Venerdì della XII settimana del Tempo Ordinario (Mt 8,1-4)
1 Scese dal monte e molta folla lo seguì. 2Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». 3Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
4Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».
“Signore, se vuoi, puoi purificarmi” (Mt 8, 2)
Dopo di ciò stavo pensando tra me: “Gesù ama tanto il suo Volere e pare che tanto sospira che sia conosciuto, affinché domini e regni, ma mi sembra difficile che la Divina Volontà sia conosciuta, perché non vi è chi si occupa, né nessuno ha interesse; tutto l’interesse sta in Gesù, ma nelle creature non esiste.
Quindi se queste creature mancano di dare questa gran gloria a Dio ed insieme porgere la pienezza di tutti i beni alle creature, come mai potrà conoscersi il Regno dell’eterno Fiat?” Ora mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:
“Figlia mia, ciò che a te sembra difficile non è difficile per Dio, come nella redenzione non ci furono difficoltà, né tutta la perfidia umana potette impedire il corso del nostro amore, molto meno il compimento della nostra Volontà, decisione di venire a redimere il genere umano.
Quando la Divinità stabilisce di fare un atto, di compiere un’opera, qualunque siano le cause, le circostanze, gli impedimenti, essa trionfa di tutto, vince tutto e fa ciò che ha stabilito.
Sicché il punto culminante ed importante di Dio sta nello stabilire ciò che vuol fare; fatto questo, tutto ha fatto. Onde se in noi sta stabilito che la nostra Volontà deve essere conosciuta ed il suo regno verrà sulla terra, è già come fatto; come fu fatta la redenzione perché stabilito da noi, così sarà fatto [ciò] dalla nostra Volontà.
Molto più che nella creazione fu messo fuori dalla Divinità questo suo regno, tutto in ordine perché regnante e dominante, e nella caduta dell’uomo questo regno non fu distrutto, ma restò integro ed esiste tuttora, solo che restò sospeso per l’uomo.
Nella redenzione io appianai tutto, e come il tutto feci perché l’uomo fosse redento, così feci tutto perché fosse tolta questa sospensione che la creatura potesse entrare nel Regno del Fiat Divino, dando prima il luogo alla redenzione e coll’andare del tempo dare il luogo alla mia Volontà.
Sicché un regno, un’opera, il difficile è farlo, ma quando è fatto, il conoscerlo si rende facile. Molto più che il tuo Gesù non manca di potenza; di voler fare e non fare un’opera posso mancare, ma di potenza non mai; io disporrò in modo le cose, le circostanze, le creature, gli eventi, che renderò facile che la mia Volontà sia conosciuta”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 21; Maggio 26, 1927)
————-
La mia povera mente per quanto si trova sotto l’incubo di pene strazianti, fino a sentirmi morire, faccio quanto posso a seguire gli atti del Voler Supremo, sebbene [in modo] stentato, ma lo cerco come mio rifugio e per attingere forza nello stato doloroso in cui mi trovo.
Ed il mio amato Gesù, avendo di me compassione, tutto tenerezza mi ha detto: “Figlia della mia Volontà, coraggio, non ti abbattere troppo, l’abbattimento fa perdere la forza e fa sentire lontano colui che vive in te e ti ama tanto.
Tu devi sapere che come la creatura entra nel nostro Volere per deporre il suo e prendere il nostro, così incomincia in essa il nostro eco divino, il che echeggia nel nostro Essere Divino, e noi solo a sentirlo diciamo: ‘Chi è che tiene tanta virtù che giunge fino a far sentire l’eco del suo amore, del suo respiro, del suo palpito nel nostro Essere Supremo?
Ah, è una creatura, che avendo riconosciuta la nostra Volontà è entrata a vivere in essa; sia la nostra benvenuta!’ Noi per ricambiarla faremo sentire il nostro [eco] in essa, in modo che respireremo con un sol respiro, ameremo con un solo amore, palpiteremo con un sol palpito, e noi sentiremo che la creatura fa vita in noi, non ci sentiremo soli, ed essa sentirà che facciamo vita in essa, in compagnia del suo Creatore che mai, mai la lascia sola.
Tu devi sapere che ogni atto fatto nel nostro Volere non finisce mai, viene ripetuto continuamente; e siccome la mia Volontà si trova da per tutto, così l’atto viene ripetuto in Cielo, nelle cose create ed in tutti.
Perciò un atto nella nostra Volontà sorpassa tutto, riempie Cielo e terra, e ci dà tale amore e gloria che tutte le altre opere restano come tante goccioline di fronte al mare, perché siamo noi stessi che ci glorifichiamo ed amiamo [nel]la creatura che si copre del suo Creatore ed opera insieme con lui.
Perciò per quante cose belle pare che facciano fuori del nostro Volere, non possono mai piacerci, perché non danno di noi, non si possono diffondere ovunque, l’amore è così piccolo che appena, se pure, copre l’opera che ha fatto.
Or tu devi sapere che noi amiamo assai la creatura, ma ad onta che l’amiamo, non tolleriamo che stia insieme con noi indecente, sporca, senza bellezza, nuda oppure coperta di miseri cenci; non sarebbe degno della nostra Maestà Suprema avere figli che non ci somigliano e che in qualche modo [non] siano ben vestiti, colle vesti regali del nostro Fiat.
Sarebbe come un re che tiene il suo esercito, i suoi sudditi, mal vestiti, coperti di sporcizie, da far schifo a guardarli: chi cieco, chi zoppo, chi deforme; non sarebbe disonore di questo re essere circondato da un esercito di miserabili da far pietà?
Non si condannerebbe il re che non ha cura di formarsi un esercito degno di lui, in modo che tutti devono restare ammirati, non solo a guardare la maestà del re, ma anche l’ordine, la bellezza dell’esercito, la fioritura dei giovani, il modo come vanno vestiti?
Non sarebbe onore del re essere circondato da ministri, da esercito che lui prende piacere a guardarli? Ora il nostro amore invincibile, con sapienza infinita, volendo trattare con la creatura a tu per tu, ha disposto di dare la mia Volontà ad essa, affinché colla sua luce le abbellisce, col suo amore le veste, colla sua santità le santifica.
Vedi, dunque, com’è necessario che la nostra Volontà regna nella creatura, perché essa solo tiene potenza di purificarla e di abbellirla, in modo da formare il nostro esercito divino; e noi ci sentiremo onorati nel vivere con essi ed in essi; saranno i nostri figli che ci circondano vestiti colle nostre vesti regali, abbelliti colla nostra somiglianza.
Perciò la nostra Volontà, prima purifica, santifica, abbellisce, e poi li ammette nel nostro Volere a far vita insieme con noi. Molto più che come la creatura entra nel nostro [Volere] è tanto il nostro amore, che il nostro Essere Divino le piove addosso la sua pioggia d’amore, e nel vederla tanto da noi amata tutti le corrono intorno, angeli, santi, per amarla; la stessa creazione esulta di gioia nel vedere la nostra Volontà trionfatrice in quella creatura e le piove amore.
Ed oh, com’è bella vederla che tutti l’amiamo! Ed essa si sente così riconoscente nel vedersi amata da tutti, che ama tutti”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Dicembre 28, 1938)
“Lo voglio: sii purificato!” (Mt 8, 3)
Stavo tutta impensierita su ciò che il mio dolce Gesù mi va dicendo sul Divin Volere, e dicevo tra me: “Com’è possibile che l’anima possa giungere a tanto e vivere più in cielo che in terra?” E Gesù venendo mi ha detto:
“Figlia mia, ciò che è impossibile alla creatura, tutto è possibile per me. È vero che è il prodigio più grande della mia onnipotenza e del mio amore, ma quando voglio, tutto posso, e ciò che pare difficile, a me è facilissimo; però voglio il sì della creatura, e come una molle cera prestarsi a ciò che voglio fare di lei.
Anzi tu devi sapere che, prima di chiamarla del tutto a vivere nel mio Volere, la chiamo di tanto in tanto, la spoglio di tutto, le faccio subire una specie di giudizio, perché nel mio Volere non ci sono giudizi, le cose restano tutte confermate con me. Il giudizio è fuori della mia Volontà; ma [per] tutto ciò che entra nel mio Volere, chi mai può ardire di fare giudizio?
Ed io mai giudico me stesso. Non solo, ma più volte la faccio morire anche corporalmente e poi di nuovo la rimetto alla vita, e l’anima vive come se non vivesse; il suo cuore è in cielo e il vivere è il suo più grande martirio. Quante volte non l’ho fatto per te?
Queste sono tutte disposizioni per disporre l’anima a vivere nel mio Volere. E poi le catene delle mie grazie, delle mie visite ripetute, quante non te ne ho fatte?
Era tutto per disporti all’altezza di vivere nel mare immenso della mia Volontà; perciò non volere investigare, ma segui il tuo volo.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Marzo 6, 1919)
————-
… “Figlia mia, potenza non me ne manca, Volontà neppure; quindi devo io rialzare l’uomo decaduto e ripristinarlo, perché l’umano volere rese sfasciata l’opera delle nostre mani creatrici”.
Quindi commosso e dolente per il povero uomo ha fatto silenzio, ed io pensavo tra me: “Come mai si può ritornare allo stato primiero della creazione, stando che l’umana volontà ha fatto ricadere l’uomo in un abisso di miserie e quasi deformandolo dal come era stato creato?” Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:
“Figlia mia, la mia Volontà tutto può, e come dal nulla fece l’uomo, così può dalle sue miserie ritrarre il nuovo uomo, e senza cambiar sistema dal come lo creammo, lasciandogli il suo libero arbitrio, useremo un’altra industria amorosa: la luce della nostra Volontà vibrerà più forte i suoi raggi fulgidissimi, si avvicinerà in modo da guardare in faccia alla volontà umana, la quale riceverà l’incanto d’una luce penetrante, che abbagliandola dolcemente l’attira a sé, e questa, tirata da una luce sì fulgida e di bellezza rara, avrà desiderio di vedere che cosa c’è di bello in quella luce.
Col guardare subirà l’incanto, si sentirà felice ed amerà, non forzata ma spontanea, di vivere nella nostra Volontà. Non tiene questa virtù la luce del sole, che se si vuol guardare fissa, la pupilla dell’occhio umano resta abbagliata nella luce, e se vuol guardare non vedrà altro che luce, e la forza della luce impedisce alla pupilla di guardare le cose che le sono d’intorno?
E se l’uomo è costretto ad abbassare gli occhi per disfarsi della luce, è perché la troppa luce lo rende impacciato e non si sente felice, ma se si sentisse felice, non facilmente ritirerebbe la pupilla da dentro la luce del sole.
Invece la luce del mio Volere non impaccerà la pupilla dell’anima, anzi [questa] avrà il bene di vedere gli stessi atti umani convertiti in luce ed amerà che questa luce vibra più forte i suoi raggi per vedere gli atti suoi coll’incanto e bellezza di questa luce divina.
La mia Volontà tiene potenza di risolvere il problema dell’uomo, ma deve usare un atto più eccessivo di magnanimità più grande, del nostro Fiat Supremo. Perciò tu prega e perora una causa sì santa per le povere creature”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 24; Giugno 12, 1928)


