Sabato della XXVI settimana del Tempo Ordinario (Lc 10,17-24)
17I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». 18Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore.
19Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. 20Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
21In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 22Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
23E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. 24Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».
“Rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli” (Lc 10, 20)
Il Voler Divino mi sta sempre d’intorno, ed ora mi chiama, or mi stringe al suo seno di luce; e se rispondo alla sua chiamata, se lo scambio col mio amplesso, mi ama tanto e mi vuol dar tanto, che io non so dove mettere quello che mi vuol dare.
Ed in mezzo a tanto amore e liberalità io resto confusa, ed amo quel Santo Volere che tanto mi ama. Ora il mio dolce Gesù, visitando la piccola anima mia, con tenerezza indicibile mi ha detto:
“Figlia del mio Volere, tu devi sapere che solo il tuo Gesù conosce tutti i segreti del mio Fiat, perché essendo io il Verbo del Padre, mi glorio di farmi narratore di ciò che ha fatto per la creatura.
Perciò il suo amore è esuberante, in ogni cosa che faceva ti chiamava, tanto nelle opere della creazione quanto nelle opere della mia redenzione, e se tu ascoltavi la sua chiamata col dirgli: ‘Son qui, che vuoi?’, lui ti faceva il dono delle opere sue; se tu non rispondevi restava a chiamarti sempre, fino a tanto che non lo avessi ascoltato.
Ora se [il mio Fiat] creava il cielo, ti chiamava in quella volta azzurra col dirti: ‘Figlia mia, vieni a vedere quanto è bello il cielo che ho creato per te: l’ho creato per fartene un dono, vieni a ricevere questo gran dono.
Se tu non mi ascolti io non posso dartelo, e mi fai restare col dono sospeso nelle mie mani ed a chiamarti sempre; né cesserò di chiamarti, fino a tanto che non ti vedo posseditrice del mio dono. Il cielo contiene una estensione grandissima, tanto che la terra si può chiamare un piccolo buco paragonata ad esso, perciò tutti tengono il loro posto, ed un cielo per ciascuno, ed io li chiamo tutti per nome per farne il dono’.
Ma quale non è il suo dolore: chiamare e richiamare e non essere ascoltato, e [le creature] guardano il cielo come se non fosse un dono che ha dato loro? Questo mio Volere ama tanto, che come creava il sole così ti chiamava colle sue voci di luce ed andava in cerca di te e di tutti per fartene un dono.
Sicché il tuo nome è scritto nel sole a caratteri di luce, né io lo posso dimenticare; e come la sua luce scende dalla sua sfera e giunge sino a te, così ti va sempre chiamando.
Sicché non si contenta di chiamarti dall’altezza della sua sfera, ma amandoti sempre più, vuol scendere fin nel basso, ed a via di luce e calore ti dice: ‘Ricevi il mio dono; questo sole per te l’ho creato’; e se viene ascoltato, come va in festa! Perché vede che la creatura possiede il sole come proprietà sua e dono che le ha fatto il suo Creatore.
Dovunque e da per tutto [il mio Volere] ti chiama: ti chiama nel vento, ora con impero, ora con gemiti, ora come se volesse piangere per muoverti ad ascoltarlo, affinché ricevessi il dono di questo elemento; ti chiama nel mare a via di mormorio per dirti:
‘Questo mare è tuo: prendilo come dono che io ti faccio’; fin nell’aria che respiri, nell’uccellino che canta ti chiama per dirti: ‘Di tutto ti faccio dono’. Ora se alla chiamata l’anima risponde, il dono viene confermato; se non risponde, i doni restano come sospesi tra il Cielo e la terra.
Perché se la mia Volontà chiama è perché vuol essere chiamata, per mantenere il commercio tra lui e le creature, per farsi conoscere e per far sorgere l’amore incessante tra lui e chi vive del suo Fiat; perché solo [per] chi vive nel suo Voler Divino è più facile sentire le sue tante chiamate, che mentre la chiama nelle sue opere, si fa sentire nel fondo della sua anima, e quindi si chiamano d’ambo le parti.
E poi, che dirti quante volte ti chiamai e chiamo in tutti gli atti della mia Umanità? Concepii e ti chiamai per farti il dono del mio concepimento; nacqui e ti chiamai più forte, e giunsi a piangere, a gemere e vagire, per muoverti a compassione, perché subito mi rispondessi, per farti il dono della mia nascita, lacrime, gemiti e vagiti.
Se la mia Mamma celeste mi fasciava, ti chiamavo per fasciarti insieme con me. Insomma ti chiamavo in ogni parola che dicevo, in ogni passo che facevo, in ogni pena che soffrivo, in ogni goccia del mio sangue; fin nell’ultimo mio respiro che diedi sulla croce ti chiamai, per farti dono di tutto, e per metterti al sicuro ti misi insieme con me nelle mani del mio Padre celeste.
Dove non ti ho chiamato, per farti dono di ciò che io facevo, per sfogare il mio amore, per farti sentire quanto ti amavo e farti scendere nel tuo cuore la dolcezza della mia voce rapitrice, che rapisce, crea e conquide, ed anche per sentire la tua voce che mi dicesse: ‘Eccomi a te; dimmi, Gesù, che vuoi?’, come ricambio del mio amore e come protesta che accettavi i miei doni, e così [io] potessi dire: ‘Sono stato ascoltato; la mia figlia mi ha riconosciuto e mi ama’?
È vero che questi sono eccessi del nostro amore, ma amare e non essere riconosciuto e non amato, non si può durare né poter continuare a vivere. Perciò continueremo le nostre follie d’amore, i nostri stratagemmi, per dare il corso alla nostra vita di amore”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 35; Gennaio 16, 1938)
“Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete” (Lc 10, 23)
… “Figlia mia, nella mia Volontà c’è il vuoto dell’operato umano nel divino, e questo vuoto dev’essere riempito da chi vive nel mio Volere.
Quanto più starai attenta a vivere nel mio Volere, e nel farlo conoscere agli altri, tanto più subito sarà riempito questo vuoto, in modo che il mio Volere, vedendosi aleggiare nel suo il volere umano come ritornando al principio donde ne uscì, si sentirà soddisfatto e vedrà compiute le sue brame sulla generazione umana, fossero pochi ed anche uno solo, perché il mio Volere con la sua potenza può rifarsi di tutto, anche d’uno solo quando non trova altri, ma è sempre una volontà umana che deve venire nella mia a riempire tutto ciò che gli altri non fanno.
Questo mi sarà tanto accetto, da squarciare i Cieli per far scendere il mio Volere e far conoscere il bene ed i prodigi che contiene. Ogni entrata che fai in più nel mio Volere, mi dà la spinta a darti nuove conoscenze su di esso, narrarti altri prodigi, perché voglio che conosca il bene che fai perché l’apprezzi ed ami di possederlo, ed io vedendo che l’ami e l’apprezzi te ne do il possesso.
La conoscenza è gli occhi dell’anima; l’anima che non conosce è come cieca a quel bene, a quelle verità. Nella mia Volontà non ci sono anime cieche, anzi ogni conoscenza porta loro una lunghezza di vista maggiore.
Perciò entra spesso nel mio Volere, allarga i tuoi confini nella mia [Volontà], ed io come vedrò ciò ritornerò a dirti cose più sorprendenti della mia Volontà.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 15; Aprile 2, 1923)
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… “Figlia mia buona, come vorrei che tutti conoscessero che significa vivere nel mio Voler Divino, che pare che dà dell’incredibile! Ma sai perché? Perché non conoscono che cosa è la mia Volontà e tutta la serie dei prodigi che sa fare e vuol fare nella creatura; quindi, non conoscendola, credono che non sia possibile che può fare nella creatura tutto ciò che dice.
Oh, se la conoscessero! È poco quello che fa e quello che dice. È la conoscenza che ci fa mettere in via verso la creatura e ci prepara il posto, forma il vuoto dove deporre i nostri prodigi inauditi; è la conoscenza che forma gli occhi per poter guardare ed apprezzare le nostre meraviglie divine.
Tutto è prodigio per chi vive nella nostra Volontà. Tu devi sapere che come si fanno gli atti nella mia Volontà, tutte le cose create restano animate dalla volontà e parola di quella creatura, tutte posseggono una voce, e chi dice amore, chi gloria, chi adorazione, chi grazie, chi benedizione al nostro Creatore.
Che armonia che formano nell’atmosfera, che dolce incanto, fino a sentirci rapire! Ma di chi sono tutte quelle voci? Di chi vive nel nostro Volere. Succede come quando a via d’ingegno si chiudono le voci, i canti, negli strumenti di legno e di metallo: gli strumenti cantano e parlano.
Così chi vive nel mio Volere, è tanto il suo amore che vuol vedermi amato e glorificato, che chiude la sua volontà, la sua voce, il suo amore nelle cose create; e chi mi narra la storia del mio amore, chi mi canta la gloria, pare che tutte hanno una cosa da dirmi.
Ed oh, come ne resto contento, perché vedo che la creatura padroneggia tutta la creazione, e come regina qual è, anima tutto e mi fa amare da tutto! Oh, come dolce risuona al nostro udito divino! Tutto le ho dato e tutto mi dà; ed io ritorno tutto a ridare”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 35; Marzo 6, 1938)

Silvio Sorcini, CC BY-SA 4.0
Marco d'Oggiono, Public domain, via Wikimedia Commons