30 Dicembre – VI giorno fra l’Ottava di Natale (Lc 2,36-40)
36C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.
38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. 39Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
“Servendo Dio notte e giorno” (Lc 2,37)
… Quanto più vivo si faceva in me il desiderio di avvicinarmi alla mensa eucaristica, tanto che il giorno precedente e tutta la notte non facevo altro che prepararmi, per meglio dispormi a riceverlo, non chiudendo gli occhi al sonno per i continui atti di amore a Gesù, dicevogli spesso spesso:
“Signore, fa presto, che non posso starmi senza riceverti; accelera le ore, sorga subito il sole, che mi viene meno il cuore per il grande desiderio della santa comunione.” E Gesù mi diceva:
“Vedi, io sto solo e soffro senza di te; tu però non darti pena che non puoi dormire, si tratta di un sacrificio, facendo da lontano compagnia al tuo Dio, al tuo sposo, al tuo tutto, che è in veglia per amor tuo; vieni a sentire tutte le offese che continuamente gli si fanno dalle creature…
Deh, non negarmi questo sollievo con la tua amorosa compagnia, affinché i palpiti del tuo amore, unendosi ai miei, vengano a scemare, in parte, l’amarezza che mi procurano le tante offese che ricevo di giorno e di notte, ed io non ti lascerò sola nelle tue sofferenze ed afflizioni, ma ti ricambierò della mia compagnia.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 1; cap. 11)
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… “Figlia mia, tu devi sapere che come la natura tiene la notte ed il giorno, così l’anima tiene la sua notte, l’aurora, lo spuntar del giorno, il pien meriggio ed il suo tramonto. La notte chiama il giorno, ed il giorno la notte; si può dire si chiamano a vicenda.
Ora la notte dell’anima sono le mie privazioni, ma per chi vive nella mia Volontà sono notti preziose, non d’infingardo riposo, di sonno irrequieto, no, no, ma notte di riposo operativo, di sonno pacifico, perché come vede farsi notte, così si abbandona nelle mie braccia per poggiar il suo capo stanco sul mio cuore divino e sentirne i miei palpiti, per attingere nel suo sonno nuovo amore e dirmi dormendo: ‘Ti amo, ti amo, o mio Gesù!’
Il sonno di chi mi ama e che vive nella mia Volontà è come il sonno della bimba, che come si sente chiudere gli occhi al sonno, chiama mezza dormendo: ‘Mamma, mamma’, ché vuole le sue braccia ed il suo seno materno per dormire, tanto che come si sveglia la piccola piccina, la prima parola è: ‘Mamma’, il primo sorriso, il primo sguardo è per la mamma.
Tale è l’anima che vive nel mio Volere: è la piccola bimba, che come le giunge la notte, così cerca colui che ama, per attingere nuova forza e nuovo amore per amarmi di più; ed oh, com’è bella vederla nel sonno chiedere, desiderare, sospirare Gesù!
Questo chiedere, desiderare e sospirare, chiamano l’alba, formano l’aurora e fanno spuntare il pien giorno, il quale chiama il sole, ed io sorgo e vi formo il corso del giorno ed il suo pieno meriggio.
Ma tu sai, figlia mia, che qui sulla terra le cose si avvicendano; solo nel Cielo è sempre pieno giorno, perché la mia presenza è perenne in mezzo ai beati.
Onde come vedi che sto per lasciarti, ma sai dove mi lascio? Dentro di te; dopo [aver] ammaestrato l’anima tua dandoti le mie lezioni innanzi alla luce della mia presenza, affinché ben bene le comprendessi e ti servissero di cibo e di lavoro durante il giorno, io mi ritiro e formo il tramonto, e nascosto in te nella breve notte, mi faccio attore e spettatore di tutti gli atti tuoi; e mentre per te pare notte, per me è il più bel riposo, che dopo d’averti parlato prendo riposo nella mia stessa parola, e gli atti che tu fai mi servono di ninne, di ristoro, di difesa e di dolce refrigerio ai miei spasimi d’amore.
Perciò lasciami fare, io so quando è necessario la notte o il giorno, per te e per me, nell’anima tua; quello che voglio è la pace perenne in te, affinché posso compiere ciò che voglio.
Se tu non stai in pace, mi sento molestato nel mio lavoro e con stento, non con facilità, vo compiendo i miei disegni”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 29; Ottobre 4, 1931)
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… Il mio Ti amo non ti lascerà mai solo; io rimarrò vicino a te notte e giorno; e quando ti vedrò affannato, afflitto, spasimante d’amore, pregare e piangere per l’isolamento che subisce la tua Divina Volontà, allora ti consolerò col grido del mio Ti amo!
Tu senti al vivo il dolore, non solo perché la tua Volontà Divina non regna fra le creature, ma perché venne posta da esse come al bando. La tua umanità santissima perciò piange ed implora a nome di tutta l’umana famiglia che ambedue le volontà, Divina ed umana, si rappacifichino fra di loro e si fondano insieme.
O Gesù, io faccio mie le tue lacrime, le tue preghiere, m’impossesso degli spasimi dell’ardente tuo cuore, ed intrecciandoli col mio Ti amo formo dolci catene d’amore, onde costringerti a concedermi il Regno della tua Divina Volontà sulla terra!
Senti, vita mia, sono i tuoi stessi palpiti, i tuoi sospiri, sono le tue lacrime, le tue preghiere e le tue pene che vogliono ed invocano il Regno del tuo Fiat. Perciò, se non vuoi ascoltare me, ascolta almeno te stesso, ed uscendo dal deserto assicurami che presto verrà sulla terra il Regno del tuo Volere… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – I giri dell’anima nella Divina Volontà; Quindicesima Ora)
“Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore…” (Lc 2, 39)
… Dopo di ciò seguivo il mio Fiat Divino facendo il mio giro in esso, e giunta nella casa di Nazareth, dove il mio amabile Gesù aveva fatto la sua vita nascosta, per seguirne gli atti suoi, stavo dicendogli:
“Amor mio, non c’è atto che tu fai, che il mio ti amo non ti segue, per chiederti per mezzo degli atti tuoi il Regno della tua Volontà; il mio ti amo ti segue ovunque, nei passi che fai, nelle parole che dici, nel legno che batti, e mentre batti il legno, batti il volere umano affinché sia disfatto e risorga il tuo Voler Divino in mezzo alle creature.
Il mio ti amo scorre nell’acqua che bevi, nel cibo che prendi, nell’aria che respiri, nei fiumi d’amore che passano tra te e la tua Mamma e San Giuseppe, nelle preghiere che fai, nel tuo palpito ardente, nel sonno che prendi, oh, come vorrei starti vicino per sussurrarti all’orecchio: ti amo, ti amo, deh, fa che venga il regno tuo!”
Ora mentre avrei voluto che il mio ti amo facesse corona a tutti [gli atti] di Gesù, si è mosso nel mio interno e mi ha detto:
“Figlia mia, tutta la mia vita nascosta e così lunga, non fu altro che il richiamo del Regno della mia Volontà Divina sulla terra; volli rifare in me tutti gli atti che dovevano fare le creature in essa, per poi porgerli a loro, e lo volli fare insieme colla Mamma mia, la volli sempre insieme nella mia vita nascosta per formare questo regno.
Due persone avevano distrutto questo Regno del mio Fiat Divino, Adamo ed Eva; altre due, io e l’altezza della Sovrana Regina, dovevamo rifarlo.
Sicché primo pensai al Regno della mia Volontà Divina, perché la volontà umana era stata la prima ad offendere la mia col sottrarsi da essa, tutte le altre offese vennero in secondo grado come conseguenza del primo atto.
È la volontà umana la vita o la morte delle creature, la sua felicità o la sua tirannia e sventura in cui si precipita, il suo angelo buono che la mena al cielo, o trasformandosi in demonio la precipita all’inferno; tutto il male sta nella volontà, come pure tutto il bene, perché essa è come fonte di vita, messa nella creatura, che può zampillare gioie, felicità, santità, pace, virtù, o pure getta da sé fontanine di guai, di miserie, di peccati, di guerre, che distruggono tutti i beni.
Perciò primo pensai al Regno della mia Volontà, in questa vita nascosta per ben trent’anni, e poi colla piccola vita pubblica, appena tre anni, pensai alla redenzione; e mentre nel formare il Regno del mio Fiat Divino ebbi con me sempre vicino la Mamma celeste, nella vita pubblica ne fui a meno, al meno corporalmente, della sua presenza, perché per il Regno del mio Fiat mi costituivo io Re e la Vergine Regina, per essere primo io e poi lei il fondamento del regno distrutto dalla volontà umana.
Vedi dunque come il Regno del mio Voler Divino, per necessità, per ragione e per conseguenza veniva formato colla mia venuta sulla terra in primo ordine, né avrei potuto formare la redenzione se non avessi soddisfatto il mio Padre celeste al primo atto offensivo che gli aveva fatto la creatura.
Quindi il Regno della mia Volontà è formato, non resta altro che farlo conoscere. E perciò non faccio altro che seguire insieme con te e porgerti gli atti miei che feci per formarlo, accompagnare gli atti tuoi, perché scorra in essi il fondamento dei miei; sto sull’attenti che il tuo volere non abbia vita, affinché il mio sia libero.
Insomma sto facendo come ad una seconda mia madre, richiamando tutti gli atti fatti insieme colla Vergine per deporli in te. Perciò sii attenta a seguire in tutto la mia Volontà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 23; Marzo 11, 1928)

Mike Steele, CC BY 2.0