MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO, SOLENNITÀ (Lc 2,16-21)
16Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
21Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
“In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio…” (Lc 2,16)
… “Quel che ti raccomando è la corrispondenza alla mia grazia, e per essere fedele devi essere come quell’eco che risuona dentro un vuoto, che non appena [si] incomincia ad emettere la voce, subito senza il minimo indugio si sente rimbombare l’eco appresso.
Così tu non appena incominci a ricevere la mia grazia, senza neppure aspettare che la compisca di dare, subito incomincia l’eco della tua corrispondenza”. (Vol. 3; Gennaio 22, 1900)
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… “Quando il nostro Gesù ci chiama, siamo pronti a rispondere? La chiamata di Dio si può far sentire in tanti modi: con le ispirazioni, con la lettura dei libri buoni, con l’esempio; si può far sentire sensibilmente con le attrattive della grazia, ed anche con le stesse intemperie dell’aria.
Mio dolce Gesù, la tua voce risuoni sempre nel mio cuore; e tutto ciò che mi circonda, dentro e fuori, sia la voce continua che mi chiami sempre ad amarti, e l’armonia della tua voce divina mi impedisca di sentire qualunque altra voce umana dissipatrice.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – Le Ore della Passione; dalle 2 alle 3 di notte: Gesù è presentato ad Anna)
“Trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia” (Lc 2, 16)
Onde dopo è ritornato il mio dolce Gesù: era tenero bambinello, vagiva, piangeva e tremava per il freddo; si è gettato nelle mie braccia per essere riscaldato.
Io me lo sono stretto forte forte, e secondo il mio solito mi fondevo nel suo Volere per trovare i pensieri di tutti insieme coi miei e circondare il tremante Gesù con le adorazioni di tutte le intelligenze create; [per trovare] gli sguardi di tutti per fare guardare Gesù e distrarlo dal pianto; le bocche, le parole, le voci di tutte le creature, affinché tutte lo baciassero per non farlo vagire e col loro fiato lo riscaldassero.
Mentre ciò facevo, l’infante Gesù non più vagiva, e cessato dal piangere e come riscaldato mi ha detto: “Figlia mia, hai visto che cosa mi faceva tremare, piangere e vagire? L’abbandono delle creature. Tu me le hai messe tutte intorno; mi son sentito guardato, baciato da tutti, ed io mi sono quietato dal pianto.
Ma sappi però che la mia sorte sacramentale è più dura ancora della mia sorte infantile. La grotta, sebbene fredda, ma era spaziosa, aveva un’aria da respirare; l’ostia è anche fredda, è tanto piccola che quasi mi manca l’aria.
Nella grotta ebbi per letto una mangiatoia con un poco di fieno per letto; nella mia vita sacramentale anche il fieno mi manca e per letto non ho altro che metalli duri e gelati.
Nella grotta avevo la mia cara Mamma, che spesso spesso mi prendeva con le sue purissime mani e mi copriva con baci infuocati per riscaldarmi, mi quietava il pianto, mi nutriva col suo latte dolcissimo; tutto al contrario nella mia vita sacramentale: non ho una Mamma, se mi prendono sento il tocco di mani indegne, mani che danno di terra e di letame.
Oh, come ne sento la puzza, più del letame che sentivo nella grotta! Invece di coprirmi con baci mi toccano con atti irriverenti, ed invece di latte mi danno il fiele dei sacrilegi, della noncuranza, delle freddezze.
Nella grotta San Giuseppe non mi fece mancare una lanternina di luce nella notte, qui nel Sacramento quante volte resto al buio anche la notte? Oh, come è più dolorosa la mia sorte sacramentale!
Quante lacrime nascoste, non viste da nessuno, quanti vagiti non ascoltati! Se ti ha mosso a pietà la mia sorte infantile, molto ti deve muovere a pietà la mia sorte sacramentale.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Dicembre 25, 1920)
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Trovandomi nel mio solito stato, il mio dolce Gesù si faceva vedere bambinello, tutto intirizzito dal freddo, e gettandosi nelle mie braccia mi ha detto: “Che freddo, che freddo, riscaldami per pietà, non mi lasciare più gelare!”
Io me lo sono stretto al cuore dicendogli: “Nel mio cuore posseggo il tuo Volere, sicché il calore di esso è più che sufficiente per riscaldarti.”
E Gesù tutto contento: “Figlia mia, il mio Volere contiene tutto, e chi lo possiede tutto può darmi. La mia Volontà fu tutto per me: mi concepì, mi formò, mi fece crescere e mi fece nascere; e se la mia cara Mamma contribuì col darmi il sangue, lo potette fare perché conteneva la mia Volontà assorbita in sé; se non avesse [avuto] il mio Volere non poteva contribuire a formare la mia umanità, sicché la mia Volontà diretta e la mia Volontà assorbita nella mia Mamma, mi diedero la vita.
L’umano non aveva potere su di me a darmi nulla, ma solo il Voler Divino col suo alito mi alimentò e mi diede alla luce. Ma credi tu che fu il freddo dell’aria che mi gelò? Ah, no! Fu il freddo dei cuori che m’intirizzì, e l’ingratitudine che al primo uscire alla luce mi fece piangere amaramente.
Ma la mia diletta Madre mi quietò il pianto, sebbene pianse anch’essa, e le nostre lacrime si mescolarono insieme, e dandoci i primi baci ci sfogammo in amore.
Ma la nostra vita doveva essere il dolore ed il pianto, e mi feci mettere nella mangiatoia per ritornare al pianto e chiamare coi miei singhiozzi e con le mie lacrime i miei figli; volevo intenerirli con le mie lacrime e coi miei gemiti per farmi ascoltare.
Ma sai tu chi fu la prima, dopo la mia Mamma, che chiamai con le mie lacrime a me vicino nella stessa mangiatoia per sfogarmi in amore? Fosti tu, la piccola figlia del mio Volere; tu eri tanto piccola che superasti la mia cara Mamma nella piccolezza, tanto che ti potetti tenere a me vicino nella stessa mia mangiatoia e potetti versare le mie lacrime nel tuo cuore; ma queste lacrime suggellarono in te il mio Volere e ti costituivano figlia legittima della mia Volontà.
Il mio cuore ne gioì vedendo ritornare in te, integro nella mia Volontà, ciò che nella creazione il mio Volere aveva uscito. Ciò per me era importante ed indispensabile: dovevo, al primo uscire alla luce di questo mondo, rinsaldare i diritti della creazione e ricevere la gloria come se la creatura mai si fosse partita dal mio Volere. Onde a te fu il primo bacio ed i primi doni della mia infantile età.”
Ed io: “Amor mio, come poteva essere ciò se io non esistevo allora?”
E Gesù: “Nella mia Volontà tutto esisteva e tutte le cose erano per me un punto solo, ti vedevo allora come ti vedo tuttora, e tutte le grazie che ti ho dato non sono altro che conferma di ciò che ab æterno ti era stato dato; e non solo vedevo te, ma vedevo in te la mia piccola famiglia che avrebbe vissuto nel mio Volere.
Come ne fui contento! Questi mi quietavano il pianto, mi riscaldavano, e facendomi corona d’intorno mi difendevano dalla perfidia delle altre creature.”
Io sono restata pensierosa e dubbiosa.
E Gesù: “Come, ne dubiti? Io non ti ho detto niente ancora dei rapporti che ci sono tra me e l’anima che vive nel mio Volere. Ti dirò per ora che la mia umanità viveva del continuo sbocco della Volontà Divina; se un solo respiro facessi che non fosse animato dal Voler Divino, sarebbe degradarmi, snobilitarmi.
Ora chi vive nella mia Volontà è la più immediata a me, e [di] tutto ciò che fece e soffrì la mia umanità, è la prima fra tutti a riceverne i frutti, gli effetti che essa contiene.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 13; Dicembre 25, 1921)
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… “Ti amo nell’atto di scendere dal Cielo; v’imprimo il mio ti amo nell’atto che fosti concepito, ti amo nella prima goccia di sangue che si formò nella tua Umanità; ti amo nel primo palpito del tuo cuore, per segnare tutti i tuoi palpiti col mio ti amo; ti amo nel tuo primo respiro, ti amo nelle tue prime pene, ti amo nelle prime tue lacrime che versasti nel seno materno; voglio ricambiare le tue preghiere, le tue riparazioni, le tue offerte col mio ti amo.
Ad ogni istante della tua vita voglio suggellare col mio ti amo: ti amo nel tuo nascere, ti amo nel freddo che soffristi, ti amo in ogni stilla di latte che succhiasti dalla tua Mamma; intendo di riempire coi miei ti amo le fasce con cui la tua Mamma ti fasciò; stendo il mio ti amo sopra di quella terra in cui la tua cara Madre ti adagiò nella mangiatoia, e le tue tenerissime membra sentirono la durezza del fieno, ma più che fieno la durezza dei cuori.
Il mio ti amo in ogni tuo vagito, in tutte le tue lacrime e pene della tua infanzia…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 17; Maggio 17, 1925)
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… “Figlia mia, sai? La mia Mamma mi preparò la festa nel mio nascere; mai sai come?
Lei era a giorno dei mari d’amore che scendevano dal Cielo nella discesa del Verbo eterno, sentiva il grido continuo di Dio che voleva essere riamato, le nostre ansie, i sospiri ardenti; aveva sentito i miei gemiti nel suo seno, spesso mi sentiva piangere e singhiozzare, ed ogni mio gemito era un mare d’amore che spedivo ad ogni cuore per essere amato, e non vedendomi amato piangevo fino a singhiozzare, ma ogni lacrima e singhiozzo raddoppiava i miei mari d’amore per vincere a via d’amore le creature; ma che, me li convertivano in pene questi mari!
Ed io me ne servivo delle pene per convertirle in altri mari d’amore per quante pene mi davano. Ora la mia Mamma voleva farmi sorridere nel mio nascere e preparare la festa al suo Figlio bambino. Lei sapeva che non posso sorridere se non sono amato, né prendere parte a nessuna festa se non corre l’amore.
Perciò amandomi da vera Madre e possedendo in virtù del mio Fiat mari d’amore, ed essendo Regina di tutta la creazione, involge il cielo col suo amore e suggella ogni stella col: ‘Ti amo, o Figlio, per me e per tutti’; involge il sole nel suo mare d’amore e imprime in ogni stilla di luce il suo: ‘Ti amo o Figlio’, e chiama il sole ad investire colla sua luce il suo Creatore e riscaldandolo [egli] sentisse in ogni stilla di luce il ti amo della Mamma sua.
Investe il vento col suo amore ed in ogni alito suggella il: ‘Ti amo o Figlio’, e poi lo chiama affinché coi suoi soffi lo carezza e [gli] facesse sentire in ogni alito di vento: ‘Ti amo, ti amo o Figlio mio’. Involge tutta l’aria nei suoi mari d’amore, affinché respirando sentissi il respiro d’amore della Madre mia.
Coprì tutto il mare del suo mare d’amore, ogni guizzo di pesce, ed il mare mormorava: ‘Ti amo o Figlio mio’, ed i pesci guizzavano: ‘Ti amo, ti amo’. Non vi fu cosa che non investisse col suo amore; e col suo impero di Regina comandava a tutti che ricevessero il suo amore, per ridare al suo Gesù l’amore della Mamma sua.
Quindi ogni uccello, chi trillava amore, chi cinguettava, chi gorgheggiava amore; fino ogni atomo di terra era investito dal suo amore, il fiato delle bestie mi veniva col ti amo della Madre mia, il fieno era investito dal suo amore, perciò non vi era cosa che io vedessi o toccassi, che non sentissi la dolcezza dell’amore di essa.
Con ciò mi preparò la festa più bella nel mio nascere, la festa tutta d’amore: era il ricambio del mio grande amore che mi faceva trovare la dolce Madre mia, ed era il suo amore che mi faceva quietare il pianto, mi riscaldava mentre nella mangiatoia ero intirizzito dal freddo; molto più che trovavo nel suo amore l’amore di tutte le creature, e per ciascuna mi baciava, mi stringeva al suo cuore, e mi amava con amore di Madre per tutti i suoi figli, ed io sentendo in ciascuno il suo amore materno, mi sentivo d’amarli come suoi figli e come miei cari fratelli.
Figlia mia, che non può l’amore animato d’un Fiat onnipotente? Si fa calamita e ci attira in modo irresistibile, toglie ogni dissomiglianza, col suo calore trasforma e conferma [in] colui che si ama; poi abbellisce in modo incredibile, da sentirsi Cieli e terra rapiti ad amarla.
Non amare una creatura che ci ama ci riesce impossibile, tutta la nostra potenza e forza divina si rendono impotenti e deboli innanzi alla forza vincitrice di chi ci ama.
Perciò anche tu dammi la festa che mi diede la Madre mia nel nascere, involgi Cielo e terra col tuo: ‘Ti amo o Gesù’, non ti far sfuggire nulla se non corre il tuo amore; fammi sorridere, perché non nacqui una sol volta, ma rinasco sempre, e molte volte le mie rinascite sono senza sorriso e senza festa e mi rimangono solo le mie lacrime, i singhiozzi, i vagiti ed un gelo che mi fa tremare ed intirizzire tutte le mie membra.
Perciò stringimi al tuo cuore per riscaldarmi col tuo amore, e colla luce della mia Volontà formami la veste per vestirmi, così anche tu mi farai la festa, ed io la farò a te col darti nuovo amore e nuova conoscenza della mia Volontà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Gennaio 1, 1937)
“Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 19)
Stavo meditando quando la Mamma Regina dava il latte al bambino Gesù. Dicevo tra me: “Che poteva passare tra la Mamma Santissima ed il piccino Gesù in quest’atto?” In questo mentre me lo sentii muovere nel mio interno e mi sentii dire:
“Figlia mia, quando succhiavo il latte dal petto della mia dolcissima Madre, unito al latte vi succhiavo l’amore del suo cuore, ed era più amore che succhiavo che latte; ed io come in quei succhi sentivo dirmi: ‘T’amo, t’amo o Figlio’, io ripetevo a lei: ‘T’amo, t’amo o Mamma’.
E non ero solo in questo; al mio ti amo, il Padre e lo Spirito Santo e la creazione tutta, gli angeli, i santi, le stelle, il sole, le gocce d’acqua, le piante, i fiori, i granelli di sabbia, tutti gli elementi correvano appresso al mio t’amo e ripetevano: ‘T’amiamo, t’amiamo o Madre del nostro Dio nell’amore del nostro Creatore’.
La mia Madre vedeva tutto ciò, ne restava inondata, non trovava neppure un piccolo spazio dove non si sentisse dire che io l’amavo; il suo amore ne restava indietro e quasi solo, e ripeteva: ‘T’amo, t’amo’. Ma mai poteva eguagliarmi, perché l’amore della creatura ha i suoi limiti, il suo tempo, l’amore mio è increato, interminabile, eterno.
E questo succede ad ogni anima quando mi dice: ‘T’amo’, anch’io le ripeto: ‘T’amo’, e con me è tutta la creazione ad amarla nel mio amore. Oh, se le creature comprendessero qual è il bene, l’onore che si procurano, anche col sol dirmi: ‘T’amo’!
Basterebbe solo questo, che un Dio al loro fianco replica con l’onorarle: ‘Anche io ti amo’.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 8; Dicembre 27, 1908)
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… “Figlia mia, per chi vive nella mia Volontà Divina, tutte le cose per essa diventano Volontà mia: tutto ciò che fa, tocca e vede, tocca e vede e fa la mia Volontà. Se pensa e vive nel mio Volere, si sentirà investire e scorrere nella sua mente la santità dell’intelligenza della vita divina.
Se parla si sentirà scorrere nella sua parola la santità di quel Fiat, che se parla crea. Se opera e cammina sentirà scorrere la santità delle opere divine ed i passi del Fiat eterno.
Anche se dorme sentirà in sé il riposo eterno del suo Creatore. E tutti fanno a gara a portarle la mia Volontà: il sole con la sua luce, il vento con la sua freschezza, il fuoco con il suo calore, l’acqua con i suoi refrigeri, il fiore col suo profumo, l’uccello con il suo canto e trillo, il cibo coi suoi gusti, il frutto con la sua dolcezza.
Insomma uno non aspetterà l’altro, portandole tutti gli atti che fa la mia Volontà in ciascuna cosa creata, in modo che l’anima starà come regina a ricevere tutti gli atti innumerevoli che fa il Volere Divino in tutta la creazione.
Quel Volere Divino che vive e regna in essa, attira tutti gli atti suoi che esercita in tutte le cose. Nella sua pupilla si formerà un dolce incanto, in modo da scoprire in tutte le cose quella Volontà Divina, che corre verso di lei in tanti diversi modi per farla diventare tutta Volontà di Dio”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 22; Giugno 29, 1927)
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… “Figlia mia, la gloria della Mamma del cielo è insuperabile, nessun altro delle regioni celesti possiede mari di grazie, di luce, mari di bellezza e di santità, mari di potenza, di scienza ed amore; e molto più questi mari li possiede nel mare interminabile del suo Creatore.
Gli altri abitatori della patria beata, al più posseggono chi i piccoli rivoli, chi le goccioline, chi le fontanine; solo lei è l’unica, perché fu la sola che fece vita nel Fiat Divino.
Mai ebbe luogo in lei l’umano volere, la sua vita fu tutta di Volontà Divina, ed in virtù di essa accentrò in sé tutte le creature concependole nel suo materno cuore e bilocando tante volte il suo Figlio Gesù per darlo a ciascuna creatura che aveva concepito nel suo vergine cuore.
Perciò la sua maternità è estesa a tutti, tutti possono darsi il vanto e dire: ‘La Madre di Gesù e la Madre mia è questa Madre sì dolce, amabile, amante; ci dà a ciascuna il suo Figlio diletto come pegno del suo amore materno’.
Sola[mente] la mia Volontà poteva darle questa virtù di concepire tutte le creature come figli suoi e di moltiplicare tante volte il suo Gesù per quanti figli teneva…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 24; Agosto 15, 1928)
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… “La Sovrana Regina col possedere la nostra Volontà come vita, teneva sempre da darci, sempre da dire, ci teneva sempre occupati e noi tenevamo sempre da dare e sempre i nostri segreti amorosi da comunicarle, tanto che nulla facciamo senza di essa: prima ce la sentiamo con essa, poi lo deponiamo nel suo materno cuore e dal suo cuore scende nel fortunato che deve ricevere quel bene.
Sicché non vi è grazia che scende sulla terra, non vi è santità che si forma, non vi è peccatore che si converte, non vi è amore che parte dal nostro trono, che prima non viene deposto nel suo cuore di Madre, la quale forma la maturazione di quel bene, lo feconda col suo amore, lo arricchisce colle sue grazie e se occorre colla virtù dei suoi dolori, e poi lo depone in chi lo deve ricevere, in modo che chi lo riceve sente [la] paternità divina e la maternità della sua Madre celeste.
Possiamo fare senza di essa, ma non vogliamo; chi avrà cuore di metterla da parte? Il nostro amore, la nostra sapienza infinita, il nostro stesso Fiat s’impone su di noi e non ci fa far nulla che non scende per mezzo suo.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Dicembre 8, 1935)
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… Onde il mio amato Gesù mi faceva presenti tutti gli atti che faceva insieme con la sua Mamma celeste, e mentre operavano, i mari d’amore dell’uno e dell’altra si formavano un solo, ed alzando le loro onde sino al Cielo investivano tutto:
“Fino la nostra Divinità, che formando pioggia fitta d’amore sul nostro Essere Divino portavamo l’amore di tutti, il refrigerio, il balsamo con cui [la Divinità] restava raddolcita e cambiava la giustizia in trasporto d’amore per le creature.
Si può dire che il nostro amore rigenerò di nuovo amore l’umana famiglia e Dio le amò con doppio amore; ma dove? Nella Regina e nel suo caro Figlio. Ora senti un’altra sorpresa: quando io, piccolo bambino, succhiavo il latte dalla mia Mamma, io succhiavo le anime, perché lei ne teneva il deposito, e nel darmi il latte le depositava in me tutte le anime, perché voleva che io le amassi, dessi loro il bacio, a tutte, e ne formassi la sua e la mia vittoria.
Non solo ciò, ma nel darmi il latte mi faceva succhiare la sua maternità, le sue tenerezze e si imponeva su di me col suo amore, ché io amassi le anime con amore materno e paterno; ed io ricevevo in me la sua maternità, le sue tenerezze indicibili, e così amavo le anime con amore divino, materno e paterno.
Onde, dopo che me le depositava tutte, io con un mio stratagemma d’amore, con un respiro, con un mio dolce sguardo, le depositavo di nuovo nel suo materno cuore, e per contraccambiarla le davo il mio paterno amore, il mio amore divino ch’è incessante, fermo, irremovibile, che giammai si muta, perché l’amore umano facilmente si cambia ed io volevo che la mia inseparabile Madre avesse le stesse prerogative del mio amore e le amasse come le sa amare un Dio.
Sicché in ogni atto che facevamo, dal più piccolo al più grande, erano scambio di deposito di anime che facevamo, io in essa e lei in me. Anzi posso dire che duplicavamo questo deposito di anime, perché ciò che io ricevevo dalla mia cara Mamma custodivo con somma gelosia nel mio cuore divino, come il più gran dono che mi faceva; e lei ricevendo il mio dono teneva tale gelosia, che metteva tutta la sua maternità in attitudine per custodire il dono che le faceva il Figlio suo.
Ora in questi scambi di deposito che facevamo, il nostro amore cresceva ed amava con nuovo amore tutte le creature, formavamo dei progetti come più amarle e come vincere tutte a via d’amore, ed esponevamo la nostra vita per metterle a salvo”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 35; Febbraio 14, 1938)
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… Dopo ciò seguivo il mio giro nel Voler Divino, e giunta al punto della nascita del piccolo Gesù, che tremava di freddo e piangeva e singhiozzava amaramente, e con i suoi occhi gonfi di lacrime mi guardava chiedendomi aiuto, e tra singulti e gemiti mi ha detto:
“Figlia mia buona, la mancanza d’amore delle creature mi fa piangere amaramente. Come non mi vedo amato, così mi sento ferito e mi dà tal dolore che mi fa dare in singhiozzo.
Il mio amore corre sopra di ciascuna creatura, la copre, la nasconde e mi costituisco vita d’amore per essi, i quali, ingrati, non mi dicono neppure un ti amo; come non devo piangere? Perciò amami, se vuoi quietarmi il pianto.
Ora figlia mia, ascoltami e prestami attenzione; voglio dirti una grande sorpresa del nostro amore e voglio che non ti faccia sfuggire nulla; voglio farti conoscere dove giunse la maternità della mia Madre celeste, che cosa fece e quanto le costò e costa tuttora.
Ora tu devi sapere che la gran Regina, non solo mi fece da Madre col concepirmi, col darmi alla luce, col nutrirmi col suo latte, col prestarmi tutte le cure possibili che ci vollero alla mia infanzia; ciò non era sufficiente né al suo materno amore né al mio amore di Figlio.
Perciò il suo amore materno correva nella mia mente, e se pensieri afflitti mi affliggevano, stendeva la sua maternità in ogni mio pensiero, li nascondeva nel suo amore, li baciava, sicché la mia mente me la sentivo nascosta sotto l’ala materna che non mi lasciava mai solo; ogni mio pensiero teneva la mia Mamma che mi amava e mi prestava tutte le sue cure materne.
La sua maternità si stendeva in ogni mio respiro, in ogni mio palpito, e se il mio respiro e palpito era soffogato dall’amore e dal dolore, correva colla sua maternità per non farmi soffogare dall’amore e mettermi il balsamo al mio cuore trafitto.
Se guardavo, se parlavo, se operavo, se camminavo, correva per ricevere nel suo amore materno i miei sguardi, le mie parole, le mie opere, i miei passi, li investiva col suo amore materno, li nascondeva nel suo cuore e mi faceva da Mamma.
Anche nel cibo che mi preparava, faceva scorrere il suo materno amore, sicché io mangiandolo sentivo la sua maternità che mi amava. E poi che dirti quanto sfoggio di maternità fece nelle mie pene?
Non ci fu pena né goccia di sangue che versai, che non sentì la mia cara Mamma; dopo che mi faceva da Mamma prendeva le mie pene, il mio sangue, se le nascondeva nel suo materno cuore, per amarle e continuare la sua maternità.
Chi può dirti quanto mi amò e quanto l’amai? Il mio amore fu tanto, che non sapevo stare, in tutto ciò che feci, senza sentire la sua maternità insieme con me. Posso dire che lei correva, per non lasciarmi mai, anche nel respiro, ed io la chiamavo, la sua maternità era per me un bisogno, un sollievo, un appoggio alla mia vita quaggiù.
Ora figlia mia, ascolta un’altra sorpresa d’amore del tuo Gesù e della nostra Mamma celeste, perché [in] tutto ciò che si faceva tra me e la mia Mamma l’amore non trovava intoppo, l’amore dell’uno correva nell’amore dell’altro per formare una sol vita. Or volendolo fare colle creature, quanti intoppi, ripulse ed ingratitudine!, ma il mio amore non si arresta mai.
Or tu devi sapere che come la mia inseparabile Mamma stendeva la sua maternità dentro e fuori della mia Umanità, così la costituivo e la confermavo Madre di ciascun pensiero di creatura, d’ogni respiro, d’ogni palpito, d’ogni parola, e facevo stendere la sua maternità nelle opere, nei passi, in tutte le loro pene.
La sua maternità corre ovunque: nei pericoli di cadere in peccato corre, le copre colla sua maternità acciò non cadano, e se sono cadute lascia la sua maternità come aiuto e difesa per farle rialzare; la sua maternità corre e si stende sulle anime che vogliono essere buone e sante, come se trovasse il suo Gesù in esse, fa da Madre alla loro intelligenza, guida le loro parole, le copre e nasconde nel suo amore materno per crescere altrettanti Gesù.
La sua maternità fa sfoggio sul letto dei morenti, ed avvalendosi dei diritti di autorità di Madre datile da me, mi dice con accento sì tenero che io non posso negarle: ‘Figlio mio, sono Madre, e sono figli miei, devo metterli in salvo, se ciò non mi concedi la mia maternità ne va disotto’; e mentre ciò dice li copre col suo amore, li nasconde nella sua maternità per metterli in salvo.
Il mio amore fu tanto che le dissi: ‘Madre mia, voglio che sia la Madre di tutti, e ciò che hai fatto a me farai a tutte le creature; la tua maternità si stenda in tutti gli atti loro, in modo che tutti vedrò coperti e nascosti nel tuo amore materno’.
La mia Mamma accettò e restò confermata che non solo dovea essere Madre di tutti, ma di investire ciascun atto di essi col suo amore materno. Questa fu una delle grazie più grandi che feci a tutte le umane generazioni; ma quanti dolori non riceve la mia Mamma! Giungono a non voler ricevere la sua maternità, a disconoscerla.
E perciò tutto il Cielo prega, aspetta con ansia che la Divina Volontà sia conosciuta e regna; ed allora la gran Regina farà ai figli del mio Volere ciò che fece al suo Gesù, la sua maternità avrà vita nei figli suoi.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Dicembre 28, 1938)
“Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù” (Lc 2, 21)
Trovandomi molto afflitta per la privazione del mio sommo ed unico Bene, dopo molto aspettare e riaspettare finalmente l’ho visto uscire da dentro il mio cuore che piangeva e mi faceva comprendere quanto patì e si umiliò nella circoncisione. Oh, quanto mi faceva pena! Mi sentivo assorbita in quell’amarezza, e il benedetto bambinello compatendo il mio miserabile stato mi ha detto:
“Quanto più l’anima si umilia e conosce sé stessa, tanto più si accosta alla verità e, trovandosi nella verità, cerca di spingersi nella via delle virtù da cui si vede molto lontana; e se si vede che si trova nella via delle virtù, scorge subito il molto che le resta da fare, perché le virtù non hanno termine, sono infinite come sono io. Onde l’anima, trovandosi nella verità, cerca sempre di perfezionarsi, ma mai giungerà a vedersi perfetta.
E questo le serve e farà che l’anima stia continuamente lavorando, sforzandosi per maggiormente perfezionarsi, senza perdere il tempo in oziosità; ed io compiacendomi di questo lavoro, man mano la vado ritoccando per dipingere in lei la mia rassomiglianza. Ecco perciò volli essere circonciso, per dare un esempio di grandissima umiltà che fece stordire gli stessi angeli del cielo.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 3; Gennaio 1, 1900)
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… “Piccino ancora mi sottoposi al durissimo taglio della circoncisione, che mi fece versare per il dolore amare lacrime, non solo a me, ma piansero insieme con me la Mamma mia ed il caro San Giuseppe: Era il taglio alla volontà umana che io volevo dare, affinché in quel taglio [le creature] facessero scorrere la Volontà Divina, affinché non più avesse vita una volontà spezzata, ma solo la mia che avevo [messo] in quel taglio affinché ricominciasse la sua vita…”.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Gennaio 1, 1927)
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… Dopo di ciò stavo pensando al dolore acerbo che soffrì il bambinello Gesù nella circoncisione, [da] appena otto giorni nato e si sotto-pone ad un taglio sì doloroso; e Gesù movendosi nel mio interno ha soggiunto:
“Figlia mia, nella prima epoca della sua vita, Adamo peccando fece una ferita all’anima sua, donde uscì la mia Divina Volontà ed entrarono in ricambio le tenebre, le miserie, le debolezze, che formarono il tarlo a tutti i beni dell’uomo. Sicché se beni tiene senza della mia Divina Volontà, se pur ne tiene, sono beni tarlati, infraciditi, senza sostanza, quindi senza forza e senza valore.
Ed io che l’amo tanto, nei primi giorni della mia vita quaggiù volli sottopormi alla circoncisione, soffrendo un taglio durissimo fino a strapparmi le mie lacrime infantili; ed in questa ferita io aprivo le porte alla volontà umana per farla rientrare di nuovo nella mia, affinché questa mia ferita risanasse la ferita dell’umana volontà e gli chiudesse di nuovo il mio Fiat Divino, il quale gli avrebbe tolto il tarlo, le miserie, le debolezze, le tenebre, e tutti i suoi beni in virtù del mio Fiat onnipotente resterebbero rifatti e ripristinati.
Figlia, dacché fui concepito e dai primi giorni del mio nascere, io mi occupavo del Regno della mia Divina Volontà e come metterlo in salvo in mezzo alle creature; erano questi i miei sospiri, le mie lacrime, i miei singhiozzi ripetuti, le mie pene, diretti tutti per ristabilire il Regno del mio Fiat sulla terra.
Perché sapevo che per quanti beni avrei dato, l’uomo non sarebbe stato mai felice, né [avrebbe] posseduto pienezza di beni e di santità, né colla divisa della sua creazione che lo costituisce re e dominatore; è sempre l’uomo servo, debole, miserabile.
Invece colla mia Volontà e col farla regnare in mezzo a loro, gli avrei dato in un sol colpo di fortuna tutti i beni, la sua reggia ed il suo dominio perduto. Son passati circa venti secoli e non ho smesso, i miei sospiri durano ancora, e se tante conoscenze della mia Divina Volontà ti ho manifestato, non sono altro che le mie lacrime parlanti ed i caratteri incancellabili delle mie pene e sospiri che, formandosi parole, si manifestano a te per farti vergare sulla carta coi modi più teneri e convincenti ciò che riguarda il mio Voler Divino, e come vuol regnare come in Cielo così in terra.
Quindi la nostra parte, [cioè] divina, ha deciso con decreti incancellabili ed irremovibili che la nostra Divina Volontà venga a regnare sulla terra e non c’è chi ci sposta, e come segno di ciò abbiamo spedito dal Cielo l’esercito delle sue conoscenze; se ciò non fosse, non valeva la pena di mettere a repentaglio i tanti valori d’una Volontà Divina: come per tanti secoli sono stati nascosti all’uomo, così potevano continuare.
Ora aspettiamo la parte delle creature, che temporeggiano ancora a decidersi, specie quelli che temporeggiano d’occuparsi di far conoscere i segreti del mio Voler Divino ed il gran bene delle sue conoscenze.
Volontà umana, quanto mi sei ingrata! Aspetto la tua decisione per darti il bacio ed il regno che ti ho preparato, e tu temporeggi ancora? Figlia mia, prega, e da parte tua non mettere nessun ostacolo ad un tanto bene che sarà lo sfoggio più grande del nostro amore”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 25; Gennaio 1, 1929)

Giorgione, Public domain, via Wikimedia Commons
Guercino, CC BY-SA 3.0