Sabato della XIX settimana del Tempo Ordinario (Mt 19,13-15)
13Allora gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. 14Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». 15E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.
“Gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse” (Mt 19, 13)
… Io seguivo il mio giro nella sua adorabile Volontà, e seguendo i suoi atti che fece stando su questa terra mi son fermata quando Gesù benediva i fanciulli, benediva la sua Mamma celeste, benediva le turbe ed altro, ed io pregavo Gesù che benedi[ce]sse questa sua piccola figlia che tanto ne aveva bisogno.
E lui movendosi nel mio interno ed alzando il suo braccio in atto di benedirmi mi ha detto: “Figlia mia, ti benedico di cuore nell’anima e nel corpo, la mia benedizione sia la conferma della nostra somiglianza in te. Essa ti conferma ciò che la Divinità fece nella creazione dell’uomo, cioè la nostra somiglianza.
Perciò tu devi sapere che nel corso della mia vita mortale, in ogni cosa che io facevo, benedivo sempre; era il primo atto della creazione che io richiamavo sulle creature, e per confermarlo, benedicendo invocavo il Padre, il Verbo e lo Spirito Santo. Gli stessi sacramenti sono animati da queste benedizioni ed invocazioni.
Sicché mentre [la benedizione] chiama la somiglianza del Creatore nelle anime, chiama insieme la vita della mia Divina Volontà, perché ritorna come nel principio della creazione a regnare nelle anime, perché essa sola tiene virtù di pennellare in essa al vivo la somiglianza di colui che l’ha creata, di farla crescere e conservarla coi vivi colori divini.
Vedi dunque che significa benedizione: conferma della nostra opera creatrice. Perché l’opera che noi facciamo una volta, è tanto piena di sapienza e sublimità e bellezza, che amiamo di ripeterla sempre.
E se colla nostra benedizione non è altro che il sospiro del nostro cuore di vedere reintegrata la nostra immagine nelle creature, è la ripetitrice della nostra conferma di ciò che vogliamo fare, il segno della croce, che la Chiesa insegna ai fedeli, non è altro che impetrare da parte delle creature la nostra somiglianza, e perciò facendo eco alla nostra benedizione ripete: ‘In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo’.
Quindi senza conoscerla, la Chiesa con tutti i fedeli armonizzano coll’eterno Creatore, e vogliono la stessa cosa. Iddio col benedire e pronunziare le parole Padre, Figlio e Spirito Santo vuol dare la sua somiglianza, le creature la impetrano col farsi il segno della croce pronunziando le stesse parole”. (dagli scritti della Serva (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 24; Luglio 29, 1928)
“Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli»” (Mt 19,14)
… “Vedi dunque che grande dote darò a chi deve vivere nel nostro eterno Volere: tutte le conoscenze che ho manifestato sopra di essa , i valori immensi, i suoi pregi, il suo amore; e l’amore che mi ha spinto a manifestarle sarà la grande dote e dote divina che darò a chi vorrà vivere nel mio Fiat, nella quale troveranno tutti gli aiuti sovrabbondanti per rendersi ricchi e felici.
[Le creature] troveranno in queste verità la Madre tenera, che prendendole nel suo grembo come piccoli bambini le fascia di luce, imbocca loro il cibo, le fa dormire sul suo seno; per tenerli sicuri cammina nei loro passi, opera nelle loro mani, parla nella voce, ama e palpita nei loro cuori, e per tenerli attenti e divertiti fa loro da maestra dicendo loro le scene incantevoli della patria celeste.
In queste verità troveranno chi piange e soffre insieme con loro, chi sa mettere a traffico anche il loro respiro, le più piccole cose; gli stessi nonnulla li cambierà in conquiste divine ed eterni valori”… (dagli scritti della Serva (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Giugno 6, 1937)
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… Gesù è scomparso, ed io sono rimasta tutta afflitta e pensavo tra me: “Il mio amato Gesù mi ha detto tante volte che io ero la piccola neonata della Divina Volontà, quindi neonata appena, senza aver formato la mia piccola vita in questo Voler Supremo. Gesù, ora che avevo più bisogno per formare la mia crescenza mi lasci sola, onde io sarò come un parto abortito nella Divina Volontà, senza avere esistenza.
Non vedi dunque, amor mio, in che stato compassionevole mi trovo, e come i tuoi stessi disegni su di me si risolvono nel nulla? Deh, se non vuoi aver pietà di me, abbi pietà di te stesso, dei disegni tuoi e dei tuoi lavori che hai fatto alla povera anima mia”.
Ma mentre la mia povera mente voleva inoltrarsi nello stato doloroso in cui mi trovo, l’amato mio bene è uscito da dentro il mio interno e guardandomi tutta, dalla testa ai piedi, mi ha detto:
“Figlia mia, nella mia Volontà non ci sono morti né aborti, e chi vive in essa contiene per vita la vita della mia Volontà, e ancorché si sente morire, e anche morta, nella mia Volontà si trova, la quale contenendo la vita la fa risorgere in ogni istante a nuova luce, a nuova bellezza, grazia e felicità, dilettandosi di conservarla sempre piccola in sé, per averla grande con sé; piccola ma forte, piccola ma bella, neonata appena, affinché nulla di umano avesse, ma tutto divino.
Sicché la sua vita è la sola Volontà mia, la quale effettuerà tutti i miei disegni senza nulla sperdere. Sarai come la goccia dell’acqua sommersa nel gran mare, come il chicco di grano nelle grandi masse dei granelli; per quanto la goccia d’acqua sembri come scomparsa nel mare ed il chicco negli innumerevoli granelli, non si può negare né togliere loro il diritto che la loro vita esista.
Perciò non temere, e fa’ che perda la tua vita per acquistare il diritto di avere per vita la sola mia Volontà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 18; Gennaio 24, 1926)

Maître HB à la tête de griffon, Public domain, via Wikimedia Commons
Masaccio, Public domain, via Wikimedia Commons
Carlo Dolci, CC BY-SA 3.0