Giovedì della III settimana di Quaresima (Lc 11,14-23)

14Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. 15Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni».
16Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. 17Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in sé stesso va in rovina e una casa cade sull’altra.
18Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. 19Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. 20Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
21Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. 22Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. 23Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde.

“Ogni regno diviso in sé stesso va in rovina e una casa cade sull’altra” (Lc 11,17)

Stavo facendo i miei soliti atti nel Voler Supremo ed una luce inaccessibile avvolgeva il mio piccolo essere, e facendomi come presente tutte le opere del mio Creatore, io avevo un ti amo per ciascuna cosa creata, un moto per ogni moto, una adorazione, un grazie di riconoscenza per tutta la creazione; ma però comprendevo che era la stessa luce che mi somministrava quel ti amo per ogni cosa, quel moto, quell’adorazione; io ero solo in preda della luce ed essa mi allargava, m’impiccoliva e faceva della mia piccolezza quello che voleva.
Ora mentre mi trovavo in questo stato, io ero dolente che non vedevo il mio dolce Gesù e pensavo tra me: “Gesù mi ha lasciata, ed in questa benedetta luce io non so dove rivolgere i miei passi per ritrovarlo, perché non si vede né dove comincia né dove finisce.
Oh, luce santa, fammi trovare colui che è tutta la mia vita, il mio Bene Sommo!” Ma mentre mi sfogavo per il dolore della privazione di Gesù, tutto bontà è uscito da dentro il mio interno e tutto tenerezza mi ha detto:
“Figlia mia, perché temi? Io non ti lascio, ma è piuttosto il Voler Supremo che mi ecclissa in te. La luce della mia Volontà è interminabile, infinita né si trovano i confini dove comincia e dove finisce; invece la mia umanità ha i suoi confini, i suoi limiti e perciò, essendo la mia umanità più piccola della mia eterna Volontà, io resto coinvolto in essa e come ecclissato.
Mentre sto in te do il campo d’azione al mio Volere e godo del suo operato divino nella piccolezza dell’anima tua e preparo una nuova lezione da farti, per farti conoscere sempre più le maraviglie del mio Supremo Volere. Perciò quando nuoti in esso sii certa che sto con te, anzi faccio con te ciò che fai tu, e per darle tutto il campo d’azione io sto in te come nascosto per godermi i suoi frutti.
Onde tu devi sapere, figlia mia, che la vera luce è inseparabile. Guarda, anche il sole che sta nell’atmosfera tiene questa prerogativa e possiede l’unità della luce; è tanto compatta insieme la luce nella sua sfera, che non ne perde un atomo e ad onta che scende nel basso, riempiendo di luce tutta la terra, la luce non si divide mai; è tanto compatta in sé stessa, unità inseparabile che nulla mai perde della sua luce solare, tanto vero che tutt’insieme spande i suoi raggi fugando da per tutto dalla terra le tenebre, e tutta insieme ritira la sua luce non lasciando neppure le tracce dei suoi atomi.
Se la luce del sole fosse divisibile, da quanto tempo si sarebbe impoverito di luce e non avrebbe più forza d’illuminare tutta la terra, e si potrebbe dire: luce divisa, terra desolata.
Sicché il sole può cantare vittoria e possiede tutta la sua forza e tutti i suoi effetti nell’unità della sua luce; e se la terra riceve tanto mirabili ed innumerevoli effetti, che si può chiamare vita della terra il sole, tutto ne viene dall’unità della luce che possiede, che da tanti secoli non ha sperduto neppure un atomo di luce da Dio affidatogli.
E perciò è sempre trionfante, maestoso e fisso e sempre stabile a decantare nella sua luce il trionfo e la gloria della luce eterna del suo Creatore. Ora figlia mia, il sole è il simbolo del mio eterno Volere, e se questo simbolo possiede l’unità della luce, molto più la mia Volontà che non è simbolo ma la realtà della luce, e che il sole si può chiamare la sfioritura della luce inaccessibile della mia Volontà.
E tu l’hai vista la sua immensità e che non si vede un globo di luce com’è il sole, ma vastità immensa cui l’occhio umano non può giungere a guardare né dove finisce né dove incomincia. Eppure tutta questa interminabilità di luce è un atto solo dell’eterno Volere, è tanto compatta insieme tutta questa luce increata, che si rende inseparabile, indivisibile; sicché più che sole possiede l’unità eterna in cui viene fondato il trionfo di Dio e di tutte le nostre opere.
Ora questo trionfo dell’unità del Supremo Volere, il centro della sua sede, del suo trono, è il centro della Trinità Sacrosanta. Da questo centro divino partono i suoi raggi fulgidissimi ed investono tutta la patria celeste, e tutti i santi ed angeli sono investiti dall’unità del mio Volere, e tutti ricevono gli effetti innumerevoli, che rapendoli tutti a sé forma di loro una sola unità coll’unità suprema della mia Volontà.
Questi raggi investono la creazione tutta e [l’unità del mio Volere] forma la sua unità coll’anima che vive nella mia Volontà. Guarda, l’unità di questa luce della mia Volontà che sta nel centro delle Tre Divine Persone è già affissata in te, sicché una è la luce, uno è l’atto, una è la volontà. Ora mentre stai facendo i tuoi atti in quest’unità, sono già incorporati a quell’atto solo del centro e la Divinità è già con te a fare ciò che fai tu.
La Mamma celeste, i santi ed angeli e tutta la creazione, tutti in coro ripetono il tuo atto e sentono gli effetti della Volontà Suprema. Guarda, ascolta il prodigio non mai visto di quell’atto solo che riempie cielo e terra e che la stessa Trinità, unificandosi colla creatura, si mette come a primo atto dell’atto della creatura”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 19; Maggio 27, 1926)

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Stavo per riprendere il mio volo nel Voler Supremo, per fare la mia solita visita nel Regno della Volontà Divina stendendomi nei suoi confini per fare echeggiare il mio ti amo, la mia adorazione, il mio grazie per ciascuna cosa creata. Ora mentre stavo per fare ciò pensavo tra me:
“Se Dio è da per tutto, a che pro prendere il mio volo nel Voler Divino per portarmi fino nell’altezza dei cieli, innanzi alla Maestà Suprema, portando come nel mio piccolo grembo tutte le umane volontà delle generazioni per fare per ciascuna volontà ribelle il mio atto di sudditanza, di amore e di abbandono, affinché [io] vinca la Volontà Divina per farla venire a regnare sulla terra, dominante e trionfante in mezzo alle creature? Quindi se sta da per tutto, posso farlo anche da qui”.
Mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, muovendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, guarda il sole. La sua luce scende e riempie tutta la terra, ma il sole sta sempre lassù, sotto la volta del cielo, con tutta maestà, nella sua sfera, padroneggiando e dominando tutti e tutto colla sua luce.
Ma mentre non scende nel basso, dà gli stessi effetti, comunica gli stessi beni per mezzo dei suoi raggi, come se scendesse esso stesso dall’altezza della sua sfera. Molto più [che] se il sole scendesse dalla sua altezza, la terra essendo molto piccola e le creature incapaci di sostenere una luce sì grande, scendendo divamperebbe ed eclisserebbe tutto colla sua luce e col suo calore.
Ma siccome tutte le cose da me create contengono la somiglianza delle viscere di misericordia del loro Creatore, perciò il sole se ne sta in alto, e mandando i suoi raggi pieni di bontà, di amore e di beni alla piccola terra.
Ora se ciò fa il sole, immagine della vera luce del sole divino, molto più Iddio, vero sole di luce, di giustizia e di amore. La mia maestà non si muove dall’altezza del suo trono, ma è sempre ferma e stabile nel suo posto, nella sua reggia celeste, e più che sole emana i suoi interminabili raggi, i quali portano i suoi effetti, i suoi beni, e comunica la sua stessa vita, come se scendesse, a chi vuole riceverla.
Quindi ciò che non fa collo scendere in persona, lo fa colla emanazione dei suoi interminabili raggi, bilocandosi in essi per dare la sua vita e i suoi beni all’umane generazioni.
Ora figlia mia, [per] la tua condizione di creatura, il tuo ufficio della tua missione del Fiat Supremo, spetta a te salire su quegli stessi raggi che emana la Maestà Suprema, per portarti innanzi ad essa e compiere il tuo ufficio nel seno del sole eterno, gettandoti nel principio donde ne uscisti per prendere, quanto a creatura è possibile, la pienezza della mia Volontà per conoscerla e manifestarla agli altri.
Ora tu devi sapere quali sono i vincoli d’immedesimazione tra Volontà Divina ed umana; e perciò amo tanto e voglio, con diritto di creazione, di paternità, d’amore e di giustizia, che la volontà umana ceda il posto alla mia e, gettandosi come un piccolo bambino nelle sue braccia, si faccia da essa sorreggere, nutrire e dominare.
L’Ente Supremo nel creare l’uomo fece uscire in campo la mia Volontà, sebbene tutti i nostri attributi vi concorsero come conseguenza e naturalmente; ma il Supremo Volere fu come atto primo, che prendeva a petto suo la vita di tutta la creazione, compreso l’uomo, e perciò si faceva vita di tutti, dominando tutto, facendo tutto suo; perché tutto da essa era uscito, di giustizia tutto doveva essere suo.
La mia Volontà più che sole emanò i suoi raggi e con la punta di questi raggi, animando la natura umana, formava la volontà della creatura. Vedi dunque che cosa è la volontà nelle umane generazioni?
Tante molteplici punte di raggi, che [la mia Volontà] emanò come tante scintille nelle creature per formare la volontà in loro, ma senza distaccare queste scintille dal raggio che spiccava dal centro del sole del Volere Supremo. Sicché tutte le umane generazioni girano intorno a questo sole, perché ciascuna creatura contiene la punta d’un raggio di questo sole eterno della mia Volontà.
Ora quale non è l’affronto di questo sole nel vedere la circonferenza di questi raggi, la di cui punta forma la volontà di ciascuna creatura, [le cui punte sono] convertite, tramutate in tenebre, in natura umana, disconoscendo la luce, il dominio, la vita di quel sole che con tant’amore dava la sua Volontà, affinché la sua e quella delle creature fosse una sola e così poter formare in loro la vita divina?
Ci può essere vincolo più forte, più stabile e che non [si] può disunire, tra il centro del sole e i suoi raggi? La luce è indivisibile e, se si potesse disunire, la parte divisa andrebbe errante e finirebbe col risolversi in tenebre. Sicché tra Volontà Divina ed umana c’è tale unione d’immedesimazione, che si può paragonare all’unione che passa tra il sole e il raggio solare, tra il calore e la luce.
Non sarebbe diritto del sole dominare i suoi raggi, ricevere la sudditanza di essi per formare il suo regno di luce sulla sua stessa circonferenza solare? Così è per la mia Volontà. Quando la creatura si sottrae da essa, [la mia Volontà] resta come senza regno, senza dominio, senza sudditi; si sente rubare ciò che è suo.
Ogni atto che non dipende dal suo Volere è uno strappo, un furto che si fa alla sua luce, e perciò, nel vedersi rubare la sua luce convertita in tenebre, spasima più che madre quando si vede strappare il portato delle sue viscere, non per dargli vita, ma per ucciderlo.
Sicché le perdite che fa la mia Volontà quando la creatura non sta unita al suo centro e non vive del Volere della sua luce, sono perdite divine e di valore infinito; i mali di essa, la bruttezza che acquista, è incalcolabile ed indescrivibile. La mia Volontà resta senza regno nelle creature ed essa resta spogliata, senza eredità, senza diritto di beni di sorta.
Perciò non esiste altra cosa più importante, più grande, che metterà l’equilibrio, l’ordine, l’armonia, la somiglianza tra Creatore e creature, se non che la mia Volontà. Perciò voglio far conoscere che cosa è il Voler Divino e l’umano, affinché ci rappacifichiamo ed essa acquisti il suo Regno ed alle creature vengano restituiti i beni perduti. ” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 19; Settembre 7, 1926)

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La mia povera mente, mentre valicava il mare del Fiat Divino, a secondo la mia piccola capacità comprendevo il suo valore, la sua santità ed il gran prodigio, che la creatura vivendo in essa può racchiudere in sé stessa una Volontà sì santa ed interminabile, facendosi portatrice e posseditrice di questo Volere sì santo che coinvolge e racchiude tutto.
Che il grande racchiude il piccolo non c’è niente di meraviglia, ma che il piccolo racchiude il grande dà dell’incredibile, e solo Iddio può fare questi prodigi. Bontà divina, quanto sei ammirabile!
E più che madre tenera ed amorosa che vuol racchiudersi nel figlio per metterlo al sicuro, e farsi ripetitrice della vita del suo stesso parto per avere la gloria di poter dire: “Il figlio è tutto simile alla madre sua!”
Ma mentre la mia mente si felicitava nelle pure gioie del Fiat Divino, un turbine triste ha funestato le mie gioie, e comprendevo il grande male e l’affronto terribile che si fa a Dio quando arbitrandoci facciamo la nostra volontà. E l’amato Gesù ripetendo la sua breve visitina tutto amareggiato mi ha detto:
“Mia figlia buona, ahi, la volontà umana! Essa guerreggia Iddio e guerreggia se stessa, le armi che muove contro il suo Creatore feriscono se stessa, e la sua anima resta come un corpo fatto a brandelli innanzi a Dio. Ogni atto di volontà umana la divide dal suo Creatore, dalla sua santità, dalla sua fortezza e potenza, dal suo amore ed immutabilità.
Senza della mia Divina Volontà diventa la creatura come una città assediata, che i nemici la costringono a morire di fame ed a martoriarla in tutte le membra, con questa differenza: che i carnefici che le strappano le membra, è la propria volontà; non sono i nemici che la tormentano, ma lei stessa si fa nemica di se stessa. Se tu sapessi il dolore che sento quando veggo le anime fatte a brandelli!
Ogni atto di sua volontà è una divisione che forma tra Dio ed essa, è uno spostarsi dalla bellezza della sua creazione, è un raffreddarsi dal vero e puro amore, è smarrirsi dalla sua origine, è un prepararsi, se la volontà precipita nel mal grave, o un inferno anticipato, o un purgatorio se il male è leggero.
La volontà umana è come la cancrena al corpo, che tiene virtù di far cadere le carni a brandelli e di deformare la bellezza della creatura. Povere anime senza della mia Volontà Divina! Perché essa sola tiene la virtù unitrice che unificando tutto insieme, il pensiero, il desiderio, l’affetto, l’amore, la volontà umana, dà la bella forma unitiva all’anima della creatura.
Invece senza della mia Volontà il pensiero vuole una cosa, la volontà un’altra, il desiderio ne vuole un’altra, l’affetto un’altra, in modo che si dibattono tra loro, si arruffano, si dividono. Ahi, non vi è pace né unione senza della mia Volontà! Manca chi vi mette il cemento per riunire le parti divise, e renderla forte contro tutti i mali che possono insorgere. Perciò il tuo Gesù non fa altro che piangere sulle rovine di queste, più che Gerusalemme sconvolta, che invece di conoscere il loro Messia lo disconobbero e gli diedero la morte.
Così la mia Volontà viene disconosciuta, mentre sta in mezzo a loro ed in loro, e formano delle loro anime piccole città sconvolte, che mi costringono a farmi ripetere la minaccia, che di loro non rimarrà pietra sopra pietra, perché senza della mia Volontà sono cittadelle senza re, quindi non hanno né chi le protegge né chi le difende né chi somministra loro gli alimenti necessari per fare il bene e per non farle intrinsichire nel male.
Ed io piango sulla loro sorte e prego che riconoscano la mia Volontà, l’amino e la facciano regnare; e tu prega insieme con me”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 31; Marzo 5, 1933)