Martedì della VI settimana di Pasqua (Gv 16,5-11)
5Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: «Dove vai?». 6Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. 7Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
8E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. 9Riguardo al peccato, perché non credono in me; 10riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; 11riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato.
“Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi” (Gv 16,7)
Continuando il mio solito stato, mi sentivo oppressa per la privazione del mio sempre amabile Gesù, e venendo mi ha detto:
“Figlia mia, quando sei priva di me, serviti della mia stessa privazione come rendere duplici, triplici, centuplici gli atti d’amore verso di me, in modo da formarti un ambiente dentro e fuori tutto d’amore, in modo che in questo ambiente mi troverai più bello e come rinato a nuova vita, perché dove c’è amore, là io ci sono; e perciò per l’anima che veramente mi ama non ci può essere separazione, anzi formiamo la stessa cosa, perché l’amore pare che mi crea, mi dà vita, mi alimenta, mi fa crescere; nell’amore trovo il mio centro e mi sento ricreato, rinato, mentre sono eterno, senza principio e senza fine, ma per cagione dell’anima che mi ama, mi piace tanto l’amore che mi sento come rifatto.
Oltre di ciò, in questo amore io trovo il mio vero riposo; si riposa la mia intelligenza nell’intelligenza che mi ama, si riposa il mio cuore, il mio desiderio, le mie mani, i miei piedi, nel cuore che mi ama, nel desiderio che mi ama e desidera solo me, nelle mani che operano per me, nei piedi che camminano solo per me.
Sicché parte per parte io vado riposando nell’anima che mi ama, e l’anima col suo amore mi trova in tutto e dappertutto e si riposa tutta in me, e nel mio amore resta rinata, abbellita e cresce in modo mirabile nel mio stesso amore.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Maggio 30, 1912)
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Continuando il mio solito stato, mi lamentavo con Gesù ché non ci veniva ancora, e venendo mi ha detto:
“Figlia mia, la mia Volontà nasconde in sé la mia stessa Umanità; ecco perciò che parlandoti della mia Volontà qualche volta ti nascondo la mia Umanità: ti senti circondata di luce, senti la voce e non mi vedi, perché la mia Volontà l’assorbe in sé, tenendo questa i suoi limiti, mentre la mia Volontà è eterna e senza limiti.
Difatti la mia Umanità stando in terra non occupò tutti i luoghi, tutti i tempi né tutte le circostanze, e dove non potette lei arrivare, supplì e giunse la mia Volontà interminabile.
E quando trovo le anime che in tutto vivono del mio Volere, suppliscono alla mia Umanità, ai tempi, ai luoghi ed alle circostanze e fino ai patimenti, perché vivendo in loro il mio Volere, io me ne servo di loro come me ne servii della mia Umanità. Che cosa fu la mia Umanità se non organo della mia Volontà? E tali sono chi fanno la mia Volontà.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Marzo 24, 1914)
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… Ond’io vedendo che il mio adorato Gesù come parlava della sua Volontà mi scompariva e restava come ecclissato in una luce immensa, come quando il sole fa scomparire le stelle ecclissandole nella sua luce, ho detto: “Gesù, vita mia, non mi parlate della vostra Volontà, perché tu ti ecclissi nella sua luce ed io ti perdo e resto sola e senza di te. Come può essere che il tuo Volere mi fa perdere la mia vita, il mio Tutto?” E Gesù ha soggiunto:
“Figlia mia, la mia Umanità è più piccola della mia Volontà Eterna, ha i suoi confini, i suoi limiti; e perciò la mia Volontà interminabile avvicinandosi a te con le sue conoscenze, la mia Umanità resta sperduta nella sua luce e come ecclissata; e perciò tu non mi vedi, ma io resto sempre in te, e godo ché veggo la piccola neonata della mia Volontà ecclissata nella stessa luce della mia Umanità.
Sicché stiamo insieme, ma siccome la nostra vista resta abbagliata dalla luce sfolgorante del Voler Supremo, non ci vediamo.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Gennaio 23, 1924)
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Le privazioni del mio dolce Gesù si fanno più a lungo, ed io non faccio altro che sospirare e gemere il suo ritorno. E per quanto viva tutta abbandonata nel Fiat Divino, le sue privazioni sono ferite tanto profonde ed acerbe, che più che cerva ferita mando i miei gridi di dolore, che se potessi assorderei cieli e terra e muoverei tutto al pianto, per un dolore sì straziante e per una privazione sì grande, che mi fa sentire il peso d’un dolore infinito e d’una ferita sempre aperta, menoché quei pochi momenti che mi parla del suo Volere Divino, che mi sembra che si chiuda, ma per riaprirsi con dolore più acerbo.
E perciò son costretta nei miei scritti a vergare la mia nota dolente della piccola anima mia, che più che cerva ferita mando i miei gridi di dolore per ferire quel Gesù che mi ferisce; chi sa, ferito mi ritorni e metta tregua alla mia nota dolente. Onde mentre mi sentivo immersa nel dolore della sua privazione e tutta abbandonata nel suo Volere, si è mosso nel mio interno e mi ha detto:
“Coraggio, o figlia, non ti abbandonare nel tuo dolore, ma sali più su. Tu sai che hai un compito da compiere, e questo compito è tanto grande che neppure il dolore della mia privazione deve fermarti, anzi devi servirti come salire più su nella luce della mia Divina Volontà. Il tuo incontro con essa dev’essere continuo, perché è scambio di vita che dovete fare: essa si deve dare continuamente a te e tu ad essa.
E tu sai che il moto, il palpito, il respiro dev’essere continuo, altrimenti la vita non può esistere, e tu faresti mancare la tua vita nel mio Fiat, e[d esso] sentirebbe il dolore che la sua piccola figlia, la sua cara neonata, gli fa mancare in esso il suo moto, il suo palpito, il suo respiro; sentirebbe lo strappo della sua neonata, che per sentire la sua vita come vita sua [propria], la tiene sempre in atto di nascere, senza metterla fuori dal suo seno neppure per farle fare un passo.
E tu ti sentiresti mancare la vita del suo moto continuo, del suo palpito, del suo respiro; sentiresti il vuoto d’una Volontà Divina nell’anima tua. No, no, figlia mia, non voglio nessun vuoto della mia Volontà in te. Ora tu devi sapere che ogni manifestazione sul mio Fiat Divino che ti faccio, sono come tanti scalini in cui scende il mio Volere nell’anima per prenderne il possesso, per formare il suo regno, e l’anima sale al cielo per trasportarlo dal cielo in terra.
Perciò è un compito grande e non conviene per qualunque ragione, ancorché fosse santa, perdere tempo. E tu vedi come io stesso mi eclisso nel mio Voler Divino per dare tutto il luogo ad esso; e se faccio le mie scappatine nel venire, è solo per trattare, per riordinare e farti conoscere ciò che appartiene alla mia Divina Volontà. Perciò sii attenta ed il tuo volo in essa sia continuo”.
Dopo di ciò seguitavo a sentirmi oppressa per le privazioni di Gesù e pensavo tra me: “Com’è scemato il suo amore verso di me, confrontato a quello che mi portava prima! Mi sembra che appena le ombre mi son restate, dell’amore di Gesù”. Ma mentre ciò pensavo, si è mosso nel mio interno e mi ha detto:
“Figlia mia, ogni atto fatto nella mia Divina Volontà duplica il mio amore verso di te; quindi dopo tanti atti che hai fatto in essa, posso dire che il mio amore è cresciuto tanto, che devo allargare la tua capacità, per poterti far ricevere il mio crescente amore che sorge in me in ogni atto che fai nella mia Divina Volontà.
Perciò il mio amore è più intenso e centuplicato di più da quello di prima. Quindi puoi star sicura che il mio amore non ti mancherà mai, mai”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 26; Aprile 16, 1929)


