Venerdì della III settimana di Quaresima (Mc 12,28-34)

28Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
29Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; 30amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. 31Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
32Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; 33amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
34Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

“Qual è il primo di tutti i comandamenti?” (Mc 12, 28)

Continuando il mio solito stato, il benedetto Gesù si faceva vedere dentro di me, ma tanto immedesimato con me che vedevo i suoi occhi nei miei, la sua bocca nella mia, e così del resto; e mentre così lo vedevo mi ha detto:
“Figlia mia, vedi [con] chi fa la mia Volontà e come m’immedesimo e mi faccio una sola cosa con lei, mi fo vita [sua] propria, perché la mia Volontà è dentro e fuori dell’anima; si può dire che è come aria che [si] respira, che dà vita a tutto, come luce che fa vedere tutto e fa tutto comprendere, calore che riscalda, che feconda e fa crescere, cuore che palpita, mani che operano, piede che cammina; e quando la volontà umana si unisce al mio Volere si forma la mia vita nell’anima.”
Onde avendo fatto la comunione, stavo dicendo a Gesù: “Ti amo.” E lui mi ha detto:
“Figlia mia, vuoi amarmi davvero? Dì: ‘Gesù, ti amo con la tua Volontà’. E siccome la mia Volontà riempie Cielo e terra, il tuo amore mi circonderà ovunque ed il tuo ti amo si ripercuoterà lassù nei Cieli e fin nel profondo degli abissi; così se vuoi dire ti adoro, ti benedico, ti lodo, lo dirai unita con la mia Volontà e riempirai Cieli e terra di adorazioni, di benedizioni, di lodi, di ringraziamenti.
Nella mia Volontà le cose sono semplici, facili ed immense; la mia Volontà è tutto, tanto che gli stessi miei attributi che sono? Un atto semplice della mia Volontà.
Sicché se la giustizia, la bontà, la sapienza, la fortezza, fanno il loro corso, la mia Volontà le precede, le accompagna, le mette in attitudine di operare; insomma non si spostano un punto dal mio Volere.
Perciò chi prende la mia Volontà prende tutto, anzi può dire che la sua vita è finita, finite le debolezze, le tentazioni, le passioni, le miserie, perché in chi fa il mio Volere tutte le cose perdono i loro diritti, perché il mio Volere tiene il primato su tutto e diritto a tutto.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Ottobre 2, 1913)

—————

Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù, mentre si tiene nascosto, mi vuole tutta intenta a lui ed a perorare continuamente per i miei fratelli.
E mentre pregavo e piangevo per la salvezza dei poveri combattenti, volendo stringermi con Gesù per supplicarlo in modo che nessuno di essi si sarebbe perduto, e giungevo a dirgli degli spropositi, e Gesù sebbene mesto, pareva che godesse delle mie istanze e come che cedesse a ciò che io volessi, ma un pensiero è volato nella mia mente: che io dovessi pensare per la mia salvezza.
E Gesù mi ha detto: “Figlia mia, mentre pensavi a te hai dato una sensazione umana, e la mia Volontà tutta Divina l’ha notato. Nella mia Volontà tutto si risolve in amore per me e per il prossimo, non ci sono cose proprie, perché contenendo [l’anima] la sola mia Volontà, contiene per sé tutti i beni possibili; e se li contiene, perché domandarmeli?
Non è giusto che si occupi a pregare per chi non tiene? Ah! Se sapessi per quali sciagure passerà la misera umanità, staresti più attiva nella mia Volontà a pro di loro.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Giugno 6, 1915)

“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza… Amerai il tuo prossimo come te stesso” (Mc 12, 30-31)

Questa mattina il diletto Gesù non si faceva vedere, secondo il solito, tutto affabilità e dolcezza, ma severo. La mia mente me la sentivo in un mare di confusione e l’anima mia tanto afflitta ed annichilita, specialmente per i castighi visti nei giorni passati.
Vedendolo in quell’aspetto, non ardivo dirgli niente; ci guardavamo, ma in silenzio. Oh Dio, che pena! Quando in un momento ho visto anche il confessore; e Gesù, mandando un raggio di luce intellettuale, ha detto queste parole:
“Carità; la carità non è altro che uno sbocco dell’Essere Divino, e questo sbocco l’ho diffuso in tutto il creato, di modo che tutto il creato parla dell’amore che porto all’uomo, e tutto il creato insegna il modo come deve amarmi, cominciando dall’essere più grande fino al più piccolo fiorellino del campo.”
“Vedi — dice all’uomo [il piccolo fiorellino del campo] — col mio soave odore e collo starmi sempre rivolto al cielo, cerco di mandare un omaggio al Creatore; anche tu fa che tutte le tue azioni siano odorose, sante, pure; non fare che col cattivo odore delle tue azioni [tu] offenda il Creatore.
Deh! O uomo — ci ripete il fiorellino — non essere così insensato da tener l’occhio fisso alla terra, ma alzalo al cielo; vedi, lassù è il tuo destino, la tua patria, lassù è il mio e tuo Creatore che ti aspetta.”
L’acqua che continuamente scorre sotto dei nostri occhi, ci dice ancora: “Vedi, dalle tenebre sono uscita, e tanto devo scorrere e correre, fin quando che giungerò a seppellirmi nel luogo donde uscii. Anche tu, o uomo, corri, ma corri nel seno di Dio, da dove uscisti.
Deh! Ti prego, non correre le vie storte, le vie che menano al precipizio, altrimenti guai a te.” Anche le bestie più selvatiche ci ripetono: “Vedi, o uomo, come devi essere selvatico per tutto ciò che non è Dio; vedi, quando noi vediamo che qualcuno si avvicina a noi, coi nostri ruggiti mettiamo tanto spavento che nessuno ardisce d’avvicinarsi più e disturbare la nostra solitudine.
Anche tu, quando il lezzo delle cose terrene, ossia le tue passioni violente, stanno per farti infangare e farti cadere nel precipizio delle colpe, coi ruggiti della tua preghiera e col ritirarti dalle occasioni in cui ti trovi, sarai salvo da ogni pericolo.”
Così di tutti gli altri esseri, che dirli tutti sarebbe troppo lungo. Ad unanime voce risuonano fra loro e ci ripetono: “Vedi, o uomo, per amor tuo ci ha creato il nostro Creatore e tutti a tuo servizio stiamo, e tu non essere tanto ingrato; ama, ti prego, ama, ti ripeto, ama il nostro Creatore.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 2; Marzo 13, 1899)

—————

Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere dentro una luce abbagliante, e questa luce sciogliendosi in pioggia di luce pioveva sulle anime; ma molte, questa corrente di luce non la ricevevano, stando come chiuse, e la corrente correva dove trovava le anime aperte per riceverla.
Ed il mio dolce Gesù mi ha detto: “Figlia mia, la corrente della mia grazia entra nelle anime che operano per puro amore; il solo scopo d’amarmi tiene aperte le anime a ricevere la corrente di tutte le mie grazie.
Amore sono io, amore son loro, sicché loro sono in continue correnti per me ed io per loro. Invece chi opera per fine umano sono chiuse per me, la loro corrente è aperta per tutto ciò che è umano, e la corrente di ciò che è umano ricevono; chi opera per fine di peccare riceve la corrente della colpa; e chi opera per fine diabolico riceve la corrente dell’inferno.
Il fine d’operare dà tante diverse tinte all’uomo, che lo trasforma o in bello o in brutto, o in luce o in tenebre, o nella santità o nel peccato.
Qual è lo scopo dell’operare, tale è l’uomo. Perciò la mia corrente non a tutti entra, e siccome è respinta dalle anime chiuse con me, si scarica più con impeto ed abbondante alle anime aperte.”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 13; Dicembre 22, 1921)