Martedì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario (Lc 21,5-11)

5Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, disse: 6«Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
7Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». 8Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: «Sono io», e: «Il tempo è vicino». Non andate dietro a loro!
9Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
10Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, 11e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

“Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta” (Lc 21, 6)

Riprendo per obbedire. Il mio sempre amabile Gesù pare che abbia voglia di parlare del vivere nel suo Santissimo Volere; pare che mentre parla della sua Santissima Volontà dimentichi tutto e faccia dimenticare tutto; l’anima non trova altra cosa che le necessita, altro bene che vivere nel suo Volere.
Onde il dolce mio Gesù, dopo aver scritto il giorno 20 novembre del suo Volere, dispiacendosi con me mi ha detto: “Figlia mia, non hai detto tutto. Voglio che nessuna cosa trascuri di scrivere quando io ti parlo del mio Volere, anche le più piccole cose, perché serviranno tutte per il bene dei posteri.
In tutte le santità ci sono stati sempre i santi che per primi hanno avuto l’inizio di una specie di santità. Sicché ci fu il santo che iniziò la santità dei penitenti, l’altro che iniziò la santità dell’ubbidienza, un altro dell’umiltà, e così di tutto il resto delle altre santità. Ora l’inizio della santità del vivere nel mio Volere voglio che sia tu.
Figlia mia, tutte le altre santità non sono escluse da perdimento di tempo e da interesse personale; come per esempio [per] un’anima che vive in tutto [legata] all’ubbidienza, c’è molto perdimento di tempo: quel dire e ridire continuamente la distraggono da me, scambia la virtù in vece mia e, se non ha l’opportunità di prendere tutti gli ordini, vive inquieta. Un’altra che soffre le tentazioni, oh, quanto perdimento di tempo!
Non è mai stanca di dire tutti i suoi cimenti e scambia la virtù in vece mia; e molte volte queste santità vanno a sfascio. Ma la santità del vivere nel mio Volere va esente da interesse personale, da perdimento di tempo; non c’è pericolo che scambino me per la virtù, perché il vivere nel mio Volere sono io stesso.
Questa fu la santità della mia umanità sulla terra, e perciò feci tutto e per tutti e senza l’ombra dell’interesse. L’interesse proprio toglie l’impronta della santità divina; perciò [l’anima] mai può essere sole, al più, per quanto bella, può essere una stella.
Perciò voglio la santità del vivere nel mio Volere in questi tempi sì tristi, la generazione ha bisogno di questi soli che la riscaldino, la illuminino, la fecondino. Il disinteresse di questi angeli terrestri, tutto per loro bene senza l’ombra del proprio, aprirà la via nei loro cuori a ricevere la mia grazia.
E poi le chiese sono poche, molte ne verranno distrutte; molte volte non trovo sacerdoti che mi consacrino, altre volte permettono ad anime indegne di ricevermi e ad anime degne di non ricevermi, altre non possono ricevermi, sicché il mio amore si trova inceppato.
Perciò voglio fare la santità del vivere nel mio Volere: in esse non avrò bisogno di sacerdoti per consacrarmi né di chiese né di tabernacoli né di ostie, ma esse saranno, tutto insieme, sacerdoti, chiese, tabernacoli ed ostie.
Il mio amore sarà più libero; ogni qual volta vorrò consacrarmi, lo potrò fare in ogni momento, di giorno, di notte, in qualunque luogo esse si trovino. Oh, come il mio amore avrà sfogo completo!
Ah! Figlia mia, la generazione presente meritava d’essere distrutta del tutto, e se permetterò che qualche poco resti di essa, è per formare questi soli della santità del vivere nel mio Volere, che a mio esempio mi rifaranno di tutto quello che mi dovevano le altre creature, passate, presenti e future.
Allora la terra mi darà vera gloria ed il mio Fiat Voluntas tua come in cielo così in terra avrà compimento ed esaudimento.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Novembre 27, 1917)

“Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate” (Lc 21, 9)

… “Le nazioni continueranno a dibattersi tra loro, chi per guerra, chi per rivoluzione, tra loro e contro la mia Chiesa. Hanno un fuoco che li divora in mezzo a loro, che non dà loro pace, e non sanno dar pace; è il fuoco del peccato e il fuoco del fare senza Dio che non dà loro pace, e non faranno mai pace se non chiamano Dio in mezzo a loro come regime e vincolo d’unione e di pace.
Ed io li lascio fare, e farò toccare con mano che significa fare senza Dio; ma ciò non impedisce che venga il Regno del mio Fiat Supremo. Questa è tutta roba di creatura, del basso mondo, che la mia potenza quando vuole atterra e disperde, e fa sorgere dalla tempesta il cielo più sereno ed il sole più fulgido.
Invece il Regno della mia Divina Volontà è dell’alto, dei cieli, formato e decretato in mezzo alle Divine Persone, nessuno ce lo può toccare né disperdere. Prima la tratteremo con una sola creatura, formando il primo regno in essa, poi con pochi, e poi facendo uso della nostra onnipotenza lo divulgheremo dappertutto.
Sii certa, non ti preoccupare che i mali peggiorano; la nostra potenza, il nostro amore vincitore che tiene virtù di sempre vincere, la nostra Volontà che tutto può e che con pazienza invitta sa aspettare anche secoli, ma quello che vuole deve fare, vale più di tutti i mali delle creature.
[Davanti al]la sua potenza invincibile ed il suo valore infinito, saranno come goccioline d’acqua i mali di esse, come tanti nonnulli che serviranno al trionfo del nostro amore ed alla maggior gloria della nostra Volontà compiuta.
E poi quando avremo la grande gloria di formare questo regno dentro d’una sola creatura, essa sarà come sole che tutti hanno diritto di godere e possedere; la sua luce più che sole darà il diritto a tutte le creature di far possedere un regno sì santo.
E noi con sapienza infinita abbonderemo di grazie, di luce, di aiuti, di mezzi sorprendenti, perché facessero regnare il Regno della mia Volontà in mezzo a loro. Perciò lasciami fare; quando te l’ha detto Gesù, basta, è come già fatto.
Tutti i mali e tutte le creature insieme non hanno potere né diritto sulla nostra Volontà, né possono impedire un atto solo della nostra Volontà voluta con decreti della nostra sapienza”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 30; Gennaio 3, 1932)

“Poi diceva loro: Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, 11e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo” (Lc 21,10-11)

Stavo facendo l’adorazione alle piaghe di Gesù benedetto ed infine ho recitato il Credo, intendendo entrare nell’immensità del Voler Divino dove stanno tutti gli atti delle creature passate, presenti e future, e quegli stessi che la creatura dovrebbe fare e che per trascuratezza e malvagità non ha fatto. Ed io dicevo:
“Mio Gesù, amor mio, entro nel tuo Volere ed intendo con questo Credo rifare, riparare tutti gli atti di fede che non hanno fatto le creature, tutte le miscredenze, l’adorazione dovuta a Dio come Creatore.”
Mentre queste ed altre cose dicevo, mi sentivo sperdere la mia intelligenza nel Voler Divino, ed una luce che investiva il mio intelletto, in cui scorgevo dentro il mio dolce Gesù, e questa luce diceva e diceva…
Ma chi può dire tutto? Dirò in [modo] confuso, e poi sento tale ripugnanza, che se l’ubbidienza non fosse così severa, ma più indulgente, non mi obbligherebbe a certi sacrifizi. Ma tu, vita mia, dammi la forza e non lasciare a sé stessa la povera ignorantella.
Ora pareva che mi diceva: “Figlia diletta mia, voglio farti sapere l’ordine della mia provvidenza. Ogni corso di duemila anni ho rinnovato il mondo: nei primi lo rinnovai col diluvio; nei secondi duemila lo rinnovai con la mia venuta sulla terra, in cui manifestai la mia umanità [da] cui come da tante fessure traluceva la mia Divinità, ed i buoni e gli stessi santi dei secondi duemila anni son vissuti dei frutti della mia umanità ed a lambicco hanno goduto della mia Divinità.
Ora siamo circa ai terzi duemila anni e ci sarà una terza rinnovazione; ecco perciò lo scompiglio generale, non è altro che il preparativo alla terza rinnovazione.
E se nella seconda rinnovazione manifestai ciò che faceva e soffriva la mia umanità, e pochissimo [di] ciò che operava la Divinità, ora in questa terza rinnovazione, dopo che la terra sarà purgata ed in gran parte distrutta la generazione presente, sarò ancora più largo con le creature e compirò la rinnovazione col manifestare ciò che faceva la mia Divinità nella mia umanità, come agiva il mio Voler Divino col mio Voler umano, come tutto restava concatenato in me, come tutto facevo e rifacevo, ed anche un pensiero di ciascuna creatura era rifatto da me e suggellato col mio Voler Divino.
Il mio amore vuole sfogo e vuol far conoscere gli eccessi che operava la mia Divinità nella mia umanità a pro delle creature, [eccessi] che superano di gran lunga gli eccessi che operava esternamente la mia umanità; ecco pure perché ti parlo spesso del vivere nel mio Volere, che finora non ho manifestato a nessuno.
Al più hanno conosciuto l’ombra della mia Volontà, la grazia, la dolcezza che [con] il farla essa contiene; ma penetrarvi dentro, abbracciare l’immensità, moltiplicarsi con me e penetrare ovunque, anche stando in terra, e in cielo e nei cuori, deporre i modi umani ed agire coi modi divini, questo non è conosciuto ancora, tanto che a non pochi comparirà strano; e chi non tiene aperta la mente alla luce della verità non ne comprenderà un’acca, ma io a poco a poco mi farò strada, manifestando ora una verità ora un’altra di questo vivere nel mio Volere, che finiranno col comprenderla.
Ora il primo anello che congiunse il vero vivere nel mio Volere fu la mia umanità. La mia umanità, immedesimata con la mia Divinità, nuotava nel Volere eterno ed andava rintracciando tutti gli atti delle creature per farli suoi e dare al Padre, da parte delle creature, una gloria divina e portare a tutti gli atti delle creature il valore, l’amore, il bacio del Volere eterno.
In questo ambiente del Volere eterno io vedevo tutti gli atti delle creature possibili a farsi e non fatti, gli stessi atti buoni malamente fatti, ed io facevo i non fatti e rifacevo i malamente fatti.
Ora questi atti non fatti, e fatti solo da me, stanno tutti sospesi nel mio Volere, ed aspetto le creature che vengano a vivere nel mio Volere e che ripetano nella mia Volontà ciò che feci io.
Perciò ho scelto te come secondo anello di congiunzione con la mia umanità, facendosi uno solo col mio [anello], vivendo nel mio Volere, ripetendo i miei stessi atti, altrimenti da questo lato il mio amore rimarrebbe senza sfogo, senza gloria da parte delle creature di ciò che operava la mia Divinità nella mia umanità, e senza il perfetto scopo della creazione che deve racchiudersi e perfezionarsi nel mio Volere.
Sarebbe come se avessi sparso tutto il mio sangue, sofferto tanto, e nessuno lo avesse saputo; chi mi avrebbe amato? Quale cuore ne resterebbe scosso? Nessuno, e quindi in nessuno avrei avuto i miei frutti, la gloria della redenzione.”… (dagli scritti della Serva (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Gennaio 29, 1919)