1 Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. 2Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via.
3Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, 4vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
5Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 6Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico.
7E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

“Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via” (Mc 1,2)

Stavo pensando al grande interesse che il mio sempre amabile Gesù tiene di far conoscere la sua Santa Volontà, e dicevo tra me:
“[Gesù] ama, sospira, vuole che venga il suo regno e poi tarda tanto a farlo sorgere in mezzo alle creature; se il volesse, tutto può, potenza non gli manca, in un momento può travolgere cielo e terra; chi può resistere alla sua potenza? Nessuno. Molto più che in Gesù Volere e potere è tutto lo stesso; perché dunque tarda finora?”
Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù movendosi e facendosi sentire nel mio interno mi ha detto:
“Figlia mia, il sospirare, desiderare e volere un bene è disporsi a riceverlo, e quando si riceve un bene che tanto si è sospirato, si ama, si apprezza, si custodisce, si tiene come il benvenuto ed il portatore del bene che [si] sospirava.
Non solo, questo è un altro eccesso del nostro amore, che facciamo sospirare il bene che vogliamo dare, perché vogliamo che la creatura metta qualche cosa di suo, almeno i suoi sospiri, le sue preghiere, la sua volontà di volere quel bene, per poterle dire:
‘Vedi, te lo sei meritato, perché da parte tua hai fatto quello che hai potuto per ottenerlo, e noi con tutto il cuore te lo diamo’, mentre è tutto effetto della bontà nostra; ed è questa la causa perché facciamo sapere prima quello che vogliamo dare alle creature.
Si può dire che ci mettiamo in corrispondenza mandando le nostre lettere d’avviso, spediamo i nostri messaggeri col far dire loro ciò che vogliamo dare, e tutto ciò per disporli, per far loro sospirare il gran dono che vogliamo dare.
Non fecimo lo stesso per il Regno della Redenzione? Ci furono quattromil’anni di aspettazione, e quanto più si avvicinava il tempo, più pressanti erano gli avvisi, più frequenti le lettere; e tutto per disporli.
Così è per il Regno della mia Divina Volontà; tardo perché voglio che lo sappiano, che pregano, che sospirano che venga a regnare, che comprendono il gran dono di essa, e così poter dire loro:
‘L’avete voluto, ve lo siete meritato, ed essa già viene a regnare in mezzo a voi; col conoscerla, pregarla e sospirarla avete formato il suo popolo eletto dove potessi dominare e regnare’.
Senza popolo non si può formare un regno; ed ecco l’altra causa che si sappia che la mia Volontà Divina vuol regnare sulla terra, che pregano, che la sospirano, che si dispongono per formare il popolo suo dove scendere in mezzo a loro e formare la sua reggia, la sua sede, il suo trono.
Perciò non ti maravigliare che mentre vedi tanto interesse da parte mia che voglio che la mia Volontà regna, poi vedi che tarda; sono le disposizioni della nostra sapienza inarrivabile che tutto dispone con ordine, ed il ritardo serve a mettere in via le sue conoscenze che faranno da lettere, da telegrafi, da telefono, da messaggeri per formare il popolo alla mia Divina Volontà.
Quindi prega, ed il tuo volo in essa sia continuo”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 28; Febbraio 26,1930)

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Il mio abbandono nel Voler Divino continua, e cerco per quanto posso di unire i miei piccoli atti a quelli della Divina Volontà, per formare un solo cogli atti suoi, quasi per poter dire: “Ciò che fai tu facc’io; mi tuffo nella tua luce per stendermi insieme con te, e così posso abbracciare ed amare tutti colla tua stessa Volontà”.
Ma mentre ciò facevo, il mio amato Gesù mi ha detto: “Figlia mia, gli atti fatti nella mia Divina Volontà hanno tale virtù e potenza, che si trasformano in messaggeri divini che partono dalla terra per la volta dei Cieli.
E siccome questi messaggeri partono da dentro la mia Divina Volontà, ma spediti da una creatura che opera e vive in essa, portano con sé l’entrata libera nella nostra patria celeste e portano la lieta notizia che la terra vuole il Regno del nostro Volere, giacché una piccola esiliata vive ed opera in esso e non fa altro che servirsi di quello stesso Volere che regna in Cielo, di chiedere che scenda a regnare sulla terra come regna nel Cielo.
Questi messaggeri di luce, quanti segreti non nascondono! Già da per sé stessa la luce del nostro Voler Divino è la segretaria di tutte le cose divine ed umane, e sa mantenere il vero segreto, e mentre apparentemente si vede luce, dentro di questa luce nasconde tutti i segreti e tutte le cose, nessuno le può sfuggire.
Questa luce contiene il gran segreto di tutta la storia della creazione, e solo confida i suoi segreti a chi vuol vivere nella sua luce, perché la luce tiene virtù di disporre la creatura a vivere ed a comprendere i suoi segreti divini, e se occorre la disporrà a mettere la vita per poter dar vita ai suoi intimi segreti ed allo scopo della creazione, che fu solo che la nostra Volontà regnasse come in Cielo così in terra.
Perciò, figlia mia, se tu starai attenta a vivere sempre della mia Volontà, essa ti affiderà tutti i segreti della storia della creazione, farà il deposito nell’anima tua di tutte le sue gioie ed intimi suoi dolori, e come [a] segretaria sua, colla sua luce vibrante, trasformandosi in pennello dipingerà in te il sole, il cielo, le stelle, il mare, le belle fioriture, perché essa quando parla non si contenta di sole parole, al suo inestinguibile amore ed alla sua luce interminabile non gli bastano le parole, ma vuol fare i fatti, e perciò colla sua virtù creatrice, mentre affida i suoi segreti, parla e forma la nuova creazione nella creatura; non si contenta di dire i suoi segreti, ma vuol fare le opere che contengono i suoi segreti.
Quindi nella creatura che vive nella mia Volontà si vedranno nuovi Cieli, soli più fulgidi della stessa creazione , perché tu devi sapere che essa tiene una smania, un desiderio ardente di voler sempre operare, ma va trovando chi la vuole ascoltare e chi vuol ricevere la sua virtù creatrice, per non esporre all’inutilità le opere sue, e per essere sicura va trovando la sua stessa Volontà nell’anima, e trovandola trova le sue opere garantite dal suo stesso Fiat Divino, perciò non si risparmia in nulla e vi fa le opere più belle ed i prodigi più grandi.
Oh, potenza del mio Volere onnipotente, se tutti ti conoscessero, ti amassero e ti facessero regnare, la terra si cambierebbe in Cielo!” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 29; Agosto 22, 1931)

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Il mio abbandono nel Fiat continua, ma sento al vivo la mia povertà estrema, la mia nullità, il dolore continuo della privazione del mio dolce Gesù.
Se non fosse per il suo Voler Divino che mi sostiene e che spesso spesso mi affratella col cielo in modo che m’infonde nuova vita, io non avrei potuto tirare avanti senza di colui che spesso spesso s’invola, si nasconde, ed io resto sul rogo dell’amore ad aspettarlo, che consumandomi lentamente, allora [Gesù] ripete la sua breve visitina, quando giungo agli estremi.
Onde pensavo tra me: “Gesù mi ha inceppata e legata con catene che non c’è pericolo che si possono spezzare, sono in realtà la povera prigioniera. Oh, come vorrei la mia Mamma celeste in mia compagnia, affinché sotto la sua guida potessi vivere come bisogna vivere nella Divina Volontà!”
Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù ha ripetuta la sua breve visitina e tutto tenerezza mi ha detto: “La mia cara prigioniera! Come son contento che ti ho inceppato e legato, perché i miei ceppi e le mie catene dicono che solo il mio amore, per tenerti a mia disposizione, ho usato ceppi e catene per renderti prigioniera solo per me.
Ma sai, l’amore vuole la pariglia! Se ti ha reso prigioniera, primo mi son reso io prigioniero per te nel tuo proprio cuore, e non volendo star solo, rese te prigioniera, in modo da poter dire: ‘Siamo due prigionieri, che l’uno non sa stare senza dell’altro’.
Così potremo preparare il Regno della mia Divina Volontà. Le opere da soli non sono piacevoli, ma la compagnia [le] rende gradite, spinge al lavoro, raddolcisce il sacrificio e forma le opere più belle.
E nel vederti chiamare la nostra Mamma celeste come tua guida, il tuo prigioniero Gesù ha esultato di gioia nell’avere la sua dolce compagnia nel nostro lavoro. Tu devi sapere che fu lei la vera e celeste prigioniera della mia Divina Volontà, quindi conosce tutti i segreti, le vie, possiede le chiavi del suo regno.
Anzi [in] ogni atto che faceva la Regina prigioniera, preparava nel suo atto il posto per ricevere gli atti della creatura fatti nella Divina Volontà; ed oh, come la Sovrana celeste sta in aspettativa e sull’attenti per vedere se la creatura opera nel mio Fiat, per prendere colle sue mani materne questi atti e chiuderli negli atti suoi come pegni, come antidoti che si vuole il Regno della Divina Volontà sulla terra!
Sicché questo regno fu già formato da me e dalla celeste Signora, già esiste, solo che si deve dare alle creature; per darlo è necessario conoscerlo, e siccome è la creatura più santa, più grande e che non conobbe altro regno che il solo Regno della mia Divina Volontà, occupa il primo posto in essa, per diritto la celeste Regina sarà l’annunciatrice, la messaggera, la conduttrice d’un regno sì santo.
Perciò pregala, invocala, ed essa ti farà da guida, da maestra, e con amore tutto materno riceverà tutti gli atti tuoi e chiuderli nei suoi e dirti: ‘Gli atti della mia figlia sono come gli atti della sua Mamma, quindi possono stare coi miei per raddoppiare il diritto alle creature di dare il Regno della Divina Volontà’.
Siccome questo suo regno, Dio lo deve dare e la creatura lo deve ricevere, ci vogliono gli atti d’ambo le parti per ottenere l’intento. Quindi colei che tiene più ascendenze, più potere, più impero sul Cuore Divino è la Sovrana del cielo; i suoi atti staranno a capo, col seguito degli altri atti delle creature cambiati in divino in virtù della mia Volontà, per dare il diritto ad esse per ricevere questo regno.
E Dio nel vedere questi atti si sentirà mosso a darlo, per quell’amore che ebbe nella creazione, che il tutto creò per fare che la sua Volontà si facesse come in cielo così in terra, e che ogni creatura fosse un Regno della sua Volontà che avesse il suo totale dominio. Perciò sempre avanti nell’operare e vivere nel Fiat Supremo”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 30; Marzo 13, 1932)

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… “Mia piccola figlia del mio Volere, perché temi? Nella mia Volontà non ci sono timori, ma amore sommo, coraggio e fermezza, e decisa una volta non si sposta più, tanto che per chi (1) vive in essa non prega ma comanda, e lei stessa da padrona può prendere ciò che vuole.
Le mettiamo tutto a sua disposizione, e questo perché tutto è sacro, tutto è santo in essa, molto più che vivendo nel nostro Volere non vorrà né prenderà né ci comanderà se non ciò che vogliamo noi.
Perciò i suoi comandi ci dilettano, ci fanno gioire, e noi stessi le diciamo: ‘Prendi, dì, che altro vuoi? Anzi quanto più prendi, più ci renderai felici’.
Anzi quando la creatura vuole la nostra Volontà, tutti i suoi atti sono come tanti messaggeri tra il Cielo e la terra: scendono e salgono continuamente, facendoli (2) ora da messaggeri di pace ora d’amore ora di gloria, e delle volte giungono a comandare la divina giustizia che si arresta, prendendo su di loro il suo giusto furore.
Quanti beni fanno questi messaggeri! Quando li vediamo venire innanzi al nostro trono, riconosciamo noi stessi in questi atti, che travestiti dai veli umani degli atti delle creature nascondono la nostra Volontà, ma è sempre essa; e compiacendoci diciamo: ‘Quant’arte d’amore tiene! Si nasconde negli atti della creatura per non farsi conoscere, ma noi la conosciamo lo stesso’.
Ed amando ancor noi, le facciamo fare ciò che vuole. Perciò questi atti li chiamiamo atti nostri e per tali li riconosciamo, solo che la creatura ci ha concorso e coi suoi atti ha dato loro come le vesti per coprirsi.
Perciò essa è il poggio dove poggiarsi la mia Volontà Divina e si diletta di svolgere la sua vita facendo prodigi inauditi, nascondendosi nella creatura come coprendosi delle sue spoglie; molto più che la creazione, le creature tutte ebbero origine dal suo Fiat, [la creazione] vive, cresce, è conservata in esso, [esso] è attore e spettatore di tutti i loro (3) atti, [la creatura] compirà la sua vita nel suo Fiat e volerà in Cielo in un atto voluto dal suo Volere.
Quindi tutto è suo, tutti i diritti sono suoi, nessuno gli può sfuggire. La sola differenza [è] che chi vive in esso fa vita insieme, lo conosce, sta a giorno di quello che fa, lo allieta colla sua compagnia, forma la sua gioia e la conferma di ciò che vuol fare la mia Volontà in essa; invece chi non vive in esso non lo conosce, resta isolato e forma il suo dolore continuo”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 35; Ottobre 12, 1937)
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(1) per chi, cioè: chi
(2) facendo
(3) delle creature

“Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” (Mc 1,3)

… “Ora devi sapere che quanto più grande è l’opera che voglio fare, tanti più preparativi ci vogliono. Quante profezie, quanti preparativi, quanti secoli non precedettero la mia redenzione? Quanti simboli e figure non prevennero il concepimento della mia celeste Mamma?
Onde dopo compiuta la redenzione dovevo raffermare l’uomo nei beni della redenzione, ed in questo scelsi gli apostoli come raffermatori dei frutti della redenzione, dove coi sacramenti dovevano cercare l’uomo perduto e metterlo in salvo; sicché la redenzione è salvezza, è salvare l’uomo da qualunque precipizio.
Perciò ti dissi un’altra volta che il far vivere l’anima nel mio Volere è cosa più grande della stessa redenzione, perché salvarsi con [il] fare una vita di mezzo, ora cadere ed ora alzarsi, non è poi tanto difficile, e questo lo impetrò la mia redenzione, perché volevo salvare l’uomo a qualunque costo; e questo lo affidai ai miei apostoli come depositari dei frutti della redenzione.
Or dovendo fare il meno ancora, lasciai per allora il più, riservandomi altre epoche per compimento dei miei alti disegni. Ora il vivere nel mio Volere non è solo salvezza, ma è santità che si deve innalzare su tutte le altre santità, che deve portare l’impronta della santità del suo Creatore; perciò dovevano [sus]seguirsi prima le santità minori, come corteggio, forieri, messaggeri, preparativi di questa santità tutta divina.
E siccome nella redenzione scelsi la mia impareggiabile Madre come anello di congiunzione con me, dal quale dovevano discendere tutti i frutti della redenzione, così scelsi te come anello di congiunzione dal quale doveva aver principio la santità del vivere nel mio Volere.
Ed essendo uscito dalla mia Volontà, per portarmi gloria completa dello scopo per cui fu creato l’uomo, [egli] doveva ritornare sullo stesso passo del mio Volere per far ritorno al suo Creatore. Qual è dunque la tua meraviglia? Queste sono cose stabilite ab æterno, e nessuno me le potrà spostare.
E siccome la cosa è grande, è stabilire il mio regno nell’anima anche in terra, ho fatto come un re quando deve prendere possesso d’un regno: lui non va per primo, ma prima si fa preparare la reggia, poi manda i suoi soldati a preparare il regno e disporre i popoli alla sua sudditanza, onde seguono le guardie d’onore, i ministri, e l’ultimo è il re; ciò è decoroso per un re.
Così ho fatto io: ho fatto preparare la mia reggia, qual è la Chiesa; i soldati sono stati i santi, per farmi conoscere dai popoli; poi [mi] hanno preceduto i santi che hanno seminato miracoli, come più intimi ministri; ora come re vengo io per regnare, quindi dovevo scegliere un’anima dove fare la mia prima dimora e fondare questo Regno della mia Volontà.
Perciò fammi regnare e dammi piena libertà.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 13; dicembre 3, 1921)

“Egli vi battezzerà in Spirito Santo” (Mc 1,8)

Stavo secondo il mio solito fondendomi nel Santo Voler Divino, e mentre per quanto era a me possibile cercavo di ricambiare col mio piccolo amore il mio Gesù per tutto ciò che ha fatto nella redenzione, il mio amabile e dolce amore Gesù muovendosi nel mio interno mi ha detto:
“Figlia mia, con il tuo volo nella mia Volontà giungi in tutti i sacramenti da me istituiti, scendi nel fondo di essi per darmi il tuo piccolo ricambio d’amore. Oh, quante mie lacrime segrete vi troverai, quanti sospiri amari, quanti gemiti soffogati dello Spirito Santo!
Il suo gemito è continuo alle tante disillusioni del nostro amore. I sacramenti furono istituiti per continuare la mia vita sulla terra in mezzo ai figli miei, ma ahimè, quanti dolori! Perciò sento la necessità del tuo piccolo amore; sarà piccolo, ma la mia Volontà me lo farà grande.
Il mio amore non tollera, per chi deve vivere nella mia Volontà, che non si associ ai miei dolori e che non mi dia il suo piccolo ricambio d’amore per tutto ciò che ho fatto e soffro; perciò figlia mia vedi come geme il mio amore nei sacramenti.
Se vedo battezzare il neonato, piango di dolore, perché mentre col battesimo gli restituisco l’innocenza, ritrovo di nuovo il figlio mio, gli restituisco i diritti perduti sulla creazione, gli sorrido d’amore e compiacenza, gli metto in fuga il nemico affinché non abbia più diritto su di lui, lo affido agli angeli, tutto il Cielo gli fa festa, ma subito il sorriso mi si cambia in dolore, la festa in lutto: vedo che quel battezzato sarà un mio nemico, un novello Adamo, forse pure un’anima perduta.
Oh, come geme il mio amore in ogni battesimo! specie poi se si aggiunge che il ministro che battezza non lo fa con quel rispetto, dignità e decoro che si conviene ad un sacramento che contiene la nuova rigenerazione.
Ahi, molte volte si sta più attenti ad una bagattella, ad una scena qualsiasi che ad amministrare un sacramento, sicché il mio amore si sente pungere dal battezzante e dal battezzato e geme con gemiti inenarrabili.
Non vorresti tu dunque darmi per ogni battesimo un ricambio d’amore, un gemito amoroso per far compagnia ai miei gemiti dolenti?…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 18; Novembre 5, 1925)