25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». 27Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

“Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala” (Gv 19,25)

Essendo stata molto sofferente per la privazione del mio dolcissimo Gesù, questa mattina, giorno dei dolori di Maria Santissima, dopo avere in qualche modo stentato, è venuto e mi ha detto: “Figlia mia, che vuoi che tanto mi brami?”
Ed io: “Signore, quello che tenete per voi, quello bramo per me.”
E lui: “Figlia mia, per me tengo spine, chiodi e croce.”
Ed io: “Ebbene, quello voglio per me.”
E mi ha dato la sua corona di spine, e mi partecipava i dolori della croce, e dopo ha soggiunto: “Tutti possono partecipare ai meriti ed ai beni che fruttificavano i dolori in mia Madre.
Chi anticipatamente si mette nelle mani della provvidenza, offrendosi a patire qualunque sorta di pene, miserie, malattie, calunnie e tutto ciò che il Signore disporrà sopra di essa, viene a partecipare al primo dolore della profezia di Simeone.
Chi attualmente si trova nelle sofferenze e sta rassegnato e si tiene più stretto con me, non mi offende, è come mi salvasse dalle mani di Erode, e sano e salvo mi custodisce nell’Egitto del suo cuore, e quindi partecipa al secondo dolore.
Chi si trova abbattuta di animo, arida e priva della mia presenza, e sta salda e fedele ai suoi soliti esercizi, anzi prende occasione come amarmi e cercarmi di più senza stancarsi, viene a partecipare ai meriti e beni che acquistò la mia Madre nel mio smarrimento.
Chi in qualunque occasione si trova, specie di vedermi offendere gravemente, disprezzato, calpestato, e cerca di ripararmi, di compatirmi e di pregare per quegli stessi che mi offendono, è come se incontrassi in quell’anima la mia stessa Madre, che se avesse potuto mi liberava dai miei nemici; e vi partecipa al quarto dolore.
Chi crocifigge i suoi sensi per amore della mia crocifissione e cerca di ricopiare in sé le virtù della mia crocifissione, vi partecipa al quinto.
Chi sta in continua attitudine d’adorare, di baciare le mie piaghe, di riparazione, di ringraziamento ed altro, a nome di tutto l’uman genere, è come se mi tenesse nelle sue braccia come mi tenne la Madre mia quando fui deposto dalla croce, e vi partecipa al sesto dolore.
Chi si mantiene in grazia mia e vi corrisponde, e non dà a nessun altro ricetto nel proprio cuore che a me solo, è come mi seppellisse nel centro del cuore, e vi partecipa al settimo.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Settembre 17, 1905)

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Stavo pensando ai dolori della mia Mamma Celeste, ed il mio amabile Gesù muovendosi nel mio interno mi ha detto: “Figlia mia, il primo Re dei dolori fui io, ed essendo io Uomo e Dio, dovevo tutto accentrare in me per avere il primato su tutto, anche sugli stessi dolori.
Quelli della mia Mamma non erano altro che i riverberi dei miei, che riflettendo in lei le partecipavano tutti i dolori miei, che trafiggendola la riempirono di tale amarezza e pena, da sentirsi morire ad ogni riverbero dei miei dolori; ma l’amore la sosteneva e le ridava la vita. Perciò non solo per onore, ma con diritto di giustizia fu la prima Regina dell’immenso mare dei suoi dolori”.
Onde mentre ciò diceva mi pareva di vedere la mia Mamma di fronte a Gesù, e tutto ciò che conteneva Gesù, i dolori e le trafitture di quel Cuore Santissimo, riflettevano nel cuore dell’addolorata Regina, ed a quei riflessi si formavano tante spade nel cuore della trafitta Mamma; e queste spade erano suggellate da un Fiat di luce, in cui ella restava circonfusa in mezzo a tanti Fiat di luce fulgidissima, che le davano tanta gloria che mancano i vocaboli per narrarla.
Quindi Gesù ha ripreso il suo dire: “Non furono i dolori che costituirono Regina la mia Mamma e la fecero rifulgere di tanta gloria, ma il mio Fiat onnipotente cui intrecciava ogni suo atto e dolore e si costituiva vita di ogni suo dolore.
Sicché il mio Fiat era l’atto primo che formava la spada, dandole l’intensità del dolore che voleva. Il mio Fiat poteva mettere in quel cuore trafitto quanti dolori voleva, aggiungere trafitture a trafitture, pene sopra pene, senza l’ombra della minima resistenza, anzi si sentiva onorata che il mio Fiat si costituiva vita anche d’un suo palpito.
Ed il mio Fiat le diede gloria completa e la costituì vera e legittima Regina. Ora, chi saranno le anime in cui possa riflettere i riverberi dei miei dolori e della mia stessa vita?
Quelle che avranno per vita il mio Fiat; questo Fiat assorbirà in loro i miei riflessi ed io sarò largo nel partecipare ciò che il mio Volere opera in me. Perciò nella mia Volontà aspetto le anime, per dar loro il vero dominio e la gloria completa d’ogni atto e pena che possano soffrire.
Fuori della mia Volontà, l’operare ed il patire io non lo riconosco, potrei dire: ‘Non ho che darti; qual è la volontà che ti ha animato nel fare e soffrire ciò? Da quella fatti ricompensare’.
Molte volte il fare il bene, il patire, senza che la mia Volontà entri in mezzo, possono essere misere schiavitù che degenerano in passioni, mentre solo il mio Volere dà il vero dominio, le vere virtù, la vera gloria, da trasmutare l’umano in divino”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 15; Marzo 23, 1923)

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… Stavo pensando tra me:
“La mia Regina Mamma è vero che fece il più grande dei sacrifizi, che nessun altro ha fatto, cioè col non voler conoscere affatto la sua volontà, ma solo quella di Dio, ed in ciò abbracciò tutti i dolori, tutte le pene, fino all’eroismo del sacrifizio di sacrificare il proprio Figlio per compiere il Voler Supremo, ma una volta fece questo sacrifizio; tutto ciò che soffrì dopo fu l’effetto del suo primo atto, né ebbe a lottare come noi nelle diverse circostanze, negl’incontri imprevisti, nelle perdite inaspettate.
[Per noi] è sempre lotta, fino a sanguinare il proprio cuore per timore di cedere alla nostra guerreggiante volontà umana. Con quanta attenzione bisogna stare [a] che il Voler Supremo tenga sempre il suo posto d’onore e la supremazia su tutto, e molte volte rincrudisce più la lotta che la stessa pena”.
Ma mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno dicendomi: “Figlia mia, tu ti sbagli. Non fu uno il massimo sacrifizio della mia Mamma, ma furono tali e tanti per quanti dolori, pene, circostanze e incontri fu esposta la sua e la mia esistenza; le pene in lei erano sempre raddoppiate, perché le mie pene erano più che pene sue.
E poi la mia sapienza non cambiò direzione con la Mamma mia; in ogni pena che doveva toccarle, io le domandavo sempre se voleva accettarle, per sentirmi ripetere da lei quel Fiat in ogni pena, in ogni circostanza e anche in ogni suo palpito.
Quel Fiat mi risuonava sì dolce, sì soave ed armonioso, che lo volevo sentire ripetere in ogn’istante della sua vita e perciò le domandavo sempre: ‘Mamma vuoi far questo? Vuoi soffrire questa pena?’
Ed a lei il mio Fiat portava i mari dei beni che contiene e le faceva capire l’intensità della pena che accettava, e questo capire con luce divina ciò che passo passo doveva patire, le dava tale un martirio che infinitamente sorpassava la lotta che subiscono le creature, perché mancando in lei il germe della colpa mancava il germe della lotta.
E la mia Volontà doveva trovare un altro ritrovato per fare che non fosse minore delle altre creature nel patire, perché dovendo acquistare con giustizia il diritto di Regina dei dolori, doveva superare tutte le creature insieme, nelle pene.
E quante volte non l’hai provato tu stessa che, mentre non sentivi nessuna lotta, il mio Volere facendoti capire le pene a cui ti sottoponeva, tu restavi impietrita dalla forza del dolore, e mentre restavi disfatta nella pena tu eri la piccola agnellina nelle mie braccia, pronta ad accettare altre pene a cui il mio Volere ti voleva sottoposta.
Ahi, non soffrivi tu più che nella stessa lotta? La lotta è segno di passioni veementi, mentre la mia Volontà porta il dolore, dà l’intrepidezza, e con la conoscenza dell’intensità della pena gli dà tale merito che solo può dare una Volontà Divina.
Perciò come faccio con te, che in ogni cosa che voglio da te ti domando prima se vuoi, se accetti, così facevo con la Mamma mia, affinché il sacrifizio sia sempre nuovo e mi dà occasione di conversare con la creatura, di trattenermi con lei, ed il mio Volere abbia il suo campo d’azione divina nella volontà umana”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 19; Aprile 28, 1926)

“Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!»” (Gv 19,26)

… “Ora tu devi sapere che noi amavamo tutto il genere umano, ma eravamo costretti a tenere nascosta nel nostro Essere Divino tutta la foga immensa del nostro amore, perché non trovavamo in esso né bellezza che ci rapiva il nostro amore, né amore che ferendoci facesse sboccare il nostro amore per inondarli, per farsi conoscere, amarli e farsi amare; anzi erano immersi nel letargo delle colpe, da farci inorridire solo a guardarli.
Ma il nostro amore ardeva, li amavamo e volevamo far giungere il nostro amore a tutti. Come fare? Dovevamo usare un grande ritrovato del nostro amore per giungere a ciò, ed ecco come.
Chiamammo a vita la piccola Verginella Maria, e creandola tutta pura, tutta santa, tutta bella, tutta amore, senza macchia d’origine, e facendo concepire insieme con essa la nostra stessa Volontà Divina, affinché tra lei e noi ci fosse libero accesso, perenne unione ed inseparabile.
Ora la celeste Regina colla sua bellezza ci rapiva, ed il nostro amore correva, correva; col suo amore ci feriva, ed il nostro amore straripando si nascondeva in essa, e guardando attraverso la sua beltà e del suo amore tutte le creature, il nostro amore si sfogava, ed amavo con amore nascosto in questa celeste Regina tutte le creature. Sicché tutti amammo in lei, attraverso la sua beltà [le creature] non ci sembrano più brutte.
Il nostro amore non era più ristretto in noi, ma diffuso nel cuore d’una creatura sì santa, che comunicandole la nostra paternità divina ed amando tutti in essa, acquistò la maternità divina per poter amare tutti come figli suoi, generati dal suo Padre celeste.
Come sentiva che noi amavamo tutte le creature in lei, così si sentiva che il nostro amore formava la nuova generazione di tutto l’uman genere nel suo cuore materno.
Si può dare ritrovato più grande d’amore, stratagemmi più amorosi, che la nostra paterna bontà per amare le creature, ed anche quelli che ci offendevano, eleggere da questa stessa stirpe una creatura, formarla quanto più bella potessimo, affinché il nostro amore non potesse trovare intoppi per potere amare tutti in essa e farle amare tutti?
In questa celeste Regina tutti possono trovare il nostro amore nascosto in lei, molto più che possedendo la nostra Volontà Divina ci dominava a farci amare tutti, e noi col nostro dolce impero dominavamo essa ad essere la Madre più affettuosa di tutti.
Il vero amore non sa stare senza amare ed usa tutte le arti, prende occasione dalle più piccole cose come dalle più grandi, per amare; il nostro amore ora si nasconde ora si fa palese, ora direttamente ed ora per via indiretta, per farsi conoscere che amiamo con amore incessante colei che uscimmo dal fondo del nostro amore.
Dono più grande non potevamo dare a tutte le generazioni, nel dare loro questa impareggiabile creatura come Madre di tutti e come portatrice del nostro amore nascosto in essa, per imboccarlo a tutti i suoi figli”. … (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Febbraio 4, 1934)

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… “Figlia del mio Volere, ascoltami, il mio amore sta per sommergermi, non posso più contenerlo; a qualunque costo, ancorché dovesse travolgere Cielo e terra, voglio che venga a regnare la mia Volontà sulla terra.
A questo si unisce la mia Mamma celeste, la quale senza mai cessare mi dice, mi ripete: ‘Figlio, fa’ presto, non più indugiare, usa i tuoi stratagemmi d’amore, fatelo da quel Dio potente che siete, fa’ che il tuo Volere investe tutti e colla sua potenza e maestà, unito ad un amore che nessuno gli potrà resistere, prenda possesso di tutti e vi regna come in Cielo così in terra’.
E questo me lo dice con tali sospiri ardenti, con palpiti infocati, coi suoi stratagemmi d’amore di Madre, che non posso resistere, fino a soggiungermi: ‘Figlio mio, Figlio del mio cuore, mi hai fatta Regina e Madre, ed il mio popolo ed i miei figli dove sono?
Se fossi capace d’infelicità sarei la Regina e Madre più infelice, perché posseggo il mio regno e non ho il mio popolo, che vivano della stessa Volontà della loro Regina; e se non ho i miei figli a cui posso affidare la grande eredità della Madre loro, dove troverò la gioia, la felicità della mia maternità?
Perciò fa’ che regni il Fiat Divino, ed allora la Mamma tua sarà felice ed avrà il popolo ed i figli miei che vivranno insieme con me, colla stessa Volontà della Madre loro’.
Credi tu che [a] questo parlare della Madre mia, che mi fa risuonare continuamente all’orecchio e che dolcemente investe il mio cuore, che sono frecce e ferite d’amore continuo, io posso restare indifferente? Non lo posso e neppure lo voglio, molto più che lei mai mi ha negato nulla, quindi mi manca la forza di negarmi a lei, il mio Cuore Divino mi spinge a contentarla.
Tu unisciti con noi e sospira e prega che la mia Volontà sia conosciuta e venga a regnare sulla terra…”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Febbraio 10, 1937)

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… “Figlia mia, amo tanto gli atti fatti nel mio Volere, che io stesso prendo l’impegno di custodirli nell’unità della mia luce suprema, in modo da renderli inseparabili da me e dagli stessi atti miei.
Se tu sapessi come son geloso di questi atti, come mi glorificano in modo tutto divino! Si può dire che ciascuno di questi atti è una nuova festa che s’inizia in tutta la creazione ed in tutta la patria celeste.
Dovunque si trova la mia Volontà, questi atti scorrendo in essa come raggio di luce portano nuove gioie, feste e felicità. Questi atti sono le gioie, la festa e la felicità che forma la creatura nella Volontà del suo Creatore. E ti par poco che la creatura può formare e portare la festa, la gioia, la felicità al suo Creatore e dovunque potesse regnare la nostra Volontà?
Ciò successe per la mia mamma Regina, essa che operò sempre nell’unità della luce del Voler Supremo, tutti i suoi atti, l’ufficio di Madre, i diritti di Regina restarono inseparabili dal suo Creatore, tanto vero che la Divinità, quando sprigiona gli atti della beatitudine per felicitare tutta la patria celeste, sprigiona insieme tutti gli atti della Mamma celeste; sicché tutti i santi si sentono investiti non solo delle nostre gioie e beatitudini, ma restano anche investiti dell’amor materno della Madre loro, della gloria della loro Regina e di tutti i suoi atti convertiti in gioie per tutta la celeste Gerusalemme.
Sicché tutte le fibre del suo cuore materno amano con amor di Madre tutti i figli della patria celeste e [chiamano a] far parte a tutte le gioie di Madre e [al]la gloria di Regina.
Sicché essa fu Madre d’amore e di dolore in terra per i suoi figli che le costarono tanto quanto le costò la vita del suo Figlio Dio, ed in virtù dell’unità della luce del Voler Supremo che possedeva, i suoi atti rimasero inseparabili dai nostri, è Madre in cielo d’amore, di gioie e di gloria per tutti i suoi figli celesti.
Sicché tutti i santi hanno un amore maggiore, gloria e gioie di più per virtù della loro Madre e Sovrana Regina. Perciò amo tanto chi vive nella mia Volontà che io mi abbasso fino a lei per fare insieme ciò che essa fa, per innalzarla fino nel seno dell’Eterno per far fare uno l’atto suo col suo Creatore”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 19; Giugno 15, 1926)

“Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!»” (Gv 19,27)

… “Figlia mia, tu devi sapere che chi vive nella mia Volontà dà da lavorare a tutti. Il mio Padre celeste vedendo la creatura nel suo Volere Divino vi si mette d’intorno per formare il lavoro della sua immagine e somiglianza, molto più che trovando la sua Volontà in essa, trova le materie adattabili che si prestano a ricevere il suo lavoro per formare la più bella immagine che gli somiglia.
Ed oh, il suo contento, che col suo lavoro può produrre immagini sue! [Chi vive nella mia Volontà] dà il lavoro alla Madre celeste, perché trovando la mia Volontà Divina nella creatura, trova chi le fa compagnia, chi riceve la sua maternità come figlia; trova a chi può comunicare la sua fecondità, i suoi atti fatti nel mio Volere; trova in chi può fare il suo modello e la sua copia fedele.
Ed oh, il contento di questa Madre celeste, il suo lavoro assiduo, le sue cure, le sue premure materne, che può fare da vera Madre e che può dare la sua eredità! ed essendo una la Volontà della Madre e della figlia, può farsi comprendere e [può] mettere in comune le sue grazie, il suo amore, la sua santità! Nel suo lavoro si sente felice, perché trova chi la corteggia, chi le somiglia e vive della sua stessa Volontà Divina.
Chi vive in essa sono le sue figlie predilette, le sue beniamine, le sue segretarie; si può dire che in virtù del mio Voler Divino posseggono una calamita potente, che attirano talmente gli sguardi di questa Madre celeste, che non può spostarli da sopra di loro.
E la gran Signora per tenerla sicura, lavora col metterle d’intorno le sue virtù, i suoi dolori, il suo amore e la stessa vita del Figlio suo… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Maggio 14, 1935)