Mercoledì della III settimana di Quaresima (Mt 5,17-19)

17Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. 18In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento” (Mt 5, 17)

Ritornando sul punto del vivere nel Volere Divino, mi era stato detto che era come vivere nello stato d’unione con Dio, ed il mio sempre amabile Gesù nel venire mi ha detto: “Figlia mia, c’è gran differenza tra il vivere unito con me e vivere nel mio Volere.”
E mentre ciò diceva mi ha steso le braccia e mi ha detto: “Vieni nel mio Volere anche un solo istante e vedrai la gran differenza.”
Io mi son trovata in Gesù; il mio piccolo atomo nuotava nel Volere eterno, e siccome questo Volere eterno è un atto solo che contiene tutti gli atti insieme, passati, presenti e futuri, io stando nel Volere eterno prendevo parte a quell’atto solo, che contiene tutti gli atti, quanto a creatura è possibile.
Io prendevo parte anche agli atti che non esistono e che dovranno esistere fino alla fine dei secoli e finché Dio sarà Dio, ed anche per questi io l’amavo, lo ringraziavo, lo benedivo, ecc.
Non c’era atto che mi sfuggisse, ed ora prendevo l’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, lo facevo mio, come era mio il loro Volere, e lo davo a loro come mio. Com’ero contenta di poter dar loro l’amore loro come mio! e come loro trovavano il pieno contento e sfogo completo nel ricevere da me il loro amore come mio! Ma chi può dire tutto? Mi mancano i vocaboli. Ora il benedetto Gesù mi ha detto:
“Hai visto che cosa è vivere nel mio Volere? È scomparire, è entrare nell’ambito dell’eternità, è penetrare nell’onnipotenza dell’Eterno, nella mente increata; è prendere parte a tutto, per quanto a creatura è possibile, ed a ciascun atto divino; è fruire anche stando in terra di tutte le qualità divine; è odiare il male in modo divino; è quello spandersi a tutti senza esaurire, perché la Volontà che anima questa creatura è divina; è la santità non ancora conosciuta, che farò conoscere, che metterà l’ultimo ornamento ed il più bello, il più fulgido di tutte le altre santità e sarà corona e compimento di tutte le altre santità.
Ora, vivere unito con me non è scomparire: si veggono due esseri insieme; e chi non scomparisce non può entrare nell’ambito dell’eternità per prendere parte a tutti gli atti divini. Pondera bene e vedrai la gran differenza.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Aprile 8, 1918)

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… “Figlia mia, tu credi che sia nulla il vivere nel mio Volere; no, no, anzi è il tutto: è il compimento di tutte le santità, è il dominio assoluto di sé stesso, delle sue passioni e dei suoi capitali nemici; è il trionfo completo del Creatore sulla creatura.
Sicché se lei aderisce ed io giungo a che viva nel mio Volere senza voler conoscere più il suo, non ho più che voler dalla creatura e lei non ha più che darmi; tutte le mie brame sono compite, i miei disegni realizzati, non resta altro che felicitarci a vicenda.
È vero che venni sulla terra per redimere l’uomo, ma il mio scopo principale fu che la Volontà Divina trionfasse sulla volontà umana coll’accordare insieme queste due volontà e farne una sola, col portarla in quella Volontà donde era uscita. Era questa la principale offesa che il mio Celeste Padre ricevette dall’uomo, ed io dovevo risarcirlo, altrimenti non gli avrei dato piena soddisfazione.
Ma per ottenere il primo scopo dovetti prima mettere fuori il secondo, cioè salvarlo, dargli la mano perché caduto, lavarlo dal fango in cui giaceva. Come potevo dire: ‘Vieni a vivere nel mio Volere’, se era orrido a vedersi e sotto la schiavitù del nemico infernale?
Quindi dopo aver ottenuto il secondo scopo, voglio mettere in salvo il primo: che la mia Volontà si faccia in terra come in Cielo, e l’uomo uscito dalla mia Volontà rientri di nuovo nella mia.
E per ottenere ciò, do a questa prima creatura tutti i miei meriti, tutte le mie opere, i passi, il mio cuore palpitante, le mie piaghe, il mio sangue, tutta la mia Umanità, per disporla, per prepararla, per farla entrare nella mia Volontà, perché prima deve prendere il frutto completo della mia redenzione, e come in trionfo entra in possesso del mare immenso della mia Suprema Volontà.
Non voglio che entri da estranea, ma da figlia, non povera, ma ricca, non brutta, ma bella, come se fosse un altro me. Perciò tutta la mia vita voglio accentrare in te.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 15; Aprile 28, 1923)

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… “Tu devi sapere che dovendoti chiamare in modo tutto speciale a vivere nella mia Divina Volontà, per fartela conoscere e per mezzo tuo far conoscere agli altri la santità del vivere in essa, per farla regnare sulla terra, era necessario che accentrassi in te tutta la santità umana per consumarla in te, per dar principio alla vera santità del vivere nel mio Volere Divino.
La santità nell’ordine umano doveva essere lo sgabello, il trono della santità nell’ordine della mia Divina Volontà. Ecco perciò che fin dal principio in cui ti chiamai allo stato di vittima ed a tutto ciò che soffristi in quell’epoca, io te lo dicevo prima per domandarti se tu accettassi, e dopo che tu accettavi allora ti mettevo in quello stato di pena; volevo da te il patire volontario, non forzato, perché era la tua volontà che volevo far morire ed accendere sopra la tua volontà, quasi come spenta fiammella, il gran fuoco del sole del mio Fiat.
Il patire volontario è qualche cosa di grande innanzi alla nostra Maestà Suprema, e perciò sulla morte del tuo volere, affogato di pene, poteva la mia Volontà avere il dominio e disporti a ricevere il bene più grande delle sue conoscenze.
Non fu il mio patire tutto volontario – nessuno poteva imporsi su di me – che formò il gran bene della redenzione? Quindi tutto ciò che tu soffristi allora, non fu altro che completazione dell’ordine della santità nel modo umano. Perciò quasi nulla ti dicevo della santità del vivere nel mio Voler Divino, volevo completare l’una per incominciare l’altra.
E quando vidi che nulla mi negasti di ciò che io volevo, a costo anche della tua vita, e mentre nulla mi negavi, la tua volontà perdeva la via e si trovava in continuo atto di morire, la mia faceva la sua via e riacquistava la sua vita in te. E come riacquistava la sua vita, così si svelava dicendoti la sua lunga storia, il suo dolore, e come sospira di venire a regnare in mezzo alle creature.
La mia parola è vita, e come, più che tenero padre ti parlavo del mio Fiat, così andavo formando la sua vita in te, perché mai mi avresti capito [in] ciò riguardava il mio Volere se non avessi avuta la sua vita in te, perché ciò che forma vita, si ha il vero interesse di comprendere e difendere, ciò che non forma vita entra nell’ordine secondario, non primario, e non si sente il vero amore che si può avere alla propria vita.
Onde alla stessa vita del mio Fiat formata in te, io potevo affidare tutte le sue conoscenze per poter formare altrettante vite di esso nelle creature. E poi dovevo far di te ciò che feci di me.
Io quando venni sulla terra osservai tutte le leggi, mi sottoposi a tutti i sacrifici della legge antica in modo perfetto, che nessun altro fino allora aveva osservato; e dopo che tutto completai in me, consumando nella mia Umanità tutte le leggi e santità di modo antico, l’abolii e diedi principio alla nuova legge di grazia ed alla nuova santità che portai sulla terra.
Così ho fatto di te; accentrai in te le pene, i sacrifici, le battaglie della santità presente per completarla e così potere rincominciare la nuova santità del vivere nel mio Volere, cioè il Fiat Voluntas tua come in cielo così in terra.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 26; Maggio 9, 1929)

“Finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto” (Mt 5, 18)

… “Figlia mia, tutta la legge ed i beni della redenzione furono scritti da me e deposti nel cuore della mia cara Mamma. Era giusto che siccome fu lei la prima che visse nel mio Volere, e perciò mi attirò dal Cielo e mi concepì nel suo seno, che conoscesse tutte le leggi e fosse depositrice di tutti i beni della redenzione.
E non aggiunsi una virgola di più, fosse meno perché incapace (1), quando uscendo fuori alla mia vita pubblica la manifestai alle genti, agli apostoli; e gli stessi apostoli e tutta la Chiesa nulla ha aggiunto di più di quello che dissi e feci io quando stetti sulla terra: nessun altro Vangelo ha fatto e nessun altro sacramento in più ha istituito, ma si gira sempre [intorno] a tutto ciò che io feci e dissi.
Chi è chiamato per primo, è necessario che riceva il fondo di tutto quel bene che voglio fare a tutte le umane generazioni; è vero che la Chiesa ha commentato il Vangelo, ha scritto tanto su tutto ciò che io feci e dissi, ma mai si è allontanata dalla mia fonte, dall’origine dei miei insegnamenti.
Così sarà della mia Volontà: metterò in te il fondo della legge eterna del mio Volere, ciò che è necessario per farla comprendere e gli insegnamenti che ci vogliono; e se la Chiesa si allargherà nelle spiegazioni e nei commenti, non si partirà mai dall’origine, dalla fonte da me costituita; e se qualcuno vorrà partirsi resterà senza luce e nel buio oscuro, e sarà costretto, se volesse la luce, a ritornare alla fonte, cioè ai miei insegnamenti.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Febbraio 24, 1924)
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(1) fosse meno perché incapace, cioè: e non perché fossi incapace