60Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». 61Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza?
62E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? 63È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita.
64Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. 65E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
66Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. 67Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». 68Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna 69e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

“E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita” (Gv 6, 62-63)

… “Figlia benedetta, la mia Volontà produce la luce nell’anima, la luce genera la conoscenza, luce e conoscenza si amano e generano l’amore; sicché dove regna la mia Volontà Suprema regna la Trinità Sacrosanta in atto. La nostra Divinità adorabile è portata in natura, in modo irresistibile, senza mai interrompere, a generare continuamente, ed il primo atto generatore lo facciamo in noi stessi: il Padre mi genera continuamente, ed io suo Figlio mi sento generato continuamente in lui; il Padre celeste mi genera e mi ama, io son generato e l’amo, e dall’uno e l’altro procede l’Amore.
In quest’atto generativo senza mai cessare, si racchiudono tutte le nostre conoscenze mirabili, i nostri segreti, le nostre beatitudini, i tempi, le nostre disposizioni, la nostra potenza e sapienza, tutta quanta l’eternità racchiusa in un solo atto generatore, che forma tutto l’assieme del nostro Essere Divino.
Quindi questo nostro Amore reciproco che forma la terza Persona del nostro Ente Supremo, inseparabile da noi, pare che non si contenta del nostro atto generatore in noi, ma vuole generare fuori di noi stessi nelle anime; ed ecco, il compito lo affidiamo alla nostra Volontà animata dal nostro Amore, che scende nelle anime e vada a formare con la sua luce la nostra generazione divina; ma ciò può fare in chi vive nel nostro Volere, fuori di esso non c’è posto per formare la nostra vita divina, la nostra parola non troverebbe l’udito per farsi ascoltare, e mancando le nostre conoscenze l’Amore non troverebbe la sostanza per generare; ed ecco la nostra Trinità Santissima scompigliata nella creatura.
Perciò la sola nostra Volontà è quella che può formare questa nostra generazione divina. Quindi sii attenta ad ascoltare ciò che ti vuol dire questa luce, per darle il campo al suo atto generatore”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 31; Agosto 14, 1932)

“Le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita” (Gv 6,63)

Il mare del Voler Divino mormora sempre, forma le sue onde altissime per assalire le creature, or di luce or d’amore ora d’incantevole bellezza ed ora con gemiti che vuole il suo posticino nelle creature per vivere in esse. Il suo amore è indicibile e giungerebbe agli eccessi, userebbe tutti i suoi stratagemmi d’amore, purché avesse la libertà di vivere e di farci vivere nel suo Fiat.
Io son restata sorpresa nel veder ciò, ed il mio amabile Gesù mi ha detto: “Figlia della mia Volontà, tu non sai dove giunge il nostro amore e che cosa faremmo per far vivere la creatura nella nostra Volontà.
Questo è il punto più bello della creazione, e se ciò non facciamo possiamo dire: ‘Il nostro lavoro non è compiuto né abbiamo fatto quello che sappiamo e possiamo fare; possiamo dire che non abbiamo fatto nulla [in confronto] a quello che ci resta da fare’.
Tu devi sapere che ab æterno è stato stabilito dalla nostra Divinità, che tante vite faremo di noi stessi per quante cose abbiamo create e per quanti atti farà la creatura nella nostra Volontà. Essendo il nostro Essere superiore a tutto, è giusto che superi nelle sue vite il numero di tutte le cose create e di tutti gli atti dell’umana famiglia.
Ora se la creatura non vive nella nostra Volontà, non possiamo, ci mancherebbe la materia divina per formare la nostra vita negli atti suoi, ci mancherebbe il posto dove metterla; e poi formare queste nostre vite senza chi le voles-se ricevere, senza chi le conoscesse e le amasse, a che pro?
Vedi dunque come si tratta dell’atto più bello, più potente e sapiente? Si tratta [di] esporre le nostre vite, che già teniamo generate nel nostro seno e non possiamo uscirle perché non regna il nostro Volere. E ti par poco ciò che manca al grande lavoro della creazione?
È l’atto più interessante, il punto più culminante in cui sarà ravvolta la creazione e tutti gli atti, d’una bellezza sì rara, d’una gloria sì grande, da far restare come tante goccioline la bellezza che hanno conosciuto di noi e la gloria che ci hanno dato per il passato.
Figlia mia, oh, come lo sospiriamo, come il nostro amore freme, geme, delira, che la creatura viva nel nostro Volere! E siccome sappiamo che molte cose le mancheranno per poterci servire dei suoi atti per formare la nostra vita, siamo disposti al nostro lavoro continuo per supplirla in tutto.
In ogni suo atto le daremo il nostro amore, la nostra santità, la bontà e bellezza nostra, perché nulla mancasse per ciò che occorre per formare la nostra vita, e così genereremo e riprodurremo noi stessi. Ed oh, quanto ricambio d’amore, di santità, di bontà avremo! Ci feliciteremo nel dolce incanto della nostra bellezza.
Come non dobbiamo sospirare che si viva nel nostro Volere, ché non è la sola creatura che avremo, ma la nostra stessa vita generata negli atti suoi? E mentre ci godremo una nostra vita, un’altra ne seguirà, e poi un’altra ancora a seconda gli atti che [la creatura] farà.
Come vedremo che sta per fare l’atto, metteremo del nostro e ci faremo attori della stessa vita nostra e spettatori; che gioia, che felicità figlia mia, poter formare noi stessi, tenere chi ci conosce ed ama e possedere la nostra reggia nella creatura!
Oltre di ciò il gran bene che avrà la creatura: la sua piccola santità resterà nella nostra, il suo piccolo amore resterà nel nostro, la sua bontà e bellezza resterà nella nostra, in modo che se farà un atto santo terrà la nostra santità in suo potere, se ama amerà col nostro amore, e così di seguito, in modo che i suoi atti sorgeranno da dentro gli atti nostri, perché tutto ciò che si fa nel nostro Volere non esce né da noi né da dentro gli atti nostri.
Sicché ci amerà sempre, e ci sentiremo sempre amati; crescerà sempre in santità, bontà e bellezza. Con ciò acquisterà sempre nuove conoscenze del suo Creatore, perché se lo sentirà palpitante negli atti suoi; la mia Volontà si farà rivelatrice, le dirà sempre cose nuove del nostro Essere Divino, per farle apprezzare maggiormente la nostra vita che possiede – la conoscenza fa sorgere nuovo amore, comunica altre varietà della nostra bellezza – non le darà tempo a[l] tempo a dirle cose nuove, come alimen-tandola di quello che siamo.
La felice creatura si sentirà presa nella rete del nostro amore, si sentirà investita dalla nostra luce e dall’incanto della nostra bellezza; e noi saremo talmente rapiti dal suo amore, che ci rifugeremo in essa per amare e per dar sfogo al nostro amore, e l’abbelliremo tanto da farci subire l’incanto d’una bellezza sì rara.
Perciò tutte le altre cose le possiamo chiamare goccioline, al confronto del vivere la creatura nel nostro Volere. Quindi sii attenta; mi darai il più grande contento, mi renderai felice se vivrai nella mia Volontà”.
Dopo ciò continuavo a pensare al gran bene di vivere nel Voler Divino, ed il dolce Gesù ha ripreso il suo dire: “Figlia mia, è tanto questo bene, che sento al vivo la nostra vita palpitante in essa, tanto che non abbiamo più bisogno di parole per farci intendere.
Il nostro respiro nel suo è parola, la quale investe l’essere umano, lo trasmuta nella nostra parola, e [la creatura] sente che [la nostra parola] parla nella [sua] mente, nelle opere, nei passi, e la virtù della nostra parola creatrice la investe, in modo che si fa sentire nelle più intime fibre del cuore e cambia nella mia stessa parola la creatura.
La mia parola diventa natura in essa, e [il] non fare [la creatura] ciò che dico e voglio, sarebbe come se [la mia parola] andasse contro sé stessa, ciò che non può essere.
Sicché per chi vive nel mio Volere io sono parola nel respiro, nel moto, nella intelligenza, nello sguardo, in tutto; tanto che mentre si sente fusa ed inzuppata nella mia parola, non avendo sentito il suono della mia voce si maraviglia e dice: ‘Come, sento la mia natura cambiata nella sua parola e non so quando me l’ha detto?’
Ed io le dico: ‘Non sai che sono parola ad ogni istante? Ed ancorché tu non mi ascolti io parlo, sapendo che quando entrerai nel gabinetto dell’animo tuo, tu la troverai e prenderai il dono della mia parola’.
Le mie parole non fuggono, ma restano e trasformano la natura umana in essa. Ci passa tale unione e trasformazione [tra] chi vive nel nostro Volere e noi, che ci intendiamo senza parlare e parliamo senza parola.
E questo è il più gran dono che possiamo fare alla creatura: parlare col respiro, col moto; [essa] è tanto immedesimata con noi, che usiamo gli stessi modi come li usiamo con noi stessi, che ad onta che il nostro Essere Divino è tutto parola e voce, quando non vogliamo non ci facciamo sentire [d]a nessuno. Perciò sii attenta e lasciati guidare in tutto dal mio Volere”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Dicembre 5, 1938)

“Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6, 68)

… “Da [quando] l’uomo peccò, uscì da dentro la nostra Volontà e gli furono con giustizia chiuse le porte di questi nostri campi. Ora vogliamo aprire queste nostre porte dopo tanti secoli a chi vuole entrare, non forzarle, ma liberamente, per farci popolare questi nostri campi divini, per dare una nuova forma, un modo di vita tutto nuovo alla creatura, e poter ricevere non opere da essa, ma in ogni suo atto vita formata nella stessa vita nostra.
Ecco perciò la causa del tanto mio dire sulla mia Volontà; la forza della mia parola creatrice li disporrà, darà loro il desiderio, muterà la volontà umana, e conoscendo che voglio aprire le porte busseranno, ed io subito aprirò loro, affinché resto io stesso appagato ed abbi[a] il mio popolo fortunato che mi darà, al cambio della mia vita che ho dato per essi, la loro vita in cambio della mia.
Mai ho parlato senza aver nulla o invano. Parlai nella creazione e la mia parola servì per formare le cose mirabili di tutto l’universo; parlai nella redenzione, e la mia parola, il mio Vangelo serve di guida alla mia Chiesa, di luce, di sostegno, si può dire che la mia parola è la sostanza e la mia vita palpitante nel grembo della Chiesa.
Ora se ho parlato e parlo ancora sulla mia Divina Volontà, non sarà invano, no, ma avrò i mirabili effetti e la vita della mia Volontà conosciuta, operante e palpitante in mezzo alle creature. Quindi lasciami fare, ed io disporrò in modo le cose che la mia parola non sarà parola morta, ma viva, che darà vita con tutti i suoi mirabili effetti.
Molto più che questi nostri campi e mari celesti faranno da Madre alle anime fortunate che vogliono vivere in essi, le educheranno in modo divino, li nutriranno con cibi prelibati presi dalla mensa celeste e li cresceranno in modo nobile e santi, che in tutti i loro atti, passi e parole si vedrà a chiare note scritto: ‘Sono simili al loro Creatore’.
Dio sentirà la melodia della sua voce nella parola di esse, la potenza sua nelle loro opere, il suo dolce moto dei passi che corre presso di tutti, che li vuole a sé, nei passi di loro, e come rapito dirà: ‘Chi è che mi somiglia?
Chi sa imitare la mia voce dolce, armoniosa e forte da poter scuotere cielo e terra? Chi tiene tanta forza da rapirmi nelle sue opere per farmi operare insieme con lei? Chi è? Chi è? Ah! È chi vive nei nostri campi divini.
È giusto che ci somiglia in tutto, per quanto a creatura è possibile; è la figlia nostra, e basta. Lasciamola che ci imita, che ci somiglia. Sarà la gloria nostra, della nostra opera creatrice, la sospirata del suo Padre celeste!’…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 30; Dicembre 21, 1931)