Martedì della VIII settimana del Tempo Ordinario (Mc 10,28-31)

28Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». 29Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, 30che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. 31Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

“Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito»”(Mc 10,28)

Questa mattina il mio adorabile Gesù per poco è venuto dicendomi: “Figlia mia, chi tutto vuole da Dio, deve dare tutto sé stesso a Dio.”
E si è fermato senza dirmi più niente per allora; onde io vedendolo a me vicino gli ho detto: “Signore abbiate compassione di me; non vedete come tutto è arido e disseccato? Mi pare che sono divenuta tanto secca, come se mai avessi avuto goccia di pioggia.”
E lui: “Meglio così. Non lo sai tu che quanto più le legna son secche, tanto più facile il fuoco le divora e le converte in fuoco? Basta una sola scintilla per accenderle; ma se son piene d’umori e non ben disseccate, ci vuol gran fuoco per accenderle e molto tempo per convertirle in fuoco.
Così nell’anima, quando tutto è secco basta una sola scintilla per convertirla tutta in fuoco d’amor divino.”
Ed io: “Signore, mi burlate; come, allora, tutto è brutto? E poi che cosa dovete bruciare se tutto è secco?”
E lui: “Non ti burlo, e tu stessa non lo comprendi che quando tutto non è secco nell’anima, umore è la compiacenza, umore è la soddisfazione, umore il proprio gusto, umore è la stima propria?
Invece quando tutto è secco e l’anima opera, questi umori non hanno da dove nascere, ed il fuoco divino, trovando la sola anima nuda, secca, come da lui fu creata, senz’altri umori estranei, essendo roba sua gli riesce facilissimo convertirla nel suo stesso fuoco divino.
E dopo ciò io le infondo un abito di pace, venendo conservata questa pace dall’ubbidienza interna e custodita dall’ubbidienza esterna; questa pace partorisce tutto Dio nell’anima, cioè tutte le opere, le virtù, i modi del Verbo umanato, in modo che si scorge in essa la sua semplicità, l’umiltà, la dipendenza della sua vita infantile, la perfezione delle sue virtù adulte, la mortificazione e crocifissione del suo morire; ma questo incomincia sempre che chi vuole tutto Cristo, deve dare tutto a Cristo.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Aprile 29, 1902)

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Trovandomi nel solito mio stato, per breve tempo è venuto Nostro Signore e mi ha detto: “Figlia mia, chi tutta a me si dona, merita che io tutto a lei mi doni. Eccomi tutto a tua disposizione, quel che vuoi prendi”.
Io non gli ho chiesto nulla, solo gli ho detto: “Mio Bene, non voglio nulla, solo ed unicamente voi solo; solo voi mi bastate per tutto, perché tenendo voi tengo tutto”. E lui: “Brava, hai saputo chiedere, e mentre volevi nulla, tutto hai voluto”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 7; Luglio 10, 1906)

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Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù viene tutto tenerezza, mi stringe fra le sue braccia, mi bacia e mi dice chi sa quante volte:
“La figlia mia, la figlia della mia Volontà, come mi sei cara! Senti, come il tuo volere entra in me, si svuota di te ed il mio entra agente in te; e come agisce il mio, il tuo riceve la forza della potenza creatrice e resta agente in me.
E siccome io sono un punto solo, che contengo tutto, abbraccio tutto, fo tutto, veggo il tuo volere agente in me con la mia potenza creatrice che vuol darmi tutto, ricambiarmi per tutti; e con sommo mio contento lo veggo innanzi a me fin nel primo istante che uscii la creazione tutta, e lasciando dietro tutti si fa avanti a tutti come se [tu] fossi la prima da me creata, in cui nessuna rottura di volontà esiste tra me e te, quale avrei voluto il primo uomo, e mi dà l’onore, la gloria, l’amore, come se la creazione non fosse uscita dalla mia Volontà.
Che gusto, che contento sento! Tu non puoi capirlo. L’ordine della creazione mi viene ridonato; le armonie, le gioie si avvicendano insieme. Veggo questa volontà umana agente in me, nella luce del sole, sulle onde del mare, nel tremolio delle stelle, su tutto, e mi dà la gloria di tutti i beni che queste cose create danno all’uomo.
Che felicità! mi somiglia in tutto, con questa differenza, che io sono un punto solo, e tu a grado a grado, come operi, pensi, parli, ami nel mio Volere, così prendi più posto e vi formi dei parti divini.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Ottobre 9, 1922)

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… “Figlia mia, tutto ciò che ti ho detto sulla mia Volontà, sono stati doni che ti ho fatto. La conoscenza non basta se non si possiede il bene che contiene la stessa conoscenza; se ciò non fosse, [essa] ti renderebbe infelice, perché conoscere un bene e non possederlo è sempre un dolore.
Molto più che io non so fare le cose a metà, ma tutt’intere; perciò prima dispongo l’anima, allargo la sua capacità, e poi dono la conoscenza insieme col bene che contiene.
E siccome le conoscenze sulla mia Volontà sono divine, ecco perciò la natura resta dotata colle similitudini della natura divina e più che figlia non aspetta il comando, ma si sente onorata di fare, senza esserle detto, ciò che vuole il Padre.
Le leggi e i comandi sono per i servi, per gli schiavi, per i ribelli. Nel Regno del Fiat Supremo non ci saranno servi né schiavi né ribelli, ma una sarà la volontà, quella di Dio e quella della creatura, e perciò una sarà la vita.
Ed è anche questa la ragione perché tante e tante cose sto dicendo sulla mia Volontà, per largheggiare nei doni, non solo per te, ma per chi vuol venire a vivere nel mio Regno, affinché nulla gli manchi, di nulla abbia bisogno, ma possieda in sé stesso la sorgente dei beni.
Non la farei da quel Dio che sono, grande, potente, ricco, magnanimo, se dovendo costituire il Regno della mia Volontà non dotassi quelli che devono vivere in esso delle prerogative e qualità che possiede la mia stessa Volontà.
Anzi tu devi sapere che, come tutte le cose sono uscite da quell’atto solo di Dio, così tutto deve ritornare in quell’atto solo che non ha successione di atti; e solo può ritornare in quest’atto solo chi lascia tutto per vivere solo della mia Volontà, perché l’anima, vivendo in essa, tutto ciò che fa si converte in luce e naturalmente i suoi atti restano incorporati ed immedesimati nella luce eterna del sole della mia Volontà, e perciò di conseguenza diventano un atto solo col solo atto di essa.
Invece chi opera fuori di essa vede ciascuna materia che l’opera contiene, non luce, e perciò [i suoi atti] non possono incorporarsi colla luce dell’atto solo di Dio. Quindi si vedrà subito che non è roba nostra, non ci appartiene.
Perciò tutto ciò che non sarà fatto in virtù del Fiat Divino non sarà riconosciuto da Dio. Supponi che tu volessi unire luce e tenebre, rame e oro, pietre e terra; non si distinguerebbe con chiarezza la luce dalle tenebre, il rame dall’oro, le pietre dalla terra, stante che sono materie una distinta dall’altra?
Ma se unissi tutt’insieme, luce a luce, tenebre a tenebre, oro ad oro, non sapresti distinguere né separare la luce di prima e quella di poi, le tenebre di prima e quelle di dopo, la massa di oro di prima e quello di poi. Così è della mia Volontà. Ciò che essa stessa fa nella creatura è luce; non è maraviglia dunque che resta incorporata all’atto solo della sua eterna luce.
Perciò grazia più grande non potrei fare in questi tempi così procellosi e di corsa vertiginosa nel male, che fargli conoscere che voglio dare il gran dono del Regno del Fiat Supremo; e per conferma di ciò lo sto preparando in te con tante conoscenze e doni, affinché nulla mancasse al trionfo della mia Volontà.
Perciò sii attenta al deposito di questo regno che faccio in te”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 19; Settembre 9, 1926)

“… Cento volte tanto” (Mc 10, 30)

Avendo fatto la comunione, al meglio stavo pensando come potevo stringermi più che mai col benedetto Gesù; e lui mi ha detto:
“Per stringerti più stretta con me, fino a giungere a sperdere il tuo essere in me come io lo trasfondo nel tuo, devi in tutto prendere ciò che è mio e in tutto lasciare ciò che è tuo; in modo che se tu pensi sempre a cose sante e che solo riguardano il bene, l’onore e la gloria di Dio, lascia la tua mente e prendi la divina; se parli, se operi bene e solo per amore di Dio, lascia la tua bocca, le tue mani e prendi la mia bocca e le mie mani; se cammini le vie sante e rette, camminerai coi miei stessi piedi; se il tuo cuore amerà solo me, lascerai il tuo cuore e prenderai il mio e mi amerai col mio medesimo amore, e così di tutto il resto; sicché tu resterai rivestita di tutte le cose mie ed io di tutte le cose tue, che metto io stesso in te e che sono mie.
Ci può essere più stretta unione di questa? Se l’anima giunge a non più riconoscere sé stessa, ma l’Essere Divino in sé stessa, questi sono i frutti delle buone comunioni e questo è lo scopo divino nel volersi comunicare alle anime.
Ma quanto ne resta frustrato il mio amore, e quanti pochi frutti ne raccolgono le anime da questo sacramento, fino a restarne la maggior parte indifferenti ed anche nauseati di questo cibo divino!” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 8; Gennaio 8, 1909)