Mercoledì della XV settimana del Tempo Ordinario (Mt 11,25-27)
25In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
“Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25)
Trovandomi nel solito mio stato, l’amabile mio Gesù è venuto in uno stato compassionevole. Teneva le mani legate strettamente ed il volto coperto di sputi, e parecchie persone che lo schiaffeggiavano orribilmente.
E lui se ne stava quieto, placido, senza fare un motto e muovere un lamento; neppure un muovere di ciglia, per far vedere che lui voleva soffrire quegli oltraggi, e questo non solo esternamente, ma anche internamente.
Che spettacolo commovente, da fare spezzare i cuori più duri!
Quante cose diceva quel volto con quegli sputi pendenti, imbrattato di fango! Io mi sentivo inorridire, tremavo, mi vedevo tutta superbia innanzi a Gesù. Mentre stava in quest’aspetto lui mi ha detto:
“Figlia mia, i soli piccolini si lasciano maneggiare come si vuole; non quelli che sono piccoli di ragione umana, ma quelli che sono piccoli di ragione divina. Io posso dire che sono umile, che nell’uomo ciò che si dice umiltà, piuttosto si deve dire conoscenza di sé stesso, e chi non conosce sé stesso cammina già nella falsità.”
Per qualche minuto Gesù ha fatto silenzio ed io me ne stavo a contemplarlo. Mentre ciò io facevo ho visto una mano che portava una luce, che frugando nel mio interno, nei più intimi nascondigli, voleva vedere se fosse in me la conoscenza di me stessa e l’amore alle umiliazioni e alle confusioni ed agli obbrobri.
Quella luce trovava un vuoto nel mio interno ed io pur lo vedevo che doveva essere riempito di umiliazioni e confusioni, ad esempio del benedetto Gesù. Oh, quante cose mi faceva comprendere quella luce e quel volto santo che mi stava innanzi!… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 3; Gennaio 12, 1900)
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Mi sentivo afflitta per le solite privazioni del mio dolce Gesù, ma tutta abbandonata nel suo amabile Volere. Quindi pensavo tra me: “In questi giorni il mio sommo bene Gesù non mi ha detto nulla, tutto è stato silenzio profondo, appena qualche moto mi faceva sentire di lui nel mio interno, ma senza una sua parola”.
Onde mentre ciò pensavo si è mosso nel mio interno dicendomi: “Figlia mia, quando Dio non manifesta altre verità, la Volontà Divina sta come sospesa, non aggiunge altri beni verso le creature, quindi per Dio e per la creatura non vi è la festa che la verità porta con sé”.
Ed io nel sentire ciò ho detto: “Per te è sempre festa, perché hai con te tutte le verità; piuttosto per la povera creatura la festa è interrotta, perché non possiede la sorgente di tutte le verità, quindi quando il suo Creatore non le comunica altre verità, le nuove feste restano interrotte per lei, al più si gode quelle feste da te già comunicate, ma le sorprese delle nuove feste non sono in suo potere, ciò che non è per te”.
E Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, certo per noi è sempre festa, né nessuno può ombrare menomamente il pelago delle nostre nuove gioie e felicità senza termine che il nostro Essere Divino contiene in sé stesso; ma vi è una festa che viene formata nell’atto quando il nostro Essere Divino, rigurgitando d’amore verso la creatura, manifesta le sue verità: vedere doppiamente felice la creatura, tante volte di più per quante verità di più le manifestiamo, è per noi una nuova festa.
Mettere fuori le nostre verità che escono dalla sorgente delle nostre gioie, imbandire la mensa della nostra felicità alla creatura che contiene la verità, vederla festeggiare insieme con noi, seduta alla nostra stessa mensa per cibarsi del nostro stesso cibo, è per noi una nuova festa.
Le feste, le gioie, vengono formate nelle comunicazioni; il bene isolato non porta festa, la gioia da sola non sorride, la felicità da sola a sola non banchetta, non si mette in brio; e poi con chi deve festeggiare, sorridere, banchettare, se non trova a chi fare questa festa, sorridere insieme, inebriarsi a vicenda?
Perciò l’unione forma la festa, il rendere contenta un’altra creatura forma il contento proprio. Ecco perciò, se abbiamo le nostre nuove feste che non ci mancano mai, ci manca la nuova festa che non diamo alla creatura.
Se tu sapessi la nostra gioia e felicità [nel] vedere la tua piccolezza sedersi alla mensa nostra, cibarsi delle verità del nostro Supremo Volere, sorridere in faccia alla sua luce, prendere le nostre gioie per farti il deposito in te stessa delle nostre ricchezze, abbellirti della nostra bellezza, e come inebriata di tanta felicità sentirti ripetere: ‘Voglio il Regno del tuo Fiat’, vorresti mettere sossopra cielo e terra per chiedermi il mio Fiat per ottener l’intento, e per far che?
Per rendere felice della tua stessa felicità tutta l’umana famiglia; pare che la tua festa non è piena se non rende felici gli altri della tua stessa felicità, che contieni in virtù della mia Volontà. Se tu potessi far conoscere a tutti tutto ciò che conosci di essa, e far gustare a tutti la felicità che possiede, non sarebbe per te una festa di più, e non ti sentiresti doppiamente felice della felicità altrui da te comunicata?”
Ed io: “Certo amor mio che se potessi travolgere tutti nel tuo Santo Volere, come sarei più felice e contenta!”
E Gesù: “Ebbene tale son’io. Alla nostra felicità che mai esaurisce e che ci tiene sempre in festa, si aggiungerebbe alla nostra festa la felicità della creatura.
Perciò quando ti veggo sospirare le mie verità per conoscerle, io mi sento tirato a manifestarle e dico: ‘Voglio godere la mia nuova festa colla piccola figlia mia, voglio sorridere insieme con lei ed inebriarla della mia stessa felicità’. Sicché in questi giorni di silenzio è mancata a te la nuova festa nostra ed a noi la tua”.
Onde ha fatto silenzio e poi ha soggiunto: “Figlia mia, come tu ti decidi di riversarti nel mio Fiat Divino e formare in esso i tuoi pensieri, parole ed opere, così fai la chiamata alla mia Volontà, ed essa sentendosi chiamata risponde alla chiamata col riflettere la sua luce nell’atto tuo, e colla sua luce tiene virtù di svuotare quell’atto di tutto ciò che ci può essere d’umano e lo riempie di tutto ciò ch’è divino.
Quindi il mio Voler Divino si sente chiamato dai tuoi pensieri, dalle tue parole, dalle tue mani, dai tuoi piedi e dal tuo cuore, ed esso riflette la sua luce in ciascuno di essi, vi svuota tutto e vi forma la sua vita di luce.
E siccome la luce tiene tutti i colori, così il mio Voler Divino vi mette un suo colore divino ai pensieri, un altro alle parole, un altro alle mani, e così di tutto il resto degli atti tuoi; e come tu li moltiplichi, così moltiplica i suoi colori divini investiti della sua luce.
Ed oh, com’è bello vederti investita di tante varietà di colori e sfumature divine, per quanti pensieri, atti e passi tu fai! Ti dà[nno] tale bellezza tutti questi colori e luce divina, ch’è un incanto vederti, e tutto il cielo vorrebbero godere di tali bellezze che il mio Fiat ha investito l’anima tua. Perciò il tuo richiamo alla mia Volontà Divina sia continuo”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 23; Novembre 18, 1927)
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… “Figlia piccola della mia Volontà, ai piccoli ci sentiamo portati a dire i nostri ineffabili ed infiniti segreti; vogliamo dire la nostra storia, molto più che entra la sua origine in mezzo, per farle toccare con mano con quale amore è stata amata e riamata da noi la sua piccolezza; perché essa era presente, già stava in noi nell’atto della creazione dell’uomo, e questo per farla festeggiare e noi festeggiare insieme l’atto solenne della sua creazione.
Ora tu devi sapere che il nostro Essere Supremo si trovò, nell’atto di creare la creatura, in una specie d’estasi profonda. Il nostro amore rapì il nostro Essere Divino, il nostro amore ci rapì ed il nostro Fiat si mise in atto d’operare con la sua virtù creatrice; e fu in questa estasi amorosa che fu messo fuori di noi tutte le grazie, i doni, le virtù, le bellezze, le santità, e così di seguito, con cui dovevano essere dotate ed arricchite tutte le creature.
Il nostro amore non si contentò, se non quando mise in ordine fuori di noi tutto ciò che doveva servire a tutti ed a ciascuna [creatura], tutte le diversità di santità e specialità di bellezze e doni per essere ciascuna il facsimile del suo Creatore.
Queste doti e ricchezze sono già a disposizione di tutti, sicché ogni creatura nel nascere già tiene pronta la sua dote, che Iddio fin da che fu creato l’uomo usciva da sé per ciascuno.
Ma quanti non la conoscono né si avvalgono dei diritti che Dio ha dato loro! E mentre sono ricchi, fanno vita povera e son tanto lontani dalla vera santità, come se non fossero esseri usciti da quel Dio tre volte santo, che non sa fare che creature sante, belle e felici, simili a lui.
Ma non finiranno i secoli né verrà [l’]ultimo dei giorni, se tutto ciò che abbiamo uscito nella nostra estasi d’amore non venga preso dalle creature, perché si può dire che è stato preso pochissimo di quel tanto che abbiamo messo a loro disposizione.
Ma senti, figlia buona, un altro eccesso del nostro ardente amore. Nel mettere fuori di noi le doti, le grazie, i doni, non li distaccammo da noi, fuori di noi sì, ma inseparabili da noi, affinché la creatura prendendo i nostri doni, colla nostra inseparabilità ricevesse l’alimento continuo per alimentare i nostri doni, la nostra santità, la nostra bellezza, le nostre grazie.
Sicché insieme coi nostri doni rendevamo la creatura stessa inseparabile da noi, perché essa non tiene gli alimenti necessari e santi per alimentare i doni nostri, e noi ci esibiamo a dare doni ed alimenti per alimentare la nostra santità, le nostre grazie celesti.
Sicché stiamo in atto continuo di stare insieme con essa, per darle ora il cibo per alimentare la nostra santità, ora il cibo per alimentare la nostra fortezza, ora il cibo distinto per alimentare la nostra bellezza; insomma stiamo intorno a lei e sempre occupati a dare i diversi alimenti a ciascun dono che le abbiamo dato, e questo serve a conservare, crescere ed a coronare i doni nostri, ed insieme resta coronata la felice creatura coi nostri e nei nostri stessi doni.
Quindi dare un dono alla creatura serve ad impegnarci con lei, non solo di alimentarlo, ma le diamo per pegno il nostro lavoro, la inseparabilità e la nostra stessa vita, perché se vogliamo la nostra somiglianza dobbiamo dare la nostra vita per poter produrre la somiglianza nostra in essa, e questo lo facciamo volentieri, anzi il nostro amore ci ripete la nostra estasi e ci fa dar tutto per farci prendere la piccolezza della creatura, che è pur nostra e che da noi uscì.
Da questo puro comprendere quali sono le nostre premure, le nostre estasi d’amore quando diamo non un dono, ma la nostra stessa Volontà per vita della creatura; alimentare i nostri doni è una cosa, alimentare la nostra Volontà è un’altra.
Già la creatura in virtù di essa ci rapisce continuamente a sé, e noi soffriamo continue estasi d’amore, ed in queste estasi non facciamo altro che sboccare amore a torrente, mari di luce, grazie indescrivibili; nulla viene dato a misura, perché non solo dobbiamo alimentarla, ma dobbiamo tenerla corteggiata ed onorata con onori divini nella creatura.
Perciò, figlia mia, sii attenta e fa che da te nulla esce d’umano, per poter anche tu onorare con atti divini la mia Volontà in te”. (dagli scritti della Serva (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 30; Gennaio 30, 1932)
“Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo” (Mt 11,27)
… Onde continuavo a pensare sulle tante verità sulla Divina Volontà. Quante gioie, quante trasformazioni divine! Sono state proprio esse le rivelatrici dell’Ente Supremo; mai avrei conosciuto il mio Creatore, il mio Padre celeste, se le sante (1) verità non avessero fatto da messaggeri, portandomi le tante belle notizie della sua adorabile Maestà.
E mentre si affollavano nella mia mente le tante verità, un dubbio è sorto in me: è stato proprio Gesù colui che tante verità mi ha manifestato, oppure il nemico o la mia fantasia? E Gesù sorprendendomi mi ha detto: “Mia figlia buona, come ne dubiti?
La sola molteplicità delle tante verità sulla stessa mia Divina Volontà è prova sicura che solo il tuo Gesù poteva avere un dire sì lungo sullo stesso soggetto, con argomenti variati e forti, perché possedendone la sorgente non è meraviglia che ho manifestato a te, ed in tanti modi, potrei dire le piccole stille di luce delle conoscenze sulla mia adorabile Volontà; dico stille per me, confrontandole al molto ed al mare infinito che mi rimane da poter dire, perché se io volessi parlare tutta l’eternità, ciò che ho tanto da dire sulle conoscenze che riguardano il mio Fiat Supremo, che non la finirei mai.
Ma per te ciò che ho manifestato sono stati mari, perché ciò che è stille per me, che sono Essere infinito, è mare per te che sei creatura finita.
Quindi la sola prolissità ed il tanto mio dire è la prova più certa e più convincente che solo il tuo Gesù poteva tenere tante ragioni, e che solo [lui] può conoscerne tanto ciò che riguarda il mio stesso Volere.
Il nemico non possiede la sorgente, e poi per lui toccherebbe un tasto che lo brucerebbe di più, perché la cosa che più odia e che più lo tormenta è la mia Divina Volontà; e se fosse in suo potere metterebbe la terra sotto sopra, userebbe tutte le arti ed astuzie per fare che nessuno conoscesse e facesse la mia Volontà.
Molto meno la tua fantasia, così limitata e piccola, [avrebbe potuto manifestare tante verità]; oh, come subito resterebbe spenta la luce della ragione! E quante avresti detto due o tre ragioni, avresti fatto come quelli che vogliono parlare e si sentono ammutolire e non sanno andare più avanti, quindi confusa ti ridaresti al silenzio.
Perciò solo il tuo Gesù tiene la parola sempre nuova, penetrante, piena di freschezza divina, di soavità mirabile, di verità sorprendenti, cui l’intelletto umano è costretto a piegare la fronte e dire: ‘Qui c’è il dito di Dio’. Perciò riconosci un tanto bene, ed il tuo punto di centro in tutte le cose sia la mia sola Volontà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 30; Aprile 9, 1932)
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(1) tante
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… Onde sono giunta a seguire quando il celeste Bambino si trovava in Egitto, nell’atto quando faceva i suoi primi passi; ed io baciavo i suoi passi, mettevo il mio ti amo ad ogni passo che faceva e gli chiedevo i primi passi della sua Volontà a tutte le umane generazioni. Io cercavo di seguirlo in tutto: se pregava, se piangeva, gli chiedevo che la sua Volontà animasse tutte le preghiere delle creature, e che le sue lacrime rigenerassero la vita del suo Fiat nell’umana famiglia.
Onde mentre stavo attenta a seguirlo in tutto, il piccolo Re bambino visitando la povera anima mia mi ha detto: “Figlia del mio Volere, come son contento quando la creatura non mi lascia solo! Me la sento dietro, avanti, in tutti gli atti miei. Ora tu devi sapere che il mio esilio nell’Egitto non fu senza conquiste.
Quando giunsi all’età di circa tre anni, dal nostro piccolo tugurio sentivo i fanciulli che giocavano, gridavano in mezzo alla strada, ed io, piccolo qual ero, uscivo in mezzo a loro… ora a questi piccoli io feci la mia prima predichina, adattandomi alla loro piccola capacità, molto più che possedendo l’innocenza mi potevano più facilmente capire.
Ora vuoi sentire quale fu la mia predica? Gli dicevo loro: ‘Bambini miei, ascoltatemi. Io vi amo assai e voglio farvi conoscere la vostra origine.
Guardate il Cielo: lassù tenete un Padre celeste che vi ama assai, ma vi ama tanto che non si contenta di farvi da Padre dal Cielo, di guidarvi, di crearvi un sole, un mare, una terra fiorita per rendervi felici, ma amandovi d’un amore esuberante volle scendere nei vostri cuori, formare la sua reggia nel fondo dell’anima vostra, facendosi dolce prigioniero di ciascuno di voi; ma per far che?
Per dar vita al vostro palpito, respiro e moto. Sicché voi camminate e cammina nei vostri passi, si muove nelle vostre manine, parla nella vostra voce. E mentre camminate, vi movete, siccome vi ama assai, or vi bacia, or vi stringe, or vi abbraccia e vi porta come in trionfo, che siete i cari suoi figli.
Quanti baci ed abbracci nascosti non vi dà questo nostro Padre celeste! E voi, perché disattenti, non avete fatto incontrare il vostro bacio al suo ed i vostri abbracci al suo paterno amplesso, e lui è restato col dolore che i suoi figli non l’hanno né baciato né abbracciato.
Ora bambini miei cari, sapete che vuole da voi questo Padre celeste? Vuol essere riconosciuto in voi, che tiene la sua sede nel centro dell’anima vostra; e siccome lui vi dà tutto, né vi è cosa che lui non vi dà, vuole il vostro amore in tutto ciò che fate.
Amatelo! L’amore non si parta mai dal vostro cuoricino, dalle vostre labbra, dalle vostre opere, da tutto, e questo sarà il cibo prelibato che darete alla sua paternità.
Lui vi ama assai e vuole essere amato; nessuno può giungere ad amarvi come lui vi ama, tanto [è] vero che avete anche un padre terreno, ma quanto è dissimile dall’amore del Padre celeste!
Lui non vi segue sempre, non vigila i vostri passi, non dorme insieme, né palpita nel vostro cuore, e se cadete neppure ne sa nulla; invece il Padre celeste non vi lascia mai: se state per cadere vi dà la mano per non farvi cadere, se dormite vi veglia, ed anche se giocate e fate delle impertinenze sta con voi e conosce tutto ciò che fate. Perciò amatelo assai assai!’
Ed accendendomi di più dicevo loro: ‘Datemi la parola che lo amerete sempre, sempre! Dite insieme con me: Vi amiamo, Padre nostro che sei nei Cieli, vi amiamo, Padre nostro che risiedete nei nostri cuori!’”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 35; Gennaio 10, 1938)


