Martedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario (Lc 7,11-17)

11In seguito Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. 12Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
13Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». 14Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!».
15Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. 16Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo».
17Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

“Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova… Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei” (Lc 7,12.13)

… Amor mio, l’umana volontà è la seminatrice di tutti i mali, perciò ti prego di compiere il miracolo dei miracoli: di far cioè che la tua Volontà regni come in cielo così in terra, perché ogni miseria morale e fisica abbia a cessare.
Amato mio bene, durante la tua vita pubblica, tu spargi incessantemente la tua divina parola e dovunque consoli gli afflitti; incontrando una madre che piange e che accompagna alla sepoltura il proprio figlio, non reggi alle lacrime di questa donna, ti avvicini alla bara, risusciti il giovane e lo restituisci alla mamma sua.
Mio amore, il mio Ti amo ti accompagna mentre ridoni la vita a chi l’ha perduta e ti prega di richiamare a vita tante anime morte al tuo Volere Divino per rasciugare le lacrime alla Divina Volontà, che, più che madre dopo tanti secoli piange ancora, vedendo gran parte dei suoi figli come morti per essa. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – I giri dell’anima nella Divina Volontà; Diciassettesima Ora)

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… “Nel creare tutte le cose, fu alla creatura che le demmo la supremazia su tutte le opere nostre, cioè alla creatura in cui doveva regnare pienamente il nostro Fiat Divino, non alla creatura degradata dalla sua volontà. Quella è l’ultima di tutte, che non tiene né diritto né comunicazione. Invece dove regna il mio Volere, [la creatura] tiene il diritto d’essere la prima a chiamare tutti ed a farsi seguire da tutti.
Perciò l’operato in esso è il miracolo più grande, è la pienezza di tutti gli atti uniti insieme, è il trionfo dell’atto divino nell’atto umano, perché la mia Volontà era come sterile in mezzo alle creature ed è già felicitata dalla sua prima figlia, in cui vede tanti parti suoi che verranno alla luce.
Sicché non più come madre sterile vivrà in mezzo alle genti, ma come madre feconda di molti figli. Era vedova, perché nel creare il primo uomo sposò la natura umana, dotandolo colle ricchezze immense della sua Volontà, suggello dello sposalizio che formavo con l’uomo. [Ma] come [egli] si sottrasse da essa, restò vedova per tanti secoli.
Ed ora ha tolto il lutto della sua vedovanza e, sposando[si] di nuovo, ha ripreso le sue vesti di sposa ed ha uscito in campo di nuovo le sue doti; ed il suggello di queste doti sono le sue conoscenze, in cui fa dono delle ricchezze che essa possiede. Perciò figlia mia, sii attenta a conservare le tue vesti di sposa ed a godere i domini che la mia Volontà ti ha dato in dote”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Febbraio 16, 1927)

“Si avvicinò e toccò la bara… Poi disse: ‘Ragazzo, dico a te, àlzati!’” (Lc 7, 14)

… “Figlia mia, nella mia resurrezione veniva costituito il diritto di risorgere in me a novella vita tutte le creature; era la conferma, il suggello di tutta la mia vita, delle mie opere, delle mie parole, e che se venni in terra fu per darmi a tutti ed a ciascuno come vita che a loro apparteneva.
La mia resurrezione era il trionfo di tutti e la nuova conquista che tutti facevano di colui ch’era morto per tutti, per dar loro vita e farli risorgere nella mia stessa resurrezione. Ma vuoi sapere dove consiste la vera resurrezione della creatura, ma non nella fine dei giorni, ma mentre vive ancora sulla terra? [In] chi vive nella mia Volontà.
Essa risorge alla luce e può dire: ‘La mia notte è finita’; risorge nell’amore del suo Creatore, in modo che non esiste per lei più il freddo, le nevi, ma sente il sorriso della primavera celeste; risorge alla santità, la quale mette a precipitosa fuga le debolezze, le miserie, le passioni; risorge a tutto ciò ch’è Cielo, e se guarda la terra, il cielo, il sole, la guarda per trovare le opere del suo Creatore, per avere occasione di narrargli la sua gloria e la sua lunga storia d’amore.
Perciò chi vive nel mio Volere può dire come disse l’angelo alle pie donne quando andarono al sepolcro: ‘È risorto, non è più qui’; chi vive nel mio Volere può dire lo stesso: ‘La mia volontà non è più con me, è risorta nel Fiat’.
E se le circostanze della vita, le occasioni, le pene, circondano la creatura come cercando la sua volontà, può rispondere: ‘La mia volontà è risorta, non l’ho più in mio potere, tengo in ricambio la Divina Volontà, e colla sua luce voglio investire tutto ciò che mi circonda: circostanze, pene, per formarne tante conquiste divine’.
Chi vive nel nostro Volere trova la vita negli atti del suo Gesù, e corre sempre in essa la nostra Volontà operante, conquistante e trionfante, e ci dà tale gloria che il cielo non può contenere. Quindi vivi sempre nel nostro Volere, non uscirne giammai, se vuoi essere il nostro trionfo e la nostra gloria”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Aprile 20, 1938)