se questa Vergine Immacolata non avesse avuto il Voler Divino come centro di vita, tutte le altre prerogative e privilegi di cui tanto l’arricchivamo sarebbero stati un bel nulla a confronto di questo. Fu questo che le confermò e le conservò i tanti privilegi, anzi in ogni istante [ne] moltiplicava dei nuovi.
Ecco perciò la causa perché la costituimmo Regina di tutti perché quando noi operiamo, lo facciamo con ragione, sapienza e giustizia perché mai diede vita al suo volere umano, ma fu sempre integro il nostro Volere in lei.
Come potevamo dire ad un’altra creatura che: ‘Tu sei Regina del Cielo, del sole, delle stelle, eccetera’, se invece di avere il nostro Volere per dominio, fosse dominata dal suo volere umano? Tutti gli elementi, cielo, sole, terra, si sarebbero sottratti dal regime e dominio di questa creatura; tutti avrebbero gridato nel loro muto linguaggio: ‘Non la vogliamo, noi siamo superiori a lei perché mai ci siamo sottratti dal tuo Eterno Volere; qual[i] ci creasti, tali siamo’, avrebbe gridato il sole con la sua luce, le stelle col loro scintillio, il mare con le sue onde, e così tutto il resto.
Invece, come tutti sentirono il dominio di questa Vergine eccelsa, che quasi come loro sorella mai non volle conoscere la sua volontà, ma solo quella di Dio, non solo fecero festa, ma si sentirono onorati d’avere la loro Regina e corsero intorno a lei a farle corteggio ed a tributarle gli ossequi, col mettersi la luna come sgabello ai suoi piedi, le stelle come corona, il sole come diadema, gli angeli come servi, gli uomini come attendendo.
Tutti, tutti le fecero onore e le resero i loro ossequi. Non c’è onore e gloria che non si possa dare al nostro Volere, sia che agisca in noi, nella sua propria sede, sia che abiti nella creatura…”(dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 15; Dicembre 8, 1922)
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Stavo pensando all’Immacolato Concepimento della mia Mamma Regina, ed il mio sempre amabile Gesù, dopo aver fatto la santa comunione, si faceva vedere nel mio interno come dentro d’una stanza tutta luce, ed in questa luce faceva vedere tutto ciò che aveva fatto in tutto il corso della sua vita.
Si vedevano schierati in ordine tutti i suoi meriti, le sue opere, le sue pene, le sue piaghe, il suo sangue, tutto ciò che conteneva la vita di un Uomo e Dio, come in atto di prevenire un’anima a lui tanto tanto cara da qualunque minimo male che potesse ombrarla. Io stupivo nel vedere tanta attenzione di Gesù, e lui mi ha detto:
“Alla mia piccola neonata voglio far conoscere l’Immacolato Concepimento della Vergine, concepita senza peccato. Tu devi prima sapere che la mia Divinità è un atto solo; tutti gli atti si concentrano in uno solo.
Questo significa essere Dio, il portento più grande della nostra Essenza Divina: non essere soggetta a successione di atti; e se alla creatura sembra che ora facciamo una cosa e ora un’altra, è piuttosto che facciamo conoscere ciò che c’è in quell’atto solo, ché [essendo] la creatura incapace di conoscerlo tutto d’un solo colpo, lo facciamo conoscere a poco a poco.
Ora tutto ciò che io, Verbo Eterno, dovevo fare nella mia assunta Umanità, formava un solo atto con quell’atto solo che contiene la mia Divinità.
Sicché prima che questa nobile creatura fosse concepita, tutto esisteva di ciò che doveva fare sulla terra il Verbo Eterno; onde nell’atto che questa Vergine concepisse si schierarono intorno al suo concepimento tutti i miei meriti, le mie pene, il mio sangue, tutto ciò che conteneva la vita d’un Uomo e Dio, e restò concepita negli interminabili abissi dei miei meriti, del mio sangue divino, nel mare immenso delle mie pene.
In virtù di essi restò immacolata, bella e pura; al nemico [restò] sbarrato il passo dagli incalcolabili meriti miei, e non potette recarle nessun nocumento. Era giusto che chi doveva concepire il Figlio d’un Dio, doveva essere prima lei concepita nelle opere di questo Dio, per poter tenere virtù di concepire quel Verbo che doveva venire a redimere il genere umano.
Sicché lei prima restò concepita in me, ed io restai concepito in lei; non restava altro che a tempo opportuno farlo conoscere alle creature, ma nella Divinità era come già fatto.
Perciò la che più raccolse i frutti della redenzione, anzi ebbe il frutto completo, fu questa eccelsa creatura, che essendo concepita in essa, amò, stimò e conservò come roba sua tutto ciò che il Figlio di Dio operò sulla terra.
Oh, la bellezza di questa tenera piccina! Era un prodigio della grazia, un portento della nostra Divinità; crebbe come figlia nostra, fu il nostro decoro, la nostra allegrezza, l’onore e la gloria nostra.”
Onde mentre ciò diceva il mio dolce Gesù, io pensavo nella mia mente: “È vero che la mia Regina Mamma concepì negli interminabili meriti del mio Gesù, ma il sangue, il corpo, furono concepiti nel seno di Sant’Anna, la quale non era esente dalla macchia d’origine; dun-que come può essere che nulla ereditò dei tanti mali che tutti abbiamo ereditato dal peccato del nostro primo padre Adamo?”
E Gesù: “Figlia mia, tu non hai capito ancora che tutto il male sta nella volontà. La volontà travolse l’uomo, cioè la sua natura, non la natura travolse la volontà dell’uomo. Sicché la natura restò al suo posto, quale fu da me creata, nulla cambiò; fu la sua volontà che si cambiò, si mise nientemeno contro una Volontà Divina, e questa volontà ribelle travolse la sua natura, la debilitò, la contaminò e la rese schiava di vilissime passioni.
Successe come ad un recipiente pieno di profumi o di cose preziose: se si svuotasse di ciò e si riempisse di marciume o di cose vili, forse cambia il recipiente? Cambia ciò che si mette dentro, ma esso è sempre quello che è; al più si rende più o meno apprezzabile a seconda di ciò che contiene. Tale fu dell’uomo.
Ora la mia Mamma col concepire in una creatura della razza umana non le recò nessun nocumento, perché la sua anima era immune da ogni colpa: tra la sua volontà e quella del suo Dio non c’era divisione; le correnti divine non trovavano intoppo né opposizione per riversarsi su di lei; in ogni istante stava sotto la pioggia dirotta di nuove grazie.
Onde con questa volontà e quest’anima tutta santa, tutta pura, tutta bella, il recipiente del suo corpo che prese dalla sua madre restò profumato, riabilitato, ordinato, divinizzato, in modo da restare esente anche da tutti i mali naturali di cui è invasa l’umana natura.
Ah, fu proprio lei che ricevette il germe del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra, che la nobilitò e la restituì al suo principio, quale fu da noi creato l’uomo prima che peccasse, anzi lo sorpassò; la abbellì di più ancora ai continui flussi di quel Fiat che ha, [lui] solo, virtù di riprodurre immagini tutte simili a Colui che le ha create; ed in virtù di questa Volontà Divina che agiva in lei, si può dire che ciò che Dio è per natura, lei è per grazia.
La nostra Volontà tutto può fare, dovunque giungere quando l’anima ci dà libertà d’agire e non interrompe con la sua volontà umana il nostro operato.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Dicembre 8, 1923)
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… “Oggi è la festa dell’Immacolato Concepimento, mari d’amore, di bellezza, di potenza e di felicità straripano dalla Divinità sopra di questa celestiale creatura, e ciò che impedisce che le creature possano entrare in questi mari è l’umana volontà.
Noi ciò che facciamo una volta, rimane coll’atto continuato di farlo sempre, senza mai cessare; nella Divinità è natura dare, senza che mai finisce l’atto. Quindi questi mari stanno straripando ancora e la Regina Madre aspetta le sue figlie, per farle vivere in questi mari per farle tante piccole regine. Però è vietato d’entrare [al]l’umana volontà, non c’è luogo per essa, e solo può avere accesso chi vive di Volontà Divina.
Perciò figlia mia, puoi entrare quando vuoi nei mari della Mamma tua, la mia Divina Volontà ti garantisce e con essa avrai libero il passo e l’entrata, anzi lei ti aspetta, ti vuole; e renderai noi e lei doppiamente felici, per causa della tua felicità.
Noi ci sentiamo più felici nel dare, e quando la creatura non prende i nostri beni, soffoga in noi la felicità che vogliamo darle. Perciò non voglio che stia oppressa, oggi è la festa più grande, perché la Divina Volontà ebbe vita nella Regina del Cielo; fu la festa di tutte le feste, fu il primo bacio, il primo amplesso divino che la creatura dava al suo Creatore in virtù del nostro Fiat che la Sovrana bambina possedeva; la creatura che si sedeva a mensa col suo Creatore.
Quindi oggi è anche la festa tua, in modo speciale, per la missione datati della mia Divina Volontà, perciò vieni nei mari dell’Immacolata Regina a godere della sua e tua festa”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 25; Dicembre 8, 1928)
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… “Figlia mia, voglio farti penetrare più dentro nell’Immacolato Concepimento della mia Madre Santissima: i suoi prodigi, come amò il suo Creatore e come per amor nostro amò tutte le creature.
La piccola Regina nell’atto di concepire incominciò la sua vita insieme colla Divina Volontà e quindi insieme col suo Creatore, onde sentiva tutta la forza, l’immensità, la foga dell’amor divino, ed era tanta che si sentiva sperduta, affogata d’amore, che non sapeva fare altro che amare colui che tanto l’amava.
Si sentiva amata, ma tanto, fino a darle [Dio] la sua Volontà in suo potere, da tenerla come vita propria, che si può chiamare il più grande amor di Dio, l’amore più eroico, l’amore che solo può dire: ‘Non ho più che darti, tutto ti ho dato’. E la piccola Regina se ne serviva di questa vita per amarlo per quanto era amata, non perdeva un istante senza amarlo e cercava di pareggiarlo nell’amarlo.
Ora la nostra Volontà Divina che possiede l’onniveggenza di tutto, nulla le nascose, fece presente a questa santa creatura tutte le umane generazioni, ciascuna colpa che avevano fatto e che dovevano fare; e fino dal primo istante del suo concepimento, la celeste piccina, che non conosceva altra vita che la sola Volontà Divina, incominciò a dolersi con dolore divino per ciascuna colpa di creatura, tanto che formava intorno a ciascuna colpa di esse un mare d’amore e dolore divino.
La mia Volontà, che non sa fare cose piccole, formava nella sua bell’anima mari di dolore e d’amore per ciascuna colpa e per ciascuna creatura. Perciò la Santa Verginella fin dal primo istante della sua vita era Regina di dolore e d’amore, perché la nostra Volontà che tutto può le dava tal dolore ed amore, che se non l’avesse sostenuta colla sua potenza, sarebbe morta per ogni colpa e tante volte consumata d’amore per quante creature dovevano esistere.
E la nostra Divinità incominciò ad avere, in virtù della nostra Volontà, il dolore divino e l’amore divino per tutti e per ciascuna. Oh, come ci sentimmo soddisfatti e ripagati per tutti, ed in virtù di questo dolore ed amor divino ci sentimmo inclinati verso tutti! Il suo amore era tanto, che padroneggiandoci ci faceva amare coloro che essa amava, tanto che il Verbo Eterno, come venne alla luce questa eccelsa creatura, corse per venire a cercare l’uomo e salvarlo.
Chi può resistere alla potenza operante della nostra Volontà nella creatura? E che cosa non può fare ed ottenere quando vuole? Oh, se tutti sapessero il gran bene che facemmo alle umane generazioni col dar loro questa Celeste Regina!
Fu essa che preparò la redenzione, che vinse il suo Creatore e che fu la portatrice del Verbo Eterno sulla terra. Oh, tutti si stringerebbero intorno alle sue ginocchia materne, per implorare da lei quella Divina Volontà che ne possiede la vita!” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Aprile 12, 1935)
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“Voglio onorare la mia Madre celeste, voglio narrare la storia del suo Immacolato Concepimento; solo io posso parlarne, perché autore d’un sì grande prodigio. Ora, figlia mia, il primo atto di questo concepimento fu un nostro Fiat, pronunziato con tale solennità e con tale pienezza di grazie da racchiudere tutto e tutti.
Tutto accentrammo in questo concepimento della Vergine; nel nostro Fiat Divino, che non esiste passato e futuro, tenne presente l’Incarnazione del Verbo, e la fece concepire ed incarnare nella stessa Incarnazione di me, futuro Redentore; il mio sangue, che stava in atto come se lo stessi spargendo, la innaffiava, l’abbelliva, la confermava, la fortificava continuamente in modo divino.
Ma non bastava al mio amore; tutti i suoi atti, parole e passi, prima erano concepiti negli atti, parole e passi miei e poi avevano la vita. La mia Umanità era il rifugio, il nascondiglio, l’incorporamento di questa celeste creatura.
Sicché se ci amava, il suo amore era incarnato e concepito nel mio amore, ed oh, come ci amava! Il suo amore racchiudeva tutto e tutti, posso dire che amava come sa amare un Dio, aveva le nostre stesse follie d’amore per noi e per tutte le creature, è [amore] che amando una volta, ama, ama sempre senza mai cessare.
La sua preghiera era concepita nella mia preghiera e perciò aveva un valore immenso, una potenza sul nostro Essere Supremo, e chi poteva negarle nulla? Le sue pene, i suoi dolori, i suoi martìri, che furono tanti, prima furono concepiti nella mia Umanità, e poi sentiva in sé la vita delle pene e dei martìri strazianti, tutti animati da forza divina.
Onde si può dire concepì in me, da me uscì la sua vita, tutto ciò che io feci e soffrii si schierò intorno a questa santa creatura per corteggiarla e riversarmi continuamente sopra di essa e poterle dire: ‘Sei la vita della mia vita, sei tutta bella, sei la prima redenta; il mio Fiat Divino ti ha plasmata, ti ha fiatato e ti ha fatta concepire nelle opere mie, nella mia stessa Umanità’.
Ora, figlia mia, questo concepire nel Verbo Incarnato questa celeste creatura, si fece da noi con somma sapienza, con potenza inarrivabile, con amore inesauribile e con decoro che ci conviene alle opere nostre.
Dovendo io Verbo del Padre scendere dal Cielo per incarnarmi nel seno d’una Vergine, non era sufficiente alla santità della mia Divinità la sola verginità e l’averla fatta esente dalla macchia d’origine; perciò fu necessario al nostro amore ed alla nostra santità, che questa Vergine prima concepisse in me con tutte quelle prerogative, virtù e bellezze che doveva possedere la vita del Verbo Incarnato, e perciò poi potetti concepire in chi era stata in me concepita, e trovai in essa il mio Cielo, la santità della mia vita, il mio stesso sangue, che l’aveva generata ed innaffiata tante volte; trovai la mia stessa Volontà, che comunicandole la sua fecondità divina formò la vita al suo ed al Figlio di Dio.
Il mio Fiat Divino per farla degna di potermi concepire la tenne investita e sotto il suo impero continuo, che possiede tutti gli atti come se fosse un atto solo, per darle tutto, chiamava in atto i miei meriti previsti, tutta la mia vita e la versava continuamente dentro la sua bell’anima.
Perciò io solo posso dire la vera storia dell’Immacolato Concepimento e di tutta la sua vita, perché la concepii in me e sono a giorno di tutto; e se la Santa Chiesa ne parla della celeste Regina, possono dire solo le prime lettere dell’alfabeto della sua santità, grandezza e doni di cui fu arricchita.
Se tu sapessi il contento che provo quando parlo della mia Madre celeste, chi sa quante domande mi faresti per darmi la gioia di farmi parlare di chi tanto amo e mi ha amato!” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Dicembre 8, 1936)
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Oggi la mia povera mente nuotando nel Voler Divino trovava in atto il concepimento della Regina del Cielo, ed oh, le meraviglie, le sorprese, sono indescrivibili! E pensavo tra me: “Ma che altro può dire sull’Immacolato Concepimento, dopo averne detto tanto?”
Ed il mio amabile Gesù sorprendendomi tutto in festa, come se volesse festeggiare il concepimento della Celeste Regina, mi ha detto: “Figlia mia benedetta, oh, quant’altre cose tengo da dire sul concepimento di questa celeste creatura!
Era una vita che creavamo, non opera, dall’opera alla vita c’è gran differenza, e poi vita divina ed umana, in cui ci dovea essere sommo accordo di santità, d’amore, di potenza, che l’una dovea poter pareggiare coll’altra.
Furono tali [i] prodigi che facemmo nel creare questa vita, che dovettimo fare il prodigio più grande ed una catena di miracoli, per fare che questa vita potesse contenere i beni che in lei depositammo.
Questa santa creatura, concepita senza macchia d’origine, sentiva la vita del suo Creatore, la sua Volontà operante, la quale non faceva altro che far sorgere nuovi mari d’amore; ed oh, come ci amava!
Ci sentiva dentro di sé e fuori di sé, ed oh, come correva per potersi trovare dovunque e da per tutto, dove c’era la vita del suo Creatore! Per lei sarebbe stato il più duro e crudele martirio se non potesse trovarsi da per tutto per amarci.
La nostra Volontà la metteva in volo, e la nostra vita, mentre stava in sé, si faceva trovare da per tutto per farsi amare e per godersi colei che tanto amava e [da cui] era riamata. Ora senti un’altra sorpresa.
Come [ella] fu concepita cominciò la sua corsa, e noi amandola d’amore infinito, ed il non amarla sarebbe anche per noi il più crudele martirio, quindi come correva per rintracciare fuori la nostra vita che possedeva dentro – perché un bene non è mai completo se non si possiede dentro e fuori – quindi come correva, così restava concepita nel cielo, nelle sfere celesti, [in] cui le stelle le facevano corona e la inneggiavano e declamavano come loro Regina, ed acquistava i diritti di Regina su tutte le sfere celesti.
La nostra immensità l’aspettava nel sole, ed essa correva e restava concepita nel sole, il quale facendosi diadema al suo capo adorabile la investiva di luce e la decantava Regina della luce.
La nostra immensità e potenza l’aspettava nel vento, nell’aria, nel mare, ed essa correva, correva, non facendo mai sosta alla sua corsa, e restava concepita nel vento, nell’aria, nel mare, ed acquistava i diritti di Regina su tutto.
Sicché la Sovrana Signora fa scorrere la sua potenza, il suo amore, la sua maternità nel cielo, nel sole, nel vento, nel mare, fin nell’aria che tutti respirano. Sicché dovunque e da per tutto ed in tutti restò concepita; dove vi era la nostra potenza ed immensità, erigeva il suo trono per amarci ed amare tutti.
Questo fu il più gran miracolo che fece il nostro amore potente: bilocarla, moltiplicarla in tutte le cose ed esseri creati, perché la trovassimo in tutti e da per tutto. La celeste Regina fa come [il] sole, che se qualcuno non vuole la sua luce, la luce s’impone e dice: ‘O mi vuoi o non mi vuoi, devo fare il mio corso, devo darti luce’.
Però qualcuno si può nascondere dalla luce del sole, ma dalla Sovrana Signora non si può nascondere nessuno; se ciò non fosse, non si potrebbe dire coi fatti Regina e Madre universale di tutti e di tutto, e noi non sappiamo dire parole se non facciamo i fatti.
Vedi dunque dove giunse la nostra potenza, il nostro amore nel concepimento di questa santa creatura? Fino ad elevarla a tale altezza e gloria da poter dire: ‘Dove c’è il mio Creatore ci sono io per amarlo.
Mi ha investita di tale potenza e gloria, che sono Sovrana di tutto, tutto da me dipende; il mio dominio si estende ovunque, tanto che mentre sono concepita in tutte le cose, tengo concepito in me il cielo, il sole, il vento, il mare e tutto, tutto posseggo in me, anche il mio Creatore, e ne sono Sovrana e padrona di tutti.
Questa è tutta la mia altezza inarrivabile, la mia gloria che nessuno può giungermi, il mio grande onore, che col mio amore abbraccio tutti, amo tutti e son di tutti, fino la Madre del mio Creatore’” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 35; Dicembre 8, 1937)
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… “Figlia mia benedetta, oggi è la festa dell’Immacolato Concepimento; essa è la festa più bella, più grande per noi e per il Cielo e la terra. Noi, nell’atto di chiamare dal nulla questa celeste creatura, operammo tali prodigi e meraviglie, che Cieli e terra ne restarono riempiti; tutti chiamammo, nessuno fu messo da parte, affinché tutti restassero rinati insieme con essa, sicché fu la rinascita di tutti e di tutto.
Il nostro Essere Divino straripò tanto da noi, che mettemmo a sua disposizione, nell’atto di concepire, mari d’amore, di santità, di luce, con cui poteva amare tutti, far santi a tutti e dar luce a tutti; la celeste piccina si sentì rinascere nel suo piccolo cuore un popolo innumerevole; e la nostra paterna bontà che fece?
Primo, fecimo dono a noi stessi, affinché ce la godessimo e corteggiassimo, ed essa godesse e corteggiasse noi, e poi fecimo dono a ciascuna creatura. Oh, come ci amò ed amò tutti con tale intensità e pienezza, che non vi è punto che non fa sorgere il suo amore!
La creazione tutta, il sole, il vento, il mare, è piena dell’amore di questa santa creatura, perché anch’essa si sentì rinascere insieme con essa a nuova gloria, molto più che [tutte le creature] ebbero la grande gloria di possedere la loro Regina, tanto che quando essa ci prega per il bene del suo popolo, essa con un amore cui non ci è dato resistere ci dice: ‘Maestà adorabile, ricordatevi che mi donasti, già son vostra e son di loro, quindi con diritto dovete esaudirmi’”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Dicembre 8, 1938)
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… “Figlia mia, ascoltami: è il mio cuore materno che ti ama tanto e che vuol versarsi sopra di te. Sappi che ti ho qui, scritta nel mio cuore, e ti amo da vera figlia; ma vi sento un dolore, perché non ti vedo simile alla tua Mamma.
Ma sai chi ci rende dissimili? Ahi, è la tua volontà, che ti toglie la freschezza della grazia, la bellezza che innamora il tuo Creatore, la fortezza che tutto vince e sopporta, l’amore che tutto consuma.
Insomma, non è quella Volontà che anima la tua Mamma Celeste. Tu devi sapere che conobbi la mia volontà umana solo per tenerla sacrificata in omaggio al mio Creatore; la mia vita fu tutta di Volontà Divina.
Dal primo istante del mio concepimento fui plasmata, riscaldata e messa nella sua luce, la quale purificò con la sua potenza il mio germe umano, [in modo] che restai concepita senza macchia originale.
Perciò, se il mio concepimento fu senza macchia e così glorioso da formare l’onore della famiglia divina, fu solo [perché] il Fiat onnipotente si riversò sul mio germe, e pura e santa restai concepita.
Sicché, se il Volere Divino non si fosse riversato sopra del mio germe, più che una tenera madre, per impedire gli effetti del peccato originale, avrei incontrato la triste sorte delle altre creature, di essere concepita col peccato originale.
Perciò, la causa primaria fu tutta la Divina Volontà; ad essa sia onore, la gloria, il ringraziamento d’essere stata concepita senza macchia d’origine. Ora, figlia del mio cuore, ascolta la Mamma tua: metti da banda la tua volontà umana; contentati di morire anziché concederle un atto di vita.
La tua Mamma Celeste si sarebbe contentata di morire le mille e mille volte, anziché fare un atto solo di mia volontà. Non vuoi tu dunque imitarmi? Ah, se tu la terrai sacrificata ad onore del tuo Creatore, il Volere Divino farà il primo passo nell’anima tua, e ti sentirai plasmata di un’aura celeste, purificata e riscaldata, in modo da sentirti annientare i germi delle tue passioni, e ti sentirai messa nei primi passi del Regno della Divina Volontà.
Perciò sii attenta; se tu mi sarai fedele ad ascoltarmi, io ti guiderò, ti porterò [per] mano nelle vie interminabili del Fiat Divino; ti terrò difesa sotto il mio manto azzurro, e sarai il mio onore, la mia gloria, la mia e tua vittoria.
L’anima:
Vergine Immacolata, prendimi sulle tue ginocchia materne e fammi da mamma; con le tue sante mani impossessati della mia volontà, purificala, plasmala, riscaldala col tocco delle tue dita materne; insegnami a vivere unicamente di Volontà Divina.
Fioretto:
Oggi, per onorarmi, fin dal mattino ed in tutte le tue azioni, mi darai la tua volontà nelle mie mani, dicendomi: Mamma mia, offri tu stessa il sacrifizio della mia volontà al mio Creatore.
Giaculatoria:
Mamma mia, chiudi la Divina Volontà nell’anima mia, affinché prenda il suo primo posto e vi formi il suo trono e la sua dimora. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà: 1° Giorno)
“Hai trovato grazia presso Dio” (Lc 1, 30)
… “Figlia mia, l’Immacolata Maria, piccola luce della stirpe umana perché l’umana terra le diede l’origine ma fu sempre figlia della luce perché nessuna macchia entrò in questa luce ma sai tu dove sta tutta la sua grandezza, chi le diede la sovranità, chi formò i mari di luce, di santità, di grazia, d’amore, di bellezza, di potenza, dentro e fuori di lei?
Figlia mia, l’umano non sa fare mai cose grandi né dare cose grandi; sicché la Regina celeste sarebbe restata la piccola luce se lei non avesse messo come da parte il suo volere, ch’era la piccola luce, e non facendosi investire dal mio Voler Divino, [in] cui sperdette la sua piccola luce in esso, il quale non è piccola luce ma sole interminabile, che investendola tutta formò mari di luce intorno a lei, di grazia, di santità, l’abbellì tanto da renderla tutta bella, con tutte le tinte delle bellezze divine, da innamorare colui che l’aveva creata.
L’immacolato suo concepimento, per quanto bello e puro, era luce, non avrebbe tenuto né potenza né luce sufficiente per poter formare mari di luce e di santità, se il nostro Voler Divino non avesse investito la piccola luce per convertirla in sole, e la piccola luce, qual era la volontà della Sovrana celeste, non si sarebbe contentata di sperdersi nel sole del Fiat Divino per farsi da esso dominare.
Fu questo il gran portento, il Regno della mia Volontà Divina in lei; con questa, tutto ciò che faceva diventava luce, [lei] si nutriva di luce, niente usciva da lei che non fosse luce, perché teneva in suo potere il sole del mio Volere Divino, che quanta luce voleva attingere tanta ne attingeva.
E siccome la proprietà della luce è diffondersi, dominare, fecondare, illuminare, riscaldare, ecco perciò che l’altezza della Sovrana Regina, col sole della mia Volontà Divina che possedeva, si diffuse in Dio e dominandolo lo piegò a farlo scendere sulla terra, restò feconda del Verbo eterno, illuminò e riscaldò il genero umano.
Si può dire che tutto fece in virtù del Regno del mio Volere che possedeva; tutte le altre prerogative si possono chiamare ornamenti di questa Madre Regina, ma la sostanza di tutti i suoi beni, della sua altezza, bellezza, grandezza e sovranità, fu che possedette il Regno della mia Volontà.
Perciò di lei si dice il meno, e del più non ne fanno parola. Ciò significa che della mia Volontà poco o nulla conoscono, perciò sono quasi tutti muti per essa”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 23; Dicembre 8, 1927)

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