1 Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. 2Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino».
4E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». 5Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».6Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri.
7E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. 8Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
9Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo 10e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
11Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

“Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli” (Gv 2,1-2)

Amor mio e vita mia Gesù, io veggo che prima d’incominciare la tua vita pubblica, l’amore del tuo cuore ardente ti conduce ad assistere colla Mamma tua alle nozze di Cana e quindi ti seguo col mio Ti amo. Io sento che il tuo cuore palpita di tenerezza e di dolore, perché rammenta di aver benedette altre nozze nell’Eden, quelle cioè di Adamo ed Eva innocenti. Furono anzi doppie le nozze cui assistesti allora: nozze tra la tua Divina Volontà e l’umane, nozze tra l’uomo e la donna, ai quali donavi per dote tutta la creazione e soprattutto la tua Divina Volontà palpitante nei loro cuori ed in ogni cosa creata.
O mio Gesù, io voglio mettermi vicino a te per investire il tuo sguardo dolce, la tua voce melodiosa, i tuoi modi affascinanti col mio Ti amo, Ti adoro, Ti benedico, Ti ringrazio. Per quell’amore che ti spinse a cedere alle suppliche della Sovrana Regina, che ti domandava di trasformare l’acqua in vino, ti prego di voler compiere il gran miracolo di cambiare la volontà umana nella Divina, onde questa possa regnare come in cielo così in terra.
Mamma santa, tu che dimostrasti tanta sollecitudine nel venire in soccorso a quegli sposi, deh, abbi ora uguale premura nel far regnare sulla terra il Santo Voler di Dio!
Dolce mio bene Gesù, per costringerti ad accontentarmi ti seguo senza lasciarti mai; investo tutti gli atti tuoi col mio Ti amo e ti sussurro incessantemente all’orecchio: “Dammi il tuo Fiat che ti palpita in cuore, dammi il tuo Volere che parla nella tua parola, che opera nelle tue mani, che cammina nei tuoi passi. Deh, ascolta i miei sospiri, ascolta nella mia la tua stessa voce ed accorda che noi viviamo del tuo Fiat!” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – I giri dell’anima nella Divina Volontà; Sedicesima Ora)

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L’anima alla sua Madre Celeste:
Mamma santa, eccomi insieme con te e col dolce Gesù ad assistere ad un novello sposalizio, per vederne i prodigi e comprendere il grande mistero, e dove giunge per me e per tutti il tuo amore materno. Deh!, Madre mia, prendi la mia mano nella tua, mettimi sulle tue ginocchia, investimi del tuo amore, purifica la mia intelligenza, e dimmi perché voleste assistere a questo sposalizio.
Lezione della Regina del Cielo:
Figlia mia carissima, il mio cuore è gonfio d’amore e sentivo il bisogno di dirti la causa, il perché, insieme col Figlio mio Gesù volli assistere a questo sposalizio delle nozze di Cana. Tu credi che fosse per una cerimonia qualsiasi? No, figlia, ci sono profondi misteri; prestami attenzione e ti dirò cose nuove, e come il mio amore di Madre sfoggiò in modo incredibile, e l’amor di mio Figlio diede veri segni di paternità e di regalità per le creature.
Ora ascoltami. Mio Figlio era ritornato dal deserto e si preparava alla vita pubblica, ma prima volle assistere a questo sposalizio, e perciò permise che fosse invitato. Ci andammo, non per festeggiare, ma per operare cose grandi a pro delle umane generazioni. Mio Figlio prendeva il posto di Padre e di Re nelle famiglie, io prendevo il posto di Madre e Regina. Con la nostra presenza rinnovammo la santità, la bellezza, l’ordine dello sposalizio formato da Dio nell’Eden, cioè di Adamo ed Eva, sposati dall’Ente Supremo per popolare la terra e per moltiplicare e crescere le future generazioni. Il matrimonio è la sostanza dove sorge la vita delle generazioni; si può chiamare il tronco dal quale viene popolata la terra. I sacerdoti, i religiosi, sono rami; se non fosse per il tronco, neppure i rami avrebbero vita. Quindi col peccato, col sottrarsi dalla Divina Volontà, Adamo ed Eva fecero perdere la santità, la bellezza, l’ordine della famiglia; ed io, la Mamma tua, la novella Eva innocente, insieme col mio Figlio, andammo per riordinare ciò che Dio fece nell’Eden, e mi costituivo Regina delle famiglie ed impetravo grazia che il Fiat Divino regnasse in esse, per avere le famiglie che mi appartenessero, ed io tenessi il posto di Regina in mezzo a loro. Ma non è tutto, figlia mia; il nostro amore ardeva, e volevamo far conoscere quanto le amavamo, e dar loro la più sublime delle lezioni. Ed ecco come: nel più bello del pranzo mancò il vino, ed il mio cuore di madre si sentì consumare d’amore, che volle prestare aiuto; e sapendo che mio Figlio tutto poteva, con accenti supplichevoli, ma certa che mi avrebbe ascoltata, gli dico: “Figlio mio, gli sposi non hanno più vino”. E lui mi risponde: “Non è giunta l’ora mia, di far miracoli”. Ed io, sapendo certo che non mi avrebbe negato ciò che gli chiedeva la sua Mamma, dico a quelli che servivano la tavola: “Fate ciò che vi dice mio Figlio, ed avrete ciò che volete, anzi avrete il di più e sovrabbondante”.
Figlia mia, in queste poche parole io davo una lezione, la più utile, necessaria e sublime alle creature. Io parlavo col cuore di Madre; dicevo: “Figli miei, volete essere santi? Fate la Volontà di mio Figlio; non vi spostate da ciò che lui vi dice, ed avrete la sua somiglianza, la sua santità in vostro potere. Volete che tutti i mali vi cessino? Fate ciò che vi dice mio Figlio. Volete qualunque grazia, anche difficile? Fate ciò che vi dice e vuole. Volete anche le cose necessarie della vita naturale? Fate ciò che dice mio Figlio, perché nelle sue parole, in ciò che vi dice e vuole, tiene racchiusa tale potenza, che come parla, la sua parola racchiude ciò che chiedete e fa sorgere nelle anime vostre le grazie che volete. Quanti si veggono pieni di passioni, deboli, afflitti, sventurati, miserabili; eppure pregano e pregano, ma perché non fanno ciò che dice mio Figlio nulla ottengono; il cielo pare chiuso per loro. Questo è un dolore per la tua Mamma, perché vedo che mentre pregano, si allontanano dalla fonte dove risiedono tutti i beni, qual [è] la Volontà di mio Figlio. Ora, i servienti fecero appunto ciò che loro disse mio Figlio, cioè: “Riempite i vasi d’acqua e portateli a tavola”. Il mio caro Gesù benedisse quell’acqua e si convertì in vino squisito. Oh, mille volte beato chi fa, ciò che lui dice e vuole! Con ciò mio Figlio mi dava l’onore più grande, mi costituiva Regina dei miracoli; perciò volle la mia unione e preghiera nel fare il primo miracolo. Lui mi amava troppo, tanto che volle darmi il primo posto di Regina anche nei miracoli, e coi fatti diceva, non con le parole: “Se volete grazie, miracoli, venite alla mia Madre; io non le negherò mai nulla di ciò che essa vuole”.
Oltre di ciò, figlia mia, con l’avere assistito a questo sposalizio, io guardavo i secoli futuri, vedevo il Regno della Divina Volontà sulla terra, guardavo le famiglie, ed impetravo a loro che simboleggiassero l’amore della Trinità Sacrosanta, per fare che il suo regno fosse in pieno vigore; e con i miei diritti di Madre e Regina prendevo a petto mio il regime di esso, e possedendone la fonte, mettevo a disposizione delle creature tutte le grazie, gli aiuti, la santità che ci vuole per vivere in un regno sì santo. E perciò vado ripetendo: “Fate ciò che vi dice mio Figlio”. Figlia mia, ascoltami: non cercare altro se vuoi tutto in tuo potere, e dammi il contento che possa fare di te la vera figlia mia e della Divina Volontà. Ed allora io prenderò l’impegno di formare lo sposalizio tra te ed il Fiat, e facendoti da vera Madre, vincolerò lo sposalizio col darti per dote la stessa vita di mio Figlio, e per dono la mia maternità e tutte le mie virtù.
L’anima:
Mamma Celeste, quanto ti devo ringraziare del grande amore che mi porti, e come in tutto ciò che fai, hai sempre un pensiero per me e mi prepari e dai tali grazie, che insieme con me cieli e terra ne restano commossi e rapiti, e tutti ti diciamo: “Grazie! Grazie!” Deh!, Mamma santa, scolpisci nel mio cuore le tue sante parole: “Fa ciò che ti dice mio Figlio”, affinché generi in me la vita della Divina Volontà, che tanto sospiro e voglio; e tu suggellami la mia volontà, affinché sia sempre sottoposta alla Divina.
Fioretto:
In tutte le nostre azioni tendiamo le orecchie per ascoltare la nostra Mamma Celeste, che ci dice: “Fate ciò che vi dice mio Figlio”, affinché tutto facciamo per compiere la Divina Volontà.
Giaculatoria:
Mamma santa, vieni nell’anima mia, e fammi il miracolo di farmi possedere dalla Divina Volontà. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà: 6° Giorno)

“Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino»” (Gv 2, 3)

… “Tu devi sapere che fin dal primo istante della vita di questa celeste creatura fu tanto il nostro amore, che la dotammo di tutte le nostre qualità divine; sicché teneva per dote la nostra potenza, sapienza, amore, bontà, luce, bellezza e tutto il resto delle nostre qualità divine. Già a tutte le creature nel metterle alla luce del giorno diamo la dote, nessuno nasce se non è dotato dal suo Creatore, ma siccome si scostano dalla nostra Volontà, si può dire che neppure la conoscono.
Invece questa Vergine Santa non si scostò mai, fece vita perenne nei mari interminabili del nostro Fiat, quindi cresceva insieme coi nostri attributi; e come formava i suoi atti nelle nostre qualità divine, così formava mari di potenza, di sapienza, di luce ed altro. Possiamo dire che vivendo colla nostra scienza le davamo continue lezioni [di] chi era il suo Creatore, cresceva nelle nostre conoscenze, e ne seppe tanto dell’Ente Supremo, che nessun angelo e santo potette arrivarle, anzi sono tutti ignoranti innanzi a lei, perché nessuno crebbe e fece vita insieme con noi.
Essa entrò nei nostri segreti divini, nei più intimi nascondigli del nostro Essere Divino senza principio né fine, nelle nostre gioie e beatitudini imperiture, e colla nostra potenza che teneva in suo potere ci dominava e padroneggiava; e noi la facevamo fare, anzi godevamo della sua padronanza, e per renderla più felice le davamo i nostri casti abbracci, i nostri sorrisi d’amore, le nostre condiscendenze, dicendole: ‘Fa’ ciò che vuoi tu’.
Il nostro Volere, è tanto l’amore verso le creature ed il suo grande desiderio di farle vivere in esso, che se ciò ottiene le getta in un abisso di grazie, d’amore, fino ad affogarle, che la piccolezza umana è costretta a dire: ‘Basta, sono già affogata, mi sento divorare dal tuo stesso amore, non ne posso più’.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Dicembre 20, 1936)

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Mi sentivo tutta immersa nel Voler Divino, mi pareva che Cieli e terra sospirano, pregano che venga il suo regno sulla terra, affinché una sia la Volontà di tutti e vi regna come in Cielo così in terra; a questo si univa la Regina del Cielo, che coi suoi sospiri ardenti investiva tutto, muoveva, univa tutto a sé, angeli, santi e tutta la creazione, per chiedere coi suoi stessi sospiri e colla stessa Volontà Divina che lei possiede, quel Fiat che scenda nei cuori e vi forma la sua vita.
Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù facendosi vedere tutto amore sospirava forte, il cuore gli batteva tanto, come se volesse scoppiare; mi ha detto: “Figlia del mio Volere, ascoltami, il mio amore sta per sommergermi, non posso più contenerlo; a qualunque costo, ancorché dovesse travolgere Cielo e terra, voglio che venga a regnare la mia Volontà sulla terra.
A questo si unisce la mia Mamma celeste, la quale senza mai cessare mi dice, mi ripete: ‘Figlio, fa’ presto, non più indugiare, usa i tuoi stratagemmi d’amore, fatelo da quel Dio potente che siete, fa’ che il tuo Volere investe tutti e colla sua potenza e maestà, unito ad un amore che nessuno gli potrà resistere, prenda possesso di tutti e vi regna come in Cielo così in terra’.
E questo me lo dice con tali sospiri ardenti, con palpiti infocati, coi suoi stratagemmi d’amore di Madre, che non posso resistere, fino a soggiungermi: ‘Figlio mio, Figlio del mio cuore, mi hai fatta Regina e Madre, ed il mio popolo ed i miei figli dove sono?
Se fossi capace d’infelicità sarei la Regina e Madre più infelice, perché posseggo il mio regno e non ho il mio popolo, che vivano della stessa Volontà della loro Regina; e se non ho i miei figli a cui posso affidare la grande eredità della Madre loro, dove troverò la gioia, la felicità della mia maternità? Perciò fa’ che regni il Fiat Divino, ed allora la Mamma tua sarà felice ed avrà il popolo ed i figli miei che vivranno insieme con me, colla stessa Volontà della Madre loro’.
Credi tu che [a] questo parlare della Madre mia, che mi fa risuonare continuamente all’orecchio e che dolcemente investe il mio cuore, che sono frecce e ferite d’amore continuo, io posso restare indifferente? Non lo posso e neppure lo voglio, molto più che lei mai mi ha negato nulla, quindi mi manca la forza di negarmi a lei, il mio Cuore Divino mi spinge a contentarla.
Tu unisciti con noi e sospira e prega che la mia Volontà sia conosciuta e venga a regnare sulla terra, e per maggiormente confermarti a ciò voglio farti sentire la dolce Mamma mia”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Febbraio 10, 1937)

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… “Figlia mia benedetta, chi vive nella mia Volontà dovunque può entrare e tutto mi può dare: la mia Mamma celeste come se fosse sua e come [lei] mi amò, e tutto ciò che [io] feci; può giungere a duplicare la mia vita e darmela per amarmi, come se fosse sua. Ora tu devi sapere che come io col manifestarti tante verità sul mio Voler Divino ho formato il suo giorno per le creature, [così] la Sovrana del Cielo col suo amore, coi suoi dolori, colle sue preghiere ed atti che fece, che siccome furono tutti fatti nella mia Divina Volontà riempiono Cieli e terra, formano la dote sufficiente per quelli che devono vivere in essa, [e] con quale ansia aspetta e sospira di poter dotare i figli suoi!
Si vede immersa in tante ricchezze di grazia, d’amore, di santità, e non trova i figli suoi per dotarli, perché non vivono in quel Volere che essa visse. Guarda, figlia mia, come in tutto ciò che fece e soffrì è scritto: ‘Per i figli miei’; perciò se ama, chiama i suoi figli a ricevere la dote del suo amore, per farceli conoscere come figli suoi e figli nostri ed amarli come amiamo lei; se prega, vuol dare la dote della sua preghiera; insomma vuol dotarli colla sua santità, colle sue pene e colla stessa vita del Figlio suo.
Com’è commovente sentirla, guardarla che nel suo materno cuore tiene come dentro d’un sacrario i figli suoi, ed in tutti i suoi atti e respiri chiama i suoi figli e dice al nostro Essere Supremo: ‘Tutto ciò che sono e posseggo è tutto per i figli miei. Deh, ascoltatemi! Mi sento scoppiare il cuore per amore! Abbiate pietà d’una Madre che ama e che vuol dotare i suoi figli per renderli felici! La mia felicità non è piena, me la sento a metà: è perché non ho i figli miei a godere insieme con me. Perciò fate presto, che il Voler Divino sia conosciuto, affinché conoscano pure gli spasimi della Madre loro, come voglio dotarli e renderli felici e santi!’
Credi tu che restiamo indifferenti innanzi a questo spettacolo commovente: che tanto spasima d’amore, che colle sue tenerezze materne e coi diritti di Madre ci prega, ci scongiura? Ah, no! Quante volte dietro queste sue premure manifesto altre sorprendenti verità sul mio Fiat, per darle sfogo di farla dotare con doti più estese ai suoi figli, perché sarà dato loro a seconda che conosceranno. Perciò anche tu entra nel mio Voler Divino ed insieme con questa Madre celeste prega e supplica che la nostra Volontà sia conosciuta e regni in tutte le creature”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 35; Novembre 7, 1937)

“Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela»” (Gv 2,5)

… In questo mentre me la son sentita vicina, che nascondendomi sotto il suo manto azzurro e prendendomi nel suo grembo materno, con un amore che non so dire, mi ha detto:
“Figlia del mio materno cuore, il Regno della Divina Volontà sarà regno mio, a me la Trinità Sacrosanta me lo ha affidato; come mi affidò il Verbo eterno quando scese dal Cielo in terra, così mi fidò il suo ed il mio regno.
Perciò i miei sospiri sono ardenti, le mie preghiere incessanti, non faccio altro che assalire la Trinità Santissima col mio amore, coi diritti di Regina e di Madre che mi diede, affinché ciò che mi affidò venga alla luce, forma la sua vita, affinché il mio regno trionfa sulla faccia della terra.
Tu devi sapere che è tanto il mio desiderio che mi brucia, che mi sento come se non avessi gloria – mentre ne ho tanta che Cieli e terra sono riempiti – se non veggo formato il Regno della Divina Volontà in mezzo ai figli miei, perché ognuno di questi figli che vivranno in esso mi darà tanta gloria, da raddoppiarmi la gloria che posseggo, perciò vedendomi priva mi sento come se non avessi gloria di Regina ed amore di Madre dai figli miei.
Perciò nel mio Cuore chiamo sempre e vo’ ripetendo: ‘Figli miei, figli miei, venite alla Mamma vostra, amatemi da Madre come io vi amo da figli. Se non vivrete di quella stessa Volontà che io vissi, non possiate darmi l’amore di veri figli né possiate conoscere dove giunge il mio amore per voi’.
Tu devi sapere ch’è tanto il mio amore e le mie ansie ardenti che voglio che questo regno esiste sulla terra, che scendo dal Cielo, giro per le anime per vedere chi sta più disposta a vivere di Voler Divino, faccio loro la spia, e quando le veggo disposte entro nei loro cuori e formo la mia vita in esse, come preparazione, onore e decoro di quel Fiat che prenderà possesso e formerà la sua vita in loro.
Perciò io sarò inseparabile da loro, metterò la mia vita, il mio amore, le mie virtù, i miei dolori a loro disposizione, come muro di fortezza insormontabile, affinché possono trovare nella Madre loro ciò che ci vuole per vivere in questo regno sì santo.
Ed allora sarà la mia festa completa, il mio amore si riposerà nei figli miei, la mia maternità troverà chi mi ama da figlio, e darò grazie sorprendenti e metterò tutto in festa, Cielo e terra; la farò da Regina largheggiando con grazie inaudite. Perciò, figlia mia, starai unita colla tua Mamma, affinché preghi e sospiri con me il Regno della Divina Volontà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Febbraio 10, 1937)