27Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. 29Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. 30Io e il Padre siamo una cosa sola».

“Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono” (Gv 10,27)

… “Io sono il tuo tutto, che merita di essere amato da te con uniformità al mio amore che ti porto. Vedi, se tu non allontani da te questo piccolo mondo che da ogni intorno ti circonda, cioè, pensieri, affetti ed immaginazioni verso le creature, io non posso entrare del tutto nel tuo cuore e prendere stabile possesso.
Questo mormorio continuo nella tua mente è d’impedimento a farti sentire più chiara la mia voce, a farmi versare in te le mie grazie, a farti innamorare totalmente di me, che sono sposo tutt’affatto geloso.
Promettimi di voler essere tutta mia, ed io metterò mano all’opera per fare di te tutto quello che voglio. Tu hai ragione di dirmi che tu nulla puoi fare da te sola, ma non temere, farò io il tutto per te; dammi la tua volontà e ciò mi basta”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 1; cap. 5)

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Continuando il mio solito stato, stavo seguendo il Volere Divino nella creazione; e seguendo[lo] da una cosa creata all’altra chiamavo la dolce mia vita, il caro Gesù, che venisse insieme con me a seguire gli atti della sua Volontà in tutte le cose create, e non vedendo[lo] sentivo il chiodo della sua privazione che mi trafiggeva e nel mio dolore gli dicevo:
“Mio Gesù, io non so che fare per ritrovarti. Ti faccio chiamare dalla tua giustizia nel mare, dalla tua potenza dalle sue onde fragorose, e tu non mi ascolti. Ti faccio chiamare dalla tua luce nel sole, dall’intensità del suo calore che simboleggia il tuo amore, e non vieni?
Ti faccio chiamare dalla sua immensità, da tutte le opere tue nella vastità della volta del cielo, e pare che non sia a tema; dimmi almeno, come debbo fare per ritrovarti? Se non ti trovo in mezzo alle opere tue, nella tua stessa Volontà che sono i tuoi confini, dove potrò trovare la mia vita?”
Ma mentre sfogavo il mio dolore, si è mosso dentro di me dicendomi: “Come è bella la figlia mia, com’è bella: vedere la sua piccolezza come sperduta nella mia Volontà, cercarmi in mezzo alle opere mie e non trovarmi!”
Ed io: “Mio Gesù, tu mi fai morire. Dimmi, dove ti nascondi?”
E Gesù: “Mi nascondo in te. E poi se tu senti la voce di una persona, dici che nel sentire la sua voce, è già a te vicina. Ora la mia Volontà è l’eco della mia voce; se tu stai in essa e giri per tutte le opere del mio Fiat, già stai nell’eco della mia voce, e stando in essa ti sto vicino oppure dentro di te; col mio Fiat ti do il dono di girare fin dove giunge la mia voce e fin dove il mio Fiat si stende”.
Ed io sorpresa ho detto: “Amor mio, sicché la tua voce si fa lunghissima, e lunghissima perché la tua Volontà non c’è punto dove non si trova?”
E Gesù ha soggiunto: “Certo figlia mia, non c’è volontà né c’è voce se non vi è la persona che la emette. Sicché la mia Volontà si trova dappertutto, così non c’è punto dove non giunge la mia voce che porta il mio Fiat a tutte le cose.
Quindi se ti trovi nella mia Volontà in mezzo alle opere sue, puoi essere più che sicura che il tuo Gesù è con te”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 21; Marzo 22, 1927)

“Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano” (Gv 10, 28)

Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù si è fatto vedere che teneva fra le sue braccia tanti piccoli agnellini, chi poggiato sul petto, chi alle spalle, chi stretto al collo, chi a destra e chi a sinistra delle sue braccia, chi usciva la testolina da dentro il cuore; ma però i piedi di tutti questi agnellini stavano tutti nel cuore di Nostro Signore, ed il nutrimento che dava loro era il suo alito. Stavano tutti rivolti con la bocca verso la bocca del mio dolce Gesù, per ricevere il suo alito per nutrirsi.
Era proprio bello a vedersi come Gesù prendeva sommo diletto, tutto intento a nutrirli ed a felicitarsi insieme; parevano proprio tanti parti usciti dal suo Cuore Santissimo. Onde rivolto a me mi ha detto:
“Figlia mia, questi agnellini che tu vedi nelle mie braccia sono i figli della mia Volontà, parto legittimo del mio Voler Supremo; usciranno da dentro il mio cuore, ma vi resteranno i loro piedi nel centro del mio cuore per far che nulla prendano dalla terra, di nulla si curino che di me solo.
Guardali come son belli, come crescono nitidi, nutriti, alimentati dal solo mio alito; saranno la gloria, la corona della mia creazione”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Novembre 6, 1922)

“Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,30)

… “Figlia mia, l’unione dei nostri Voleri è tanta, da non distinguersi qual sia il Voler dell’uno e quale quello dell’altro.
È questa unione di Volontà che forma tutta la perfezione delle Tre Divine Persone, perché come siamo uniformi nella Volontà, questa uniformità porta uniformità di santità, di sapienza, di bellezza, di potenza, d’amore e di tutto il resto del nostro Essere; sicché ci specchiamo a vicenda uno nell’altro, ed è tanto il nostro compiacimento nel guardarci, da renderci pienamente felici.
Onde uno [si] riverbera nell’altro, ed ogni qualità del nostro Essere, come tanti mari immensi diversi di gaudi, uno scarica nell’altro; perciò se qualche cosa fosse dissimile tra noi, il nostro Essere non poteva essere né perfetto né pienamente felice.
Ora nel creare l’uomo abbiamo infuso in lui la nostra immagine e somiglianza, per poter travolgere l’uomo nella nostra felicità, e specchiarci e felicitarci in lui; ma l’uomo ha rotto il primo anello di congiunzione di volontà tra lui e il Creatore, e quindi ha perduto la vera felicità, anzi gli sono piombati sopra tutti i mali, perciò né possiamo specchiarci in lui né felicitarci.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Febbraio 8, 1915)

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Continuo a pensare sulle pene del mio appassionato Gesù, e giungendo all’ultimo anelito della sua vita mi son sentita risuonare nel fondo del mio cuore: “Nelle tue mani, Padre, raccomando lo spirito mio”.
Era la più sublime lezione per me, il richiamo di tutto l’essere mio nelle mani di Dio, il pieno abbandono nelle sue braccia paterne; e mentre la mia mente si perdeva in tante riflessioni, il mio penante Gesù visitando la mia piccola anima mi ha detto:
“Figlia mia benedetta, la mia vita quaggiù, come incominciò così finì; dal primo istante del mio concepimento fu un mio atto continuato, posso dire che in ogni istante mi mettevo nelle mani del mio Padre celeste; era l’omaggio più bello che gli dava il suo Figlio, l’adorazione più profonda, il sacrifizio più eroico e completo, l’amore più intenso di figliolanza che gli davo.
Il mio pieno abbandono nelle sue mani rendeva la mia Umanità parlante, e con voce imperativa, che chiedeva tutto, ed ottenevo tutto ciò che io volevo; ad un suo Figlio abbandonato nelle sue braccia non gli poteva negare nulla il mio Padre celeste; il mio abbandono d’ogni istante era l’atto più gradito, tanto che volli coronare l’ultimo anelito della mia vita colle parole: ‘Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito’.
La virtù dell’abbandono è la virtù più grande, è impegnare Dio che si prenda cure dell’abbandonata nelle sue braccia; l’abbandono dice a Dio: ‘Io non voglio saper nulla di me stesso, questa mia vita è tua, non mia, e la tua è mia’.
Perciò se vuoi tutto ottenere, se mi vuoi amare davvero, vivi abbandonata nelle mie braccia, fammi sentire l’eco della mia vita d’ogni istante: ‘Nelle tue mani tutta mi abbandono’; ed io ti porterò nelle mie braccia come la più cara delle mie figlie”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 32; Aprile 23, 1933)

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La mia povera mente continua il suo cammino nel Voler Divino; ed oh, come esso si sente felice nel vedere che la sua piccola neonata va in cerca dei suoi atti per conoscerli, baciarli, adorarli, farli suoi, e dirgli: “Quanto mi hai amato!”
Onde mi son fermata nella discesa del Verbo sulla terra, ed io lo compativo nel vederlo solo. Ed il mio dolce Gesù, con una tenerezza indicibile, sorprendendomi mi ha detto:
“Figlia mia carissima, tu ti sbagli; la solitudine fu da parte dell’ingratitudine umana, ma dalla parte divina e delle opere nostre, tutti mi accompagnarono né mi lasciarono mai solo.
Anzi tu devi sapere che insieme con me scese il Padre e lo Spirito Santo; mentre io restai con loro in Cielo, loro scesero con me in terra. Siamo inseparabili; noi stessi, se lo vogliamo non possiamo separarci, al più ci bilochiamo, e mentre teniamo il nostro trono in Cielo, formiamo il nostro trono in terra, ma separarci non mai.
Al più il Verbo prese la parte operante, però concorrente sempre il Padre e lo Spirito. Anzi nell’atto che scesi dal Cielo, tutti si mossero per farmi corteggio e per darmi gli onori a me dovuti.
Mi corteggiò il cielo con tutte le sue stelle, dandomi gli onori della mia immutabilità e del mio amore che mai finisce; mi corteggiò il sole, dandomi gli onori della mia eterna luce, oh, come mi decantò bene colla molteplicità dei suoi effetti!
Posso dire [che] facendomi culla colla sua luce e col suo calore, nel suo muto linguaggio mi diceva: ‘Tu sei luce ed io ti onoro, ti adoro, ti amo con quella stessa luce con cui mi creasti’.
Tutti mi circondarono: il vento, il mare, il piccolo uccellino, tutti e tutto, per darmi l’amore, la gloria con cui li avea creati; e chi mi decantava il mio impero, chi la mia immensità, chi le mie gioie infinite.
Le cose create mi facevano festa, e se io piangevo anche loro piangevano, perché la mia Volontà risiedendo in esse le teneva a giorno di quello che io facevo; ed oh, come si sentivano onorate nel fare ciò che faceva il loro Creatore! Poi ebbi il corteggio degli angeli, che non mi lasciarono mai solo.
E siccome tutti i tempi sono i miei, ebbi il corteggio del mio gran popolo che avrebbero vissuto nel mio Volere, il quale me lo portava nelle sue braccia, ed io me lo sentivo palpitante nel mio cuore, nel mio sangue, nei miei passi; e solo [al] sentirmi investito da questo popolo, amato colla mia stessa Volontà, mi sentivo come contraccambiato della mia discesa dal Cielo in terra.
Era questo il mio scopo primario: di riordinare il Regno della mia Volontà in mezzo ai figli miei; mai avrei creato il mondo se non dovessi avere i figli che mi somigliano e che non vivessero della mia stessa Volontà.
Essa si troverebbe nelle condizioni di una povera madre sterile, che non tiene potere di generare e che non può formarsi una famiglia a sé. Perciò la mia Volontà tiene potere di generare e di formarsi la sua lunga generazione, per formarsi la sua famiglia divina”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Dicembre 25, 1938)