Mercoledì della III settimana di Pasqua (Gv 6,35-40)
35Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! 36Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.
37Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, 38perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
39E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. 40Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
“Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!” (Gv 6,35)
… “Signor mio, abbi tu pietà di me! Deh, non lasciarmi sola e così abbattuta di animo; non vedi che i demoni mi si appressano con tanta rabbia, che di me certo non lasceranno neppure la polvere?
Come potrò loro resistere, se tu ti allontani da me? A te è ben nota la mia freddezza ed incostanza nel bene; sono tanto cattiva da non saper fare altro che male senza di te, mio bene; dammi almeno novella grazia, e sì copiosa, da non poterti più offendere.
Non sai tu qual è la pena che più strazia l’anima mia? Ah, è il solo pensiero che tu possa lasciarmi sola nel diabolico cimento, per cui mi sento sbigottire e venir meno per la paura… Chi mi darà, in tal caso, animo per avventurarmi nel presagito combattimento?
A chi rivolgerò la mia supplica, mercé la quale possa ottenere l’insegnamento pratico, per debellare il nemico? Fin da ora però benedico il tuo Santo Volere, e con le parole della tua e mia Santissima Madre, rivolte da lei all’arcangelo Gabriele, ti dico con tutto lo slancio del mio cuore: ‘Ecco la tua serva, si faccia di me secondo la tua parola, che è di vita eterna’.”
A tali mie parole, Gesù riprese a dirmi: “Non affliggerti tanto; sappi che giammai permetterò loro che ti tentino sopra le tue forze; e sappi ancora che giammai io metto le anime in battaglia con loro, per fare che periscano; infatti, io prima misuro le loro forze, dono la mia grazia efficace, e poi le introduco nell’aspra pugna, e se qualche anima talvolta precipita, non avviene mai per mancanza della mia grazia, ma perché non ha voluto tenersi unita con me, mercé la continua preghiera; omessa questa, è andata costei mendicando dalla creatura quella sensibilità smarrita del mio amore, senza considerare che soltanto io posso riempire e saziare il cuore umano; oppure, fondandosi costei nel proprio giudizio, si è di molto discostata dalla via sicura dell’obbedienza, credendo superbamente che il suo fosse più esatto e più equilibrato del giudizio di chi è guida di anime in vece mia…
Quale meraviglia, che anime di sì dura tempra vi precipitino?
Ti raccomando, dunque, prima di ogni altra cosa, la costante preghiera, ancorché avessi a soffrire pene di morte, non tralasciando quelle preghiere che sei solita di fare; anzi, quanto più prossima ti vedrai al precipizio, tanto più nella preghiera fidente m’invocherai, nella piena certezza di essere da me aiutata.
Di più voglio che da ora innanzi apra il tuo cuore al confessore, palesandogli tutto ciò che si svolgerà in te, nelle mani del quale ciecamente metterai la soluzione problematica del tuo avvenire, senza disanimo; e di quanto ti sarà detto, nulla tralascerai di mettere in esecuzione, rammentandoti allora ciò che ti dico ora: che sarai circondata da fitte tenebre, e tu ti troverai come chi non ha occhi, per cui ha bisogno d’una mano amica che lo guidi.
Per te, l’occhio sarà la voce del confessore, che come luce e vento dissiperà le tenebre; la mano sarà l’obbedienza, che ti farà da guida e da sostegno per farti giungere a porto sicuro.
Per ultimo ti raccomando il coraggio; voglio che entri con intrepidezza in battaglia, poiché la cosa che più fa temere un esercito nemico è notare il coraggio e la forza con cui gli avversari si avventurano alla pugna, affrontando essi, senza punto temerli, i più sinistri attacchi.
Così i demoni, nulla più temono che un’anima agguerrita del suo coraggio, che si basi su di me, ed a me poggiata entri in mezzo a loro, rendendosi invitta sterminatrice di chi si para dinanzi, in modo che, atterriti e spaventati, vorrebbero darsi a precipitosa fuga, ma non possono, perché legati dalla mia Volontà, sono costretti a subire il più grande tormento e la loro maggior disdegnosa resa.
Coraggio dunque, coraggio, che se mi sarai fedele, ti somministrerò sempre più copiosa la mia grazia e novella forza, affin di riuscire vittoriosa su di loro.”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 1; cap. 15)
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Stavo fondendomi nella Divina Volontà e mi è venuto il pensiero di raccomandare in modo speciale varie persone, ed il benedetto Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, la specialità va da per se stessa ancorché non ci mettessi nessuna intenzione.
Nell’ordine della grazia succede come nell’ordine naturale: il sole dà la luce a tutti, eppure non tutti godono gli stessi effetti, ma non da parte del sole, ma da parte delle creature.
Una se ne serve della luce del sole per lavorare, per industriarsi, per apprendere, per apprezzare le cose; questa si fa ricca, si costituisce e non va mendicando il pane dagli altri.
Un’altra se ne sta oziando, non vuole impicciarsi di nulla, la luce del sole la innonda da per tutto, ma per lei è inutile, non ne vuol far nulla; questa è povera e malaticcia, perché l’ozio produce molti mali, fisici e morali, e se sente fame, ha bisogno di mendicare il pane altrui.
Ora di queste due n’è causa forse la luce del sole? Oppure ad una dà più luce, all’altra meno? Certo che no, la sola differenza è che una profitta in modo speciale della luce, l’altra no.
Ora così nell’ordine della grazia, la quale più che luce innonda le anime, ed ora si fa tutta voce per chiamarle, voce per istruirle, per correggerle, ora si fa fuoco e brucia loro le cose di quaggiù, e con le sue fiamme mette loro in fuga le creature, i piaceri, con le sue scottature forma i dolori, le croci, per dare all’anima la forma della santità che vuole da lei; ora si fa acqua e la purifica, l’abbellisce e la inzuppa tutta di grazia.
Ma chi è che sta attenta a ricevere tutti questi flussi di grazia, chi mi aderisce? Ah, troppo pochi! E poi si ardisce di dire che a questi do la grazia per farsi santi ed agli altri no, quasi volendone dare a me la colpa, e si contentano di menare la vita oziando, come se la luce della grazia non stesse per loro.” … (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Ottobre 20, 1916)
“Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 6, 38)
Stavo abbandonandomi tutta in Gesù, e lui mi ha detto: “Figlia mia, sperditi in me, la tua preghiera sperdila nella mia in modo che la tua e la mia sia una sola preghiera e non si conosca qual sia la tua e qual la mia.
Le tue pene, le tue opere, il tuo volere, il tuo amore, sperdili tutti con le mie pene, con le mie opere, ecc., in modo che si mescolino le une con le altre da formarsi una sol cosa, tanto che tu potrai dire: ‘Ciò che è di Gesù è mio’; ed io: ‘Ciò che è tuo è mio’.
Supponi un bicchiere d’acqua che versi in un recipiente grande d’acqua. Sapresti tu discernere, dopo, l’acqua del bicchiere dall’acqua del recipiente? Certo che no!
Perciò per tuo guadagno grandissimo e con sommo mio contento, ripetimi spesso ed in ciò che fai: ‘Gesù lo verso in te per poter fare non la mia volontà ma la tua’, ed io subito verserò il mio agire in te.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Gennaio 31, 1918)
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… “Padre, se è possibile, passi da me questo calice, però non la mia, ma la tua Volontà sia fatta”.
È già la seconda volta che sento ciò dal mio dolce Gesù! Ma che cosa mi fai intendere con questo “Padre, se è possibile, passi da me questo calice”? O Gesù, ti si fanno avanti tutte le ribellioni delle creature; quel Fiat Voluntas tua, che doveva essere la vita di ogni creatura, lo vedi respinto da quasi tutti, ed invece di trovare la vita trovano la morte.
E tu, volendo dar la vita a tutti e fare una solenne riparazione al Padre per le ribellioni delle creature, per ben tre volte ripeti: “Padre, se è possibile passi da me questo calice, cioè, che le anime, sottraendosi alla nostra Volontà, vadano perdute. Questo calice per me è molto amaro, però, non la mia volontà, ma la tua sia fatta”.
Ma mentre dici questo, è tale e tanta la tua amarezza che ti riduci agli estremi, agonizzi e stai in atto di dare l’ultimo anelito. O mio Gesù, mio Bene, giacché sei nelle mie braccia, voglio anch’io unirmi a te; voglio ripararti e compatirti tutte le mancanze e i peccati che si fanno contro il tuo Santissimo Volere, ed insieme pregarti che in tutto io faccia sempre la tua Santissima Volontà.
La tua Volontà sia il mio respiro, la mia aria; la tua Volontà sia il mio palpito, il mio cuore, il mio pensiero, la mia vita e la mia morte. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – Le Ore della Passione; dalle 10 alle 11 della notte: La seconda ora di agonia nell’Orto di Getsemani)


