Lunedì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario (Lc 21,1-4)

1 Alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. 2Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, 3e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti.
4Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

“Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere” (Lc 21, 4)

… Ricordo che un giorno, sentendomi male, [Gesù] mi disse: “Figlia mia, che sarà se cessa la musica nel mondo?” Ed io: “Signore, che musica può cessare?”
Ed egli ha soggiunto: “Diletta mia, la tua musica, perché quando l’anima soffre per me, prega, ripara, loda, ringrazia continuamente, è una continua musica al mio udito e mi distoglie dal sentire l’iniquità della terra, e quindi di castigare come si conviene; non solo, ma è musica nelle menti umane e le distorna di fare cose peggiori.
Onde se io ti porto, non cesserà la musica? Per me è niente, perché non sarà altro che trasportarla dalla terra al cielo, ed invece d’averla dalla terra l’avrò nel cielo, ma il mondo come farà?”
Ond’io stavo pensando tra me: “Questi sono i soliti pretesti per non portarmi; ci sono tante anime buone nel mondo e che tanto fanno per Dio, e che io fra tutte queste non occupo forse che l’ultimo posto; eppure dice che se mi porta cesserà la musica? Ce ne sono tante che gliela fanno migliore.”
Mentre ciò pensavo, come un lampo è venuto ed ha soggiunto: “Figlia mia, questo che dici è vero, che ci sono molte anime buone e che molto fanno per me, ma quanto è difficile trovare una che mi dia tutto per potermi [io] dare tutto!
Chi si ritiene un po’ d’amor proprio, chi la propria stima, chi un affetto fosse pure a persone anche sante, chi una piccola vanità, chi si ritiene un po’ d’attacco alla terra, chi all’interesse; insomma chi una cosetta e chi un’altra, tutti ritengono qualche cosa di proprio, e questo impedisce che tutto sia divino in loro.
Onde non essendo tutto divino ciò che esce da loro, non potrà la loro musica produrre quegli effetti al mio udito ed alle menti umane. Quindi il molto loro fare non potrà produrre quegli effetti né così piacermi, come il piccolo fare di chi non ritiene niente per sé e che tutta a me si dona.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Febbraio 7, 1904)

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Stavo facendo il mio giro nel Fiat Divino, per seguire per quanto mi è possibile i suoi atti divini, cioè la creazione e tutti gli atti santi delle creature, non esclusi né quelli della mia Madre celeste né quelli del mio caro Gesù; ma il gran che era che come io li rintracciavo si facevano miei, il Voler Divino me li donava ed io come se avessi diritto su tutto li offrivo al mio Creatore come l’omaggio più bello, l’amore più intenso, l’adorazione più profonda a colui che mi ha creata.
Io mi son sentita investita dal sole, dal cielo con tutte le stelle, dal vento, da tutto; tutto era mio, perché tutto era della Divina Volontà. Io son restata meravigliata, ed il mio dolce Gesù ripetendo la sua breve visitina mi ha detto: “Figlia mia benedetta, perché ti meravigli?
Tu devi sapere che tutto ciò che è santo e buono appartiene al mio Fiat, il quale tutto vuol dare a chi vive insieme con lui; succede un cambio d’ambo le parti, la creatura non vuol tenere nulla per sé, tutto gli vuol dare, ed il mio Volere vuol dare tutto ad essa, anche se stesso, molto più che la creazione, la redenzione, la Regina del Cielo, tutti gli atti buoni e santi, non sono altro che respiro di Dio: [Dio] respirò e disse Fiat e creò tutta la creazione, respirò e chiamò la Vergine Santissima alla vita, respirò e fece scendere il Verbo eterno sulla terra; respira e dà vita alle opere buone di tutte le creature.
Ora chi vive nella mia [Volontà] non fa al-tro che rintracciare tutte le opere sue, per trovare il suo respiro divino, per riportarle a Dio come frutti e potenza del respiro del suo Creatore. Oh, come si sente glorificato, amato, perché trova nelle opere offertegli dalla creatura il suo respiro, la sua stessa vita!
E quante volte [la creatura] gira nelle opere sue, tante volte [Dio] si sente ridare la sua vita, la sua gloria, il suo amore; ed oh, come li aspetta questi presenti!, perché si sente ridare ciò che ha dato, si sente riamare nelle opere sue come lui ha amato, sente il suo amore, la sua potenza riconosciuta, ed è tanto il compiacimento divino, che versa torrenti d’amore e di grazie verso chi ha conosciuto le sue opere ed il suo amore.
Ecco perciò, figlia mia, che la mia Volontà, come la creatura vive insieme con essa, così con un amore senza pari fa dono di tutto ciò che possiede, la rende padrona di tutto, perché se una cosa non è sua, non si ha il diritto di poterla dare agli altri.
Perciò il mio Volere facendole dono di tutto, le dà largo campo di poter dare al suo Creatore e di ricevere duplicato il suo contraccambio; ma allora le vien fatto questo dono, quando riconosce le nostre opere, le apprezza, le ama; l’amore le dà il diritto di far suo ciò che appartiene al mio Volere eterno.
Se il mio Volere non potesse far dono alla creatura di tutto ciò ch’è suo, si sentirebbe inceppato nell’amore, separato nelle sue opere, perché non potrebbe dire: ‘Ciò ch’è mio è tuo, ciò che facc’io fai tu’. Questo non lo sopporterebbe la mia Volontà; direbbe: ‘Vivere insieme, formare la stessa vita e non poterle dare tutto, questo è impossibile al mio amore; sarebbe come se non mi potessi fidare di lei. No, no; tutto voglio dare a chi vive nella mia Volontà’.
Tu devi sapere ch’è tanto l’amore del mio Fiat verso chi vive in esso, che se la creatura non per volontà, ma per debolezza ed impotenza, non segue tutti gli atti del mio Volere, o pure per necessità di sofferenze o di altro non scorre la sua vita in esso, è tanto il suo amore, che fa essa ciò che dovrebbe fare la creatura: la supplisce in tutto, richiama la sua attitudine, l’ordine suo, il suo amore, affinché l’anima si scuote e riprende la sua vita insieme, e questo per fare che la vita umana non restasse né divisa né separata dalla sua.
Se ciò non farebbe, resterebbe il vuoto divino, ma il suo amore non lo tollera e fa da supplitrice a ciò che manca alla creatura, perché vuole che la sua vita divina non deve mai mancare in essa, ma dev’essere continua. Si può dare amore più grande?, che giunge a dire: ‘Coraggio, non temere, vieni con tutta fiducia a vivere con me, fidati di me.
E se tu avessi a mancare di scorrere sempre nel mio Fiat, io ti compatirò e prenderò io la parte operante che tu non puoi fare, e ti supplirò in tutto’. Il Regno del mio Volere è regno d’amore, di fiducia, d’accordo d’ambo le parti”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Marzo 18, 1937)

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… “Mia piccola figlia della mia Volontà, tu non sai dove mi fa giungere il mio amore per chi vive in essa, quante invenzioni mi fa fare, quante me ne fa combinare. Giungo a fare nuove sorprese per avere sempre che ci fare con essa; e per tenerla sempre sorpresa ed occupata di me, non le do tempo: or le dico una verità, or le faccio un dono, or le faccio vedere la nostra bellezza che la rapisce, il nostro amore che geme, che brucia, che delira, che vuol essere amato; insomma non le do tempo, e quel ch’è più, voglio che neppure essa mi dà tempo a me, voglio sempre.
Ora senti che faccio: per dare e ricevere sempre, chiamo la creatura a vivere nella mia Volontà e le faccio dono della sua santità, della sua luce, della sua vita, del suo amore, delle sue gioie infinite, per quanto essa ne può contenere.
Dopo che ha vissuto qualche tempo, trovandola fedele vado da lei e dico: ‘Fammi la consegna di quello che ti ho dato’; essa che vuol farmi vedere quanto mi ama, senza esitare un istante, prontamente mi consegna tutto, anche il suo respiro, il suo palpito, il suo moto, tutto, tutto mi dà, non si ritiene nulla per sé, anzi resta felice che dà tutto al suo Gesù.
Io prendo tutto, guardo e riguardo ciò che mi ha dato, per bearmi e felicitarmi nei suoi doni; me li depongo nel mio cuore per godermeli come proprietà della figlia mia.
Ma credi che io ne resto contento? Da parte della creatura resto contento, ma da parte mia, mai, no; il mio amore non mi dà pace, si gonfia, straripa e mi fa dare negli eccessi più grandi; e sai che faccio?
Faccio la consegna dell’Essere mio alla mia amata creatura, le raddoppio tutto ciò che mi ha dato, le do amore, luce, santità duplicata, le consegno il mio respiro, il mio moto, la mia stessa vita, in modo che respiro nel suo respiro, mi muovo nel suo moto, amo nel suo amore, non vi è cosa che non faccio in essa; fare senza di essa non lo voglio, mi sentirei come se non l’amassi in tutte le cose mie, e questo al mio amore sarebbe insopportabile.
[A] chi mi ha dato tutto, devo dar tutto; e ti par poco che il tuo Gesù ti consegna la sua vita per farti vivere di me?, e mi faccio consegnare la tua per vivere di te e quasi per trovare pretesti di sempre dare e di sempre ricevere, per avere occasione di dirle la mia lunga storia della mia Volontà e la mia eterna storia d’amore, e questo non per darle una semplice notizia, per farle vedere quanto sono buono, santo, potente, ma per dotarla del mio amore, della mia Volontà, della mia santità, bontà e bellezza mia.
Non è questo dunque un amore eccessivo che dà dell’incredibile?…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Giugno 16, 1938)

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… “Figlia mia, coraggio, non temere; la Mamma tua è tutta per te, ed oggi ti aspettavo, affinché il mio eroismo ed il mio trionfo nel sacrificio t’infonda fortezza e coraggio, onde possa vedere la figlia mia trionfante nelle sue pene, e con l’eroismo di sopportarle con amore e per compiere la Divina Volontà.
Ora, figlia mia, ascoltami. Io avevo tre anni appena compiuti ed i miei genitori mi fecero conoscere che volevano consacrarmi al Signore nel tempio. Il mio cuore gioì nel conoscere ciò, cioè di consacrarmi e di passare i miei anni nella casa di Dio.
Ma sotto la mia gioia c’era un dolore: una privazione delle più care [creature] che si possono avere sulla terra, quali erano i miei cari genitori.
Ero piccina, avevo bisogno delle loro cure paterne, mi privavo della presenza di due grandi santi, e poi vedevo che, come si avvicinava il giorno di privarsi di me, che rendevo la loro vita piena di gioia e di felicità, sentivano tale amarezza di sentirsi morire; ma mentre soffrivano erano disposti [a] fare l’atto eroico di condurmi al Signore.
I miei genitori mi amavano in ordine a Dio e mi tenevano come un gran dono, dato loro dal Signore; e questo diede [loro] la forza di compiere il doloroso sacrificio. Perciò, figlia mia, se vuoi avere una forza invincibile [nel] soffrire le pene più dure, fa’ che tutte le tue cose siano in ordine a Dio, e tienile come doni preziosi dati dal Signore.
Ora, tu devi sapere che io, con coraggio, mi preparavo [al]la mia andata al tempio, perché con me consegnai la mia volontà all’Ente Divino, ed il Fiat Supremo prese possesso di tutto l’essere mio.
Io acquistai tutte le virtù in natura; io ero dominatrice di me stessa; tutte le virtù stavano in me come tante nobili principesse, ed a seconda le circostanze della mia vita, prontamente si esibivano a fare il loro ufficio, senza alcuna resistenza.
Invano mi avrebbero chiamata Regina, se non avessi tenuto virtù di fare la Regina sopra di me stessa. Perciò io tenevo in mio dominio la carità perfetta, la pazienza invitta, la dolcezza rapitrice, l’umiltà profonda, e tutto il corredo delle altre virtù.
La Divina Volontà rese la mia piccola terra della mia umanità fortunata sempre fiorita e senza le spine dei vizi. Vedi, dunque, cara figlia, che significa vivere di Volontà Divina?
La sua luce, la sua santità e potenza convertono in natura tutte le virtù; né si abbassa a regnare in un’anima dove c’è la natura ribelle; no, no. Essa è santità, e vuole la natura ordinata e santa dove deve regnare.
Quindi, [col] sacrificio di andare al tempio, erano conquiste che io facevo; e sul sacrificio veniva formato in me il trionfo d’una Volontà Divina; e questi trionfi portavano in me nuovi mari di grazia, di santità e di luce, fino a sentirmi felice nelle mie pene, per poter conquistare nuovi trionfi.
Ora, figlia mia, metti la mano sul tuo cuore e dì alla Mamma tua [se] senti la tua natura cambiata in virtù, oppure senti le spine dell’impazienza, le erbe nocive delle agitazioni, i cattivi umori degli affetti non santi.
Senti, lascia fare alla Mamma tua; dammi la tua volontà nelle mie mani, decisa a non volerla più, ed io ti farò possedere dalla Volontà Divina, la quale tutto sbandirà da te, e ciò che non avrai fatto in tanti anni lo farai in un giorno, il quale sarà il principio della vera vita, della felicità e della santità.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà: 13° Giorno)