BATTESIMO DEL SIGNORE – FESTA – C – (Lc 3,15-16.21-22)
15Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, 16Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
21Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì 22e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
“Poiché il popolo era in attesa…” (Lc 3,15)
… “Figlia mia, tutto il mondo è sottosopra, e tutti stanno in aspettativa di cambiamenti, di pace, di cose nuove; loro stessi si uniscono per conferire e si meravigliano che non sanno concludere nulla e venire a serie decisioni, sicché la vera pace non spunta e tutto si risolve in parole, ma nulla ai fatti, e sperano che altre conferenze possano servire per decisioni serie, ma invano aspettano.
E intanto in questo aspettare stanno tutti in timore, e chi si prepara a nuove guerre, chi spera nuove conquiste; ma con ciò i popoli immiseriscono, si spogliano vivi, e mentre aspettano, stanchi dell’era triste presente che li involge, torbida e sanguinante, aspettano e sperano un’era nuova di pace e di luce.
Il mondo si trova proprio nel punto quando io dovevo venire sulla terra: tutti stavano in aspettativa d’un gran[de] avvenimento, di un’era nuova; come difatti avvenne.
Così ora, dovendo venire il grande avvenimento, l’era nuova che la Volontà di Dio si faccia in terra come in Cielo, tutti stanno in aspettazione di un’era nuova, stanchi di questa, senza sapere quale sia questa novità, questo cambiamento, come non lo sapevano quando io venni sulla terra.
Questa aspettazione è un segno certo che l’ora è vicina; ma il segno più certo è che io vado manifestando ciò che voglio fare e che rivolgendomi ad un’anima, come mi rivolsi alla mia Mamma nello scendere dal Cielo in terra, le comunico la mia Volontà ed i beni, gli effetti che essa contiene, per farne un dono a tutta l’umanità.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 15; Luglio 14, 1923)
“Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco” (Lc 3,16)
Mentre mi sperdevo e mi affogavo nel mare immenso delle divine speranze, il mio diletto Gesù, facendosi da me rivedere, mi parlava della carità, che è fra tutte la più eccellente, che deve con le altre due virtù [affratellarsi] ed in modo tale da rendersi come una sola virtù, mentre tra loro sono tre virtù distinte.
“Ed infatti, se per poco guardi e consideri bene il fuoco, ne avrai subito una pallida idea di queste tre virtù unite tra loro, poiché non appena che si venga ad accendere il fuoco, la prima cosa che si presenta al nostro sguardo è la luce, che inonda di vivida luce tutto il dintorno, la quale è simbolo della fede che io ho infuso nell’anima cristiana mercé il santo battesimo. In secondo luogo, senti che si diffonde tutt’intorno, unitamente alla luce, ancora il calore; ma poi, man mano che questa viene a illanguidirsi, fin a quasi a spegnersi, senti che il calore che emana [questo] fuoco acquista maggior vigore, fino a tanto che non si consuma tutto.
Così è delle tre virtù teologali: la fede si accende nell’anima alla prima notizia che ella ha circa l’Ente Supremo; poscia cresce e si sviluppa, mercé l’ascensione perenne che fa l’anima verso Dio, suo sommo bene, per cui viene ad acquistare la luce intellettuale che espansivamente si effonde da ogni attributo divino verso la sua creatura.
Questa creatura, illuminata da tale splendore di viva fede, ambisce [l’acquistabile] dell’oggetto, il che le dà fiducia di potersi procacciare un tanto bene, che è Dio; cerca, quindi, d’investigare la via più idonea alla facilità di tanto acquisto e, tutta piena di speranza, valica da mane a sera, da un monte all’altro, traversando ogni valle ed estesissime pianure, traghetta laghi e fiumi, naviga per i più alti ed immensi mari, per la durata di mesi ed anni, ad unico scopo di acquistarsi non solo la benevolenza, ma il possesso ancora del suo Dio; e questa brama operativa di pervenire al possesso di Dio viene appellata amore, congiunto alle due sorelle fede e speranza.
Eccoti, o mia diletta sposa, che nelle tre virtù teologali, fede, speranza e carità, ti ho adombrata la Trinità delle Divine Persone, di cui tu, presto e senza dubbio, farai perenne acquisto, col procurarci in te stabile e perpetua dimora.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 1; cap. 45)
“Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo…” (Lc 3,21)
Mio celeste e sommo bene, ti voglio seguire dovunque. Già veggo che stai per andare al deserto e per staccarti dalla Mamma a cui dici: “Addio, Madre, io mi assento, però ti lascio il mio Fiat Divino per aiuto, per conforto, per vita. Esso servirà di mezzo di comunicazione fra me e te; il mio Volere ti renderà partecipe di ogni mio atto ed in tal modo noi, benché lontani, rimarremo tanto uniti da sentirci come una sola persona”.
Vita mia Gesù, prendimi per mano e portami con te, affinché nulla mi sfugga di quanto tu farai, dacché io voglio tutto suggellare coll’impronta del mio amore. Per chiederti il Regno della tua Volontà Divina sulla terra io ti seguo passo passo mentre cammini solo, col mio Ti amo, Ti adoro, Ti benedico, Ti ringrazio. Ad ogni tuo respiro voglio farti aspirare l’alito del mio Ti amo, voglio rinchiudere in esso ogni tua parola e ad ogni tuo sguardo lo voglio offrire.
Mentre giungi al Giordano immergo in quelle acque il mio Ti amo; così, non appena San Giovanni le verserà sul tuo capo per battezzarti, tu sentirai scorrere in esse la piena del mio amore, che invoca per tutte le creature l’acqua battesimale della tua Volontà Divina e l’avvento del Regno suo.
Diletto, in quest’atto solenne del tuo battesimo io ti chiedo una grazia che tu certo non mi negherai: ti prego cioè di purificare colle tue stesse sante mani la piccola anima mia mediante l’acqua vivificante e creatrice della tua Divina Volontà, affinché io nulla oda, nulla veda e nulla conosca, fuorché la sola vita del tuo Fiat. Oh sì, ti prego, fa che la mia esistenza non sia altro che un atto ininterrotto di tua Volontà!… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – I giri dell’anima nella Divina Volontà; Quindicesima Ora)
“Venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»” (Lc 3,22)
Trovandomi nel solito mio stato, il benedetto Gesù nel venire mi ha detto: “Figlia mia, quando la mia grazia si trova in possesso di più persone, festeggia di più; succede come a quelle regine [che] quante più donzelle pendono dai loro cenni e fanno loro corona d’intorno, tanto più godono e fanno festa.
Tu fissati in me e guardami e resterai di me tanto presa che tutto il materiale cadrà morto per te; e tanto devi fissarti in me da attirarmi tutto in te, ché io trovando in te me stesso, posso trovare in te il mio perfetto compiacimento.
Onde, trovando in te tutti i miei piaceri possibili a trovarsi in umana creatura, non possono tanto dispiacermi quello che mi fanno gli altri.”
E mentre ciò diceva, [Gesù] tutto si è internato dentro di me, e tutto si compiaceva. Quanto mi stimerei fortunata se giungessi ad attirarmi tutto in me il mio diletto Gesù! (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Febbraio 6, 1901)
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Stavo pregando e fondendomi nel Santo Voler Divino; volevo girare dappertutto, fin nell’empireo, per trovare quel ti amo supremo che non è soggetto a nessuna interruzione; vorrei farlo mio, affinché anch’io avessi un ti amo non mai interrotto che potesse far eco al ti amo eterno, e possedendo in me la sorgente del vero ti amo potessi avere un ti amo per tutti, per ciascuno, per ogni moto, per ogni atto, per ogni respiro, per ogni palpito e per ogni ti amo dello stesso Gesù.
E mentre mi pareva di giungere nel seno dell’Eterno, facendo mio il loro ti amo, andavo ripetendo dappertutto e sopra ciascuna cosa una cantilena di ti amo per il mio Supremo Signore.
Ora mentre ciò facevo, il mio pensiero ha interrotto il mio ti amo dicendomi: “Che fai? Potresti fare altro! E poi che cosa, che gran che è questo ti amo?”
Ed il mio dolce Gesù muovendosi come in fretta nel mio interno mi ha detto: “Che cosa, che gran che è il ti amo per me? Figlia mia, il ti amo è tutto! Il ti amo è amore, è venerazione, è stima, è eroismo, è sacrifizio, è fiducia verso a chi è diretto il ti amo. Il ti amo è possedere colui che racchiude il ti amo.
Ti amo è una parola piccola, ma pesa quanto pesa tutta l’eternità. Il ti amo racchiude tutto, coinvolge tutti, si diffonde, si stringe, si eleva in alto, scende fin nel basso, s’imprime ovunque, ma mai si arresta.
Come figlia mia, che gran che è il ti amo? La sua origine è eterna. Nel ti amo il Padre Celeste mi generò, e nel ti amo procedette lo Spirito Santo. Nel ti amo il Fiat Eterno uscì la creazione tutta, e nel ti amo perdonò l’uomo colpevole e lo redense; sicché nel ti amo l’anima trova tutto in Dio e Dio trova tutto nell’anima.
Perciò il valore del ti amo è infinito, è pieno di vita, di energia, non si stanca mai, supera tutto e trionfa di tutto. Quindi voglio vederlo questo ti amo per me, sul tuo labbro, nel tuo cuore, nel volo dei tuoi pensieri, nelle gocce del tuo sangue, nelle pene e nelle gioie, nel cibo che prendi, in tutto.
La vita del mio ti amo dev’essere lunga, lunga in te, ed il mio Fiat che regna in te vi metterà il suggello del ti amo divino.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 17; Agosto 2, 1925)
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… “Ora tu devi sapere che il mio amore non è contento, se non faccio e do nuove sorprese d’amore a chi vive nel mio Volere, se non aggiungo cose nuove da farle conoscere.
Senti, figlia mia, quanto ti ho amato: il mio Padre celeste mi generava, ed io lo amavo; in quell’amore amavo anche te, perché la mia Volontà ti portava sempre presente. Io genero continuamente, e nella foga del nostro amore di Padre e Figlio procedette lo Spirito Santo; in quella foga amai anche te d’amore continuo.
Creai tutta la creazione, ed in ogni cosa che creavo, prima amavo te e poi la creavo e la stendevo a tuo servizio. Anche nell’amore tra me e la mia Mamma celeste io ti amai; ed oh, quanto ti amai nell’incarnarmi nel suo seno verginale!
Ti amai in ogni respiro, in ogni mio moto, in ogni lacrima; la mia Volontà ti faceva presente, perché ti amassi e tu ricevessi come mio dono il mio respiro, le mie lacrime, il mio moto.
È giunto a tanto il mio amore per chi dovea vivere nel mio Volere, che anche che facevo grazie ai miei santi, e li amavo, in quell’amore veniva essa racchiusa. Posso dire: ‘Ti ho amato sempre, ti ho amato in tutti ed in tutto, ti ho amato in tutti i tempi, in ogni luogo, ti ho amato dovunque e dappertutto’.
Oh, se tutti sapessero che significa vivere nel mio Volere, i mari d’amore e di grazie di cui sono inondati! Un Dio che li ama con amore sempre nuovo.
Come nel nostro Essere Divino possiamo tenere la nostra passione divina e predominante, che la creatura viva nel nostro Volere, così diventerebbe la loro passione predominante ed a qualunque costo metterebbero la vita per vivere in quel Fiat che tanto li ama”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Luglio 18, 1938)

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