XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – C – (Lc 10,38-42)
38Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. 39Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola.
40Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».
41Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, 42ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
“Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola” (Lc 10,39)
Continuo i miei giorni amarissimi, ma rassegnata al Voler di Dio. Il mio sempre amabile Gesù, se si fa vedere è sempre afflitto e taciturno; pare che non mi vuol dare più retta a niente. Questa mattina facendosi vedere mi metteva due orecchini alle orecchie, tanto lucenti che parevano due soli, poi mi ha detto:
“Figlia diletta mia, per chi sta tutta intenta ad ascoltarmi, la mia parola è sole che non solo allieta l’udito, ma nutrisce la mente e sazia il cuore di me e del mio amore. Ah, non si vuol capire che tutto il mio intento è di avervi tutti intenti in me, senza badarci ad altro!
Vedi quella lì – additando ad una persona – con quel modo che scrutina tutto, bada a tutto, s’impressiona di tutto fino agli eccessi ed anche delle cose sante, non è altro che un vivere fuori di me, e chi vive fuori di me, ne viene di necessità che sente molto sé stessa; crede di farmi onore, ma è il contrario.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 10; Dicembre 14, 1911)
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… “Come è buono Gesù! Mi sembra che gode assai nel comunicarsi alla creatura, e prende tanto piacere nel manifestare le sue verità, che mentre ne dice una, quell’una gli è spinta e quasi lo tira con una forza irresistibile a manifestarne altre. Che bontà! Che amore!”
E Gesù di nuovo è uscito da dentro il mio interno, e mettendo il suo volto vicino al mio ha soggiunto: “Figlia mia, tu non sai che significa manifestare le mie verità, e perciò ti meravigli del mio piacere e della forza irresistibile che sento di manifestarmi alla creatura; e chi si presta ad ascoltarmi forma la mia gioia e le mie delizie di conversare con lei.
Tu devi sapere che quando manifesto una mia verità non conosciuta, è una nuova creazione che faccio, ed io amo tanto di sprigionare da me i tanti beni e segreti che contengo; ma per quanto ne dico, essendo io quell’atto sempre nuovo che mai si ripete, perciò ho sempre voglia di dire, ma mentre dico mi restano sempre altre nuove cose che vorrei dire, perché quel nuovo non esaurisce mai in me: sono sempre nuovo nell’amore, nuovo nella bellezza, nuovo nei contenti, nelle armonie, nuovo in tutto e sempre nuovo, e perciò non stanco nessuno, sempre cose nuove tengo da dare e da dire, e la forza irresistibile che mi spinge a manifestarmi è il mio immenso amore.
Dentro uno sfogo di amore uscii la creazione; tutto ciò che si vede in tutto l’universo stava tutto dentro di me, e l’amore fece straripare dal mio interno l’ombra della mia luce e creai il sole; l’ombra della mia immensità e delle mie armonie, e va disteso il cielo armonizzandolo con tante stelle e sfere celesti.
Queste ed altre cose che creai non furono altro che le mie ombre che uscii da me, ed il mio amore ebbe il suo sfogo, ed io presi tanto diletto nel vedere ciò che stava contenuto in me, sparso in piccole particelle, aleggiare su tutto il creato.
Ora, quale sarà la mia gioia nel manifestare le mie verità, che non sono le ombre mie che escono da me, ma la sostanza dei beni che contengo in me, che non nel muto linguaggio parlano di me come fanno tutte le cose create, ma con voce chiara, sonora ed eloquente parlano di me, ed essendo la mia parola creatrice, come nuova creazione creano nell’anima le verità che io manifesto!
Se con un Fiat creai tante cose, nel manifestare le mie verità non è un solo Fiat che pronunzio, ma tante parole per quante ci vogliono per manifestare e far comprendere quello che voglio far capire.
Immaginati dunque qual è il mio contento nel manifestare all’anima le mie verità, che non in muto linguaggio, ma con voce parlante [lei] manifesterà agli altri i miei beni, le mie verità, per infondere negli altri il bene che ha ricevuto.
Perciò nel manifestare le mie verità, il mio amore trova il suo sfogo e si mette in festa, ed amo tanto chi si presta ad ascoltarmi.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 15; Luglio 1, 1923)
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… Gesù ha fatto silenzio, ed io sono rimasta a pensare a ciò che Gesù mi avea detto, e vedevo in me schierate tutte le pene sofferte, che spandevano raggi di luce, che trasformate nelle pene di Gesù formavano l’appoggio divino, la difesa delle creature, che formavano voci, gemiti continui che chiedevano che venisse a regnare la Divina Volontà. Onde ha ripreso il suo dire:
“Figlia mia buona, il nostro amore è tanto, che dovunque e da per tutto, anche sul piccolo filo dell’erba, nell’aria che [la creatura] respira, nell’acqua che beve, fin sotto i suoi passi mentre calpesta la terra, facciamo giungere le nostre voci, il nostro grido spasimante d’amore: ‘Ti amo, ti amo, ti amo!’
Ma il nostro amore non si dà pace se non si sente ascoltato dalla creatura e non si sente ripetere: ‘Ti amo, ti amo’, e nel nostro delirio d’amore e di dolore diciamo: ‘Ahi, nessuno ci ascolta? Ahi, nessuno ci ripete ti amo, ti amo? A che pro dire ti amo, ti amo, se nessuno ce lo ricambia?
A chi diciamo ti amo: all’aria, al vento, al vuoto?’ Il nostro ti amo non trova a chi dirigersi, dove poggiarsi, se non trova il ti amo della creatura che lo riceve per ricambiarlo col suo, affinché il suo amore trovi il rifugio nel nostro immenso amore, per poggiarsi ed ingrandirsi sempre più.
Quando la creatura ascolta il nostro ti amo e ce lo ricambia, nella nostra enfasi d’amore e come rappacificati dall’amore suo diciamo: ‘Sicché siamo stati ascoltati; il nostro amore ha trovato a chi dirigersi, dove rifugiarsi; siamo stati riconosciuti, perché abbiamo trovato chi ci dice ti amo’.
Allora il nostro amore fa festa. Invece quando non troviamo chi ci dice ti amo, non troviamo chi ci riconosce né chi ci ascolta né chi ci ama. Com’è duro amare e non essere amato!
Come vorrei che tutti lo sapessero che col mio amore li sostengo, li abbraccio, li amo e li faccio respirare, li amo e do loro il palpito, li amo e do loro la parola, li amo e do loro il passo, li amo e do loro il moto, il pensiero, il cibo, l’acqua; tutto ciò che sono e ricevono è effetto del mio amore che corre.
Quindi non è un’ingratitudine orrenda il non amarmi? [È] rendere martire il nostro amore, perché amiamo e non siamo riamati”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 35; Novembre 29, 1937)
“Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta” (Lc 10,41-42)
Dopo aver passato lunghi giorni di silenzio tra me ed il benedetto Gesù, sentivo un vuoto nel mio interno, questa mattina nel venire mi ha detto: “Diletta mia, che cosa vuoi dirmi che tanto brami di parlare con me?”
Ed io, tutta vergognandomi, ho detto: “Mio dolce Gesù, voglio dirvi che bramo ardentemente di volere voi ed il vostro Santo Volere, e se ciò mi concedete mi renderete appieno contenta e felice.”
E lui ha soggiunto: “Tu in una parola hai afferrato tutto, chiedendomi ciò che di più grande è in cielo ed in terra, ed io in questo Santo Volere bramo e voglio maggiormente conformarti; e per fare che ti riuscisse più dolce e gustoso il mio Volere, mettiti nel circolo della mia Volontà e mirane i diversi pregi, fermandoti or nella santità del mio Volere, or nella bontà, or nell’umiltà, or nella bellezza ed or nel pacifico soggiorno che produce il mio Volere.
Ed in queste soffermazioni che farai, acquisterai sempre più nuove ed inaudite notizie del mio Santo Volere, e ne resterai tanto legata ed innamorata che non uscirai mai più; e questo ti porterà un sommo vantaggio: che stando tu nella mia Volontà non avrai bisogno di combattere con le tue passioni e di stare sempre alle armi con esse, che mentre pare che muoiono, rinascono di nuovo più forti e vive, ma senza combattere, senza strepito, dolcemente se ne muoiono, perché innanzi alla santità della mia Volontà le passioni non ardiscono di presentarsi e perdono da per sé stesse la vita.
E se l’anima sente i movimenti delle sue passioni è segno che non fa dimora continua nei confini del mio Volere, vi fa delle uscite, delle scappatine nel suo proprio volere ed è costretta a sentirne la puzza della corrotta natura. Mentre poi, se starai fissa nella mia Volontà, starai sbrigata del tutto e la tua sola occupazione sarà l’amarmi ed essere da me riamata.”
Dopo ciò, guardando il benedetto Gesù, teneva la corona di spine. [Glie]l’ho tolta pian piano e l’ho messa sulla mia testa. E lui me l’ha conficcata e mi è scomparso, ed io mi son trovata in me stessa, con un desiderio ardente di starmene nella sua Santissima Volontà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Dicembre 23, 1900)
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Questa mattina il mio adorabile Gesù è venuto e mi ha trasportato fuori di me stessa, in mezzo alle genti; chi può dire i mali, gli orrori che si vedevano? Onde tutto afflitto mi ha detto:
“Figlia mia, che puzza che tramanda la terra, mentre doveva essere una col cielo, e siccome nel cielo non si fa altro che amarmi, lodarmi e ringraziarmi, l’eco del cielo doveva assorbire la terra e formarne uno solo. Ma la terra si è resa insopportabile, onde vieni tu ed unisciti col cielo, ed a nome di tutti vieni a darmi una soddisfazione per loro.”
In un istante mi son trovata in mezzo ad angeli e santi; non so dire come, mi son sentita una infusione di ciò che cantavano e dicevano gli angeli e i santi; ed io al pari di loro ho fatto la mia parte a nome di tutta la terra. Il mio dolce Gesù tutto contento, dopo ciò ha detto rivolto a tutti: “Ecco dalla terra una nota angelica; quanto mi sento soddisfatto!”
E mentre ciò diceva, quasi per ricompensarmi mi ha preso fra le sue braccia, mi baciava e ribaciava, mostrandomi a tutta la corte celeste come oggetto delle sue più care compiacenze.
Nel vedere ciò, gli angeli hanno detto: “Signore vi preghiamo, mostrate ciò che avete operato in quest’anima, alle genti, con un segno prodigioso della vostra onnipotenza, per la gloria vostra e per il bene delle anime non tenete più nascosti i tesori in lei versati, onde vedendo e toccando loro stessi la vostra onnipotenza in un’altra creatura, può essere di ravvedimento ai cattivi e di maggior sprone a chi vuol essere buono.”
Io nel sentir ciò mi son sentita sorprendere da un timore e tutta annullandomi, tanto che mi vedevo come un piccolo pesciolino, mi son gettata nel cuore di Gesù dicendo: “Signore non voglio altro che voi, e di essere nascosta in voi; questo vi ho chiesto sempre, e questo vi prego a confermarmi.”
E detto ciò mi son rinchiusa nell’interno di Gesù, come nuotando nei vastissimi mari dell’interno di Dio. E Gesù ha detto a tutti: “Non l’avete sentito? Non vuol altro che me, ed essere nascosta in me, questo è il suo più gran contento; ed io nel vedere un’intenzione così pura, mi sento più tirato verso di lei, e vedendo il suo dispiacere se mostrassi alle genti con un segno prodigioso l’opera mia, per non contristarla non vi concedo ciò che mi avete domandato.”
Ma gli angeli pareva che insistevano, ma io non ho dato più retta a nessuno, non facevo altro che nuotare in Dio… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Ottobre 2, 1901)

Johannes Vermeer, Public domain, via Wikimedia Commons
After Jusepe de Ribera, CC BY-SA 4.0