Mercoledì della VI settimana di Pasqua (Gv 16,12-15)
12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.
“Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso” (Gv 16, 12)
La mia povera mente si perdeva nelle tante conoscenze del Supremo Volere, e pensavo tra me: “Perché Gesù tiene tanto interesse che si conosca questa Divina Volontà e che regni in mezzo alle creature?” Ora mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno, e mi ha detto:
“Figlia mia, vuoi tu sapere perché ho tanto interesse di far conoscere la mia Volontà e [che] regni in mezzo alle creature? Perché solo essa è il mezzo per poterla rifare e mette me e lei in condizione, io di poter dare e lei di poter ricevere.
Fino a tanto che il mio Volere non ritorni trionfante e dominante in mezzo alle creature, io non potrò dare ciò che voglio; ed in loro mancherà la capacità, lo spazio per poter ricevere ciò che posso e voglio dare. Perciò che solo la mia Volontà tiene questa virtù, questa potenza che, mettendo l’ordine, l’equilibrio tra Creatore e creatura, apre tutte le vie di comunicazione tra loro.
Dio tiene la sua via regia per poter spedire senza pericolo i doni suoi, di poter scendere quando vuole e portarle in persona i beni più grandi; e la creatura, tenendo la stessa via, può riceverlo oppure salire per andare a prendere essa stessa ciò che il suo Signore le vuol dare.
Per quanto un re sia ricco e potente, se non trova a chi dare, non avrebbe mai il contento, la soddisfazione di poter dare; le sue ricchezze saranno inoperose, isolate, abbandonate. Lui forse vivrà affogato nelle sue ricchezze, ma non avrà mai il contento e la felicità di dare e di godere i suoi beni, perché non trova a chi darli.
Questo re sarà un re isolato, abbandonato, senza corteggio. Non avrà chi gli sorride, chi gli dice un grazie; non sarà mai festa per lui, perché la festa si forma col dare e col ricevere.
Sicché con tutte le sue ricchezze questo re avrà un chiodo nel cuore: l’abbandono, la monotonia. Sarà ricco, ma senza gloria, senza eroismo, senza nome. Qual dolore per questo re, con tutte le sue ricchezze!
Ora figlia mia, la causa perché mettemmo fuori la creazione e creammo l’uomo fu per dare le nostre ricchezze, affinché, alla gloria interna e felicità immensa che teniamo, si unisca la gloria esterna delle opere nostre.
Quindi non stando la creatura nella nostra Volontà ce la sentiamo lontana, né c’è chi ci circonda col suo grazie, né chi ci sorride di compiacenza per le opere nostre. Tutto è isolamento, siamo circondati da immense ricchezze e, perché le nostre creature sono lontane da noi, non abbiamo a chi darle, non abbiamo chi ammira le nostre opere per farle godere. Siamo felici, ma per noi stessi!
Né vi è chi possa menomamente turbare la nostra felicità, ma siamo costretti a vedere l’infelicità delle creature, perché, stando disunite da noi, loro non possono prendere e noi non possiamo dare.
La volontà umana ha formato i cancelli, ha chiuso con chiavi le porte di comunicazione. Il dare è liberalità, eroismo, amore; il ricevere è grazia. E la creatura col fare la sua volontà impedisce la nostra liberalità, il nostro eroismo, il nostro amore.
E se qualche cosa si dà è sempre ristretta, a via di sforzi, d’intrighi, perché non stando l’ordine tra loro e noi le cose non corrono liberamente. Non siamo capaci di dolori, il nostro essere è intangibile da tutti i mali; ma se fossimo capaci di dolori la creatura avvelenerebbe la nostra esistenza.
Ecco perciò tutto il nostro interesse è perché vogliamo far conoscere la nostra Volontà e che regni in mezzo a loro, perché vogliamo dare, vogliamo renderla felice della nostra stessa felicità; e solo la nostra Volontà può fare tutto questo, cioè realizzare lo scopo della creazione e farci mettere in comune i nostri beni”.
Oh, Volontà di Dio, quanto sei ammirabile, potente e desiderabile! Deh! Col tuo impero vinci tutti, fatti conoscere ed attendici tutti a te. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Febbraio 21, 1927)
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… “Figlia mia, coraggio, non perdere la pace, essa è il mio profumo, la mia aria, è l’effetto che produce il mio alito. Sicché nell’anima che non c’è la pace, io non mi sento nella mia reggia, mi trovo a disagio, la stessa mia Divina Volontà, che in natura è pace, si trova come il sole quando le nubi si fanno contro alla luce ed impediscono che il sole splende nella sua pienezza sopra la terra.
Si può dire che quando l’anima non è tutta pace, siano qualunque le circostanze, è per lei come una giornata piovosa, ed il sole della mia Volontà si sente come impedito di comunicarle la sua vita, il suo calore, la sua luce.
Perciò quietati e non mi formare le nubi nell’anima tua, esse mi fanno male e non posso dire: ‘Sto in questa creatura colla pace perenne, colle mie gioie e colla mia luce della mia patria celeste’. Ora, figlia del mio Volere, tu devi sapere che io sono ordine, e perciò tutte le opere mie sono ordinate.
Guarda come la creazione è ordinata; lo scopo della creazione era l’uomo, eppure non creai l’uomo prima, se l’avessi fatto non sarei stato ordinato; dove mettere quest’uomo, dove poggiarlo, senza sole che lo illuminasse, senza il padiglione del cielo che gli facesse da stanza, senza piante che lo alimentassero? Tutto era disordine; ed [il] mio Fiat riordinò e creò tutto, e dopo che formò la più bella abitazione, creò l’uomo. In questo non si vede l’ordine del tuo Gesù?
Ora anche per te dovevo tenere l’ordine, e sebbene il nostro primo scopo era il farti conoscere la nostra Volontà Divina, affinché regnasse in te come Re nella sua propria reggia, e dandoti le sue lezioni divine potessi essere portavoce di farlo conoscere agli altri, però era necessario, come nella creazione, preparare il cielo nell’anima tua, tempestato di stelle coi tanti detti delle belle virtù che ti ho manifestato.
Io dovevo scendere nel basso della tua volontà umana per svuotarla, purificarla, abbellirla e riordinarla in tutto. Si può dire che erano tante specie di creazioni che facevo in te; dovevo far scomparire l’antica terra disordinata della tua volontà umana, per richiamare l’ordine del Fiat Divino nel fondo del tuo interno, che facendo scomparire la terra antica di tutto l’essere tuo, facessero risorgere colla sua forza creatrice cieli, soli, mari di verità sorprendenti.
E tu lo sai come tutto ciò è stato maturato colla croce, col segregarti da tutto, facendoti vivere in terra come se per te non fosse terra, ma cielo, tenendoti sempre assorbita o con me o nel sole del mio Fiat Divino.
Quindi tutto ciò che ho fatto in te non è stato altro che ordine, che ci voleva per darti il gran dono della mia Volontà Divina come fu dato al primo uomo nel principio della sua creazione; e perciò ci furono tanti preparativi, perché dovevano servire a quell’uomo che doveva possedere il gran dono della nostra Volontà come sua prediletta eredità, simbolo questo dei grandi preparativi fatti nell’anima tua.
Perciò adora le mie disposizioni e ringraziami coll’essermi fedele. Altro esempio è la mia redenzione, e come è necessario fare le opere secondarie per ottenere l’intento di formare le opere primarie d’uno scopo prefissoci.
La mia discesa sulla terra col prendere umana carne fu proprio questo: di rialzare l’umanità e dare i diritti alla mia Volontà Divina di regnare in questa umanità, perché col regnare nella mia, i diritti d’ambo le parti, umani e divini, riacquistarono il vigore.
Eppure si può dire che io non ne feci motto, appena qualche parola, facendo capire che io ero venuto nel mondo solo per fare la Volontà del Padre celeste, per farne comprendere la sua grande importanza, ed in un’altra circostanza dissi: ‘È mia madre, mie sorelle, e mi appartengono, quelli che fanno la Volontà del Padre mio’.
Del resto tacqui, e mentre era proprio questo lo scopo: di costituire il Regno della mia Volontà Divina in mezzo alle creature , perché era giusto che non solo dovevo mettere in salvo le creature, ma dovevo mettere anche in salvo la mia Divina Volontà col ridarle i suoi diritti sopra ogni carne, come l’avevo dato sulla mia; altrimenti ci sarebbe stato un disordine nell’opera della redenzione: come venire per mettere in salvo le creature, ed i nostri diritti divini, quelli del nostro Fiat, farli andare a sfascio? Ciò non poteva essere.
Ma ad onta che il primo scopo era di aggiustare le partite della mia Divina Volontà, mi attenni come medico celeste a dare medicine, rimedi, parlavo di perdono, di distacco, istituivo sacramenti, soffrii pene atroci fino a morire; si può dire era la nuova creazione che preparavo, perché le creature potessero ricevere la mia Volontà Divina come Re in mezzo al suo popolo, per farla regnare.
Così ho fatto con te; primo ti ho preparato, ti ho parlato di croci, di virtù, d’amore, per disporti ad ascoltare le lezioni del mio Fiat, affinché conoscendolo lo amassi, e sentendo in te il gran bene della sua vita vorresti dare la sua vita a tutti facendolo conoscere, amare e regnare”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 27; Novembre 20, 1929)
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… “Figlia mia, tu non sai ancor tutto il gran bene che riceve la creatura col vivere nella mia Volontà e la grande gloria che dà al suo Creatore. Ogni atto che fa in essa è un appoggio che Dio fa sulla sua creatura, appoggio di sua potenza, d’amore, di santità.
Quanti più atti va ripetendo, tanto più ci fidiamo di essa e più possiamo appoggiare ciò che è nostro, perché c’è la nostra Volontà che dà capacità e forza alla creatura per ricevere ciò che vogliamo dare.
Invece se non troviamo la nostra Volontà ed i suoi atti ripetuti in essa, non troviamo dove appoggiarci; [la creatura] non possiede né forza né capacità né spazio, dove poter ricevere i nostri doni, né grazia di poterci fidare. Povera creatura senza della nostra Volontà!
È la vera cittadella senza porte, senza sentinelle che la difendano, esposta a tutti i pericoli; e se vogliam dare, sarebbe esporre i doni nostri e la stessa vita nostra ad inutilità e pericoli di subire offese ed ingratitudine, da farci cambiare i doni, le grazie, in castighi.
Perché tu devi sapere che quando la creatura fa la nostra Volontà, mettiamo a posto i nostri interessi; non operiamo mai a nostro discapito, primo mettiamo in salvo gli interessi, la gloria nostra, e poi operiamo, altrimenti sarebbe come se non avessimo cura della nostra santità, né apprezzassimo i doni nostri né ciò che facciamo, e né conoscessimo noi stessi né la nostra potenza né quello che possiamo fare.
Chi mai intraprende un’impresa senza mettere in salvo prima i suoi interessi? Nessuno, ché può succedere che per disgrazia, nella sua impresa può avere delle perdite, ma coll’aver pensato prima a mettere in salvo i suoi interessi, gli servirà che non scende dalla sua condizione, si può mantenere nel suo stato.
Invece se non avesse messo in salvo i suoi interessi, si potrebbe ridurre a morire di fame. Ecco, perciò vogliamo la creatura nella nostra Volontà, perché vogliamo mettere in salvo i nostri interessi; ciò che diamo: amore, santità, bontà e tutto il resto, il nostro Volere prende il compito di farceli restituire in altrettanti atti divini; sicché amore divino abbiamo dato ed amore divino ci dà.
Essa trasforma la creatura nella nostra santità, bontà, e ci fa dare atti santi e buoni; sicché anche il suo respiro, il suo moto, il suo passo, è puro e santo, sentiamo negli atti suoi la somiglianza dei nostri, perché tali ce li rende la nostra Volontà.
E quando riceviamo ciò che è nostro dalla creatura, ricambiato in divino dal nostro Fiat, il nostro interesse sta a posto, il nostro amore festeggia, la nostra gloria va in trionfo, e prepariamo nuove sorprese di amore, di doni e grazie. Quando l’interesse ci viene, non badiamo più a nulla, abbondiamo tanto che i Cieli stupiscono”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Ottobre 26, 1938)


