Venerdì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario (Lc 12,1-7)

1 Intanto si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. 2Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto.
3Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze. 4Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla.
5Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui. 6Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio.
7Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!

“Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia” (Lc 12, 1)

Questa mattina trovandomi nel solito mio stato, è venuto Gesù tutto all’improvviso e mi ha detto:
“Figlia mia, che stoltezza! Anche nelle cose sante pensano come contentare sé stessi. Se nelle cose sante mi fanno sfuggire, dove io troverò un posto nelle azioni delle mie creature?
Che inganno!, mentre il tutto sta nel prevenire le azioni dell’amore, nell’eseguirle, radunare quante più cose può per accrescere l’amore, e starsi tanto vicino a me per bere alla sorgente del mio amore, per immergersi tutto nel mio amore.
Eppure, che abbaglio! Fanno tutto diversamente.” Detto ciò è scomparso. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Ottobre 18, 1905)

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… “Figlia mia, quanti volti facci saranno, quante maschere si smaschereranno! Io non potevo sopportare più la loro ipocrisia, la mia giustizia era colma di tante finzioni, e perciò non hanno potuto più tenere la maschera che li copriva.
Perciò prega insieme con me, affinché restano salvi coloro che devono servire alla mia gloria e confusi coloro che vogliono colpire la mia Chiesa”. Onde ha fatto silenzio, e la mia povera mente vedeva tante cose funeste e tragiche, e mentre pregavo, il mio sommo bene Gesù ha ripetuto:
“Figlia mia, per comunicare il bene agli altri è necessario possedere la pienezza del medesimo bene, perché [l’anima] col possederlo ne conosce gli effetti, la sostanza, la pratica [di] come si acquista quel bene, quindi terrà virtù di poterlo infondere negli altri, di saperne dire le bellezze, le prerogative, i frutti che produce quel bene.
Invece se appena un sorso d’un bene, d’una virtù, l’anima ha acquistata e vuole incominciare ad insegnarla agli altri, non ne conoscerà a fondo la pienezza di quella virtù, perciò non saprà ridire il suo gran bene né dare la pratica come acquistarla; onde farà la figura d’un bambino, che avendo imparato appena le vocali, vuol fare da maestro agli altri: povero bambino, farà il maestro da burla, perché non potrà andare avanti negli insegnamenti!
Ecco perciò i veri santi prima si son riempiti loro d’amore, di conoscenze divine, di pazienza invitta ed altro, e quando si sono talmente riempiti da non poterlo più contenere dentro di essi, lo sbocco che usciva dei beni che possedevano l’hanno comunicato ai popoli; e la parola loro era fuoco, era luce, ed insegnavano non in modo superficiale, ma in modo pratico e sostanzioso il bene che possedevano.
Ecco la causa perché tanti vogliono fare da maestri e non fanno nessun bene, perché manca il cibo sufficiente in loro; come possono nutrire gli altri?” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 29; Giugno 16, 1931)

“Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui” (Lc 12, 5)

Trovandomi nel solito mio stato, mi son sentita uscire fuori di me stessa ed ho trovato l’adorabile Gesù mio; ma oh, quanto mi vedevo piena di peccati innanzi alla sua presenza!
Nel mio interno mi sentivo un forte desiderio di fare la mia confessione a Nostro Signore; quindi, a lui rivolgendomi, ho incominciato a dire le mie colpe, e Gesù mi ascoltava. Quando ho finito di dire, rivolgendosi a me con un volto pieno di mestizia mi ha detto:
“Figlia mia, il peccato è un abbraccio velenoso e mortifero all’anima, non solo, ma come pure a tutte le virtù che nell’anima si trovano; se è grave. Se poi è veniale è un abbraccio feritore che rende l’anima debole ed inferma, ed insieme con essa si infermano le virtù che aveva acquistato.
Che arma micidiale è il peccato! Solo il peccato può ferire e dar morte all’anima. Nessun’altra cosa può nuocerle, nessun’altra cosa la rende innanzi a me obbrobriosa, odiosa, che il solo peccato.”
Mentre diceva ciò, io comprendevo la bruttezza del peccato e sentivo tale una pena che non so neppure esprimerla. E Gesù vedendomi tutta compenetrata ha alzato la benedetta destra ed ha pronunziato le parole dell’assoluzione. Dopo poi ha soggiunto:
“Come il peccato ferisce e dà morte all’anima, così il sacramento della confessione dà la vita e la risana dalle ferite e restituisce il vigore alle virtù; e questo più o meno secondo le disposizioni dell’anima. Così opera la virtù del sacramento.”
Mi pareva che l’anima mia avesse ricevuto nuova vita, non scorgevo più quel fastidio di prima, dopo che Gesù mi diede l’assoluzione. Sia sempre ringraziato e glorificato il Signore! (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 3; Gennaio 5, 1900)

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… Dopo ciò stavo incominciando il mio giro nella Divina Volontà e, portandomi nell’Eden terrestre, dove Adamo aveva fatto il primo atto di sottrazione della sua volontà alla divina, dicevo al mio dolce Gesù:
“Amor mio, voglio annientare il mio volere nel tuo, affinché mai avesse vita, per fare che in tutto e per sempre avesse vita la tua [Volontà], per riparare il primo atto che fece Adamo, per ridare tutta quella gloria al tuo Supremo Volere come se Adamo non si fosse sottratto da esso.
Oh! Oh, come vorrei ridargli l’onore da lui perduto perché fece la sua volontà e respinse la tua! E quest’atto intendo farlo quante volte tutte le creature hanno fatto la loro volontà, causa di tutti i mali, ed hanno respinto la tua, principio e fonte di tutti i beni.
Perciò ti prego che venga presto il Regno del Fiat Supremo, affinché tutti, da Adamo fino a tutte le creature che hanno fatto la loro volontà, ricevano l’onore, la gloria perduta, ed il tuo Volere [riceva] il trionfo, la gloria ed il suo compimento”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Ottobre 26, 1926)

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… Dopo di ciò seguivo gli atti che il mio dolce Gesù fece stando su questa terra, e lo pregavo di cuore che in virtù dei suoi atti facesse conoscere a tutti la sua Volontà; e seguendolo nelle vie che percorreva, la mia mente si è fermata nell’atto quando il mio eterno amore Gesù attraversava i campi e si dilettava di guardare i fiori e coglierli con le sue mani creatrici, ed io volevo mettere il mio ti amo sopra di ciascun fiore, affinché si cambiassero in voce e fiori parlanti che chiedessero, che il suo Volere fosse conosciuto ed amato.
E Gesù facendosi sentire, tutto bontà ha soggiunto: “Figlia benedetta, voglio dirti i miei dolori ed il segreto del mio cuore.
Tu devi sapere che la volontà umana fu il chiodo più trafiggente del mio cuore; io nel percorrere le vie, i campi, guardavo i campi fioriti, gli alberi carichi di frutti e sentivo le gioie della mia creazione; e quei campi fioriti mi simboleggiavano più che fiori, le bellezze, le vivacità, la freschezza ed il bel colorito della creatura, ed io ne gioivo; ma subito il chiodo dell’umano volere me li faceva vedere trasformati in fiori appassiti, scoloriti, secchi, declinando sullo stelo in atto di morire, che invece di profumo [erano] cambiati in cattivo odore, ed i frutti degli alberi acerbi ed infraciditi, simbolo del male in cui riduce la volontà umana la creatura, l’opera più bella delle nostre mani creatrici.
Io avevo un dolore e quei fiori mi strappavano le lacrime dagli occhi, perché mi sentivo più forte addentrare il chiodo dell’umano volere. Ed è tanto forte il mio dolore che aspetto il tuo ti amo, che mi chiede che si conosca: il bene della mia Volontà ed il male dell’umana volontà, affinché si faccia la mia e [le creature] aborriscano la loro.
Molte volte guadavo il cielo azzurro tempestato di stelle, ed il sole con la sua maestà sfolgorante luce, che dominava tutta la terra, simbolo del cielo dell’anima, ed il sole della mia Volontà che doveva sfolgorare dentro di questo cielo, sì incantevole che doveva dominare con la sua luce il cielo dell’anima e la bella terra fiorita dei loro corpi, ed il mio cuore aveva dei sussulti di gioia.
Ma che! Erano brevi istanti; subito il chiodo dell’umano volere usciva in campo e formando nubi nerissime, cariche di tuoni, lampi, grandine, occultava il sole, toglieva la bella vista del cielo sereno e scaricandosi sulla povera creatura devastava il cielo dell’anima e la terra dei loro corpi, gettando ovunque desolazione e raccapriccio.
Posso dire che non feci un passo quando vissi quaggiù, che il chiodo dell’umano volere non mi trafiggesse; dacché nacqui finché io morii, fu proprio esso che formò il più duro e continuo mio martirio, perché mi trasformò da bella in brutta la mia più bella opera creatrice, ed io in tutto ciò che facevo e soffrivo, avevo di mira sempre l’umana volontà per metterla in salvo.
Ed oh, come amo chi chiama gli atti miei, si unisce insieme con me, e sul rogo del mio stesso sacrificio e del mio amore sacrifica sé stessa per ottenere il gran bene che la mia Volontà fosse conosciuta e dominasse l’umano volere, fonte di tutti i mali della povera creatura! Perciò sempre insieme con me ti voglio, non mi lasciare mai solo, per poter ripetere la mia vita in te.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 31; Marzo 5, 1933)