Mercoledì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Lc 6,20-26)
20Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. 21Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete.
22Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. 23Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
24Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. 25Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.
26Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti.
“Beati voi, …” (Lc 6,20)
… “Figlia mia, come la creatura opera nella mia Volontà, così i suoi atti prendono il loro posto nel nostro Essere Divino. La nostra bontà è tanta, che tiene tanti vuoti per ricevere tutti gli atti umani, che posseggono la virtù creatrice nel nostro Volere; essi vengono al loro Creatore tutti festanti e riempiono questi vuoti che il nostro amore tiene a bella posta formati in noi per poter dire coi fatti: ‘Sono atti nostri; ciò che facciamo noi fa la creatura.
[Di] ciò che si fa nella nostra Volontà, nulla resta fuori di noi, né possono restare; sarebbe, se ciò si potesse dare, come se la nostra vita fosse soggetta a separarsi, ciò che non può essere, perché possediamo non solo l’inseparabilità del nostro Ente Supremo, ma di tutti gli atti nostri e di chi vive nel nostro Volere: teniamo posti per tutti e di tutto formiamo un solo atto’.
Ora questi atti trovano in noi, non solo il loro posto d’onore, [ma anche] la vita perenne ed il loro riposo, e noi sentiamo la felicità, la gioia che la creatura è chiusa nel suo atto col farlo nella nostra Volontà, sentiamo che il nostro Fiat ci ama, ci glorifica, ci felicita, ci beatifica nell’atto della creatura come noi meritiamo.
Oh, come ci sentiamo felici! Sentire la felicità in noi è natura; sentire la felicità che ci può dare la creatura, sentiamo il contraccambio dell’opera della creazione. E ti par poco che diamo la virtù alla creatura di poter felicitare il suo Creatore?
È tale e tanta la gioia che proviamo, che ci abbandoniamo nelle braccia della creatura e stringendola nelle nostre riposiamo in essa ed essa riposa in noi; ed allora viene rotto il nostro riposo, quando ci sorprende con altri suoi atti, per goderci la felicità che ci porta.
Sicché non facciamo altro che passare dalla felicità al riposo, dal riposo alla felicità. Beata creatura, che vivendo nella nostra Volontà Divina può felicitare colui che possiede il pelago delle infinite gioie e felicità senza fine!” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Novembre 17, 1935)
“Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio” (Lc 6,20)
Scrivo per obbedire, ma mi sento crepare il cuore per lo sforzo che emetto; ma viva l’ubbidienza, viva la Volontà di Dio! Scrivo, ma tremo e non so io stessa quel che dico; l’ubbidienza vuole che scriva qualche cosa [su] come mi preparo e ringrazio Gesù benedetto nella comunione.
Io non so dirne niente, perché il mio dolce Gesù, vedendo la mia incapacità e che non sono buona a niente, fa tutto da sé: lui prepara l’anima mia e lui stesso mi somministra il ringraziamento, ed io lo seguo.
Ora il modo di Gesù è sempre immenso, ed io insieme con Gesù mi sento immensa e come se sapessi fare qualche cosa; Gesù si ritira, ed io rimango sempre la stupida che sono, l’ignorantella, la cattivella.
Ed è appunto per questo che Gesù mi vuol bene, perché ignorantella e che niente sono e niente posso; sapendo che a qualunque costo lo voglio ricevere, per non farsi un disonore nel venire in me, ma anzi sommo onore, prepara lui stesso la mia povera anima, mi dà le sue stesse cose, i suoi meriti, i suoi abbigliamenti, le sue opere, i suoi desideri, insomma tutto sé stesso; se occorre, anche ciò che hanno fatto i santi, perché tutto è suo; se occorre, ciò che ha fatto la Mamma Santissima.
Ed anch’io dico a tutti: “Gesù, fatti onore nel venire in me; Mamma Regina mia, santi, angeli tutti, io sono povera povera, tutto ciò che è vostro mettetelo nel mio cuore, non per me, ma per onore di Gesù.” E mi sento che tutto il cielo concorre a prepararmi.
E dopo Gesù discende in me; mi pare di vederlo tutto compiaciuto vedendosi onorato delle sue stesse cose, e delle volte mi dice: “Brava, brava alla figlia mia! Quanto ne sono contento, quanto me ne compiaccio; dovunque guardo in te, trovo cose degne di me, tutto ciò che è mio è tuo; quante cose belle mi hai fatto trovare!”
Io sapendo che sono povera povera, che niente ho fatto e niente è mio, me la rido del contento di Gesù e dico: “Meno male che Gesù pensa in questo modo; basta che sia venuto, e ciò mi basta; fa niente che mi sono servita delle sue stesse robe; i poveri debbono ricevere dai ricchi.”
Ora è vero che rimane in me qualche barlume di qua, un altro di là, del modo che Gesù tiene nella comunione, ma questi barlumi non so riunirli insieme e formarne un preparamento ed un ringraziamento, mi manca la capacità; mi pare che mi preparo in Gesù stesso, e lo ringrazio con Gesù stesso. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 9; Aprile 10, 1910)
“Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati” (Lc 6, 21)
La mia piccola e povera volontà sente l’estremo bisogno del Voler Divino; senza di esso mi sento digiuna, senza forza, senza calore e senza vita, anzi sento la morte ad ogni istante, perché mancandomi non vi è chi può sostituirsi ad alimentare la sua vita in me.
Perciò vado ripetendo: “Ho fame, vieni o Volontà Divina a darmi la tua vita per saziarmi di te, altrimenti io muoio”.
Ma mentre deliravo che volevo sentire in me la pienezza della Divina Volontà, il mio dolce Gesù ripetendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto: “Figlia mia benedetta, i tuoi deliri, la tua fame che senti l’estremo bisogno che vuoi sentire in ogni istante la vita della mia Volontà, sono ferite al mio cuore, sono strappi d’amore, che violentandomi mi fanno correre, volare, per venire a farti crescere la vita della mia Volontà in te.
Tu devi sapere che come la creatura vuol fare la mia Volontà per vivere ed emettere i suoi atti in essa, chiama il suo Creatore, il quale si sente chiamato dalla potenza del suo stesso Volere nella creatura, cui non gli è dato di resistere o di mettere il minimo indugio; anzi siccome non ci facciamo mai vincere in amore, come vediamo che sta per chiamarci non le diamo il tempo, noi chiamiamo essa ed essa corre nel nostro Essere Divino come nel suo proprio centro, si getta nelle nostre braccia e noi la stringiamo tanto da trasformarla in noi; succede un accordo perfetto tra il Creatore e la creatura, ed è tanta la nostra enfasi d’amore che l’amiamo di nuovo e duplicato amore.
Ma ciò non basta, le diamo tale comunicazione del nostro Essere Supremo, da farci amare con amore nuovo e duplicato da essa. E se tu sapessi che significa essere amato da Dio con amore nuovo e duplicato, e poterlo amare con amore nuovo e duplicato!
Solo nella nostra Volontà Divina ci sono queste maraviglie e prodigi. Dio ama sé stesso nella creatura, tutto è suo, quindi non è maraviglia che mette in campo il suo sempre nuovo amore, lo duplica, lo centuplica quanto vuole e dà grazia ad essa di farsi amare col suo stesso amore.
Se ciò non fosse si vedrebbe grande disparità tra chi può amare e tra chi non può amare, e la povera creatura resterebbe umile, annientata, senza slancio ed unione d’amore col suo Creatore; e quando due esseri non si possono amare d’eguale amore, l’ineguaglianza già produce l’infelicità, mentre la nostra Volontà è unità e liberamente dà alla creatura il suo amore per farsi amare, dà la sua santità per farla santa, la sua sapienza per farsi conoscere; non vi è cosa che possiede che non vorrebbe darle.
Molto più che [la creatura] col vivere nel nostro Fiat, come ha messo da parte la sua volontà per dar vita alla nostra negli atti suoi, ha formato la piccola vita del nostro Volere in essa, il quale reclama, sospira la crescenza; e basta un atto in più in esso per crescere, un sospiro per sfamarsi, un desiderio totale che il mio Volere corra in tutto l’essere suo, per formarsi cibo sufficiente per sentirsi [la creatura] sazia di tutto ciò che appartiene al suo Creatore.
Attenzione somma ci vuole, e la mia Volontà farà tutto ciò che ci vuole per formar la sua vita nella creatura”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Gennaio 5, 1936)
“Beati voi, che ora piangete, perché riderete” (Lc 6, 21)
… Ricordo in confuso che un altro giorno, venendo il buon Gesù, mi faceva comprendere la preziosità del patire, e pregavo che facesse comprendere a tutti il bene che c’è nel patire. E lui mi disse:
“Figlia mia, la croce è un frutto spinoso, che fuori è molesto e pungente, tolte le spine e scorza si trova un frutto prezioso e saporito, che solo chi ha la pazienza di sopportare le molestie delle punture può giungere a scoprire il segreto della preziosità e sapore di quel frutto.
E solo quello ch’è giunto a scoprire questo segreto, lo guarda con amore, e con avidità va in cerca di questo frutto senza curare le punture; e tutti gli altri lo guardano con sdegno e lo disprezzano”.
Ed io: “Ma dolce mio Signore, qual è questo segreto che c’è nel frutto della croce?” E lui: “Il segreto dell’eterna beatitudine; perché nel frutto della croce si trovano tante monetine, che solo corrono per entrare in cielo e che l’anima con queste monetine si arricchisce e si rende beata in eterno”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 7; Maggio 9, 1907)

