19Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». 20Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo».
21Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. 22Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?».
23Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia». 24Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei.
25Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 27colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
28Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

“Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque?” (Gv 1,21)

Questa mattina, dopo aver passato giorni amarissimi, il benedetto Gesù è venuto e si tratteneva con me familiarmente, tanto che io credevo di doverlo possedere sempre; ma quando al meglio, come un lampo è scomparso.
Chi può dire la mia pena? Mi sentivo impazzire, molto più che ne ero quasi sicura di non doverlo più perdere. Ora mentre mi struggevo in pene, come un lampo è ritornato, e con voce sonora e seria mi ha detto:
“Chi sei tu che pretendi tenermi sempre con te?”
Ed io, pazza come stavo, tutta ardita ho risposto: “Tutto io sono stando con te, mi sento di non essere altro che una volontà uscita dal seno del mio Creatore; e questa volontà fino a tanto che sta unita con te, sente la vita, l’esistenza, la pace, tutto il suo bene.
Senza di te me la sento senza vita, distruggere, dispersa, irrequieta, posso dire provo tutti i mali, e per aver vita e per non disperdermi, questa volontà uscita da te cerca il tuo seno, il tuo centro e là vi vuole rimanere per sempre”.
Gesù pareva che tutto s’inteneriva, ma di nuovo ha ripetuto: “Ma chi sei tu?”
Ed io: “Signore, non sono altro che una goccia d’acqua, e questa goccia d’acqua fino a tanto che si trova nel tuo mare, le pare d’essere tutto il mare; ma se dal mare non esce si mantiene pulita e chiara, in modo di poter stare a confronto delle altre acque; ma se dal mare se ne esce si infangherà e per la sua piccolezza si disperderà”. Tutto commosso si è inchinato verso di me dandomi un abbraccio, e mi ha detto:
“Figlia mia, chi vuol stare sempre nella mia Volontà conserva in sé la mia stessa Persona, e sebbene può uscire dalla mia Volontà, avendola creata libera di volontà, la mia potenza opera un prodigio somministrandole continuamente la partecipazione della vita divina; ed a questa partecipazione che riceve, sente tale forza ed attiramento d’unione con la Volontà Divina, che anche che lo volesse fare, non lo può fare.
E questa è la continua virtù che esce da me verso chi fa sempre la mia Volontà, che ti parlai l’altro giorno”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 5; Marzo 24, 1903)

“Rendete diritta la via del Signore” (Gv 1,23)

Mi sentivo oppressa non solo per la privazione del mio dolce Gesù, ma per le continue minacce di castighi gravi di prossime guerre e rivoluzioni, con modi infernali da raccapricciare.
O Dio, che pena essere costretta da una potenza suprema a vedere questi mali! l’accecamento dei capi delle nazioni che vogliono la distruzione dei popoli e la mia impotenza per poter far fronte alla divina giustizia con le mie pene, per far risparmiare i popoli da tanti mali!
Quindi mi sentivo il peso della vita ed ardentemente sospiravo la patria celeste, giacché non potevo con le mie pene arrestare il corso di tanti mali. Ed il mio amato Gesù muovendosi nel mio interno mi ha detto:
“Figlia mia, che credi tu, che io avessi dato di più se avessi liberato i popoli dai castighi da loro meritati con tante colpe, oppure che feci la redenzione?
I castighi erano pene temporanee, la redenzione era un bene eterno che mai finisce. Se li avessi liberati dai castighi, non avrei aperto loro il cielo né dato il diritto alla gloria; invece col formare la redenzione aprii loro il cielo e li misi in via per la patria celeste, dando loro la gloria perduta.
Quando si deve fare un bene maggiore, il minore bisogna contentarsi di metterlo da parte, molto più che il minore dovea servire all’equilibrio della giustizia, e la mia umanità non poteva né voleva opporsi a questo equilibrio divino.
Oltre di ciò i castighi dovevano servire di richiamo alle creature, di voce parlante, di sentinelle, perché potessero scuoterli dal sonno della colpa, di sprone per metterli in via, di luce per condurli; quindi erano anche mezzi per far loro ricevere i beni della redenzione.
Ed io non volli distruggere questi aiuti, e perciò con tutta la mia venuta sulla terra i popoli non furono esenti del tutto dai castighi che meritavano.
Ora figlia mia, tu pensi che avresti fatto di più se avessi liberato i popoli dai castighi tanto necessari in questi tempi, e vedendo che non ti vien dato ti viene a noia la vita e vorresti venirtene alla patria celeste.
Povera figlia, come sei bambina nella conoscenza dei veri beni, e grandi ed incalcolabili che non finiscono mai, e dei beni piccoli e finiti! Non è più grande formare il Regno della mia Divina Volontà per farla conoscere, preparare la via per farli entrare in esso, la luce delle sue conoscenze per condurli? Ridare alle creature la felicità, lo stato primario della creazione, arricchirle di tutti i beni che contiene una Volontà Divina?
Paragonati al bene se tu avessi liberato i popoli da tutti i castighi al gran bene del Regno del Fiat Supremo, il primo sarebbe stato nulla al confronto di questo.
Onde se tu ti trovi nelle mie stesse condizioni, che devi contentarti di formare il Regno del Voler Divino, che è più che tutto, e dei castighi devi contentarti che in parte abbiano il loro corso, molto più che io ti tengo in terra per il Regno della mia Volontà, questa è la tua missione speciale”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 21; Maggio 12, 1927)

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… Onde mentre la mia mente si perdeva nel Voler Divino, pensavo tra me: “Ma qual bene fanno questi miei atti fatti nella Divina Volontà? Mentre io non faccio nulla, fa tutto essa; e siccome sto insieme, dentro di essa, mi dice [che] faccio ciò che essa fa, e lo dice con ragione, perché stando in essa e non fare ciò che essa fa è impossibile, perché la sua potenza è tanta che investe il mio nulla e fa fare ciò che fa il Tutto, né può fare né sa fare diversamente.
Quindi il mio dolce Gesù sorprendendomi colla sua breve visitina mi ha detto:
“Mia piccola figlia della mia Volontà, com’è bello!, onore più grande non può ricevere la creatura, di quello di venire ammessa dentro di essa. Gli istanti, i più piccoli atti fatti in essa, abbracciano secoli, e siccome sono divini sono investiti di tal potere, che ciò che si vuol fare con essi, tutto si può fare e tutto ottenere; l’Essere Divino resta legato in questi atti, perché sono atti suoi, e deve dar loro il valore che meritano.
Oltre di ciò tu devi sapere che gli atti fatti nella mia Volontà formano le vie che devono servire alle anime per farle entrare in essa, e son tanto necessari, che se prima non escono anime eroiche che vivono in essa per formare le vie principali del suo regno, le generazioni non trovando le vie non sapranno come fare per entrare nella mia Volontà.
Figlia mia, per formare una città prima si formano le vie che formano l’ordine che deve tenere una città, e poi si gettano le fondamenta per costruirla; se non si formano le vie, le uscite, le comunicazioni che deve tenere, passa pericolo che invece d’una città possono i cittadini formarsi un carcere, perché non essendo corredata di vie non sanno da dove uscire.
Vedi quanto sono necessarie le vie. Ora la città senza via è l’umana volontà, che chiusa nel suo carcere ha chiuso tutte le vie per entrare nella città celeste della mia Divina Volontà.
Ora l’anima che entra in essa rompe il carcere, atterra l’infelice città senza vie, senza uscite, ed unita colla potenza del mio Volere, ingegnere divino, forma il piano della città, ordina le vie, le comunicazioni, e facendola da artefice insuperabile forma la nuova cittadella dell’anima, con tale maestria da formare le vie di comunicazione per fare entrare le altre anime e formare tante cittadelle, per poter formare un regno; la prima sarà il modello delle altre.
Vedi dunque a che servono gli atti fatti nella mia Volontà, mi son tanto necessari che senza di essi mancherebbe la via per farla regnare. Perciò sempre nella mia Volontà ti voglio, non uscirne giammai se vuoi rendere contento il tuo Gesù.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Marzo 4, 1934)