V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – A – (Mt 5,13-16)
13Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.
16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.
“Voi siete il sale della terra” (Mt 5,13)
“… Sai tu che cosa sono gli atti della creatura senza la pienezza della nostra Volontà? Sono come quei cibi senza condimenti e senza sostanza, che invece di gustarli disgustano il palato umano; così disgustano il palato divino.
Sono come quei frutti non maturi, che non contengono né dolcezza né sapore; sono come quei fiori senza profumo; sono come quei vasi, pieni, sì, ma di robe vecchie, fragili e stracciate.
Tutto ciò può servire ad una stretta necessità dell’uomo e anche a un’ombra, una sfumatura della gloria di Dio, ma non alla felicità e a tutto il benessere della creatura, e alla pienezza della gloria di Dio.
Ora di contraccambio, con qual gusto non si mangia un cibo ben condito e sostanzioso? Come [non] rafforza tutta la persona? Il solo profumo del condimento stuzzica l’appetito e l’avidità di mangiarlo.
E così Adamo prima che peccasse, con la sostanza della nostra Volontà condiva tutti i suoi atti, e quindi stuzzicava l’appetito del nostro amore a prendere tutti i suoi atti come il cibo più gradito per noi, e noi di ricambio gli davamo il nostro cibo prelibato della nostra Volontà.
Ma dopo il peccato, poveretto, perdette la via diritta di comunicazione col suo Creatore; non regnava più in lui il puro amore; l’amore fu diviso dal timore, dalla paura, e non contenendo più l’assoluto dominio della Suprema Volontà, i suoi atti di prima non avevano più quel valore, fatti dopo il peccato…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 18; Gennaio 28, 1926)
“Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,14)
… “Figlia mia, il mio centro sulla terra è l’anima che fa la mia Volontà. Vedi, il sole sulla terra spande la luce ovunque, ma vi tiene il suo centro; io nel Cielo sono vita di ciascuno dei beati, ma vi ho il mio centro, il mio trono; così in terra mi trovo dappertutto, ma il mio centro, il luogo dove erigo il mio trono per regnare, i miei carismi, le mie compiacenze, i miei trionfi ed il mio stesso cuore palpitante, tutto me stesso, si trova come in proprio centro nell’anima che fa la mia Santissima Volontà.
Tanto è immedesimata con me quest’anima, che mi diventa inseparabile, e tutta la mia sapienza e potenza non sa trovare mezzi come disgiungersi menomamente da lei”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Aprile 10, 1914)
——————-
… “Io ho fatto con te come un maestro, che cogli altri che vogliono qualche suo indirizzo dice qualche parola, ma coi propri discepoli, volendo fare altrettanti maestri simili a lui, sta con loro tutto il giorno, parla a lungo, a loro sta sempre sopra, ed ora porta un argomento ed ora una similitudine per farsi più comprendere, né li lascia mai soli per timore che distraendosi facciano andare al vento le sue fatiche; se occorre toglie le ore al suo riposo per ammaestrarli; nulla risparmia, né fatiche né stenti né sudori, per ottenere l’intento che i suoi discepoli diventino maestri.
Così ho fatto io per te: nulla ho risparmiato. Cogli altri ho tenuto le sole parole; con te discorsi, ammaestramenti a lungo, similitudini, di notte, di giorno, a tutte le ore; quante grazie non ti ho fatto? Quanto amore, fino a non saper stare senza di te? È grande il disegno che ho fatto su di te, perciò molto ho dato.
Tu poi per tutta gratitudine vorresti tenere occultato in te ciò che ti ho detto e dato, e quindi non darmi la gloria che col manifestarlo avrei avuto. Che diresti tu di quel discepolo, che dopo che il maestro è giunto con tante fatiche a farlo maestro, vorrebbe ritenere a sé l’istruzione ricevuta, senza impartirla agli altri? Non sarebbe ingrato e di dolore al maestro?
Che diresti del sole, che dopo che gli ho dato tanta luce e calore non vorrebbe far scendere questa luce e calore sulla terra? Non diresti al sole: ‘È vero che fai una bella figura, ma non fai bene a tenerli a te: la terra, le piante, le generazioni aspettano la tua luce, il tuo calore, li vogliono per riceverne la vita, la fecondità; perché vuoi privarci d’un tanto bene? Molto più che col darli a noi, tu nulla perdi, anzi acquisti maggior gloria e tutti ti benediranno.
Tale sei tu, anzi più che sole ho messo in te tanta luce di verità sulla mia Volontà, che sarebbe bastante più che sole ad illuminare tutti ed a far più bene che non fa lo stesso sole alla terra; ed io e le generazioni aspettiamo che si sprigioni da te questa luce, e tu pensi come occultarla e quasi ti affliggi se persone autorevoli vogliono occuparsi di metterla fuori. No, no, non sta bene.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Novembre 24, 1922)
——————-
… “Figlia mia, chi vive nella mia Volontà beve luce, e siccome la luce mentre la vede e gode una, la possono vedere e godere gli altri, così la mia Volontà dandosi come luce all’anima ed investendola tutta, biloca tutto l’interno di essa e fa luce a ciascun pensiero di creatura; biloca la sua parola e fa luce alle parole altrui, biloca le sue opere e i suoi passi e fa luce a quelli degli altri.
La luce possiede la vera e perfetta bilocazione, e mentre essa è una, tiene virtù di bilocarsi per ciascuno che la vuol godere e vedere. Non è uno il sole? Ma quanti lo vedono e godono!
Molto più il sole del mio Volere, che l’anima beve e si riempie tutta della sua luce, tiene virtù che mentre è uno si biloca per ciascun atto, parola, passo, ecc. e vi forma l’incanto della sua luce divina”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 22; Giugno 12, 1927)
“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5, 16)
Continuando il mio solito stato, il mio adorabile Gesù si faceva vedere dentro d’una immensità di luce, ed io nuotavo in questa luce; sicché me la sentivo scorrere nelle orecchie, negli occhi, nella bocca, in tutto.
E Gesù mi ha detto: “Figlia mia, chi fa la mia Volontà, se opera, l’opera diventa luce; se parla, se pensa, se desidera, se cammina, ecc., le parole, i pensieri, i desideri, i passi si cambiano tutti in luce, ma luce attinta dal mio sole.
Sicché la mia Volontà tira con tanta forza chi fa il mio Volere, che la fa girare sempre intorno a questa luce, e come gira, più luce prende, che la tiene come rapita in me”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Aprile 5, 1914)
——————-
… “Figlia mia, il bene non è soggetto a morire, e come la vita del bene sorge, si mette a difesa di tutte le creature; e se le creature disposte prendono quel bene, non solo restano difese, ma prendono la vita di quel bene, ed il bene sorge e forma tant’altre vite per quante creature lo prendono; e per le indisposte resta sempre per loro difesa, aspettando che si dispongono.
Gli atti fatti nel mio Volere acquistano il germe della luce, e come la luce, sebbene una, tiene virtù di dar luce a qualunque occhio che vuole il bene della luce per farla sua, così i più piccoli atti fatti nel mio Voler Divino, siccome [esso] è immenso e involge tutti, il più piccolo atto diventa luce e difesa di tutti; non solo, ma ricambia il suo Creatore dell’amore, gloria ed adorazione che con diritto aspetta ed esige dalle creature.
Gli atti fatti nel mio Volere hanno sempre del prodigioso e da per sé stessi dicono: ‘Siamo la difesa di tutti, stiamo tra il Cielo e la terra per difendere le creature, e colla nostra luce siamo luce d’ogni mente, siamo i difensori del nostro Creatore col ripararlo coi nostri atti perenni [dal]le offese che dalla terra si elevano’.
E poi il bene è sempre bene; credi tu che tutto ciò che io feci stando sulla terra è stato preso tutto dalle creature? Affatto; quanto ce ne resta ancora! Ma con ciò non si può dire che non è bene; passeranno secoli e secoli e verrà il tempo che tutto il bene che io feci avrà vita in mezzo alle creature; ciò che non si prende oggi, altre creature possono prendere domani, in altre epoche.
Perciò la vera vita del bene non si stanca d’aspettare, e con aria di trionfo [gli atti nel mio Volere] dicono: ‘Non siamo soggetti a morire, perciò con certezza verrà il tempo che daremo i nostri frutti, i quali faranno risorgere tant’altre vite che ci somigliano’.
Tu credi che col non vedere nessun effetto di tutti gli atti tuoi nel nostro Fiat Divino, non ci sarà nulla di bene? Affatto; oggi sembra così, ma aspetta i tempi ed essi diranno il gran bene che ne verrà; perciò continua e non ti dare indietro. Perché tu devi sapere che la prolissità del bene è, sola, la prova più certa, che assicura Dio e l’anima, dello stato in cui si trova.
Uno stato prolisso di pazienza nelle sofferenze ed incontri dolorosi della vita, una prece ripetuta senza mai stancarsi di ripeterla, una fedeltà, costanza ed eguaglianza di modi in tutte le circostanze, forma un terreno sufficiente, innaffiato dal sangue del proprio cuore, dove Iddio si sente chiamato da tutti gli atti della creatura, come tante assicurazioni che può compiere i suoi più grandi disegni; e la stessa creatura sente nella prolissità dei suoi atti il dominio di se stessa e l’assicurazione che non vacillerà.
Il bene d’un giorno dice nulla, un bene oggi sì e domani no, dice debolezza e volubilità, tutti frutti della volontà umana; un bene incostante dice che [per] la creatura non è proprietà sua quel bene, quella virtù, e perciò non stante in suo potere il bene si cambia in male e la virtù in vizio.
Vedi dunque che l’anima per essere sicura che possiede un bene, una virtù, deve sentire in sé la vita di quella virtù, e con costanza ferrea, di anni ed anni e per tutta la vita, deve esercitarsi in quel bene.
E Dio si sente sicuro di metterci il suo ed operare cose grandi nella costanza della creatura. Ciò feci colla Regina del Cielo; volli la prolissità di quindici anni di vita pura, santa e tutta di Volontà Divina per scendere dal Cielo in terra nel suo seno verginale.
Avrei potuto farlo prima, ma non volli; volli prima i suoi atti di assicurazione e la prolissità della sua vita santa, quasi per darle il diritto d’essere la Mamma mia, e la mia sapienza infinita per tener ragione d’aver operato in lei prodigi inauditi.
E non è forse questa la causa, la lunga prolissità delle lunghe sofferenze, perché volevo essere sicuro di te e non in parole, coi fatti? non è stata forse la causa delle mie tante visite e delle tante verità che ti ho manifestato nella prolissità della tua vita sacrificata?
Posso dire che mi facevo vedere e ti parlavo nel centro del rogo del tuo sacrificio. E quando ti sento dire: ‘Possibile, mio Gesù, così lungo il mio esilio? Come non hai pietà di me?’, ed io sai che dico?
‘Ah, la figlia mia non conosce bene il segreto che contiene un sacrificio prolisso, e quanto più lungo, più grandi sono i nostri disegni da compiere’. Perciò fidati di me e lasciami fare”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 29; Maggio 27, 1931)

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Public domain, via Wikimedia Commons
Marion Halft, CC BY-SA 3.0