5E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. 16Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
17Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, 18prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
19Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. 20Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

“Parleranno lingue nuove” (Mc 16, 17)

Sono sempre di ritorno nel Voler Divino; la sua immensità è tanta, che mentre sto nel suo mare volendo abbracciare tutti i suoi atti, e non avendolo fatto ancora perché ci vogliono secoli, eppure non mi bastano per poter abbracciare tutti gli atti suoi, quindi alla mia piccolezza mi pare che ritorno, mentre sto [nel suo mare].
Onde mentre mi perdevo nel Fiat, il mio dolce Gesù, che sente il bisogno d’amore che vuol dire dove può giungere l’anima che vuol vivere nel suo Volere, mi ha detto: “Figlia mia benedetta, il mio amore allora si rappacifica, si quieta nelle sue ansie, si calma nei suoi deliri, quando io parlo della mia Divina Volontà.
Nella mia parola, nelle verità che manifesta sopra di essa, prende un dolce riposo, perché vede che il suo amore prende posto nelle creature per essere riamato, e la mia Volontà forma la sua vita.
È necessario manifestare i pregi, i beni che ci sono in essa, per allettare, invaghire, rapire le creature a vivere in essa, altrimenti non si muoveranno. Ora tu devi sapere che ogni conoscenza che manifesto ed ogni atto fatto nel mio Volere, corteggiato dalla conoscenza che ho manifestato, è un seme divino che l’anima acquista; questo seme produrrà nuova scienza divina, ed oh, come [l’anima] saprà parlare del linguaggio del suo Creatore!
Ogni verità sarà un nuovo linguaggio celeste, che terrà virtù di farsi capire [d]a chi l’ascolta e che vuol ricevere questo seme divino. Questo seme produrrà nuova vita di santità, nuovo amore, nuova bontà, nuove gioie e felicità.
Questo seme delle mie verità saranno tante nuove proprietà divine che l’anima acquisterà. Ora è tanta la gloria che riceviamo quando l’anima opera nel nostro Volere, che la comunichiamo a tutti i beati.
Ora tu devi sapere che quanti semi divini l’anima acquista in virtù delle conoscenze sul mio Fiat, tanti più gradi della nostra conoscenza e gloria nostra le parteciperemo, quando avendo finita la sua vita quaggiù, se ne verrà nella nostra patria celeste.
Corrisponderà alla conoscenza acquistata in terra, alla duplice conoscenza che acquisterà del nostro Ente Supremo nel nostro celeste soggiorno, e [ad] ogni seme divino che avrà ricevuto, un grado di gloria, di gioia, di felicità. Sicché la felicità, la gioia, la gloria dei beati, sarà proporzionata per quanto ci avranno conosciuto.
Noi ci troviamo nelle condizioni, tra noi ed i beati, d’un tale che non ha studiato le diversità delle lingue: sentendo parlare non ne capirà nulla, non solo, ma non lo potranno occupare come maestro in posto di potere insegnare la diversità delle lingue per potergli fare guadagnare uno stipendio maggiore; quindi si dovrà contentare di insegnare il poco che sa e guadagnare poco.
Tale ci troviamo noi: se non ci conoscono in terra, non formano il posto nelle loro anime per ricevere tutte le nostre gioie e felicità, e se le vogliamo dare non le entreranno e non ne capiranno nulla.
Sicché la gloria dei beati corrisponderà per quanto atti di volontà hanno fatto nel nostro Voler Divino; aumenterà la gloria, la gioia, per quante conoscenze di più hanno acquistate. Una conoscenza in più farà salire il beato ad una altezza sì grande da fare strabiliare tutta la corte celeste, perché una conoscenza in più è una nuova vita divina che l’anima acquista, la quale possiede beni e gioie infinite.
E ti par poco che l’anima possiede tante nostre nuove vite divine come proprietà sue? E noi che cosa non possiamo dare di gioia, di felicità, d’amore per contraccambio di queste nostre nuove vite divine, che come proprietà sue essa possiede?
Perciò aspettiamo i nostri figli che vivranno nel nostro Volere, per farci conoscere in terra, perché esso farà loro da maestro per insegnar loro le nuove scienze del loro Creatore, e li formerà belli, sapienti, santi, nobili, secondo le scienze acquistate; li aspettiamo nella nostra corte celeste per innondarli delle nostre nuove gioie, bellezze e felicità che finora non abbiamo potuto dare.
E siccome in Cielo tutti i beati sono vincolati tra loro come famiglia, ché si amano con amore perfetto, parteciperanno alla gloria, alla gioia di questi, non come gioia e gloria dirette, ma indirette, per il vincolo che posseggono d’unione d’amore, che posseggono tra loro.
Perciò il nostro Essere Supremo aspetta con ansia i figli del nostro Volere, per farsi conoscere in terra, per poi sfoggiare dal fondo del nostro seno divino nuove gioie e felicità che non finiscono mai, perché chi vive in esso ha acquistato negli atti suoi l’infinito e le gioie che non esauriscono mai”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Giugno 12, 1938)

“Prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno” (Mc 16, 18)

… “Quello che ti raccomando è lo spirito di continua preghiera. Questo cercare sempre, l’anima, di conversare con me, sia col cuore, sia con la mente, sia con la bocca, ed anche con la semplice intenzione, la rende tanto bella al mio cospetto, che le note del suo cuore armonizzano con le note del cuor mio; ed io mi sento tanto tirato a conversare con detta anima, che non solo le manifesto le opere ad extra della mia umanità, ma le vado manifestando qualche cosa delle opere ad intra, che la Divinità faceva nella umanità.
Non solo questo, ma è tanta la bellezza che fa acquistare lo spirito di continua preghiera, che il demonio resta colpito come da folgore e resta frustato nelle insidie che tenta di nuocere a quest’anima.”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Luglio 28, 1902)

“Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo” (Mc 16, 19)

Stavo pensando quando Nostro Signore salì al cielo, glorioso e trionfante, colla sua Umanità non più umiliata, soggetta alle pene, colla divisa dell’Adamo decaduto, ma intangibile d’ogni pena, colla divisa del nuovo Adamo innocente, con tutte le prerogative più belle della creazione, vestito di luce ed immortale.
Ma mentre ciò pensavo, il mio dolcissimo Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: “Figlia mia, la mia Umanità rifece in sé e sopra di sé stessa tutti i mali dell’umanità decaduta, fino a morire, per darle virtù di farla risorgere dalla morte di cui era soggetta.
Ecco la causa perché non lasciai il Regno della mia Volontà Divina sulla terra, perché mancava l’umanità dell’Adamo innocente, gloriosa ed immortale, per poter impetrarlo e ricevere il gran dono del mio Fiat.
Perciò era necessario che la mia Umanità prima doveva rifare l’umanità decaduta e darle tutti i rimedi per rialzarla, poi morire, e risorgere colle doti dell’Adamo innocente, per poter dare all’uomo ciò che perdette.
Non solo, ma volli salire al cielo colla mia Umanità bella, vestita di luce, come uscì dalle nostre mani creatrici, per dire al Padre celeste: ‘Padre mio, guardami come la mia Umanità è rifatta, come il Regno della nostra Volontà sta al sicuro in essa; son’io il capo di tutti, e chi ti prega tiene tutti i diritti di chiedere e di dare ciò che io posseggo’.
Figlia mia, ci voleva una Umanità innocente, con tutte le doti con cui uscì dalle nostre mani creatrici, per impetrare di nuovo il Regno della nostra Volontà in mezzo alle creature; fino allora mancava, ed io l’acquistai colla mia morte, e salii al cielo per compiere al primo compito il secondo mio compito di impetrare e dare il Regno della mia Divina Volontà sulla terra.
Sono circa duemil’anni che questa mia Umanità prega, e la nostra Maestà Divina sentendosi rigurgitare di nuovo, anzi con più intensità, l’amore della creazione che ebbimo nel creare l’uomo, e sentendosi rapire ed affascinare dalle bellezze della mia Umanità, ha sboccato fuori di nuovo ed aprendo i cieli ha fatto piovere a torrenti la pioggia di luce delle tante conoscenze sul mio Fiat, affinché come pioggia discenda sulle anime e colla sua luce vivifica e sana l’umano volere, e trasformandolo getta la radice della mia Volontà nei cuori e vi stenda il suo regno sulla terra.
Per venire il mio regno sulla terra, prima dovevo farlo conoscere, dovevo far sapere che vuol venire a regnare, ed io, come un fratello maggiore dell’umana famiglia, sto facendo tutte le pratiche nel cielo presso la Divinità per darle un acquisto sì grande.
Quindi era necessario che io salissi al cielo colla mia Umanità glorificata, per poter riacquistare di nuovo il Regno del mio Fiat per i miei fratelli e figli miei”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 26; Maggio 12, 1929)

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Stavo pensando quando il mio dolce Gesù se ne andò al Cielo nella sua gloriosa ascensione, e quindi il dolore degli apostoli nel restare privi di un tanto bene. Ed il mio dolce Gesù muovendosi nel mio interno mi ha detto: “Figlia mia, il più grande dolore di tutti gli apostoli in tutta la loro vita fu il restare privi del loro Maestro.
Come mi vedevano salire al Cielo, il loro cuore si struggeva nel dolore della mia privazione; e molto più fu acuto e penetrante questo dolore, perché non era un dolore umano, una cosa materiale che perdevano, ma un dolore divino; era un Dio che perdevano, e sebbene io avevo la mia Umanità, ma siccome risorse era spiritualizzata e glorificata, quindi tutto il dolore fu nelle loro anime, che penetrandoli tutti, si sentivano struggere tutto nel dolore, da formare in loro il più straziante e doloroso martirio; ma tutto ciò era necessario per loro.
Si può dire che fino allora non erano altro che teneri bambini, nelle virtù e nella conoscenza delle cose divine e della mia stessa Persona; potrei dire che stavo in mezzo a loro e non mi conoscevano né mi amavano davvero.
Ma quando mi videro salire al Cielo, il dolore di perdermi squarciò il velo e mi conobbero con tale certezza che io ero il vero Figlio di Dio; il dolore intenso di non più vedermi in mezzo a loro partorì la fermezza nel bene, la fortezza di tutto soffrire per amore di colui che avevano perduto; partorì la luce della scienza divina, tolse loro le fasce dell’infanzia e li formò uomini impavidi, non più paurosi, ma coraggiosi.
Il dolore li trasformò e formò il vero carattere di apostoli; ciò che non potettero ottenere con la mia presenza, l’ottennero col dolore della mia privazione”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Maggio 29, 1924)

“Allora essi partirono e predicarono dappertutto” (Mc 16,20)

Continuando il mio solito abbandono nel mio adorabile Fiat Supremo, sospiravo con ansia il mio Sommo Bene Gesù, ed in quella luce interminabile dell’eterno Volere, che non si veggono i confini né dove cominciano né dove finiscono, ero tutt’occhi per vedere se potessi scorgere colui che io tanto sospiro. E Gesù, per quietare le mie smanie, è uscito da dentro il mio interno, ed io nel vederlo gli ho detto:
“Amor mio, come mi fai stentare e sospirare il tuo ritorno! Stai proprio ad aspettare quando non ne posso più; come si vede chiaro che non mi vuoi più il bene di prima. Eppure mi dicevi che mi avresti sempre più amata e che mai saresti stato senza di me; ed ora mi lasci, e forse anche per un giorno intero, in preda al dolore e sotto il torchio delle tue privazioni, abbandonata e tutta sola. E Gesù, spezzando il mio dire, mi ha detto:
“Figlia mia, coraggio, non ti abbattere! Io non ti lascio; tanto vero è che sempre da dentro il tuo interno esco per trattenermi con te, e se tu non sempre mi vedi, lo faccio per darti il campo a seguire quell’atto solo della mia Volontà che contiene tutti gli atti insieme.
Non vedi tu che la luce del mio Supremo Volere ti scorre da dentro il cuore, dalla bocca, dagli occhi, dalle mani, dai piedi, da tutto il tuo essere? Ed eclissandomi in te, tu non sempre mi vedi, perché esso, essendo interminabile (ciò che non è la mia stessa umanità), tiene la forza di eclissarmi, ed io godo di questa eclissi del mio Supremo Volere, e da dentro di te stessa vedo il tuo volo, i tuoi atti nel Fiat Divino.
Se io mi facessi vedere sempre, tu, per trattenerti con me e godere della mia dolce ed adorabile presenza, ti occuperesti della mia umanità, sfogheresti il tuo amore con me, come io con te, e non avresti cuore di lasciarmi per seguire il volo della mia Volontà nella creazione, negli stessi atti che fece la mia umanità nella redenzione.
Perciò, per farti sempre compiere la missione a te affidata, per renderti più libera, io sto in te come nascosto, per seguire i tuoi stessi atti nell’eterno Fiat. Non ti ricordi che questo fu detto agli stessi miei apostoli, che era necessario che si distaccassero dalla mia umanità, che molto amavano e non sapevano stare senza di essa?
Tanto vero che, finché io vissi sulla terra, non si dilungavano da me per andare per tutto il mondo a predicare il Vangelo ed a fare conoscere la mia venuta sulla terra.
Ma dopo la mia partita al cielo, investiti dallo Spirito Divino, ebbero questa forza di lasciare la loro regione per far conoscere i beni della redenzione e di mettere anche la vita per amor mio. Sicché la mia umanità sarebbe stata un inceppo alla missione dei miei apostoli.
Non dico che questo occorre a te, perché tra te e me non c’è questo inceppo, perché l’inceppo succede quando due esseri sono separabili, ma quando due esseri si sono tanto immedesimati che uno vive nell’altro, l’inceppo finisce, perché dove va l’uno si trova insieme l’altro.
Quindi stando insieme, non occorrono sforzi per andare dove si vuole, perché la persona amata è dentro di essa per seguirla ovunque; ma dico solo che occorre spesso l’eclissi, per la forte luce della mia Volontà che, dominando te e la mia stessa umanità in te, ci eclissa e ci fa seguire gli atti suoi.
Ciò non dice che non ti amo più come prima e che io so stare senza di te, affatto. È tutto il contrario; la mia Volontà [in te] mi dà l’amore eterno e completo del tuo Gesù e, facendomi muro d’intorno con la sua luce, non permette che neppure un istante possa allontanarmi da te.
Sai tu chi mette la distanza fra Dio e l’anima? L’umana volontà! Ogni atto di essa è un passo di distanza fra il Creatore e la creatura; quanto più opera la volontà umana, tanto più si allontana da colui che l’ha creata, lo perde di vista, scende dalla sua origine, spezza ogni vincolo con la famiglia celeste.
Supponi un raggio di sole che si potesse distaccare dal centro della sua sfera: come si allontana dal sole, così si sente sperdere la luce. E se tanto si allontana, da perdere del tutto la vista del sole, questo raggio sperde tutta la luce e si converte in tenebre.
Questo raggio convertito in tenebre sente in sé un moto, una vita, ma non è più capace di dar luce, perché non ne possiede. Sicché il suo moto, la sua vita, è solo capace di spandere dense tenebre.
Tali sono le creature: raggio di luce uscite dalla sfera del sole della Divinità, e come si allontanano dalla mia Volontà, si svuotano di luce, perché ad esse era dato di conoscere la luce in questi raggi, e perciò si convertono in tenebre.
Oh, se tutti conoscessero il non fare la mia Volontà! Oh, come starebbero attenti a non fare entrare in loro il veleno, distruttore di ogni bene, della volontà umana!”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Dicembre 3, 1926)

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… “Se gli apostoli non avessero voluto niente dire, di ciò che io dissi e feci nel venire sulla terra, e chiusi nel loro mutismo non avessero fatto un passo né un sacrifizio né messo la vita per far conoscere il gran bene della mia venuta sulla terra, la mia redenzione l’avrebbero fatta morire sul nascere, e le generazioni sarebbero state prive del Vangelo, dei sacramenti e di tutti i beni che ha fatto e farà la redenzione.
Fu questo il mio scopo che negli ultimi anni della mia vita quaggiù chiamai gli apostoli intorno a me, per servirmi di loro come banditori di ciò che io avevo fatto e detto.
Oh, se gli apostoli avessero taciuto, sarebbero stati rei di tante anime [che si sarebbero] perdute se non avessero conosciuto il Regno della Redenzione, rei di tanto bene non fatto dalle creature!
Invece perché non tacquero e misero la lor vita si possono chiamare, dopo di me, autori e causa di tante anime salvate e di tutti i beni che si son fatti nella mia Chiesa, che come primi banditori formano le sue colonne incrollabili.
È nostro solito divino, [che] prima facciamo il nostro primo atto nelle opere nostre, mettiamo tutto ciò che ci vuole, e poi le affidiamo alle creature, dando loro grazie sufficienti perché possano continuare ciò che noi abbiamo fatto, e perciò le opere nostre vengono conosciute a secondo l’interesse e la buona volontà che hanno le creature”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 25; Marzo 22, 1929)