Lunedì della XV settimana del Tempo Ordinario (Mt 10,34-11,1)
34Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. 35Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; 36e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
37Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; 38chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
39Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. 40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
41Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
1 Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.
“Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me” (Mt 10, 37)
… Mio adorabile Gesù, mentre insieme con te ho preso parte ai tuoi dolori e a quelli dell’afflitta Mamma, vedo che ti decidi a partire per andare dove il Voler del Padre ti chiama.
È tanto l’amore tra Figlio e Madre che vi rende inseparabili, per cui tu ti lasci nel cuore della Mamma, e la Regina e dolce Mamma si depone nel tuo, altrimenti vi sarebbe stato impossibile il separarvi. Ma poi, benedicendovi a vicenda, tu le dai l’ultimo bacio per rafforzarla negli acerbi dolori che sta per sostenere, le dai l’ultimo addio, e te ne parti.
Ma la pallidezza del tuo volto, le tue labbra tremanti, la tua voce soffocata come se volesse dare in pianto nel dirle addio, ah, tutto mi dice quanto l’ami e soffri nel lasciarla!
Ma per adempiere la Volontà del Padre, coi vostri cuori fusi uno nell’altro, a tutto vi sottoponete, volendo riparare per quelli che, per non vincere le tenerezze dei parenti ed amici, ed i vincoli e gli attaccamenti anche leciti e santi, non si curano di adempiere il Voler santo di Dio e di corrispondere allo stato di santità a cui Dio li chiama.
Qual dolore non ti danno queste anime nel respingere dal loro cuore l’amore che vuoi dar loro, per contentarsi dell’amore delle creature! (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – Le Ore della Passione; dalle 6 alle 7 del pomeriggio: Gesù si separa dalla sua Santissima Madre e s’avvia al Cenacolo)
“Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 10,39)
… “Figlia mia, anche tu puoi formare delle ostie e consacrarle. Vedi la veste che mi copre nel sacramento? Sono gli accidenti del pane con cui viene formata l’ostia; la vita che esiste in quest’ostia è il mio corpo, il mio sangue e la mia Divinità; l’attitudine che contiene questa vita è la mia Suprema Volontà, e questa Volontà svolge l’amore, la riparazione, l’immolazione e tutto il resto che faccio nel Sacramento, cui mai si sposta un punto dal mio Volere. Non c’è cosa che esca da me, cui il mio Volere non va innanzi. Ed ecco come anche tu puoi formare l’ostia. L’ostia è materiale e del tutto umana, anche tu hai un corpo materiale ed una volontà umana; questo tuo corpo e questa tua volontà, se li manterrai puri, retti, lontani da qualunque ombra di peccato, sono gli accidenti, i veli per potermi consacrare e vivere nascosto in te.
Ma non basta, ciò sarebbe come all’ostia senza la consacrazione; onde ci vuole la mia vita.La mia vita è composta di santità, di amore, di sapienza, di potenza, ecc., ma il motore di tutto è la mia Volontà; quindi dopo che hai preparato l’ostia, devi far morire la tua volontà nell’ostia, la devi cuocere ben bene per fare che più non rinasca e devi far sottentrare in tutto l’essere tuo la mia Volontà, e questa, che contiene tutta la mia vita, formerà la vera e perfetta consacrazione. Sicché non avrà più vita il pensiero umano, ma il pensiero del mio Volere, e questa consacrazione creerà la mia sapienza nella tua mente; non più vita dell’umano la debolezza, l’incostanza, perché la mia Volontà formerà la consacrazione della vita divina, della fortezza, della fermezza e tutto ciò che io sono.
Onde ogniqualvolta farai scorrere la tua volontà nella mia, i tuoi desideri e tutto ciò che sei e potrai fare, io rinnoverò la consacrazione, e come ostia vivente, non morta quali sono le ostie senza di me, io continuerò la mia vita in te. Ma non è tutto; nelle ostie consacrate, nelle pissidi, nei tabernacoli, tutto è morto, muto, non vi è sensibilmente un palpito, uno slancio d’amore che possa rispondere a tanto mio amore. Se non fosse che io aspetto i cuori per darmi a loro, io sarei ben infelice e ne resterei defraudato nel mio amore, e senza scopo la mia vita sacramentale; e se ciò tollero nei tabernacoli, non lo tollererei nelle ostie viventi.
Quindi alla vita è necessaria la nutrizione, ed io nel Sacramento voglio essere nutrito, e voglio essere nutrito del mio stesso cibo, cioè l’anima farà sua la mia Volontà, il mio amore, le mie preghiere, le riparazioni, i sacrifizi e li darà a me come cose sue, ed io mi nutrirò. L’anima si unirà con me, tenderà le sue orecchie per sentire ciò che sto facendo per farlo insieme con me, e man mano che replicherà i miei stessi atti, mi darà il suo cibo ed io ne sarò felice; e solo in queste ostie viventi troverò il compenso della solitudine, del digiuno e di ciò che soffro nei tabernacoli.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Dicembre 17, 1914)
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Trovandomi nel solito mio stato, la mia povera mente si trovava in un’atmosfera altissima; mi sembrava di vedere la Divinità e sopra d’un ginocchio del Padre Celeste la mia Regina Mamma morta, come se non avesse vita. Io maravigliata pensavo tra me: “La mia Mamma è morta; ma che morte felice morire sulle ginocchia del nostro Creatore!”
Ma guardando meglio, vedevo come se la sua volontà fosse distaccata dal corpo, tenuta nelle mani del Divin Padre. Io stupita guardavo e non sapevo darmi ragione di ciò che vedevo, ma una voce che usciva dal divin trono diceva:
“Questa è la eletta fra tutte le elette, è la tutta bella, è l’unica creatura che ci fece dono della sua volontà e morta ce la lasciò sulle ginocchia, nelle nostre mani, e noi per ricambio le facemmo dono della nostra Volontà.
Dono più grande non potevamo farle, perché con l’acquisto di questa Suprema Volontà ebbe il poter di far scendere il Verbo sulla terra e di far formare la redenzione del genere umano. Una volontà umana non avrebbe potere su di noi né attrattiva; invece una Volontà Divina data da noi stessi a questa impareggiabile creatura ci vinse, ci conquistò, ci rapì, e non potendo resistere cedemmo alle sue istanze di far scendere il Verbo sulla terra.
Ora aspettiamo che venga tu a morire sull’altro ginocchio, donandoci la tua volontà, e noi vedendola morta nelle nostre mani, come se non esistesse più per te, ti faremo dono della nostra e per mezzo tuo, cioè di questa nostra Volontà donata a te, ritornerà a vivere il nostro Fiat sulla terra.
Queste due volontà morte sulle nostre ginocchia saranno il riscatto di tante volontà ribelli e le terremo come pegno prezioso che ci rifaranno dai tanti mali delle altre creature, perché con la nostra Volontà potranno soddisfarci”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 18; Ottobre 10, 1925)
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Il mio abbandono e vivere nel Fiat Divino continua. Oh, come è potente la sua forza creatrice! Oh, com’è abbagliante la sua luce, che infiltrandosi nelle fibre più intime del cuore le investe, e carezzandole si fa luogo e vi erge il suo trono di dominio e di comando, ma con tale dolcezza rapitrice, che la piccolezza della creatura resta sparita, ma felice di restare senza vita e sperduta nel Fiat Divino!
Oh, se tutti ti conoscessero, o Volontà adorabile, oh, come amerebbero di perdersi in te per riacquistare la tua vita ed essere felici della stessa felicità divina! Ma mentre la mia piccolezza si sperdeva nel Fiat Divino, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e stringendomi forte, forte al suo Cuore Divino mi ha detto:
“Figlia mia, solo la mia Divina Volontà può rendere felice la creatura. Essa colla sua luce, o eclissa o mette in fuga tutti i mali, e dice col suo potere divino: ‘Io sono la felicità perenne; fuggite, tutti i mali, voglio essere libera, perché innanzi alla mia felicità tutti i mali perdono la vita’.
[Per] chi vive completamente nel mio Voler Divino è tanto il suo amore, che trasforma l’azione della creatura e succede uno scambio di vita tra Dio ed essa, scambio d’azione, di passi, di palpiti.
Dio resta avvinto alla creatura e la creatura a Dio, diventano esseri inseparabili, ed in questo scambio d’azione e di vita si forma il gioco tra Creatore e creatura, uno si fa preda dell’altro, ed in questo predarsi a vicenda scherzano con modo divino, si felicitano, fanno festa, e Dio e la creatura si gloriano, si sentono vittoriosi che nessuno ha perduto, ma l’uno ha vinto l’altro, perché nella mia Divina Volontà nessuno perde, le perdite non esistono in essa.
Solo chi vive nel mio Volere posso dire [che] è il mio trastullo nella creazione, e mi sento vittorioso d’abbassarmi per farmi vincere dalla creatura, perché so certo che lei non si opporrà a farsi vincere da me. Perciò il volo nel mio Volere sia sempre continuo” … (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 27; Ottobre 2, 1929)


